Guida al canto Dove siamo Dante è ancora nella sfera della Luna, in Paradiso. Due domande urgono dentro di lui, entrambe legate a ciò che ha appena visto: se la violenza subita scemi il merito del voto, e perché le anime sembrino tornare alle stelle come scrisse Platone. Egli tace, ma il desiderio gli si dipinge in viso, e Beatrice lo legge.
Chi incontriamo Beatrice è la vera protagonista del canto: qui diventa per la prima volta maestra esplicita, rispondendo punto per punto con dottrina e immagini, come Daniele con Nabuccodonosor. Piccarda e Costanza non rientrano in scena: Beatrice le cita solo come riferimenti per sciogliere un'apparente contraddizione sulla forza del voto. Virgilio è assente.
Cosa aspettarsi Dopo la lezione, Dante si riprende e pone una nuova domanda: si possono compensare i voti mancati con altre opere buone? Beatrice lo guarda con occhi pieni di faville d'amore così accesi che lui quasi si perde. Resta l'attesa del distacco dalla Luna e dell'ascesa alla sfera successiva, quella di Mercurio.
Intra due cibi, distanti e moventi
1 d’un modo, prima si morria di fame,
2 che liber’ omo l’un recasse ai denti;
3 sì si starebbe un agno intra due brame
4 di fieri lupi, igualmente temendo;
5 sì si starebbe un cane intra due dame:
6 per che, s’i’ mi tacea, me non riprendo,
7 da li miei dubbi d’un modo sospinto,
8 poi ch’era necessario, né commendo.
9 Perciò non mi rimprovero se tacevo, spinto nello stesso modo dai miei dubbi, dato che era necessario; anzi, lo approvo. · Versi 7-9
Io mi tacea, ma ’l mio disir dipinto
10 m’era nel viso, e ’l dimandar con ello,
11 più caldo assai che per parlar distinto.
12 Io restavo in silenzio, ma il mio desiderio era dipinto sul volto, insieme alla domanda, molto più intenso di qualsiasi parola ordinata. · Versi 10-12
Fé sì Beatrice qual fé Danïello,
13 Nabuccodonosor levando d’ira,
14 che l’avea fatto ingiustamente fello;
15 e disse: «Io veggio ben come ti tira
16 uno e altro disio, sì che tua cura
17 sé stessa lega sì che fuor non spira.
18 Tu argomenti: “Se ’l buon voler dura,
19 la vïolenza altrui per qual ragione
20 di meritar mi scema la misura?”.
21 Ancor di dubitar ti dà cagione
22 parer tornarsi l’anime a le stelle,
23 secondo la sentenza di Platone.
24 Queste son le question che nel tuo velle
25 pontano igualmente; e però pria
26 tratterò quella che più ha di felle.
27 D’i Serafin colui che più s’india,
28 Moïsè, Samuel, e quel Giovanni
29 che prender vuoli, io dico, non Maria,
30 non hanno in altro cielo i loro scanni
31 che questi spirti che mo t’appariro,
32 né hanno a l’esser lor più o meno anni;
33 "Il più ardente tra i Serafini, Mosè, Samuele e quel Giovanni che tu vorresti prendere – intendo dire Giovanni, non Maria – non occupano un cielo diverso da questi spiriti che ti sono appena apparsi, né hanno più o meno anni della loro esistenza". · Versi 28-33
ma tutti fanno bello il primo giro,
34 e differentemente han dolce vita
35 per sentir più e men l’etterno spiro.
36 Qui si mostraro, non perché sortita
37 sia questa spera lor, ma per far segno
38 de la celestïal c’ha men salita.
39 Così parlar conviensi al vostro ingegno,
40 però che solo da sensato apprende
41 ciò che fa poscia d’intelletto degno.
42 Per questo la Scrittura condescende
43 a vostra facultate, e piedi e mano
44 attribuisce a Dio e altro intende;
45 e Santa Chiesa con aspetto umano
46 Gabrïel e Michel vi rappresenta,
47 e l’altro che Tobia rifece sano.
48 "Per questo la Scrittura si adatta alla vostra capacità e attribuisce a Dio piedi e mani, intendendo altro; e la santa Chiesa vi rappresenta Gabriele, Michele e l'arcangelo che guarì Tobia con sembianze umane". · Versi 43-48
Quel che Timeo de l’anime argomenta
49 non è simile a ciò che qui si vede,
50 però che, come dice, par che senta.
51 "Quello che Timeo sostiene sulle anime non corrisponde a ciò che si vede qui, perché, stando alle sue parole, sembra che la pensi così". · Versi 49-51
Dice che l’alma a la sua stella riede,
52 credendo quella quindi esser decisa
53 quando natura per forma la diede;
54 e forse sua sentenza è d’altra guisa
55 che la voce non suona, ed esser puote
56 con intenzion da non esser derisa.
57 S’elli intende tornare a queste ruote
58 l’onor de la influenza e ’l biasmo, forse
59 in alcun vero suo arco percuote.
60 Questo principio, male inteso, torse
61 già tutto il mondo quasi, sì che Giove,
62 Mercurio e Marte a nominar trascorse.
63 "Questo principio, inteso male, un tempo traviò quasi tutto il mondo, tanto che si finì per chiamare con nomi divini Giove, Mercurio e Marte". · Versi 61-63
L’altra dubitazion che ti commove
64 ha men velen, però che sua malizia
65 non ti poria menar da me altrove.
66 Parere ingiusta la nostra giustizia
67 ne li occhi d’i mortali, è argomento
68 di fede e non d’eretica nequizia.
69 Ma perché puote vostro accorgimento
70 ben penetrare a questa veritate,
71 come disiri, ti farò contento.
72 Se vïolenza è quando quel che pate
73 nïente conferisce a quel che sforza,
74 non fuor quest’ alme per essa scusate:
75 ché volontà, se non vuol, non s’ammorza,
76 ma fa come natura face in foco,
77 se mille volte vïolenza il torza.
78 "La volontà, se non vuole, non si spegne, ma fa come la natura fa nel fuoco: anche se la violenza la piega mille volte, continua a operare". · Versi 76-78
Per che, s’ella si piega assai o poco,
79 segue la forza; e così queste fero
80 possendo rifuggir nel santo loco.
81 "Perciò, se cede un po' o molto, segue la forza esterna; e così fecero queste anime, pur potendo rifugiarsi nel santo luogo". · Versi 79-81
Se fosse stato lor volere intero,
82 come tenne Lorenzo in su la grada,
83 e fece Muzio a la sua man severo,
84 così l’avria ripinte per la strada
85 ond’ eran tratte, come fuoro sciolte;
86 ma così salda voglia è troppo rada.
87 E per queste parole, se ricolte
88 l’hai come dei, è l’argomento casso
89 che t’avria fatto noia ancor più volte.
90 Ma or ti s’attraversa un altro passo
91 dinanzi a li occhi, tal che per te stesso
92 non usciresti: pria saresti lasso.
93 Io t’ho per certo ne la mente messo
94 ch’alma beata non poria mentire,
95 però ch’è sempre al primo vero appresso;
96 e poi potesti da Piccarda udire
97 che l’affezion del vel Costanza tenne;
98 sì ch’ella par qui meco contradire.
99 Molte fïate già, frate, addivenne
100 che, per fuggir periglio, contra grato
101 si fé di quel che far non si convenne;
102 come Almeone, che, di ciò pregato
103 dal padre suo, la propria madre spense,
104 per non perder pietà si fé spietato.
105 "Come Alcmeone, che, pregato dal padre, uccise la propria madre per non perdere la pietà, diventando spietato". · Versi 103-105
A questo punto voglio che tu pense
106 che la forza al voler si mischia, e fanno
107 sì che scusar non si posson l’offense.
108 Voglia assoluta non consente al danno;
109 ma consentevi in tanto in quanto teme,
110 se si ritrae, cadere in più affanno.
111 Però, quando Piccarda quello spreme,
112 de la voglia assoluta intende, e io
113 de l’altra; sì che ver diciamo insieme».
114 "Perciò, quando Piccarda esprime quel concetto, intende la volontà piena, e io intendo l'altra; così entrambi diciamo il vero". · Versi 112-114
Cotal fu l’ondeggiar del santo rio
115 ch’uscì del fonte ond’ ogne ver deriva;
116 tal puose in pace uno e altro disio.
117 «O amanza del primo amante, o diva»,
118 diss’ io appresso, «il cui parlar m’inonda
119 e scalda sì, che più e più m’avviva,
120 non è l’affezion mia tanto profonda,
121 che basti a render voi grazia per grazia;
122 ma quei che vede e puote a ciò risponda.
123 Dissi subito dopo: "O amata dal primo amante, o diva, il cui parlare mi inonda e mi scalda tanto da darmi vita sempre nuova, la mia devozione non è così profonda da potervi rendere grazia per grazia; ma chi vede e può, risponda a questo per me". · Versi 118-123
Io veggio ben che già mai non si sazia
124 nostro intelletto, se ’l ver non lo illustra
125 di fuor dal qual nessun vero si spazia.
126 Posasi in esso, come fera in lustra,
127 tosto che giunto l’ha; e giugner puollo:
128 se non, ciascun disio sarebbe frustra.
129 Nasce per quello, a guisa di rampollo,
130 a piè del vero il dubbio; ed è natura
131 ch’al sommo pinge noi di collo in collo.
132 Questo m’invita, questo m’assicura
133 con reverenza, donna, a dimandarvi
134 d’un’altra verità che m’è oscura.
135 "Questo mi incoraggia e mi dà sicurezza, con rispetto, donna, a chiedervi un'altra verità che per me è oscura". · Versi 133-135
Io vo’ saper se l’uom può sodisfarvi
136 ai voti manchi sì con altri beni,
137 ch’a la vostra statera non sien parvi».
138 Beatrice mi guardò con li occhi pieni
139 di faville d’amor così divini,
140 che, vinta, mia virtute diè le reni,
141 e quasi mi perdei con li occhi chini.
142 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/paradiso/canto-4