Divinità

Venere

Dea dell'amore, ricordata da Dante nel canto XXVIII del Purgatorio come trafitta da Cupido per la vicenda di Adone.

Profilo

La scheda documenta esclusivamente la menzione di Venere nel Purgatorio XXVIII, v. 65, dove l'azione dello sguardo di Matelda è paragonata alla dea trafitta dal figlio. Secondo la nota autorizzata al medesimo canto, Venere fu colpita da una freccia di Cupido casualmente, come narra Ovidio nelle Metamorfosi (X 525 sgg.), e s'innamorò perdutamente di Adone; la nota chiarisce inoltre che il richiamo ovidiano serve a marcare il tema dell'amore che traspare dalla figura di Matelda, descritta da Dante fin dai primi versi. La nota precisa che l'espressione «fuor di tutto suo costume» allude verosimilmente al fatto che Cupido trafisse Venere senza volerlo, senza accorgersene, mentre il suo costume era di colpire deliberatamente il bersaglio.

Nel testo

Versi collegati

2 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
PurgatorioCanto XXV132che di Venere avea sentito il tòsco».Apri verso
PurgatorioCanto XXVIII65sotto le ciglia a Venere, trafittaApri verso