Guida al canto Dove siamo Siamo sullo spartiacque tra la quinta e la sesta bolgia. I Malebranche, rimasti nella pece dopo la zuffa, riapparono all'improvviso con le ali tese. Il conflitto iniziale è la corsa: Virgilio afferra Dante, scende di schiena lungo la ripa e atterra sul fondo della sesta bolgia, dove una processione di dannati avanza a passi lenti sotto pesanti cappe dorate fuori e di piombo dentro.
Chi incontriamo Entrano in scena i Frati godenti Catalano e Loderingo, due bolognesi che si offrono di dialogare e indicano il dannato disteso a terra: Caifa, il sommo sacerdote che consigliò di far morire un uomo per il popolo, crocifisso al suolo con tre pali. Virgilio appare qui per la sua azione concreta: prima porta in salvo Dante, poi chiede ai due frati una via d'uscita e reagisce stizzito a una notizia sgradita.
Cosa aspettarsi Dopo l'incontro Dante riceve dai due frati un'indicazione pratica, ma anche un avvertimento che pesa sul cammino: non potrà contare sull'aiuto dei diavoli. Il lettore si prepara a salire per una frana del ponte rotto, proseguendo senza scorta verso altri ipocriti di rilievo storico.
Taciti, soli, sanza compagnia
1 n’andavam l’un dinanzi e l’altro dopo,
2 come frati minor vanno per via.
3 Vòlt’ era in su la favola d’Isopo
4 lo mio pensier per la presente rissa,
5 dov’ el parlò de la rana e del topo;
6 Proseguivamo in silenzio, soli e senza nessuno accanto, io davanti e lui dietro, come due frati minori che camminano per strada. Intanto la mia mente era tornata alla favola di Esopo, a quel racconto della rana e del topo, che si adattava benissimo alla lite a cui avevo appena assistito. · Versi 1-6
ché più non si pareggia ‘mo’ e ‘issa’
7 che l’un con l’altro fa, se ben s’accoppia
8 principio e fine con la mente fissa.
9 E come l’un pensier de l’altro scoppia,
10 così nacque di quello un altro poi,
11 che la prima paura mi fé doppia.
12 Mi ripetevo che tra il momento iniziale e quello finale di quella zuffa non c'era differenza maggiore di quella che c'è tra ora e adesso, se si collegano bene principio e fine con attenzione. E mentre un pensiero faceva esplodere l'altro, da quello ne nacque subito un altro, che raddoppiò la paura che avevo provato prima. · Versi 7-12
Io pensava così: ‘Questi per noi
13 sono scherniti con danno e con beffa
14 sì fatta, ch’assai credo che lor nòi.
15 Se l’ira sovra ’l mal voler s’aggueffa,
16 ei ne verranno dietro più crudeli
17 che ’l cane a quella lievre ch’elli acceffa’.
18 Riflettevo: «Costoro sono stati presi in giro da noi con un danno e una beffa tali che, secondo me, li abbiamo offesi parecchio. Se la loro rabbia si aggiunge alla cattiva volontà, ci inseguiranno più feroci di un cane che azzanna una lepre». · Versi 13-18
Già mi sentia tutti arricciar li peli
19 de la paura e stava in dietro intento,
20 quand’ io dissi: «Maestro, se non celi
21 te e me tostamente, i’ ho pavento
22 d’i Malebranche. Noi li avem già dietro;
23 io li ’magino sì, che già li sento».
24 Sentivo già i peli che mi si rizzavano dalla paura e tendevo l'orecchio alle mie spalle, quando dissi: «Maestro, se non ci nascondi subito, io e te, ho paura dei Malebranche. Li abbiamo già alle calcagna; me li immagino così vividi che mi sembra già di sentirli». · Versi 19-24
E quei: «S’i’ fossi di piombato vetro,
25 l’imagine di fuor tua non trarrei
26 più tosto a me, che quella dentro ’mpetro.
27 Pur mo venieno i tuo’ pensier tra ’ miei,
28 con simile atto e con simile faccia,
29 sì che d’intrambi un sol consiglio fei.
30 S’elli è che sì la destra costa giaccia,
31 che noi possiam ne l’altra bolgia scendere,
32 noi fuggirem l’imaginata caccia».
33 Mi rispose: «Se io fossi fatto di vetro piombato, non attirerei a me la tua immagine esteriore più in fretta di quanto ora accolgo quella che hai dentro. I tuoi pensieri sono venuti proprio adesso a confondersi con i miei, con la stessa espressione e lo stesso volto, così che di entrambi ho fatto un solo proposito. Se la parete di destra è disposta in modo che ci permetta di scendere nella bolgia vicina, potremo sottrarci all'inseguimento che immagini». · Versi 25-33
Già non compié di tal consiglio rendere,
34 ch’io li vidi venir con l’ali tese
35 non molto lungi, per volerne prendere.
36 Lo duca mio di sùbito mi prese,
37 come la madre ch’al romore è desta
38 e vede presso a sé le fiamme accese,
39 Non aveva ancora finito di spiegarmi quel piano, che li vidi arrivare con le ali spalancate, non molto distanti, decisi a ghermirci. Allora la mia guida mi afferrò di colpo, come una madre che si sveglia di soprassalto tra il chiasso, vede le fiamme vicine a sé e, · Versi 34-39
che prende il figlio e fugge e non s’arresta,
40 avendo più di lui che di sé cura,
41 tanto che solo una camiscia vesta;
42 e giù dal collo de la ripa dura
43 supin si diede a la pendente roccia,
44 che l’un de’ lati a l’altra bolgia tura.
45 afferra il figlio e fugge senza fermarsi, preoccupandosi più di lui che di se stessa, tanto da non curarsi nemmeno di coprirsi con una camicia. Si lasciò scivolare a capofitto lungo la scarpata dalla sommità del dirupo, supino sulla roccia inclinata, che fa da parete divisoria tra una bolgia e l'altra. · Versi 40-45
Non corse mai sì tosto acqua per doccia
46 a volger ruota di molin terragno,
47 quand’ ella più verso le pale approccia,
48 come ’l maestro mio per quel vivagno,
49 portandosene me sovra ’l suo petto,
50 come suo figlio, non come compagno.
51 Non è mai scesa così rapida l'acqua in un canale per far girare la ruota di un mulino a terra, quando si avvicina alle pale, come la velocità con cui il mio maestro percorse quel pendio, portandomi stretto sul petto come un figlio, non come un compagno di viaggio. · Versi 46-51
A pena fuoro i piè suoi giunti al letto
52 del fondo giù, ch’e’ furon in sul colle
53 sovresso noi; ma non lì era sospetto:
54 ché l’alta provedenza che lor volle
55 porre ministri de la fossa quinta,
56 poder di partirs’ indi a tutti tolle.
57 I suoi piedi avevano appena toccato il fondo della bolgia che i diavoli erano già in cima, sopra di noi; ma lì non c'era da temere, perché l'alta provvidenza, che aveva voluto farli custodi della quinta fossa, impediva loro di allontanarsi da quel luogo. · Versi 52-57
Là giù trovammo una gente dipinta
58 che giva intorno assai con lenti passi,
59 piangendo e nel sembiante stanca e vinta.
60 Elli avean cappe con cappucci bassi
61 dinanzi a li occhi, fatte de la taglia
62 che in Clugnì per li monaci fassi.
63 In fondo incontrammo una schiera di dannati che camminava in tondo con passi lentissimi, piangendo e con un'aria stanca e sconfitta in viso. Indossavano mantelle con cappucci abbassati sugli occhi, tagliate nello stesso modo di quelle che a Cluny si fanno confezionare per i monaci. · Versi 58-63
Di fuor dorate son, sì ch’elli abbaglia;
64 ma dentro tutte piombo, e gravi tanto,
65 che Federigo le mettea di paglia.
66 Oh in etterno faticoso manto!
67 Noi ci volgemmo ancor pur a man manca
68 con loro insieme, intenti al tristo pianto;
69 Esteriormente erano dorate, tanto da abbagliare la vista, ma dentro erano foderate di piombo, e così pesanti che persino Federico le avrebbe fatte di paglia al loro confronto. Oh mantello eternamente gravoso! Continuai a camminare voltandomi sempre verso sinistra, insieme a loro, attento al loro triste lamento. · Versi 64-69
ma per lo peso quella gente stanca
70 venìa sì pian, che noi eravam nuovi
71 di compagnia ad ogne mover d’anca.
72 Per ch’io al duca mio: «Fa che tu trovi
73 alcun ch’al fatto o al nome si conosca,
74 e li occhi, sì andando, intorno movi».
75 Ma, a causa di quel carico, quei dannati esausti procedevano talmente adagio che a ogni movimento dei fianchi facevamo solo pochi passi in loro compagnia. Perciò dissi alla mia guida: «Fai in modo di trovare qualcuno che si riconosca dai fatti o dal nome, e intanto, mentre proseguiamo, tieni gli occhi bene aperti intorno». · Versi 70-75
E un che ’ntese la parola tosca,
76 di retro a noi gridò: «Tenete i piedi,
77 voi che correte sì per l’aura fosca!
78 Forse ch’avrai da me quel che tu chiedi».
79 Onde ’l duca si volse e disse: «Aspetta,
80 e poi secondo il suo passo procedi».
81 Uno di loro, che aveva capito la parola toscana, ci gridò alle spalle: «Fermatevi, voi che correte così nell'aria buia! Forse potrai avere da me quello che cerchi». Allora la mia guida si voltò e mi disse: «Aspetta, e poi regolati sul suo passo». · Versi 76-81
Ristetti, e vidi due mostrar gran fretta
82 de l’animo, col viso, d’esser meco;
83 ma tardavali ’l carco e la via stretta.
84 Quando fuor giunti, assai con l’occhio bieco
85 mi rimiraron sanza far parola;
86 poi si volsero in sé, e dicean seco:
87 Mi fermai, e vidi due dannati che mostravano con l'espressione del volto una grande premura di raggiungermi, ma li rallentavano sia il peso sia la strada angusta. Quando ci furono accanto, mi guardarono a lungo con occhi torvi senza dire nulla; poi si volsero l'uno verso l'altro e mormorarono tra sé: · Versi 82-87
«Costui par vivo a l’atto de la gola;
88 e s’e’ son morti, per qual privilegio
89 vanno scoperti de la grave stola?».
90 Poi disser me: «O Tosco, ch’al collegio
91 de l’ipocriti tristi se’ venuto,
92 dir chi tu se’ non avere in dispregio».
93 «Quest'uomo, a giudicare dal movimento della gola, sembra vivo; e se sono morti, come mai possono andare senza il pesante mantello che copre gli altri?». Poi dissero a me: «O toscano, che sei capitato nel gruppo degli ipocriti dannati, non ti dispiaccia dirci chi sei». · Versi 88-93
E io a loro: «I’ fui nato e cresciuto
94 sovra ’l bel fiume d’Arno a la gran villa,
95 e son col corpo ch’i’ ho sempre avuto.
96 Ma voi chi siete, a cui tanto distilla
97 quant’ i’ veggio dolor giù per le guance?
98 e che pena è in voi che sì sfavilla?».
99 Io risposi: «Sono nato e cresciuto lungo il bel fiume d'Arno, nella grande città, e ho con me il corpo che ho sempre avuto. Ma voi chi siete, che vedo versare giù per le guance tanto dolore, e che pena vi brucia dentro fino a risplendere così?». · Versi 94-99
E l’un rispuose a me: «Le cappe rance
100 son di piombo sì grosse, che li pesi
101 fan così cigolar le lor bilance.
102 Frati godenti fummo, e bolognesi;
103 io Catalano e questi Loderingo
104 nomati, e da tua terra insieme presi
105 come suole esser tolto un uom solingo,
106 per conservar sua pace; e fummo tali,
107 ch’ancor si pare intorno dal Gardingo».
108 Uno dei due mi rispose: «Le mantelle color giallo scuro sono di piombo così spesso che i pesi fanno cigolare le nostre bilance. Siamo stati frati gaudenti, bolognesi; io sono Catalano e questo è Loderingo, e siamo stati presi insieme dalla tua città, come si prende un uomo solo, per mantenere la pace; e la nostra fama è tale che ancora se ne parla nel Gardingo». · Versi 100-108
Io cominciai: «O frati, i vostri mali . . . »;
109 ma più non dissi, ch’a l’occhio mi corse
110 un, crucifisso in terra con tre pali.
111 Quando mi vide, tutto si distorse,
112 soffiando ne la barba con sospiri;
113 e ’l frate Catalan, ch’a ciò s’accorse,
114 Cominciai: «O frati, i vostri mali...», ma non dissi altro, perché lo sguardo mi cadde su uno, crocifisso a terra con tre pali. Quando mi vide, si contorse tutto, soffiando tra i sospiri nella sua barba; e il frate Catalano, che si accorse di quello, · Versi 109-114
mi disse: «Quel confitto che tu miri,
115 consigliò i Farisei che convenia
116 porre un uom per lo popolo a’ martìri.
117 Attraversato è, nudo, ne la via,
118 come tu vedi, ed è mestier ch’el senta
119 qualunque passa, come pesa, pria.
120 mi disse: «Quello confitto che stai guardando consigliò i Farisei che fosse necessario condannare a morte un uomo per il popolo. È steso nudo sulla strada, come vedi, ed è giusto che chiunque passi senta in anticipo quanto pesa addosso a lui». · Versi 115-120
E a tal modo il socero si stenta
121 in questa fossa, e li altri dal concilio
122 che fu per li Giudei mala sementa».
123 Allor vid’ io maravigliar Virgilio
124 sovra colui ch’era disteso in croce
125 tanto vilmente ne l’etterno essilio.
126 Poscia drizzò al frate cotal voce:
127 «Non vi dispiaccia, se vi lece, dirci
128 s’a la man destra giace alcuna foce
129 onde noi amendue possiamo uscirci,
130 sanza costrigner de li angeli neri
131 che vegnan d’esto fondo a dipartirci».
132 Poi rivolse al frate queste parole: «Se vi è lecito, non vi dispiaccia dirci se verso destra si trova qualche apertura da cui possiamo uscire tutti e due, senza costringere gli angeli neri a salire da questo fondo per separarci». · Versi 127-132
Rispuose adunque: «Più che tu non speri
133 s’appressa un sasso che da la gran cerchia
134 si move e varca tutt’ i vallon feri,
135 salvo che ’n questo è rotto e nol coperchia;
136 montar potrete su per la ruina,
137 che giace in costa e nel fondo soperchia».
138 Lo duca stette un poco a testa china;
139 poi disse: «Mal contava la bisogna
140 colui che i peccator di qua uncina».
141 E ’l frate: «Io udi’ già dire a Bologna
142 del diavol vizi assai, tra ’ quali udi’
143 ch’elli è bugiardo, e padre di menzogna».
144 La mia guida rimase un momento con la testa china; poi disse: «Raccontava male la situazione quello che aggancia i peccatori di questa bolgia». E il frate replicò: «Io sentii dire una volta a Bologna un sacco di brutte cose del diavolo, e tra le altre che è bugiardo e padre della menzogna». · Versi 139-144
Appresso il duca a gran passi sen gì,
145 turbato un poco d’ira nel sembiante;
146 ond’ io da li ’ncarcati mi parti’
147 dietro a le poste de le care piante.
148 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
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