Sovrani e nobili

Anselmuccio

Figlio del primogenito di Ugolino della Gherardesca, è il più giovane dei due nipoti del conte, prigioniero con lui nella torre della Muda e morto di inedia dopo il quinto giorno.

Profilo

Anselmuccio è ricordato da Ugolino tra i figli che, con lui rinchiusi nella torre, morirono di fame. Egli è il più giovane dei due nipoti del conte, figlio del suo primogenito, e il suo nome compare nella scena del pianto e del silenzio pietrificato del padre. La tradizione e le cronache lo designano con la stessa forma diminutiva usata da Dante, che qui ne sottolinea il valore affettivo accostandola al possessivo «mio». Dante lo annovera tra coloro che Ugolino, già cieco per l'inedia, continuò a chiamare a tentoni dopo averli visti morire ad uno ad uno tra il quinto e il sesto giorno, e lo colloca tra i «garzoni», presentandolo – secondo la nota critica – con l'età giovanile su cui è costruita l'intera scena della torre. La sua innocenza è partecipe della tragica invocazione di Ugolino contro Pisa.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XXXIII50piangevan elli; e Anselmuccio mioApri verso