Guida al canto Dove siamo Dante lascia la riva e si addentra nella selva antica del Paradiso terrestre, dove un'aura dolce muove le fronde e gli uccelli cantano tra i rami. Il cammino si arresta davanti a un fiumicello limpido, con l'erba piegata sulla riva sinistra, che sembra separare i due viaggiatori dalla donna soletta apparsa tra i fiori.
Chi incontriamo Matelda è la figura nuova del canto: una donna che canta e coglie fiori lungo la riva. Dante, che la paragona a Proserpina prima del ratto, la interpella e lei spiega come nacque il luogo, perché l'aria è mossa dal vento, come la terra produca piante senza seme e come il fiume sgorghi da una fontana sicura dividendosi in Letè ed Eunoè.
Cosa aspettarsi Dopo il dialogo con Matelda Dante si prepara al passaggio finale del Purgatorio, legato alle due acque che cancellano il peccato e ravvivano il bene. Resta aperta la domanda su come avverrà quel passaggio, che prelude all'incontro con Beatrice e al congedo di Virgilio.
Vago già di cercar dentro e dintorno
1 la divina foresta spessa e viva,
2 ch’a li occhi temperava il novo giorno,
3 sanza più aspettar, lasciai la riva,
4 prendendo la campagna lento lento
5 su per lo suol che d’ogne parte auliva.
6 Un’aura dolce, sanza mutamento
7 avere in sé, mi feria per la fronte
8 non di più colpo che soave vento;
9 per cui le fronde, tremolando, pronte
10 tutte quante piegavano a la parte
11 u’ la prim’ ombra gitta il santo monte;
12 non però dal loro esser dritto sparte
13 tanto, che li augelletti per le cime
14 lasciasser d’operare ogne lor arte;
15 ma con piena letizia l’ore prime,
16 cantando, ricevieno intra le foglie,
17 che tenevan bordone a le sue rime,
18 tal qual di ramo in ramo si raccoglie
19 per la pineta in su ’l lito di Chiassi,
20 quand’ Ëolo scilocco fuor discioglie.
21 In piena letizia, gli uccelli accoglievano cantando le prime ore del mattino tra le foglie, che facevano da basso continuo alle loro melodie, proprio come si sente risuonare di ramo in ramo nella pineta sulla spiaggia di Classe quando Eolo libera lo scirocco. · Versi 16-21
Già m’avean trasportato i lenti passi
22 dentro a la selva antica tanto, ch’io
23 non potea rivedere ond’ io mi ’ntrassi;
24 ed ecco più andar mi tolse un rio,
25 che ’nver’ sinistra con sue picciole onde
26 piegava l’erba che ’n sua ripa uscìo.
27 Tutte l’acque che son di qua più monde,
28 parrieno avere in sé mistura alcuna
29 verso di quella, che nulla nasconde,
30 avvegna che si mova bruna bruna
31 sotto l’ombra perpetüa, che mai
32 raggiar non lascia sole ivi né luna.
33 Coi piè ristetti e con li occhi passai
34 di là dal fiumicello, per mirare
35 la gran varïazion d’i freschi mai;
36 e là m’apparve, sì com’ elli appare
37 subitamente cosa che disvia
38 per maraviglia tutto altro pensare,
39 una donna soletta che si gia
40 e cantando e scegliendo fior da fiore
41 ond’ era pinta tutta la sua via.
42 «Deh, bella donna, che a’ raggi d’amore
43 ti scaldi, s’i’ vo’ credere a’ sembianti
44 che soglion esser testimon del core,
45 vegnati in voglia di trarreti avanti»,
46 diss’ io a lei, «verso questa rivera,
47 tanto ch’io possa intender che tu canti.
48 Allora le dissi: «Oh bella donna, che ti riscaldi ai raggi d'amore, se posso fidarmi dei tuoi sembianti, che di solito sono testimoni del cuore, fatti avanti verso questa riva, così che io possa sentire cosa stai cantando». · Versi 43-48
Tu mi fai rimembrar dove e qual era
49 Proserpina nel tempo che perdette
50 la madre lei, ed ella primavera».
51 Come si volge, con le piante strette
52 a terra e intra sé, donna che balli,
53 e piede innanzi piede a pena mette,
54 volsesi in su i vermigli e in su i gialli
55 fioretti verso me, non altrimenti
56 che vergine che li occhi onesti avvalli;
57 e fece i prieghi miei esser contenti,
58 sì appressando sé, che ’l dolce suono
59 veniva a me co’ suoi intendimenti.
60 Tosto che fu là dove l’erbe sono
61 bagnate già da l’onde del bel fiume,
62 di levar li occhi suoi mi fece dono.
63 Non credo che splendesse tanto lume
64 sotto le ciglia a Venere, trafitta
65 dal figlio fuor di tutto suo costume.
66 Ella ridea da l’altra riva dritta,
67 trattando più color con le sue mani,
68 che l’alta terra sanza seme gitta.
69 Tre passi ci facea il fiume lontani;
70 ma Elesponto, là ’ve passò Serse,
71 ancora freno a tutti orgogli umani,
72 più odio da Leandro non sofferse
73 per mareggiare intra Sesto e Abido,
74 che quel da me perch’ allor non s’aperse.
75 «Voi siete nuovi, e forse perch’ io rido»,
76 cominciò ella, «in questo luogo eletto
77 a l’umana natura per suo nido,
78 maravigliando tienvi alcun sospetto;
79 ma luce rende il salmo Delectasti,
80 che puote disnebbiar vostro intelletto.
81 E tu che se’ dinanzi e mi pregasti,
82 dì s’altro vuoli udir; ch’i’ venni presta
83 ad ogne tua question tanto che basti».
84 «L’acqua», diss’ io, «e ’l suon de la foresta
85 impugnan dentro a me novella fede
86 di cosa ch’io udi’ contraria a questa».
87 Ond’ ella: «Io dicerò come procede
88 per sua cagion ciò ch’ammirar ti face,
89 e purgherò la nebbia che ti fiede.
90 Lo sommo Ben, che solo esso a sé piace,
91 fé l’uom buono e a bene, e questo loco
92 diede per arr’ a lui d’etterna pace.
93 «Il Sommo Bene, che piace solo a sé stesso, creò l'uomo buono e incline al bene, e destinò questo luogo come dimora della sua pace eterna». · Versi 91-93
Per sua difalta qui dimorò poco;
94 per sua difalta in pianto e in affanno
95 cambiò onesto riso e dolce gioco.
96 Perché ’l turbar che sotto da sé fanno
97 l’essalazion de l’acqua e de la terra,
98 che quanto posson dietro al calor vanno,
99 a l’uomo non facesse alcuna guerra,
100 questo monte salìo verso ’l ciel tanto,
101 e libero n’è d’indi ove si serra.
102 Or perché in circuito tutto quanto
103 l’aere si volge con la prima volta,
104 se non li è rotto il cerchio d’alcun canto,
105 in questa altezza ch’è tutta disciolta
106 ne l’aere vivo, tal moto percuote,
107 e fa sonar la selva perch’ è folta;
108 e la percossa pianta tanto puote,
109 che de la sua virtute l’aura impregna
110 e quella poi, girando, intorno scuote;
111 «E la pianta colpita ha tanto vigore da impregnare l'aria della sua virtù, che poi, girando, la diffonde tutt'intorno». · Versi 109-111
e l’altra terra, secondo ch’è degna
112 per sé e per suo ciel, concepe e figlia
113 di diverse virtù diverse legna.
114 Non parrebbe di là poi maraviglia,
115 udito questo, quando alcuna pianta
116 sanza seme palese vi s’appiglia.
117 E saper dei che la campagna santa
118 dove tu se’, d’ogne semenza è piena,
119 e frutto ha in sé che di là non si schianta.
120 L’acqua che vedi non surge di vena
121 che ristori vapor che gel converta,
122 come fiume ch’acquista e perde lena;
123 ma esce di fontana salda e certa,
124 che tanto dal voler di Dio riprende,
125 quant’ ella versa da due parti aperta.
126 Da questa parte con virtù discende
127 che toglie altrui memoria del peccato;
128 da l’altra d’ogne ben fatto la rende.
129 Quinci Letè; così da l’altro lato
130 Eünoè si chiama, e non adopra
131 se quinci e quindi pria non è gustato:
132 a tutti altri sapori esto è di sopra.
133 E avvegna ch’assai possa esser sazia
134 la sete tua perch’ io più non ti scuopra,
135 darotti un corollario ancor per grazia;
136 né credo che ’l mio dir ti sia men caro,
137 se oltre promession teco si spazia.
138 Quelli ch’anticamente poetaro
139 l’età de l’oro e suo stato felice,
140 forse in Parnaso esto loco sognaro.
141 Qui fu innocente l’umana radice;
142 qui primavera sempre e ogne frutto;
143 nettare è questo di che ciascun dice».
144 Io mi rivolsi ’n dietro allora tutto
145 a’ miei poeti, e vidi che con riso
146 udito avëan l’ultimo costrutto;
147 poi a la bella donna torna’ il viso.
148 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-28