Guida al canto Dove siamo Dante si libera a fatica dalla folla dei morti violenti, promettendo preghiere, e pone a Virgilio un dubbio teologico: le Scritture dicono che la preghiera piega il decreto del cielo, ma queste anime la chiedono ugualmente. Il sole cala, l'ombra del colle li avvolge e la salita si fa incerta. Poco dopo Virgilio scorge in lontananza un'anima solitaria che potrà indicare la strada.
Chi incontriamo Tra le anime del gruppo compaiono l'Aretino strangolato da Ghin di Tacco, l'annegato che fuggiva in caccia, Federigo Novello, il pisano che rese forte Marzucco, il conte Orso e Pier dalla Broccia. Poi si stacca una figura nuova: Sordello da Goito, poeta mantovano, che nel sentire la provenienza di Virgilio gli corre incontro abbracciandolo come un concittadino.
Cosa aspettarsi Dopo l'abbraccio dei due mantovani esplode l'invettiva politica: l'Italia serva e senza guida, l'imperatore assente, le città in guerra, e poi la frecciata su Firenze che cambia leggi ogni mese. Il dubbio sulle preghiere è risolto solo in parte: Beatrice, sulla vetta, chiarirà ciò che la ragione da sola non spiega. Per ora Sordello prende per mano i due pellegrini e li guida.
Quando si parte il gioco de la zara,
1 colui che perde si riman dolente,
2 repetendo le volte, e tristo impara;
3 con l’altro se ne va tutta la gente;
4 qual va dinanzi, e qual di dietro il prende,
5 e qual dallato li si reca a mente;
6 el non s’arresta, e questo e quello intende;
7 a cui porge la man, più non fa pressa;
8 e così da la calca si difende.
9 Gli altri giocatori se ne vanno via: qualcuno lo precede, qualcuno lo segue da dietro, qualcuno gli si affianca per un saluto. Il perdente non si ferma, ascolta questo e quello, stringe la mano a chi gliela porge senza farsi trascinare, e così si libera dalla folla che lo circonda. · Versi 4-9
Tal era io in quella turba spessa,
10 volgendo a loro, e qua e là, la faccia,
11 e promettendo mi sciogliea da essa.
12 Mi trovavo anch'io in una situazione analoga, immerso in quella folla di anime: giravo lo sguardo ora verso di loro, ora altrove, e intanto, con qualche parola e promessa, riuscivo a sfilarmi via. · Versi 10-12
Quiv’ era l’Aretin che da le braccia
13 fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte,
14 e l’altro ch’annegò correndo in caccia.
15 Quivi pregava con le mani sporte
16 Federigo Novello, e quel da Pisa
17 che fé parer lo buon Marzucco forte.
18 Lì, con le mani tese in atto di supplica, pregava Federigo Novello, e pregava anche quel Pisano che fece apparire forte il buon Marzucco di fronte alla morte del figlio. · Versi 16-18
Vidi conte Orso e l’anima divisa
19 dal corpo suo per astio e per inveggia,
20 com’ e’ dicea, non per colpa commisa;
21 Pier da la Broccia dico; e qui proveggia,
22 mentr’ è di qua, la donna di Brabante,
23 sì che però non sia di peggior greggia.
24 Vidi il conte Orso e l'anima separata dal suo corpo per odio e per invidia, come lui stesso diceva, non per una colpa commessa. Parlo di Pier dalla Broccia: e qui si provveda, finché è in vita, la signora di Brabante, perché almeno lui non finisca in una congrega peggiore. · Versi 19-24
Come libero fui da tutte quante
25 quell’ ombre che pregar pur ch’altri prieghi,
26 sì che s’avacci lor divenir sante,
27 io cominciai: «El par che tu mi nieghi,
28 o luce mia, espresso in alcun testo
29 che decreto del cielo orazion pieghi;
30 e questa gente prega pur di questo:
31 sarebbe dunque loro speme vana,
32 o non m’è ’l detto tuo ben manifesto?».
33 Gli dissi: «Mi sembra che tu, luce mia, in qualche passo della tua opera neghi che il volere del cielo possa essere piegato dalla preghiera, eppure questa gente prega proprio per questo. Dunque la loro speranza è inutile, oppure non ho capito bene ciò che hai detto?». · Versi 28-33
Ed elli a me: «La mia scrittura è piana;
34 e la speranza di costor non falla,
35 se ben si guarda con la mente sana;
36 ché cima di giudicio non s’avvalla
37 perché foco d’amor compia in un punto
38 ciò che de’ sodisfar chi qui s’astalla;
39 e là dov’ io fermai cotesto punto,
40 non s’ammendava, per pregar, difetto,
41 perché ’l priego da Dio era disgiunto.
42 Mi rispose: «Il mio testo è chiaro, e la speranza di costoro non è sbagliata, se la si esamina con la mente lucida. La giustizia divina non ne risulta sminuita, anche se il fuoco dell'amore compie in un istante ciò che deve scontare chi si purifica qui. Nel punto in cui io ho affrontato la questione, la mancanza non si correggeva con la preghiera, perché quella preghiera era separata da Dio». · Versi 34-42
Veramente a così alto sospetto
43 non ti fermar, se quella nol ti dice
44 che lume fia tra ’l vero e lo ’ntelletto.
45 Non so se ’ntendi: io dico di Beatrice;
46 tu la vedrai di sopra, in su la vetta
47 di questo monte, ridere e felice».
48 Poi aggiunse: «Non fermarti su un dubbio così grave, a meno che non te lo chiarisca colei che sarà la tua guida tra il vero e l'intelletto. Capisci? Parlo di Beatrice: la vedrai più in alto, sulla cima di questo monte, felice e sorridente». · Versi 43-48
E io: «Segnore, andiamo a maggior fretta,
49 ché già non m’affatico come dianzi,
50 e vedi omai che ’l poggio l’ombra getta».
51 «Noi anderem con questo giorno innanzi»,
52 rispuose, «quanto più potremo omai;
53 ma ’l fatto è d’altra forma che non stanzi.
54 Prima che sie là sù, tornar vedrai
55 colui che già si cuopre de la costa,
56 sì che ’ suoi raggi tu romper non fai.
57 Mi rispose: «Con questa giornata davanti andremo il più avanti possibile, ma la realtà è diversa da come immagini. Prima di arrivare in cima vedrai tornare indietro colui che adesso si nasconde dietro il costone del monte, così che i suoi raggi non ti colpiscano direttamente». · Versi 52-57
Ma vedi là un’anima che, posta
58 sola soletta, inverso noi riguarda:
59 quella ne ’nsegnerà la via più tosta».
60 Venimmo a lei: o anima lombarda,
61 come ti stavi altera e disdegnosa
62 e nel mover de li occhi onesta e tarda!
63 Ella non ci dicëa alcuna cosa,
64 ma lasciavane gir, solo sguardando
65 a guisa di leon quando si posa.
66 Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
67 che ne mostrasse la miglior salita;
68 e quella non rispuose al suo dimando,
69 ma di nostro paese e de la vita
70 ci ’nchiese; e ’l dolce duca incominciava
71 «Mantüa . . . », e l’ombra, tutta in sé romita,
72 surse ver’ lui del loco ove pria stava,
73 dicendo: «O Mantoano, io son Sordello
74 de la tua terra!»; e l’un l’altro abbracciava.
75 Chiese invece notizie sulla nostra terra e sulla nostra vita; il mio dolce maestro cominciò a dire: «Mantova...», e l'ombra, fino a quel momento raccolta in sé stessa, si alzò dal punto in cui si trovava e gli andò incontro gridando: «O mantovano, io sono Sordello, della tua stessa città!», e l'uno abbracciò l'altro. · Versi 70-75
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
76 nave sanza nocchiere in gran tempesta,
77 non donna di province, ma bordello!
78 Ahi, Italia schiava, rifugio di dolore, nave senza timoniere nella grande tempesta, non più signora delle province, ma postribolo! · Versi 76-78
Quell’ anima gentil fu così presta,
79 sol per lo dolce suon de la sua terra,
80 di fare al cittadin suo quivi festa;
81 e ora in te non stanno sanza guerra
82 li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
83 di quei ch’un muro e una fossa serra.
84 E ora invece, in te, i tuoi figli viventi non smettono di farsi guerra, e si divorano tra loro, separati solo da un muro e da un fossato. · Versi 82-84
Cerca, misera, intorno da le prode
85 le tue marine, e poi ti guarda in seno,
86 s’alcuna parte in te di pace gode.
87 Guardati intorno, infelice, lungo le tue coste, poi scruta nel tuo interno, se mai da qualche parte tu goda di un po' di pace. · Versi 85-87
Che val perché ti racconciasse il freno
88 Iustinïano, se la sella è vòta?
89 Sanz’ esso fora la vergogna meno.
90 Ahi gente che dovresti esser devota,
91 e lasciar seder Cesare in la sella,
92 se bene intendi ciò che Dio ti nota,
93 guarda come esta fiera è fatta fella
94 per non esser corretta da li sproni,
95 poi che ponesti mano a la predella.
96 O Alberto tedesco ch’abbandoni
97 costei ch’è fatta indomita e selvaggia,
98 e dovresti inforcar li suoi arcioni,
99 giusto giudicio da le stelle caggia
100 sovra ’l tuo sangue, e sia novo e aperto,
101 tal che ’l tuo successor temenza n’aggia!
102 Ch’avete tu e ’l tuo padre sofferto,
103 per cupidigia di costà distretti,
104 che ’l giardin de lo ’mperio sia diserto.
105 Che cosa hai permesso, tu e tuo padre, trascinati dalla brama di denaro, che il giardino dell'impero restasse devastato. · Versi 103-105
Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
106 Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
107 color già tristi, e questi con sospetti!
108 Vieni a vedere i Montecchi e i Cappelletti, i Monaldi e i Filippeschi, uomo senza preoccupazioni: gli uni già nella rovina, gli altri pieni di sospetti. · Versi 106-108
Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
109 d’i tuoi gentili, e cura lor magagne;
110 e vedrai Santafior com’ è oscura!
111 Vieni, crudele, vieni a vedere le sofferenze dei tuoi nobili, e pensa a rimediare ai loro mali; e vedrai come Santafiore è caduta nell'ombra. · Versi 109-111
Vieni a veder la tua Roma che piagne
112 vedova e sola, e dì e notte chiama:
113 «Cesare mio, perché non m’accompagne?».
114 Vieni a vedere la tua Roma che piange, vedova e sola, e giorno e notte invoca: «Cesare mio, perché non stai al mio fianco?». · Versi 112-114
Vieni a veder la gente quanto s’ama!
115 e se nulla di noi pietà ti move,
116 a vergognar ti vien de la tua fama.
117 E se licito m’è, o sommo Giove
118 che fosti in terra per noi crucifisso,
119 son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?
120 O è preparazion che ne l’abisso
121 del tuo consiglio fai per alcun bene
122 in tutto de l’accorger nostro scisso?
123 Ché le città d’Italia tutte piene
124 son di tiranni, e un Marcel diventa
125 ogne villan che parteggiando viene.
126 Fiorenza mia, ben puoi esser contenta
127 di questa digression che non ti tocca,
128 mercé del popol tuo che si argomenta.
129 Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca
130 per non venir sanza consiglio a l’arco;
131 ma il popol tuo l’ha in sommo de la bocca.
132 Molti hanno il senso della giustizia nel cuore, ma tirano la freccia con lentezza perché non scoccano senza aver prima riflettuto; il tuo popolo, invece, ce l'ha soltanto sulla punta della lingua. · Versi 130-132
Molti rifiutan lo comune incarco;
133 ma il popol tuo solicito risponde
134 sanza chiamare, e grida: «I’ mi sobbarco!».
135 Or ti fa lieta, ché tu hai ben onde:
136 tu ricca, tu con pace e tu con senno!
137 S’io dico ’l ver, l’effetto nol nasconde.
138 Fatti pure lieta, che di motivi ne hai: sei ricca, vivi in pace e con saggezza! Se dico il vero, i fatti lo dimostrano apertamente. · Versi 136-138
Atene e Lacedemona, che fenno
139 l’antiche leggi e furon sì civili,
140 fecero al viver bene un picciol cenno
141 Atene e Sparta, che dettarono le leggi antiche e furono così civili, hanno dato soltanto un piccolo contributo al vivere bene, rispetto a te che crei ordinamenti tanto minuziosi. · Versi 139-141
verso di te, che fai tanto sottili
142 provedimenti, ch’a mezzo novembre
143 non giugne quel che tu d’ottobre fili.
144 Quante volte, del tempo che rimembre,
145 legge, moneta, officio e costume
146 hai tu mutato, e rinovate membre!
147 Quante volte, nel tempo che puoi ricordare, hai cambiato leggi, monete, cariche pubbliche e usanze, rinnovando ogni cosa da cima a fondo! · Versi 145-147
E se ben ti ricordi e vedi lume,
148 vedrai te somigliante a quella inferma
149 che non può trovar posa in su le piume,
150 ma con dar volta suo dolore scherma.
151 E se ti ricordi bene e ragioni con lucidità, ti vedrai simile a quella malata che non riesce a trovare riposo nemmeno sulle piume, ma cerca di lenire il proprio dolore girandosi di continuo nel letto. · Versi 148-151
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-6