Mitologico
Leandro
Giovane innamorato del mito greco, ricordato da Dante nel Purgatorio come termine di paragone: attraversava a nuoto l'Ellesponto per raggiungere l'amata Ero, finché il mare in tempesta non glielo impedì.
Profilo
Leandro è menzionato da Dante nel Purgatorio (XXVIII, v. 73) come esempio celebre di innamorato: «più odio da Leandro non sofferse», riferito al mare in tempesta che gli impediva di raggiungere l'amata Ero, la quale abitava sull'altra sponda dell'Ellesponto. Secondo la nota al canto XXVIII, Leandro attraversava ogni notte a nuoto lo stretto fra Sesto e Abido per recarsi da Ero, ma durante le tempeste la traversata era impossibile; nei versi ovidiani da lui più volte lamenta la furia delle onde e del vento che lo trattengono a riva. Dante adotta la sua vicenda come similitudine per descrivere il breve tratto d'acqua che separa il poeta da Matelda, ostacolato dal vento dopo il passaggio di Matelda. La collocazione nel viaggio dantesco è dunque quella del Purgatorio terreno, ma Leandro non è una figura in scena: è evocato come termine di paragone mitico.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Purgatorio | Canto XXVIII | 73 | più odio da Leandro non sofferse | Apri verso |