Storico
Belacqua
Liutaio fiorentino, vicino di casa di Dante, noto per la sua proverbiale pigrizia. Nell'Antipurgatorio è tra le anime dei negligenti, sedute e abbandonate presso un masso, in attesa di poter entrare nel Purgatorio vero e proprio.
Profilo
Belacqua è un cittadino fiorentino, artefice di liuti e chitarre, con il quale Dante fu assai dimestico. Le fonti antiche tramandano che fosse il più pigro uomo che fosse mai, tanto da restare seduto in bottega dal mattino fino al momento di andare a desinare e a dormire. Un soprannome è attestato per il nome Duccio di Bonavia, abitante nel quartiere di San Procolo, dunque vicino alle case degli Alighieri in San Martino, ancora vivo nel 1298 e risultato già morto nel 1302. Negli archivi fiorentini l'identificazione con il personaggio dantesco appare molto probabile. L'incontro con Dante avviene nell'Antipurgatorio, dove Belacqua siede con altre anime negligenti, che dovranno attendere fuori della porta tanto tempo quanto durò la loro vita, prima che l'angelo di Dio ne permetta l'ingresso alle pene espiatorie. Il dialogo tra i due fiorentini si svolge con una schermaglia delicata di motti e battute, in cui Belacqua replica all'osservazione di Dante e afferma di non poter far altro che aspettare.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Purgatorio | Canto IV | 123 | poi cominciai: «Belacqua, a me non dole | Apri verso |