Guida al canto Dove siamo Siamo al fondo del nono cerchio, sotto la crosta di ghiaccio. Il racconto del conte Ugolino si è appena chiuso con l'immagine straziante dei figli morti di fame nella torre. Subito dopo, Dante e Virgilio procedono tra i dannati della Tolomea, distesi supini sotto il ghiaccio, dove le lacrime si congelano sugli occhi formando una visiera.
Chi incontriamo Il conte Ugolino chiude qui il suo racconto e il suo dialogo con Dante. Entra in scena frate Alberigo, che chiede a Dante di liberargli il viso dal ghiaccio. È lui a svelare la particolarità della Tolomea, dove l'anima cade prima che il corpo sia morto, e a indicare Branca Doria come esempio di chi è già dannato pur essendo ancora vivo nel mondo.
Cosa aspettarsi Dopo l'incontro con Alberigo, il viaggio infernale si avvicina davvero al suo termine. Resta aperto l'enigma del corpo vivo con l'anima già dannata e il turbamento di Dante, che rifiuta di aprire gli occhi al dannato. Il lettore si prepara così all'uscita dall'Inferno, portandosi dietro domande su colpa, tradimento e giustizia.
La bocca sollevò dal fiero pasto
1 quel peccator, forbendola a’ capelli
2 del capo ch’elli avea di retro guasto.
3 Poi cominciò: «Tu vuo’ ch’io rinovelli
4 disperato dolor che ’l cor mi preme
5 già pur pensando, pria ch’io ne favelli.
6 Ma se le mie parole esser dien seme
7 che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo,
8 parlar e lagrimar vedrai insieme.
9 Poi cominciò: «Vuoi che io rinnovi un dolore disperato che già mi opprime il cuore solo a pensarci, prima ancora di raccontarlo. Ma se le mie parole diventeranno seme che porti infamia al traditore che sto rodendo, mi vedrai insieme parlare e piangere». · Versi 4-9
Io non so chi tu se’ né per che modo
10 venuto se’ qua giù; ma fiorentino
11 mi sembri veramente quand’ io t’odo.
12 Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino,
13 e questi è l’arcivescovo Ruggieri:
14 or ti dirò perché i son tal vicino.
15 Che per l’effetto de’ suo’ mai pensieri,
16 fidandomi di lui, io fossi preso
17 e poscia morto, dir non è mestieri;
18 però quel che non puoi avere inteso,
19 cioè come la morte mia fu cruda,
20 udirai, e saprai s’e’ m’ha offeso.
21 «Che io, per effetto dei suoi malvagi pensieri, fidandomi di lui, sia stato catturato e poi messo a morte, non c'è bisogno di dirtelo; ma ciò che non puoi aver saputo, cioè come fu crudele la mia morte, lo sentirai, e capirai se lui mi ha offeso». · Versi 16-21
Breve pertugio dentro da la Muda,
22 la qual per me ha ’l titol de la fame,
23 e che conviene ancor ch’altrui si chiuda,
24 m’avea mostrato per lo suo forame
25 più lune già, quand’ io feci ’l mal sonno
26 che del futuro mi squarciò ’l velame.
27 Una piccola apertura nella torre della Muda, che per causa mia porta il titolo della fame e che dovrà essere sbarrata anche per altri, mi aveva fatto vedere attraverso il suo foro già parecchie lune, quando feci il sogno malvagio che mi squarciò il velo del futuro. · Versi 22-27
Questi pareva a me maestro e donno,
28 cacciando il lupo e ’ lupicini al monte
29 per che i Pisan veder Lucca non ponno.
30 Con cagne magre, studïose e conte
31 Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi
32 s’avea messi dinanzi da la fronte.
33 Aveva messo davanti a sé, come cagne magre, addestrate e abili, i Gualandi, i Sismondi e i Lanfranchi. · Versi 31-33
In picciol corso mi parieno stanchi
34 lo padre e ’ figli, e con l’agute scane
35 mi parea lor veder fender li fianchi.
36 Quando fui desto innanzi la dimane,
37 pianger senti’ fra ’l sonno i miei figliuoli
38 ch’eran con meco, e dimandar del pane.
39 Ben se’ crudel, se tu già non ti duoli
40 pensando ciò che ’l mio cor s’annunziava;
41 e se non piangi, di che pianger suoli?
42 Già eran desti, e l’ora s’appressava
43 che ’l cibo ne solëa essere addotto,
44 e per suo sogno ciascun dubitava;
45 Erano già svegli, e si avvicinava l'ora in cui di solito veniva portato il cibo; e ciascuno, a causa del proprio sogno, era in ansia. · Versi 43-45
e io senti’ chiavar l’uscio di sotto
46 a l’orribile torre; ond’ io guardai
47 nel viso a’ mie’ figliuoi sanza far motto.
48 Io non piangëa, sì dentro impetrai:
49 piangevan elli; e Anselmuccio mio
50 disse: “Tu guardi sì, padre! che hai?”.
51 Perciò non lagrimai né rispuos’ io
52 tutto quel giorno né la notte appresso,
53 infin che l’altro sol nel mondo uscìo.
54 Come un poco di raggio si fu messo
55 nel doloroso carcere, e io scorsi
56 per quattro visi il mio aspetto stesso,
57 ambo le man per lo dolor mi morsi;
58 ed ei, pensando ch’io ’l fessi per voglia
59 di manicar, di sùbito levorsi
60 e disser: “Padre, assai ci fia men doglia
61 se tu mangi di noi: tu ne vestisti
62 queste misere carni, e tu le spoglia”.
63 Ed essi, pensando che lo facessi per voglia di mangiare, si alzarono subito dicendo: «Padre, sarà per noi meno doloroso se tu mangi di noi: tu ci hai rivestito di queste misere carni, e tu spogliale». · Versi 58-63
Queta’mi allor per non farli più tristi;
64 lo dì e l’altro stemmo tutti muti;
65 ahi dura terra, perché non t’apristi?
66 Poscia che fummo al quarto dì venuti,
67 Gaddo mi si gittò disteso a’ piedi,
68 dicendo: “Padre mio, ché non m’aiuti?”.
69 Quando fummo arrivati al quarto giorno, Gaddo mi si gettò disteso ai piedi, dicendo: «Padre mio, perché non mi aiuti?». · Versi 67-69
Quivi morì; e come tu mi vedi,
70 vid’ io cascar li tre ad uno ad uno
71 tra ’l quinto dì e ’l sesto; ond’ io mi diedi,
72 già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
73 e due dì li chiamai, poi che fur morti.
74 Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno».
75 Lì morì; e come tu mi vedi, vidi io cadere gli altri tre uno dopo l'altro tra il quinto giorno e il sesto; perciò mi diedi, ormai cieco, a brancolare sopra ciascuno, e per due giorni li chiamai, dopo che furono morti. Poi, più del dolore, poté la fame. · Versi 70-75
Quand’ ebbe detto ciò, con li occhi torti
76 riprese ’l teschio misero co’ denti,
77 che furo a l’osso, come d’un can, forti.
78 Quando ebbe detto questo, con gli occhi storti riprese il cranio sventurato con i denti, che furono forti fino all'osso, come quelli di un cane. · Versi 76-78
Ahi Pisa, vituperio de le genti
79 del bel paese là dove ’l sì suona,
80 poi che i vicini a te punir son lenti,
81 muovasi la Capraia e la Gorgona,
82 e faccian siepe ad Arno in su la foce,
83 sì ch’elli annieghi in te ogne persona!
84 Ahi Pisa, vergogna delle genti del bel paese dove si pronuncia il sì, dato che i tuoi vicini sono lenti a punirti, si muovano la Capraia e la Gorgona, e facciano barriera all'Arno alla foce, così che esso annegni in te ogni persona! · Versi 79-84
Che se ’l conte Ugolino aveva voce
85 d’aver tradita te de le castella,
86 non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.
87 Innocenti facea l’età novella,
88 novella Tebe, Uguiccione e ’l Brigata
89 e li altri due che ’l canto suso appella.
90 Perché se il conte Ugolino aveva fama di averti tradito cedendoti le fortezze, non dovevi tu sottoporre a un tale supplizio i suoi figli. La giovane età li rendeva innocenti, novella Tebe: Uguiccione, il Brigata e gli altri due che il canto di sopra nomina. · Versi 85-90
Noi passammo oltre, là ’ve la gelata
91 ruvidamente un’altra gente fascia,
92 non volta in giù, ma tutta riversata.
93 Noi proseguimmo il cammino, là dove la superficie gelata fascia aspramente un'altra schiera di dannati, non rivolta in giù, ma completamente distesa sulla schiena. · Versi 91-93
Lo pianto stesso lì pianger non lascia,
94 e ’l duol che truova in su li occhi rintoppo,
95 si volge in entro a far crescer l’ambascia;
96 ché le lagrime prime fanno groppo,
97 e sì come visiere di cristallo,
98 rïempion sotto ’l ciglio tutto il coppo.
99 Il pianto stesso lì non li lascia piangere, e il dolore che trova un ostacolo sugli occhi si gira dentro a far crescere l'angoscia; perché le prime lacrime si addensano e, come visiere di cristallo, riempiono sotto il ciglio tutto lo spazio. · Versi 94-99
E avvegna che, sì come d’un callo,
100 per la freddura ciascun sentimento
101 cessato avesse del mio viso stallo,
102 già mi parea sentire alquanto vento;
103 per ch’io: «Maestro mio, questo chi move?
104 non è qua giù ogne vapore spento?».
105 E sebbene, come per un callo, a causa del freddo ogni sensibilità avesse ormai abbandonato il mio viso, già mi pareva di sentire un po' di vento: per cui dissi: «Maestro mio, questo chi lo muove? Non è qua giù ogni vapore spento?». · Versi 100-105
Ond’ elli a me: «Avaccio sarai dove
106 di ciò ti farà l’occhio la risposta,
107 veggendo la cagion che ’l fiato piove».
108 E un de’ tristi de la fredda crosta
109 gridò a noi: «O anime crudeli
110 tanto che data v’è l’ultima posta,
111 levatemi dal viso i duri veli,
112 sì ch’ïo sfoghi ’l duol che ’l cor m’impregna,
113 un poco, pria che ’l pianto si raggeli».
114 E uno dei dannati nella fredda crosta gridò a noi: «O anime crudeli, dato che vi è stata assegnata l'ultima dimora, toglietemi dal viso i duri veli, così che io sfoghi un po' il dolore che mi grava il cuore, prima che il pianto si geli del tutto». · Versi 109-114
Per ch’io a lui: «Se vuo’ ch’i’ ti sovvegna,
115 dimmi chi se’, e s’io non ti disbrigo,
116 al fondo de la ghiaccia ir mi convegna».
117 Per cui gli dissi: «Se vuoi che io ti aiuti, dimmi chi sei, e se non ti soccorro, mi converrà scendere fino in fondo al lago ghiacciato». · Versi 115-117
Rispuose adunque: «I’ son frate Alberigo;
118 i’ son quel da le frutta del mal orto,
119 che qui riprendo dattero per figo».
120 «Oh», diss’ io lui, «or se’ tu ancor morto?».
121 Ed elli a me: «Come ’l mio corpo stea
122 nel mondo sù, nulla scïenza porto.
123 Cotal vantaggio ha questa Tolomea,
124 che spesse volte l’anima ci cade
125 innanzi ch’Atropòs mossa le dea.
126 E perché tu più volentier mi rade
127 le ’nvetrïate lagrime dal volto,
128 sappie che, tosto che l’anima trade
129 Poi aggiunse: «Questa Tolomea ha questo vantaggio: spesso l'anima vi cade prima che Atropo le dia la spinta. E perché tu sia più volentieri disposto a grattarmi via dal volto le lacrime diventate vetro, sappi che, non appena l'anima tradisce come feci io, il suo corpo viene preso da un demonio, che poi lo governa finché tutto il suo tempo sia trascorso». · Versi 124-129
come fec’ ïo, il corpo suo l’è tolto
130 da un demonio, che poscia il governa
131 mentre che ’l tempo suo tutto sia vòlto.
132 Ella ruina in sì fatta cisterna;
133 e forse pare ancor lo corpo suso
134 de l’ombra che di qua dietro mi verna.
135 «L'anima precipita in questa cisterna, e forse il corpo appare ancora di sopra come l'ombra di qualcuno che dietro di me sverna qui. Tu devi saperlo, se sei appena arrivato giù: è ser Branca Doria, e sono passati più anni da quando fu rinchiuso così». · Versi 130-135
Tu ’l dei saper, se tu vien pur mo giuso:
136 elli è ser Branca Doria, e son più anni
137 poscia passati ch’el fu sì racchiuso».
138 «Io credo», diss’ io lui, «che tu m’inganni;
139 ché Branca Doria non morì unquanche,
140 e mangia e bee e dorme e veste panni».
141 Gli dissi: «Credo che tu mi stia ingannando, perché Branca Doria non è ancora morto: mangia, beve, dorme e porta vestiti». · Versi 136-141
«Nel fosso sù», diss’ el, «de’ Malebranche,
142 là dove bolle la tenace pece,
143 non era ancora giunto Michel Zanche,
144 che questi lasciò il diavolo in sua vece
145 nel corpo suo, ed un suo prossimano
146 che ’l tradimento insieme con lui fece.
147 Mi rispose: «Nel fossato sopra dei Malebranche, dove bolle la pece tenace, non era ancora arrivato Michel Zanche, quando costui lasciò il diavolo al posto suo nel suo corpo, insieme a un suo parente che compì il tradimento con lui». · Versi 142-147
Ma distendi oggimai in qua la mano;
148 aprimi li occhi». E io non gliel’ apersi;
149 e cortesia fu lui esser villano.
150 Ahi Genovesi, uomini diversi
151 d’ogne costume e pien d’ogne magagna,
152 perché non siete voi del mondo spersi?
153 Ché col peggiore spirto di Romagna
154 trovai di voi un tal, che per sua opra
155 in anima in Cocito già si bagna,
156 e in corpo par vivo ancor di sopra.
157 Ahi Genovesi, uomini diversi da ogni costume e pieni di ogni vizio, perché non siete stati cacciati dal mondo? Perché con il peggiore spirito di Romagna ho trovato uno di voi tale che, per le sue azioni, sta già scontando la pena con l'anima nel Cocito, mentre con il corpo appare vivo ancora di sopra. · Versi 151-157
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/inferno/canto-33