Guida al canto Dove siamo Dante e Matelda camminano lungo la riva del fiumicello, che piega verso levante. Dopo pochi passi la donna si volta e invita a guardare e ascoltare. Una luce improvvisa, più duratura di un lampo, riempie la foresta, accompagnata da una melodia. Sotto i rami verdi il chiarore si fa simile a un fuoco e il suono si trasforma in un canto corale, lasciando Dante sospeso.
Chi incontriamo Matelda è la sola a intervenire prima della processione. La guida di ragione osserva la scena in silenzio, colpita dallo stupore. Dante vede poi sette candelabri d'oro, ventiquattro seniori coronati di fiordaliso, quattro animali alati con sei ali piene d'occhi, un carro trionfale tirato da un grifone, tre donne a destra e quattro a sinistra, due vecchi, un gruppo di figure umili e un vegliardo solo che chiude il corteo.
Cosa aspettarsi Lo sfilamento si arresta con un tuono quando il carro è di fronte a Dante. La visione apre uno scenario decisivo per la fine del viaggio nel Purgatorio: restano da capire l'arresto del corteo e cosa accadrà quando Beatrice entrerà davvero in scena.
Cantando come donna innamorata,
1 continüò col fin di sue parole:
2 ‘Beati quorum tecta sunt peccata!’.
3 E come ninfe che si givan sole
4 per le salvatiche ombre, disïando
5 qual di veder, qual di fuggir lo sole,
6 Come ninfe che passeggiano sole tra le ombre dei boschi, alcune desiderose di vedere il sole e altre di sfuggirlo, la donna si mosse risalendo la riva del fiume, e io la seguivo con passo piccolo dietro al suo. · Versi 4-6
allor si mosse contra ’l fiume, andando
7 su per la riva; e io pari di lei,
8 picciol passo con picciol seguitando.
9 Non eran cento tra ’ suoi passi e ’ miei,
10 quando le ripe igualmente dier volta,
11 per modo ch’a levante mi rendei.
12 Né ancor fu così nostra via molta,
13 quando la donna tutta a me si torse,
14 dicendo: «Frate mio, guarda e ascolta».
15 Non era ancora molta la nostra strada, quando la donna si girò completamente verso di me, dicendo: 'Fratello mio, guarda e ascolta'. · Versi 13-15
Ed ecco un lustro sùbito trascorse
16 da tutte parti per la gran foresta,
17 tal che di balenar mi mise in forse.
18 Ma perché ’l balenar, come vien, resta,
19 e quel, durando, più e più splendeva,
20 nel mio pensier dicea: ‘Che cosa è questa?’.
21 Ma poiché il lampo, appena appare, subito scompare, mentre quello, continuando, splendeva sempre di più, dentro di me pensavo: 'Che cos'è questa cosa?'. · Versi 19-21
E una melodia dolce correva
22 per l’aere luminoso; onde buon zelo
23 mi fé riprender l’ardimento d’Eva,
24 che là dove ubidia la terra e ’l cielo,
25 femmina, sola e pur testé formata,
26 non sofferse di star sotto alcun velo;
27 Lei che, là dove la terra e il cielo le ubbidivano, unica donna appena creata, non tollerò di restare sotto alcun velo. · Versi 25-27
sotto ’l qual se divota fosse stata,
28 avrei quelle ineffabili delizie
29 sentite prima e più lunga fïata.
30 Mentr’ io m’andava tra tante primizie
31 de l’etterno piacer tutto sospeso,
32 e disïoso ancora a più letizie,
33 dinanzi a noi, tal quale un foco acceso,
34 ci si fé l’aere sotto i verdi rami;
35 e ’l dolce suon per canti era già inteso.
36 O sacrosante Vergini, se fami,
37 freddi o vigilie mai per voi soffersi,
38 cagion mi sprona ch’io mercé vi chiami.
39 O Vergini sacre, se mai ho sofferto fame, freddi o veglie per voi, ora una ragione mi spinge a supplicarvi per ottenere grazia. · Versi 37-39
Or convien che Elicona per me versi,
40 e Uranìe m’aiuti col suo coro
41 forti cose a pensar mettere in versi.
42 Poco più oltre, sette alberi d’oro
43 falsava nel parere il lungo tratto
44 del mezzo ch’era ancor tra noi e loro;
45 ma quand’ i’ fui sì presso di lor fatto,
46 che l’obietto comun, che ’l senso inganna,
47 non perdea per distanza alcun suo atto,
48 la virtù ch’a ragion discorso ammanna,
49 sì com’ elli eran candelabri apprese,
50 e ne le voci del cantare ‘Osanna’.
51 Di sopra fiammeggiava il bello arnese
52 più chiaro assai che luna per sereno
53 di mezza notte nel suo mezzo mese.
54 Io mi rivolsi d’ammirazion pieno
55 al buon Virgilio, ed esso mi rispuose
56 con vista carca di stupor non meno.
57 Indi rendei l’aspetto a l’alte cose
58 che si movieno incontr’ a noi sì tardi,
59 che foran vinte da novelle spose.
60 La donna mi sgridò: «Perché pur ardi
61 sì ne l’affetto de le vive luci,
62 e ciò che vien di retro a lor non guardi?».
63 Genti vid’ io allor, come a lor duci,
64 venire appresso, vestite di bianco;
65 e tal candor di qua già mai non fuci.
66 L’acqua imprendëa dal sinistro fianco,
67 e rendea me la mia sinistra costa,
68 s’io riguardava in lei, come specchio anco.
69 Quand’ io da la mia riva ebbi tal posta,
70 che solo il fiume mi facea distante,
71 per veder meglio ai passi diedi sosta,
72 e vidi le fiammelle andar davante,
73 lasciando dietro a sé l’aere dipinto,
74 e di tratti pennelli avean sembiante;
75 sì che lì sopra rimanea distinto
76 di sette liste, tutte in quei colori
77 onde fa l’arco il Sole e Delia il cinto.
78 Questi ostendali in dietro eran maggiori
79 che la mia vista; e, quanto a mio avviso,
80 diece passi distavan quei di fori.
81 Quegli stendardi, alle mie spalle, erano più grandi di quanto la mia vista potesse cogliere; e, a mio avviso, quelli più esterni distavano dieci passi. · Versi 79-81
Sotto così bel ciel com’ io diviso,
82 ventiquattro seniori, a due a due,
83 coronati venien di fiordaliso.
84 Sotto un cielo così splendente come ho descritto, venivano ventiquattro anziani, a due a due, coronati di gigli. · Versi 82-84
Tutti cantavan: «Benedicta tue
85 ne le figlie d’Adamo, e benedette
86 sieno in etterno le bellezze tue!».
87 Poscia che i fiori e l’altre fresche erbette
88 a rimpetto di me da l’altra sponda
89 libere fuor da quelle genti elette,
90 sì come luce luce in ciel seconda,
91 vennero appresso lor quattro animali,
92 coronati ciascun di verde fronda.
93 Ognuno era pennuto di sei ali;
94 le penne piene d’occhi; e li occhi d’Argo,
95 se fosser vivi, sarebber cotali.
96 A descriver lor forme più non spargo
97 rime, lettor; ch’altra spesa mi strigne,
98 tanto ch’a questa non posso esser largo;
99 Non spendo altri versi, lettore, per descrivere le loro forme; un altro impegno mi stringe, tanto che a questo non posso essere generoso. · Versi 97-99
ma leggi Ezechïel, che li dipigne
100 come li vide da la fredda parte
101 venir con vento e con nube e con igne;
102 Ma leggi Ezechiele, che li descrive come li vide venire dal settentrione, tra vento, nube e fuoco. · Versi 100-102
e quali i troverai ne le sue carte,
103 tali eran quivi, salvo ch’a le penne
104 Giovanni è meco e da lui si diparte.
105 E quali li troverai nelle sue pagine, tali erano lì, salvo che, per quanto riguarda le ali, Giovanni è con me e da lui si diparte. · Versi 103-105
Lo spazio dentro a lor quattro contenne
106 un carro, in su due rote, trïunfale,
107 ch’al collo d’un grifon tirato venne.
108 Esso tendeva in sù l’una e l’altra ale
109 tra la mezzana e le tre e tre liste,
110 sì ch’a nulla, fendendo, facea male.
111 Tanto salivan che non eran viste;
112 le membra d’oro avea quant’ era uccello,
113 e bianche l’altre, di vermiglio miste.
114 Non che Roma di carro così bello
115 rallegrasse Affricano, o vero Augusto,
116 ma quel del Sol saria pover con ello;
117 quel del Sol che, svïando, fu combusto
118 per l’orazion de la Terra devota,
119 quando fu Giove arcanamente giusto.
120 Quello del Sole che, deviando, fu bruciato per la preghiera della Terra devota, quando Giove operò con giustizia nascosta. · Versi 118-120
Tre donne in giro da la destra rota
121 venian danzando; l’una tanto rossa
122 ch’a pena fora dentro al foco nota;
123 l’altr’ era come se le carni e l’ossa
124 fossero state di smeraldo fatte;
125 la terza parea neve testé mossa;
126 e or parëan da la bianca tratte,
127 or da la rossa; e dal canto di questa
128 l’altre toglien l’andare e tarde e ratte.
129 Da la sinistra quattro facean festa,
130 in porpore vestite, dietro al modo
131 d’una di lor ch’avea tre occhi in testa.
132 Appresso tutto il pertrattato nodo
133 vidi due vecchi in abito dispari,
134 ma pari in atto e onesto e sodo.
135 L’un si mostrava alcun de’ famigliari
136 di quel sommo Ipocràte che natura
137 a li animali fé ch’ell’ ha più cari;
138 mostrava l’altro la contraria cura
139 con una spada lucida e aguta,
140 tal che di qua dal rio mi fé paura.
141 Poi vidi quattro in umile paruta;
142 e di retro da tutti un vecchio solo
143 venir, dormendo, con la faccia arguta.
144 E questi sette col primaio stuolo
145 erano abitüati, ma di gigli
146 dintorno al capo non facëan brolo,
147 anzi di rose e d’altri fior vermigli;
148 giurato avria poco lontano aspetto
149 che tutti ardesser di sopra da’ cigli.
150 E quando il carro a me fu a rimpetto,
151 un tuon s’udì, e quelle genti degne
152 parvero aver l’andar più interdetto,
153 fermandosi ivi con le prime insegne.
154 E quando il carro mi fu di fronte, si udì un tuono, e quelle genti degne parvero muoversi ancora più lentamente, fermandosi lì con le prime insegne. · Versi 151-154
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-29