Guida al canto Dove siamo Dalla quarta bolgia, lungo i ponti che attraversano le Malebolge, Dante e Virgilio si fermano sullo spalto successivo. Sotto di loro ribolle una pece densa, riscaldata non dal fuoco ma per arte divina, che nasconde alla vista i dannati. Il pericolo è duplice: scivolare nel bollore o finire uncinati dai diavoli che sorvegliano la bolgia. Il conflitto nasce proprio qui, quando un diavolo emerge all'improvviso alle spalle dei due viaggiatori.
Chi incontriamo Un diavolo nero corre su per lo scoglio con un dannato di Lucca sulla spalla. Poi fa il suo ingresso Malacoda, il capo di una squadra di dieci diavoli che scende dal ponte per trattare con Virgilio. Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Barbariccia, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello e Rubicante compongono la scorta, con Scarmiglione che tenta un gesto ostile. È la prima volta che i diavoli diventano veri interlocutori del viaggio.
Cosa aspettarsi Dopo il patto con Malacoda, Dante e Virgilio proseguono scortati dalla decina di diavoli verso la sesta bolgia. La tregua appare fragile: Dante nota i denti digrignati dei Malebranche e chiede a Virgilio di andare avanti senza scorta, ricevendo però l'invito a non temere. Resta l'ostacolo del sesto arco, crollato da più di milleduecento anni, e l'insicurezza di camminare fianco a fianco con i custodi infernali.
Così di ponte in ponte, altro parlando
1 che la mia comedìa cantar non cura,
2 venimmo; e tenavamo ’l colmo, quando
3 restammo per veder l’altra fessura
4 di Malebolge e li altri pianti vani;
5 e vidila mirabilmente oscura.
6 Quale ne l’arzanà de’ Viniziani
7 bolle l’inverno la tenace pece
8 a rimpalmare i legni lor non sani,
9 Continuammo a parlare di altro mentre attraversavamo un ponte dopo l'altro, dato che la mia commedia non si preoccupa di cantare ciò che non le compete; arrivammo in cima e ci fermammo per osservare la successiva fessura della Malebolge e gli altri pianti inutili, e la vedemmo incredibilmente buia. È come nell'arsenale dei Veneziani, dove d'inverno bolle la pece tenace per riparare le navi malandate che non possono navigare. · Versi 1-9
ché navicar non ponno—in quella vece
10 chi fa suo legno novo e chi ristoppa
11 le coste a quel che più vïaggi fece;
12 chi ribatte da proda e chi da poppa;
13 altri fa remi e altri volge sarte;
14 chi terzeruolo e artimon rintoppa—:
15 tal, non per foco ma per divin’ arte,
16 bollia là giuso una pegola spessa,
17 che ’nviscava la ripa d’ogne parte.
18 Al posto di quello, chi costruisce un'imbarcazione nuova e chi ristopa le fiancate di quella che ha viaggiato di più, chi picchia da prua e chi da poppa, altri fabbricano remi e altri intrecciano funi, chi ripara il terzaruolo e l'artimone. Così, non per fuoco ma per un'arte divina, bolliva laggiù una pece densa che appiccicava la riva da ogni lato. · Versi 10-18
I’ vedea lei, ma non vedëa in essa
19 mai che le bolle che ’l bollor levava,
20 e gonfiar tutta, e riseder compressa.
21 Mentr’ io là giù fisamente mirava,
22 lo duca mio, dicendo «Guarda, guarda!»,
23 mi trasse a sé del loco dov’ io stava.
24 Io vedevo lei, ma non scorgevo dentro nulla tranne le bolle che il bollore sollevava, e la vedevo gonfiarsi tutta e poi riabbassarsi compressa. Mentre la fissavo intensamente, la mia guida, dicendo: «Guarda, guarda!», mi tirò verso di sé dal punto in cui mi trovava. · Versi 19-24
Allor mi volsi come l’uom cui tarda
25 di veder quel che li convien fuggire
26 e cui paura sùbita sgagliarda,
27 che, per veder, non indugia ’l partire:
28 e vidi dietro a noi un diavol nero
29 correndo su per lo scoglio venire.
30 Allora mi voltai come chi ha fretta di vedere ciò che è costretto a fuggire e che una paura improvvisa disorienta, e che, per guardare, non indugia ad andarsene: vidi dietro di noi un diavolo nero correre su per la scogliera. · Versi 25-30
Ahi quant’ elli era ne l’aspetto fero!
31 e quanto mi parea ne l’atto acerbo,
32 con l’ali aperte e sovra i piè leggero!
33 L’omero suo, ch’era aguto e superbo,
34 carcava un peccator con ambo l’anche,
35 e quei tenea de’ piè ghermito ’l nerbo.
36 Ah, quanto era feroce nell'aspetto! E quanto mi sembrava minaccioso nei movimenti, con le ali spalancate e leggero sui piedi! La sua spalla, appuntita e alta, reggeva un peccatore afferrato per entrambe le anche, e quello stringeva con i piedi il tendine del diavolo. · Versi 31-36
Del nostro ponte disse: «O Malebranche,
37 ecco un de li anzïan di Santa Zita!
38 Mettetel sotto, ch’i’ torno per anche
39 a quella terra, che n’è ben fornita:
40 ogn’ uom v’è barattier, fuor che Bonturo;
41 del no, per li denar, vi si fa ita».
42 Dal nostro ponte gridò: «O Malebranche, ecco uno degli anziani di Santa Zita! Mettetelo sotto, ché io torno subito da quella terra che ne è ben provvista: là c'è un barattiere in ogni uomo, tranne Bonturo; del no, per denaro vi si trasforma in sì». · Versi 37-42
Là giù ’l buttò, e per lo scoglio duro
43 si volse; e mai non fu mastino sciolto
44 con tanta fretta a seguitar lo furo.
45 Quel s’attuffò, e tornò sù convolto;
46 ma i demon che del ponte avean coperchio,
47 gridar: «Qui non ha loco il Santo Volto!
48 qui si nuota altrimenti che nel Serchio!
49 Però, se tu non vuo’ di nostri graffi,
50 non far sopra la pegola soverchio».
51 Poi l’addentar con più di cento raffi,
52 disser: «Coverto convien che qui balli,
53 sì che, se puoi, nascosamente accaffi».
54 «Qui non c'è spazio per il Santo Volto: qui si nuota in modo diverso che nel Serchio! Perciò, se non vuoi finire tra i nostri graffi, non fare il furbo sulla pece». Poi lo addentarono con più di cento uncini e dissero: «Bisogna che tu balli qui coperto di pece, così che, se sai, rubi di nascosto». · Versi 49-54
Non altrimenti i cuoci a’ lor vassalli
55 fanno attuffare in mezzo la caldaia
56 la carne con li uncin, perché non galli.
57 Lo buon maestro «Acciò che non si paia
58 che tu ci sia», mi disse, «giù t’acquatta
59 dopo uno scheggio, ch’alcun schermo t’aia;
60 Non diversamente i cuochi fanno immergere nel mezzo della pentola la carne con i ganci perché non galleggi, per i loro servitori. Il buon maestro mi disse: «Affinché non si veda che sei qui, nasconditi giù dietro un pezzo di roccia che ti faccia da riparo». · Versi 55-60
e per nulla offension che mi sia fatta,
61 non temer tu, ch’i’ ho le cose conte,
62 perch’ altra volta fui a tal baratta».
63 Poscia passò di là dal co del ponte;
64 e com’ el giunse in su la ripa sesta,
65 mestier li fu d’aver sicura fronte.
66 «E per qualsiasi offesa mi venga fatta, non avere paura, perché conosco la situazione: un'altra volta mi sono trovato in una mischia simile». Poi si sporse dall'altra parte del bordo del ponte; e quando arrivò sulla sesta riva, dovette mantenere un'espressione sicura. · Versi 61-66
Con quel furore e con quella tempesta
67 ch’escono i cani a dosso al poverello
68 che di sùbito chiede ove s’arresta,
69 usciron quei di sotto al ponticello,
70 e volser contra lui tutt’ i runcigli;
71 ma el gridò: «Nessun di voi sia fello!
72 Innanzi che l’uncin vostro mi pigli,
73 traggasi avante l’un di voi che m’oda,
74 e poi d’arruncigliarmi si consigli».
75 Tutti gridaron: «Vada Malacoda!»;
76 per ch’un si mosse—e li altri stetter fermi—
77 e venne a lui dicendo: «Che li approda?».
78 «Prima che il vostro uncino mi prenda, venga avanti uno di voi ad ascoltarmi, e poi decideremo se uncinarmi». Tutti gridarono: «Vada Malacoda!»; perciò uno si mosse, mentre gli altri restarono fermi, e gli si avvicinò dicendo: «Che gli serve?». · Versi 73-78
«Credi tu, Malacoda, qui vedermi
79 esser venuto», disse ’l mio maestro,
80 «sicuro già da tutti vostri schermi,
81 sanza voler divino e fato destro?
82 Lascian’ andar, ché nel cielo è voluto
83 ch’i’ mostri altrui questo cammin silvestro».
84 Il mio maestro rispose: «Credi, Malacoda, di vedermi qui ormai al sicuro da tutti i vostri attacchi, senza una volontà divina e un destino favorevole? Lasciateci andare, perché in cielo è stabilito che io mostri a qualcuno questo cammino selvaggio». · Versi 79-84
Allor li fu l’orgoglio sì caduto,
85 ch’e’ si lasciò cascar l’uncino a’ piedi,
86 e disse a li altri: «Omai non sia feruto».
87 E ’l duca mio a me: «O tu che siedi
88 tra li scheggion del ponte quatto quatto,
89 sicuramente omai a me ti riedi».
90 Per ch’io mi mossi e a lui venni ratto;
91 e i diavoli si fecer tutti avanti,
92 sì ch’io temetti ch’ei tenesser patto;
93 così vid’ ïo già temer li fanti
94 ch’uscivan patteggiati di Caprona,
95 veggendo sé tra nemici cotanti.
96 I’ m’accostai con tutta la persona
97 lungo ’l mio duca, e non torceva li occhi
98 da la sembianza lor ch’era non buona.
99 Perciò mi mossi e lo raggiunsi in fretta; ma i diavoli si fecero tutti avanti, così che temetti che rispettassero l'accordo. Così una volta vidi temere i soldati che uscivano patteggiati da Caprona, vedendosi tra così tanti nemici. Mi avvicinai con tutto il corpo alla mia guida, e non distoglievo gli occhi dal loro volto, che era poco rassicurante. · Versi 91-99
Ei chinavan li raffi e «Vuo’ che ’l tocchi»,
100 diceva l’un con l’altro, «in sul groppone?».
101 E rispondien: «Sì, fa che gliel’ accocchi».
102 Ma quel demonio che tenea sermone
103 col duca mio, si volse tutto presto
104 e disse: «Posa, posa, Scarmiglione!».
105 Abbassavano gli uncini e «Vuoi che lo tocchi», diceva l'uno all'altro, «sulla schiena?». E rispondevano: «Sì, faglielo arrivare!». Ma quel diavolo che stava parlando con la mia guida si voltò svelto e disse: «Smettila, smettila, Scarmiglione!». · Versi 100-105
Poi disse a noi: «Più oltre andar per questo
106 iscoglio non si può, però che giace
107 tutto spezzato al fondo l’arco sesto.
108 E se l’andare avante pur vi piace,
109 andatevene su per questa grotta;
110 presso è un altro scoglio che via face.
111 Ier, più oltre cinqu’ ore che quest’ otta,
112 mille dugento con sessanta sei
113 anni compié che qui la via fu rotta.
114 Poi ci disse: «Su questo costone non si può andare oltre, perché il sesto arco giace tutto spezzato in fondo. Se invece vi piace proseguire, andate su per questa spaccatura; poco lontano c'è un'altra scogliera che fa da passaggio. Ieri, cinque ore dopo quest'ora, sono passati milleduecentosessantasei anni da quando qui la via si interruppe». · Versi 106-114
Io mando verso là di questi miei
115 a riguardar s’alcun se ne sciorina;
116 gite con lor, che non saranno rei».
117 «Tra’ti avante, Alichino, e Calcabrina»,
118 cominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo;
119 e Barbariccia guidi la decina.
120 «Mando alcuni dei miei in quella direzione a controllare se qualcuno se la svigna; andate con loro, che non vi daranno fastidio. Fatti avanti, Alichino, e Calcabrina», cominciò a dire, «e tu, Cagnazzo; e Barbariccia guidi la decina». · Versi 115-120
Libicocco vegn’ oltre e Draghignazzo,
121 Cirïatto sannuto e Graffiacane
122 e Farfarello e Rubicante pazzo.
123 Cercate ’ntorno le boglienti pane;
124 costor sian salvi infino a l’altro scheggio
125 che tutto intero va sovra le tane».
126 «Libicocco vieni avanti e Draghignazzo, Ciriatto dal grosso dente e Graffiacane e Farfarello e il pazzo Rubicante. Cercate intorno le zone che ribollono: questi due siano al sicuro fino all'altra scogliera, che corre intera sopra le tane». · Versi 121-126
«Omè, maestro, che è quel ch’i’ veggio?»,
127 diss’ io, «deh, sanza scorta andianci soli,
128 se tu sa’ ir; ch’i’ per me non la cheggio.
129 Se tu se’ sì accorto come suoli,
130 non vedi tu ch’e’ digrignan li denti
131 e con le ciglia ne minaccian duoli?».
132 Dissi: «Ahimè, maestro, cos'è quello che vedo? Su, andiamocene da soli senza scorta, se sai come fare; io per me non la chiedo. Se sei accorto come al solito, non vedi che digrignano i denti e con le sopracciglia minacciano guai?». · Versi 127-132
Ed elli a me: «Non vo’ che tu paventi;
133 lasciali digrignar pur a lor senno,
134 ch’e’ fanno ciò per li lessi dolenti».
135 Per l’argine sinistro volta dienno;
136 ma prima avea ciascun la lingua stretta
137 coi denti, verso lor duca, per cenno;
138 ed elli avea del cul fatto trombetta.
139 Ed egli mi rispose: «Non voglio che tu abbia paura; lasciali pure digrignare a loro piacimento, perché lo fanno per i dannati lessati nella pece». Svoltarono lungo l'argine sinistro; ma prima ciascuno si era stretto la lingua tra i denti in segno verso il loro capo; e quello si era fatto una trombetta con il fondoschiena. · Versi 133-139
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/inferno/canto-21