Divinità

Dio

Dio è nominato nei versi-ancora del Paradiso come autore del dono più grande e come luce splendente grazie alla quale Dante vede nel cielo empireo.

Profilo

Il nome Dio ricorre nel Paradiso V, v. 19, dove è ricordato come colui che elargisce il dono più grande («Lo maggior don che Dio per sua larghezza»). Nel Paradiso XXX, v. 97, Dio è indicato come «isplendor di Dio», principio della visione che Dante riceve nel momento più alto del viaggio celeste. Le note al canto I dell'Inferno chiariscono che l'intero percorso della Commedia è ordinato come un cammino che ha in Dio il proprio fine: la diritta via è quella che «porta l'uomo al suo fine, cioè a Dio», metafora radicata nel Vangelo che regge l'invenzione del viaggio dantesco. La fonte del Paradiso I, inoltre, descrive il paradiso come luogo del cristiano che sale «fino all'eterno amore, nel cuore stesso della luce intellettuale che muove il mondo (XXX 40)», confermando che l'intero itinerario converge verso il divino.

Nel testo

Versi collegati

128 versi