Divinità

Giove

Dio del paganesimo evocato da Dante come figura mitologica: folgoratore di Capaneo, artefice del tuono, dispensatore di giustizia e moderatore di influssi celesti.

Profilo

Giove compare nella Commedia come divinità del pantheon classico. In Inferno XIV, v. 52, Capaneo lo nomina nella sua sfida: «Se Giove stanchi ’l suo fabbro da cui», riferendosi a Vulcano che forgia la folgore con cui fu colpito; la nota al canto specifica che si tratta del fabbro dal quale Giove «si procurò la folgore dalla quale (onde) fui colpito nel mio ultimo giorno». In Inferno XXXI, v. 45, il gigante lo ricorda come «Giove del cielo ancora quando tuona». In Purgatorio XXIX, v. 120, è ricordato come esempio di giustizia arcanamente compiuta: «quando fu Giove arcanamente giusto». In Paradiso IV, v. 62, è citato a proposito della diffusione del suo culto nel mondo antico. In Paradiso XXII, v. 145, Beatrice lo invoca come artefice del «temperar» dei pianeti. La nota a Inferno VI chiarisce che nel Medioevo l'appellativo «sommo Giove» poteva essere trasferito a Cristo.

Nel testo

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9 versi