Divinità
Diana
Diana, dea vergine della mitologia greca, è citata nel Purgatorio tra gli esempi di castità gridati dalle anime nel settimo girone del Purgatorio.
Profilo
Nel Purgatorio XXV, dopo la fine dell'inno dedicato alla castità, le anime del girone dei lussuriosi gridano ad alta voce esempi di castità, alternando la preghiera cantata a bassa voce con la proclamazione ad alta voce. Il primo esempio è tratto dalla vita di Maria, con le parole «Virum non cognosco», pronunciate dalla Vergine all'Annunciazione. Il secondo esempio, introdotto dal verso «Al bosco», è Diana, descritta dalla nota critica come la dea vergine della mitologia greca, secondo la consueta alternanza tra figure cristiane e figure pagani tipica del poema. Il verso 131, «si tenne Diana, ed Elice caccionne», la menziona direttamente come modello di castità. La nota precisa che si tratta della dea della mitologia greca, identificata attraverso l'episodio in cui ella cacciò dal proprio seguito Elice (Callisto), punita per la sua trasgressione alla castità.
Nel testo
Versi collegati
5 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Purgatorio | Canto XIII | 153 | più di speranza ch’a trovar la Diana; | Apri verso |
| Purgatorio | Canto XXV | 131 | si tenne Diana, ed Elice caccionne | Apri verso |
| Purgatorio | Canto XXIX | 78 | onde fa l’arco il Sole e Delia il cinto. | Apri verso |
| Paradiso | Canto X | 67 | così cinger la figlia di Latona | Apri verso |
| Paradiso | Canto XXIII | 26 | Trivïa ride tra le ninfe etterne | Apri verso |