Guida al canto Dove siamo Siamo ancora nella quinta bolgia, la fossa dei barattieri coperta di pece bollente. Dante e Virgilio sono scortati dai dieci Malebranche lungo la riva, mentre sotto di loro i dannati emergono appena dalla pece come ranocchi o delfini. Il conflitto iniziale è questo equilibrio fragile: la guida di Virgilio è preziosa, ma la scorta armata di uncini può scatenarsi in qualunque momento.
Chi incontriamo Entra in scena un barattiere nato in Navarra, messo a servizio di un signore dalla madre ' il padre, un dissoluto, aveva già distrutto sé e i suoi averi ' e poi entrato nella familiarità del buon re Tebaldo: parla con ironia e spinge i diavoli l'uno contro l'altro. Virgilio non è qui solo la guida, ma l'interlocutore che interroga il dannato e ottiene i nomi di frate Gomita di Gallura e di Michel Zanche di Logodoro, altri due barattieri citati in funzione nuova. I Malebranche si distinguono per nome e gesto: Graffiacane, Rubicante, Ciriatto, Libicocco, Draghignazzo, Barbariccia, Cagnazzo, Alichino, Calcabrina e Farfarello.
Cosa aspettarsi Dopo il salto del Navarrese nella pece e la zuffa tra Alichino e Calcabrina caduti nel bollore, la scorta dei diavoli si scompagina. Dante e Virgilio restano soli sul bordo della bolgia, e il poeta si chiede come potranno proseguire senza più i demoni a fare da argine. Il prossimo canto si apre proprio su questa difficoltà nuova.
Io vidi già cavalier muover campo,
1 e cominciare stormo e far lor mostra,
2 e talvolta partir per loro scampo;
3 corridor vidi per la terra vostra,
4 o Aretini, e vidi gir gualdane,
5 fedir torneamenti e correr giostra;
6 Ho visto corrieri percorrere la vostra terra, o Aretini, e ho visto bande armate muoversi, affrontare torneamenti e correre giostre. · Versi 4-6
quando con trombe, e quando con campane,
7 con tamburi e con cenni di castella,
8 e con cose nostrali e con istrane;
9 né già con sì diversa cennamella
10 cavalier vidi muover né pedoni,
11 né nave a segno di terra o di stella.
12 Con trombe, e con campane, con tamburi e con segnali dai castelli, con strumenti nostri e stranieri; eppure non vidi mai cavalieri né fanti muoversi con un segnale tanto vario, né nave regolarsi sulla terra o sulle stelle. · Versi 7-12
Noi andavam con li diece demoni.
13 Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa
14 coi santi, e in taverna coi ghiottoni.
15 Pur a la pegola era la mia ’ntesa,
16 per veder de la bolgia ogne contegno
17 e de la gente ch’entro v’era incesa.
18 Come i dalfini, quando fanno segno
19 a’ marinar con l’arco de la schiena
20 che s’argomentin di campar lor legno,
21 talor così, ad alleggiar la pena,
22 mostrav’ alcun de’ peccatori ’l dosso
23 e nascondea in men che non balena.
24 Come i delfini, quando fanno un segno ai marinai inarcando la schiena, perché si sforzino di salvare la nave, talvolta così, per alleggerire la pena, qualcuno dei dannati mostrava il dorso e poi lo nascondeva in un lampo. · Versi 19-24
E come a l’orlo de l’acqua d’un fosso
25 stanno i ranocchi pur col muso fuori,
26 sì che celano i piedi e l’altro grosso,
27 sì stavan d’ogne parte i peccatori;
28 ma come s’appressava Barbariccia,
29 così si ritraén sotto i bollori.
30 E come sul bordo dell'acqua di un fosso stanno i ranocchi soltanto col muso fuori, così da nascondere i piedi e tutto il resto, allo stesso modo i peccatori stavano da ogni lato; ma appena si avvicinava Barbariccia, si ritraevano sotto la pece che bolliva. · Versi 25-30
I’ vidi, e anco il cor me n’accapriccia,
31 uno aspettar così, com’ elli ’ncontra
32 ch’una rana rimane e l’altra spiccia;
33 e Graffiacan, che li era più di contra,
34 li arruncigliò le ’mpegolate chiome
35 e trassel sù, che mi parve una lontra.
36 Io vidi, e ancora il cuore me ne gela, uno che restava fermo, proprio come accade quando una rana rimane immobile e l'altra balza via; e Graffiacane, che gli era più vicino, gli agganciò le chiome appiccicose e lo tirò su, così che mi sembrò una lontra. · Versi 31-36
I’ sapea già di tutti quanti ’l nome,
37 sì li notai quando fuorono eletti,
38 e poi ch’e’ si chiamaro, attesi come.
39 Io conoscevo già il nome di tutti, li avevo notati quando vennero prescelti, e dopo che si furono chiamati a vicenda, stetti attento. · Versi 37-39
«O Rubicante, fa che tu li metti
40 li unghioni a dosso, sì che tu lo scuoi!»,
41 gridavan tutti insieme i maladetti.
42 «O Rubicante, piantagli gli artigli sulla schiena, così da scorticarlo!», gridavano tutti insieme i dannati. · Versi 40-42
E io: «Maestro mio, fa, se tu puoi,
43 che tu sappi chi è lo sciagurato
44 venuto a man de li avversari suoi».
45 Lo duca mio li s’accostò allato;
46 domandollo ond’ ei fosse, e quei rispuose:
47 «I’ fui del regno di Navarra nato.
48 Mia madre a servo d’un segnor mi puose,
49 che m’avea generato d’un ribaldo,
50 distruggitor di sé e di sue cose.
51 Poi fui famiglia del buon re Tebaldo;
52 quivi mi misi a far baratteria,
53 di ch’io rendo ragione in questo caldo».
54 «Mia madre mi mise al servizio di un signore, che mi aveva avuto da un ribaldo, distruggitore di sé e dei suoi averi. Poi entrai nella corte del buon re Tebaldo: lì cominciai a praticare la baratteria, e per questo sto scontando la pena in questo calore». · Versi 49-54
E Cirïatto, a cui di bocca uscia
55 d’ogne parte una sanna come a porco,
56 li fé sentir come l’una sdruscia.
57 Tra male gatte era venuto ’l sorco;
58 ma Barbariccia il chiuse con le braccia
59 e disse: «State in là, mentr’ io lo ’nforco».
60 E al maestro mio volse la faccia;
61 «Domanda», disse, «ancor, se più disii
62 saper da lui, prima ch’altri ’l disfaccia».
63 Poi si rivolse al mio maestro: «Domanda ancora», disse, «se vuoi sapere altro da lui, prima che qualcuno lo faccia a pezzi». · Versi 61-63
Lo duca dunque: «Or dì: de li altri rii
64 conosci tu alcun che sia latino
65 sotto la pece?». E quelli: «I’ mi partii,
66 poco è, da un che fu di là vicino.
67 Così foss’ io ancor con lui coperto,
68 ch’i’ non temerei unghia né uncino!».
69 E Libicocco «Troppo avem sofferto»,
70 disse; e preseli ’l braccio col runciglio,
71 sì che, stracciando, ne portò un lacerto.
72 E Libicocco: «Ne abbiamo sopportate fin troppe», disse; e con l'uncino gli prese il braccio, tanto che, tirando, ne strappò un pezzo. · Versi 70-72
Draghignazzo anco i volle dar di piglio
73 giuso a le gambe; onde ’l decurio loro
74 si volse intorno intorno con mal piglio.
75 Quand’ elli un poco rappaciati fuoro,
76 a lui, ch’ancor mirava sua ferita,
77 domandò ’l duca mio sanza dimoro:
78 «Chi fu colui da cui mala partita
79 di’ che facesti per venire a proda?».
80 Ed ei rispuose: «Fu frate Gomita,
81 quel di Gallura, vasel d’ogne froda,
82 ch’ebbe i nemici di suo donno in mano,
83 e fé sì lor, che ciascun se ne loda.
84 «Chi fu colui dal quale dicesti di esserti separato per venire a riva?». Ed egli rispose: «Fu frate Gomita, quello di Gallura, vaso di ogni frode, che ebbe in mano i nemici del suo signore e li trattò così bene che tutti ne parlano con lode». · Versi 79-84
Danar si tolse e lasciolli di piano,
85 sì com’ e’ dice; e ne li altri offici anche
86 barattier fu non picciol, ma sovrano.
87 Usa con esso donno Michel Zanche
88 di Logodoro; e a dir di Sardigna
89 le lingue lor non si sentono stanche.
90 «Prese denaro e li lasciò andare in pace, come lui stesso dice; e negli altri incarichi fu barattiere non da poco, ma addirittura capo. Fa coppia con il signor Michel Zanche di Logodoro; e a raccontare le loro malefatte in Sardegna le lingue non si stancano mai». · Versi 85-90
Omè, vedete l’altro che digrigna;
91 i’ direi anche, ma i’ temo ch’ello
92 non s’apparecchi a grattarmi la tigna».
93 E ’l gran proposto, vòlto a Farfarello
94 che stralunava li occhi per fedire,
95 disse: «Fatti ’n costà, malvagio uccello!».
96 Allora il gran caposquadra, voltosi verso Farfarello che stralunava gli occhi per colpire, disse: «Togliti di mezzo, maledetto uccello!». · Versi 94-96
«Se voi volete vedere o udire»,
97 ricominciò lo spaürato appresso,
98 «Toschi o Lombardi, io ne farò venire;
99 ma stieno i Malebranche un poco in cesso,
100 sì ch’ei non teman de le lor vendette;
101 e io, seggendo in questo loco stesso,
102 «Se volete vedere o ascoltare», riprese lo spaurito subito dopo, «toscani o lombardi, io ne farò venire; ma i Malebranche stiano un po' fermi, così che quelli non temano le loro vendette; e io, restando in questo stesso punto». · Versi 97-102
per un ch’io son, ne farò venir sette
103 quand’ io suffolerò, com’ è nostro uso
104 di fare allor che fori alcun si mette».
105 «Per uno che sono, ne farò venire sette, quando fischierò, com'è nostra abitudine fare quando fuori spunta qualcuno». · Versi 103-105
Cagnazzo a cotal motto levò ’l muso,
106 crollando ’l capo, e disse: «Odi malizia
107 ch’elli ha pensata per gittarsi giuso!».
108 Ond’ ei, ch’avea lacciuoli a gran divizia,
109 rispuose: «Malizioso son io troppo,
110 quand’ io procuro a’ mia maggior trestizia».
111 Allora quegli, che aveva inganni in abbondanza, rispose: «Sono davvero troppo malizioso, quando procaccio la mia peggior disgrazia». · Versi 109-111
Alichin non si tenne e, di rintoppo
112 a li altri, disse a lui: «Se tu ti cali,
113 io non ti verrò dietro di gualoppo,
114 ma batterò sovra la pece l’ali.
115 Lascisi ’l collo, e sia la ripa scudo,
116 a veder se tu sol più di noi vali».
117 Alichino non si trattenne e, opponendosi agli altri, gli disse: «Se ti butti giù, non ti seguirò di corsa, ma batterò le ali sopra la pece. Ti si liberi il collo, e la riva faccia da scudo, per vedere se da solo vali più di noi». · Versi 112-117
O tu che leggi, udirai nuovo ludo:
118 ciascun da l’altra costa li occhi volse,
119 quel prima, ch’a ciò fare era più crudo.
120 Lo Navarrese ben suo tempo colse;
121 fermò le piante a terra, e in un punto
122 saltò e dal proposto lor si sciolse.
123 Di che ciascun di colpa fu compunto,
124 ma quei più che cagion fu del difetto;
125 però si mosse e gridò: «Tu se’ giunto!».
126 Ma poco i valse: ché l’ali al sospetto
127 non potero avanzar; quelli andò sotto,
128 e quei drizzò volando suso il petto:
129 non altrimenti l’anitra di botto,
130 quando ’l falcon s’appressa, giù s’attuffa,
131 ed ei ritorna sù crucciato e rotto.
132 Ma poco gli valse: le ali non poterono superare il sospetto; quello scese sotto, e questo drizzò il petto volando in su: proprio come l'anitra che all'improvviso si tuffa quando il falcone le si avvicina, ed esso risale crucciato e sconfitto. · Versi 127-132
Irato Calcabrina de la buffa,
133 volando dietro li tenne, invaghito
134 che quei campasse per aver la zuffa;
135 e come ’l barattier fu disparito,
136 così volse li artigli al suo compagno,
137 e fu con lui sopra ’l fosso ghermito.
138 Calcabrina, irritato per lo scherzo, volandogli dietro lo inseguì, sperando che quello si salvasse per avere la zuffa; e quando il barattiere fu scomparso, rivolse gli artigli contro il compagno, e ghermì lui sopra il fossato. · Versi 133-138
Ma l’altro fu bene sparvier grifagno
139 ad artigliar ben lui, e amendue
140 cadder nel mezzo del bogliente stagno.
141 Lo caldo sghermitor sùbito fue;
142 ma però di levarsi era neente,
143 sì avieno inviscate l’ali sue.
144 Ma l'altro fu un vero sparviero grifagno nell'artigliarlo a sua volta, ed entrambi caddero in mezzo allo stagno bollente. Subito il calore li separò; ma di rialzarsi non se ne parlava, perché avevano le ali intrise di pece. · Versi 139-144
Barbariccia, con li altri suoi dolente,
145 quattro ne fé volar da l’altra costa
146 con tutt’ i raffi, e assai prestamente
147 di qua, di là discesero a la posta;
148 porser li uncini verso li ’mpaniati,
149 ch’eran già cotti dentro da la crosta.
150 E noi lasciammo lor così ’mpacciati.
151 Barbariccia, addolorato insieme agli altri, ne fece volare quattro dall'altra parte con tutti gli uncini, e in fretta scesero di qua e di là ai posti assegnati; tesero gli uncini verso gli impaniati, che ormai erano cotti sotto la superficie; e noi li lasciammo così impelagati. · Versi 145-151
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
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