Guida al canto Dove siamo I due pellegrini hanno appena lasciato la schiera degli scomunicati e attaccano la parete rocciosa ai piedi del monte, la cui salita è paragonata a scalare San Leo, scendere a Noli o salire con i piedi su Bismantova o Cacume. Dante, preso dall'ascolto, non si accorge che il sole è salito di cinquanta gradi. Quando raggiungono un primo terrazzino, si siedono rivolti a levante e Dante nota, stupito, che la luce lo colpisce da sinistra, segno che la montagna è nell'emisfero australe.
Chi incontriamo Su quel ripiano trova riparo un gruppetto di anime negligenti, sedute all'ombra dietro un grande masso. Una di loro, che sembra la più svogliata, abbracciando le ginocchia con il viso chino, si rivela essere Belacqua, figura fiorentina cara a Dante. Riconosciutolo, il poeta lo chiama per nome, e Belacqua risponde con la sua solita indolenza, confermando la propria identità.
Cosa aspettarsi Belacqua spiega perché resta fermo: l'angelo portinaio non lo lascerebbe salire, perché attese troppo tardi il pentimento; dovrà restare fuori per un tempo pari a quello in cui ritardò il pentimento stesso, a meno che qualcuno preghi per lui. Il dialogo lascia a Dante la domanda concreta del valore della preghiera dei vivi per le anime pigre, mentre Virgilio lo richiama: è già mezzogiorno, il sole scende e bisogna riprendere la salita.
Quando per dilettanze o ver per doglie,
1 che alcuna virtù nostra comprenda,
2 l’anima bene ad essa si raccoglie,
3 par ch’a nulla potenza più intenda;
4 e questo è contra quello error che crede
5 ch’un’anima sovr’ altra in noi s’accenda.
6 E però, quando s’ode cosa o vede
7 che tegna forte a sé l’anima volta,
8 vassene ’l tempo e l’uom non se n’avvede;
9 ch’altra potenza è quella che l’ascolta,
10 e altra è quella c’ha l’anima intera:
11 questa è quasi legata e quella è sciolta.
12 Di ciò ebb’ io esperïenza vera,
13 udendo quello spirto e ammirando;
14 ché ben cinquanta gradi salito era
15 lo sole, e io non m’era accorto, quando
16 venimmo ove quell’ anime ad una
17 gridaro a noi: «Qui è vostro dimando».
18 Io stesso ne feci un'esperienza autentica: stavo ascoltando quello spirito con stupore, e il sole era salito di ben cinquanta gradi senza che io me ne fossi reso conto, quando arrivammo dove un gruppo di anime gridò insieme verso di noi: «Questo è il punto che cercate!». · Versi 13-18
Maggiore aperta molte volte impruna
19 con una forcatella di sue spine
20 l’uom de la villa quando l’uva imbruna,
21 che non era la calla onde salìne
22 lo duca mio, e io appresso, soli,
23 come da noi la schiera si partìne.
24 Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
25 montasi su in Bismantova e ’n Cacume
26 con esso i piè; ma qui convien ch’om voli;
27 L'apertura era così stretta che un contadino, quando l'uva diventa scura, ne ricaverebbe un varco più ampio solo con un piccolo falcetto da potatura. E la salita era più ripida che lo scalare San Leo, lo scendere a Noli, o salire con i piedi su Bismantova o Cacume: qui bisognava volare. · Versi 25-27
dico con l’ale snelle e con le piume
28 del gran disio, di retro a quel condotto
29 che speranza mi dava e facea lume.
30 Noi salavam per entro ’l sasso rotto,
31 e d’ogne lato ne stringea lo stremo,
32 e piedi e man volea il suol di sotto.
33 Poi che noi fummo in su l’orlo suppremo
34 de l’alta ripa, a la scoperta piaggia,
35 «Maestro mio», diss’ io, «che via faremo?».
36 Quando fummo sul bordo più alto della ripida parete, sulla spianata scoperta, dissi: «Maestro mio, che strada prenderemo?». · Versi 34-36
Ed elli a me: «Nessun tuo passo caggia;
37 pur su al monte dietro a me acquista,
38 fin che n’appaia alcuna scorta saggia».
39 Lo sommo er’ alto che vincea la vista,
40 e la costa superba più assai
41 che da mezzo quadrante a centro lista.
42 Io era lasso, quando cominciai:
43 «O dolce padre, volgiti, e rimira
44 com’ io rimango sol, se non restai».
45 Io ero ormai senza fiato, quando cominciai a dire: «Caro padre, voltati e guarda come rimango indietro, solo, se non ti fermi ad aspettarmi». · Versi 43-45
«Figliuol mio», disse, «infin quivi ti tira»,
46 additandomi un balzo poco in sùe
47 che da quel lato il poggio tutto gira.
48 Sì mi spronaron le parole sue,
49 ch’i’ mi sforzai carpando appresso lui,
50 tanto che ’l cinghio sotto i piè mi fue.
51 A seder ci ponemmo ivi ambedui
52 vòlti a levante ond’ eravam saliti,
53 che suole a riguardar giovare altrui.
54 Li occhi prima drizzai ai bassi liti;
55 poscia li alzai al sole, e ammirava
56 che da sinistra n’eravam feriti.
57 Ben s’avvide il poeta ch’ïo stava
58 stupido tutto al carro de la luce,
59 ove tra noi e Aquilone intrava.
60 Ond’ elli a me: «Se Castore e Poluce
61 fossero in compagnia di quello specchio
62 che sù e giù del suo lume conduce,
63 tu vedresti il Zodïaco rubecchio
64 ancora a l’Orse più stretto rotare,
65 se non uscisse fuor del cammin vecchio.
66 Come ciò sia, se ’l vuoi poter pensare,
67 dentro raccolto, imagina Sïòn
68 con questo monte in su la terra stare
69 Virgilio proseguì: «Se vuoi capire come ciò avvenga, raccogliti dentro di te e immagina che Gerusalemme e questo monte si trovino sulla terra in modo che abbiano lo stesso orizzonte, ma emisferi opposti». · Versi 67-69
sì, ch’amendue hanno un solo orizzòn
70 e diversi emisperi; onde la strada
71 che mal non seppe carreggiar Fetòn,
72 vedrai come a costui convien che vada
73 da l’un, quando a colui da l’altro fianco,
74 se lo ’ntelletto tuo ben chiaro bada».
75 «Certo, maestro mio,» diss’ io, «unquanco
76 non vid’ io chiaro sì com’ io discerno
77 là dove mio ingegno parea manco,
78 Io dissi: «Certo, maestro mio, mai ho visto con tanta chiarezza come adesso, proprio dove il mio intelletto sembrava prima incapace». · Versi 76-78
che ’l mezzo cerchio del moto superno,
79 che si chiama Equatore in alcun’ arte,
80 e che sempre riman tra ’l sole e ’l verno,
81 per la ragion che di’, quinci si parte
82 verso settentrïon, quanto li Ebrei
83 vedevan lui verso la calda parte.
84 Ma se a te piace, volontier saprei
85 quanto avemo ad andar; ché ’l poggio sale
86 più che salir non posson li occhi miei».
87 Ed elli a me: «Questa montagna è tale,
88 che sempre al cominciar di sotto è grave;
89 e quant’ om più va sù, e men fa male.
90 Però, quand’ ella ti parrà soave
91 tanto, che sù andar ti fia leggero
92 com’ a seconda giù andar per nave,
93 allor sarai al fin d’esto sentiero;
94 quivi di riposar l’affanno aspetta.
95 Più non rispondo, e questo so per vero».
96 E com’ elli ebbe sua parola detta,
97 una voce di presso sonò: «Forse
98 che di sedere in pria avrai distretta!».
99 Al suon di lei ciascun di noi si torse,
100 e vedemmo a mancina un gran petrone,
101 del qual né io né ei prima s’accorse.
102 Al suono di quella voce, sia io che lui ci voltammo, e scorgemmo alla nostra sinistra un grande masso, che né io né lui avevamo notato prima. · Versi 100-102
Là ci traemmo; e ivi eran persone
103 che si stavano a l’ombra dietro al sasso
104 come l’uom per negghienza a star si pone.
105 E un di lor, che mi sembiava lasso,
106 sedeva e abbracciava le ginocchia,
107 tenendo ’l viso giù tra esse basso.
108 E uno di loro, che mi sembrava molto stanco, stava seduto con le braccia intorno alle ginocchia, tenendo il viso abbassato tra di esse. · Versi 106-108
«O dolce segnor mio», diss’ io, «adocchia
109 colui che mostra sé più negligente
110 che se pigrizia fosse sua serocchia».
111 Allor si volse a noi e puose mente,
112 movendo ’l viso pur su per la coscia,
113 e disse: «Or va tu sù, che se’ valente!».
114 Allora quello si voltò verso di noi e ci osservò, alzando il viso lungo la coscia, e disse: «Vai pure avanti tu, che sei così pieno di energie!». · Versi 112-114
Conobbi allor chi era, e quella angoscia
115 che m’avacciava un poco ancor la lena,
116 non m’impedì l’andare a lui; e poscia
117 ch’a lui fu’ giunto, alzò la testa a pena,
118 dicendo: «Hai ben veduto come ’l sole
119 da l’omero sinistro il carro mena?».
120 Li atti suoi pigri e le corte parole
121 mosser le labbra mie un poco a riso;
122 poi cominciai: «Belacqua, a me non dole
123 di te omai; ma dimmi: perché assiso
124 quiritto se’? attendi tu iscorta,
125 o pur lo modo usato t’ha’ ripriso?».
126 Ed elli: «O frate, andar in sù che porta?
127 ché non mi lascerebbe ire a’ martìri
128 l’angel di Dio che siede in su la porta.
129 Prima convien che tanto il ciel m’aggiri
130 di fuor da essa, quanto fece in vita,
131 per ch’io ’ndugiai al fine i buon sospiri,
132 se orazïone in prima non m’aita
133 che surga sù di cuor che in grazia viva;
134 l’altra che val, che ’n ciel non è udita?».
135 E già il poeta innanzi mi saliva,
136 e dicea: «Vienne omai; vedi ch’è tocco
137 meridïan dal sole e a la riva
138 cuopre la notte già col piè Morrocco».
139 Intanto la mia guida era già ripartita e saliva davanti a me, dicendo: «Vieni ormai, vedi che il sole ha toccato il mezzogiorno e la notte sta già coprendo con il suo piede la riva del Marocco». · Versi 136-139
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
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