Mitologico
Malacoda
Capo dei diavoli della quinta bolgia dell'ottavo cerchio (Malebolge), custode dei Malebranche; il suo nome è coniato da Dante sul modello di Malebolge e Malebranche.
Profilo
Malacoda è il capo della decuria dei diavoli che sorveglia la quinta bolgia dell'ottavo cerchio, dove i dannati sono immersi nella pece bollente. Il suo nome è un conio dantesco, costruito come Malebolge e Malebranche: la coda indica il luogo dove risiede la forza demoniaca. Quando Virgilio impone ai diavoli di lasciar passare lui e Dante, è proprio Malacoda ad accettare la richiesta e a muoversi per rispondere. La nota critica precisa che Malacoda parla con un linguaggio che lo distingue dalla «volgare ciurmaglia» dei diavoli, più elevato e quasi da «a parte» teatrale, con parole che esprimono «sicurezza tracotante». Le sue indicazioni sui ponti della sesta bolgia sono però menzognere: tutti i ponti sono franati e le sue parole mirano a farsi beffa di Virgilio, coerentemente con la natura fraudolenta dei diavoli. Il nome è citato nel verso «Tutti gridaron: «Vada Malacoda!»» e ripreso più volte nelle note critiche del canto XXI dell'Inferno.
Nel testo
Versi collegati
2 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXI | 76 | Tutti gridaron: «Vada Malacoda!»; | Apri verso |
| Inferno | Canto XXI | 79 | «Credi tu, Malacoda, qui vedermi | Apri verso |