Guida al canto Dove siamo Il gruppo è al termine della settima cornice, davanti al fiume di fiamma che chiude l'ultimo girone del Purgatorio. Il sole è ormai basso e l'ombra del corpo vivo di Dante cade sul fuoco. Un angelo, fermo sulla riva, intona il Beati mundo corde e avverte che nessuno entra senza essere morso dalla fiamma. È l'ultimo ostacolo prima della scala che porta in cima alla montagna.
Chi incontriamo L'angelo sulla riva del fuoco, che canta e indica la via. Virgilio convince Dante a entrare, ricordando Gherione, e per la prima volta si rivolge direttamente a Stazio, che finora aveva viaggiato in silenzio e ora chiude il gruppo. Nel sogno notturno appare Lia, che si adorna di fiori per specchiarsi, in contrasto con la sorella Rachele tutta rivolta alla visione.
Cosa aspettarsi Dopo l'attraversamento del fuoco, il riposo sui tre scalini e il sogno, Dante giunge nell'Eden terrestre. Qui Virgilio pronuncia il suo commiato, dichiara finito il proprio compito e cede il passo a Beatrice. Il lettore si prepara al ritorno della donna e a una scena di giudizio e pentimento, non più di penitenza tra fiamme.
Sì come quando i primi raggi vibra
1 là dove il suo fattor lo sangue sparse,
2 cadendo Ibero sotto l’alta Libra,
3 e l’onde in Gange da nona rïarse,
4 sì stava il sole; onde ’l giorno sen giva,
5 come l’angel di Dio lieto ci apparse.
6 Fuor de la fiamma stava in su la riva,
7 e cantava ‘Beati mundo corde!’
8 in voce assai più che la nostra viva.
9 Poscia «Più non si va, se pria non morde,
10 anime sante, il foco: intrate in esso,
11 e al cantar di là non siate sorde»,
12 ci disse come noi li fummo presso;
13 per ch’io divenni tal, quando lo ’ntesi,
14 qual è colui che ne la fossa è messo.
15 Poi ci disse, quando gli fummo vicini: 'Non si può andare oltre, anime sante, se prima il fuoco non vi morde: entrate dentro, e non siate sorde al canto che viene da quella parte'. Io, sentendo queste parole, impallidii come chi viene calato in una tomba. · Versi 10-15
In su le man commesse mi protesi,
16 guardando il foco e imaginando forte
17 umani corpi già veduti accesi.
18 Volsersi verso me le buone scorte;
19 e Virgilio mi disse: «Figliuol mio,
20 qui può esser tormento, ma non morte.
21 Ricorditi, ricorditi! E se io
22 sovresso Gerïon ti guidai salvo,
23 che farò ora presso più a Dio?
24 Le mie guide si voltarono verso di me, e Virgilio mi disse: 'Figlio mio, qui dentro si può soffrire, ma non si muore. Ricordatene, ricordatene! Se ti ho condotto in salvo sopra Gerione, cosa potrò fare ora che siamo più vicini a Dio?'. · Versi 19-24
Credi per certo che se dentro a l’alvo
25 di questa fiamma stessi ben mille anni,
26 non ti potrebbe far d’un capel calvo.
27 E se tu forse credi ch’io t’inganni,
28 fatti ver’ lei, e fatti far credenza
29 con le tue mani al lembo d’i tuoi panni.
30 'Stai pur certo che, anche se restassi dentro questa fiamma per mille anni, non riuscirebbe a bruciarti neppure un capello. E se per caso pensi che ti stia ingannando, avvicinati a lei e fatti fare una prova, toccando con le tue mani l'orlo del tuo mantello'. · Versi 25-30
Pon giù omai, pon giù ogne temenza;
31 volgiti in qua e vieni: entra sicuro!».
32 E io pur fermo e contra coscïenza.
33 Quando mi vide star pur fermo e duro,
34 turbato un poco disse: «Or vedi, figlio:
35 tra Bëatrice e te è questo muro».
36 Quando mi vide restare fermo e ostinato, disse un po' turbato: 'Ebbene, figlio, vedi: tra Beatrice e te c'è solo questo muro'. · Versi 34-36
Come al nome di Tisbe aperse il ciglio
37 Piramo in su la morte, e riguardolla,
38 allor che ’l gelso diventò vermiglio;
39 così, la mia durezza fatta solla,
40 mi volsi al savio duca, udendo il nome
41 che ne la mente sempre mi rampolla.
42 Come Piramo, sentendo il nome di Tisbe, aprì gli occhi sulla morte e la guardò nell'attimo in cui il gelso diventò rosso, così la mia durezza, una volta intenerita, mi fece voltare verso il saggio Virgilio, udendo quel nome che continua a germogliarmi dentro. · Versi 37-42
Ond’ ei crollò la fronte e disse: «Come!
43 volenci star di qua?»; indi sorrise
44 come al fanciul si fa ch’è vinto al pome.
45 Poi dentro al foco innanzi mi si mise,
46 pregando Stazio che venisse retro,
47 che pria per lunga strada ci divise.
48 Sì com’ fui dentro, in un bogliente vetro
49 gittato mi sarei per rinfrescarmi,
50 tant’ era ivi lo ’ncendio sanza metro.
51 Quindi entrò nel fuoco davanti a me, pregando Stazio di venire dietro, lui che prima ci aveva divisi camminando a lungo per un'altra strada. Appena fui dentro, mi sarei gettato in un calderone di vetro bollente per rinfrescarmi, tanto era senza misura l'incendio che ardeva lì. · Versi 46-51
Lo dolce padre mio, per confortarmi,
52 pur di Beatrice ragionando andava,
53 dicendo: «Li occhi suoi già veder parmi».
54 Guidavaci una voce che cantava
55 di là; e noi, attenti pur a lei,
56 venimmo fuor là ove si montava.
57 Il mio dolce padre, per darmi coraggio, continuava a parlare di Beatrice, dicendo: 'Mi sembra di vedere già i suoi occhi'. Una voce che cantava ci guidava dall'altra parte; e noi, restando attenti a lei, uscimmo dove si riprendeva a salire. · Versi 52-57
‘Venite, benedicti Patris mei’,
58 sonò dentro a un lume che lì era,
59 tal che mi vinse e guardar nol potei.
60 «Lo sol sen va», soggiunse, «e vien la sera;
61 non v’arrestate, ma studiate il passo,
62 mentre che l’occidente non si annera».
63 'Venite, benedetti del Padre mio': la voce risuonava dentro a una luce che splendeva lì, così forte da vincermi e impedirmi di fissarla. Poi aggiunse: 'Il sole se ne va e arriva la sera; non fermatevi, ma affrettate il passo prima che l'occidente diventi buio'. · Versi 58-63
Dritta salia la via per entro ’l sasso
64 verso tal parte ch’io toglieva i raggi
65 dinanzi a me del sol ch’era già basso.
66 E di pochi scaglion levammo i saggi,
67 che ’l sol corcar, per l’ombra che si spense,
68 sentimmo dietro e io e li miei saggi.
69 La salita saliva dritta attraverso la roccia in una direzione tale che intercettavo i raggi del sole, ormai basso, davanti a me. Percepimmo ben presto, io e i miei due compagni, che il sole stava tramontando, perché l'ombra alle nostre spalle scomparve. · Versi 64-69
E pria che ’n tutte le sue parti immense
70 fosse orizzonte fatto d’uno aspetto,
71 e notte avesse tutte sue dispense,
72 ciascun di noi d’un grado fece letto;
73 ché la natura del monte ci affranse
74 la possa del salir più e ’l diletto.
75 E prima che l'orizzonte, nella sua immensità, fosse uniforme da ogni parte e la notte avesse distribuito tutte le sue tenebre, ciascuno di noi fece di un gradino il proprio letto: la conformazione del monte ci tolse la forza e il piacere di salire oltre. · Versi 70-75
Quali si stanno ruminando manse
76 le capre, state rapide e proterve
77 sovra le cime avante che sien pranse,
78 tacite a l’ombra, mentre che ’l sol ferve,
79 guardate dal pastor, che ’n su la verga
80 poggiato s’è e lor di posa serve;
81 Come stanno ferme a ruminare le capre, che sono state rapide e scalmanate sulle cime prima di pascolare, silenziose all'ombra, mentre il sole infuoca, sorvegliate dal pastore appoggiato al suo bastone che veglia sul loro riposo. · Versi 76-81
e quale il mandrïan che fori alberga,
82 lungo il pecuglio suo queto pernotta,
83 guardando perché fiera non lo sperga;
84 tali eravamo tutti e tre allotta,
85 io come capra, ed ei come pastori,
86 fasciati quinci e quindi d’alta grotta.
87 E come il mandriano che alloggia all'aperto, trascorre la notte tranquillo accanto al suo gregge, badando a difenderlo dalle belve; così eravamo tutti e tre in quel momento, io simile a una capra e loro ai pastori, chiusi tra le alte pareti della roccia. · Versi 82-87
Poco parer potea lì del di fori;
88 ma, per quel poco, vedea io le stelle
89 di lor solere e più chiare e maggiori.
90 Sì ruminando e sì mirando in quelle,
91 mi prese il sonno; il sonno che sovente,
92 anzi che ’l fatto sia, sa le novelle.
93 Da lì si poteva vedere ben poco della luce esterna; ma, in quello spiraglio, scorgevo le stelle più luminose e più grandi del solito. Continuando a ruminare e a contemplarle, mi vinse il sonno: quel sonno che spesso conosce le novità prima che accadano. · Versi 88-93
Ne l’ora, credo, che de l’orïente
94 prima raggiò nel monte Citerea,
95 che di foco d’amor par sempre ardente,
96 giovane e bella in sogno mi parea
97 donna vedere andar per una landa
98 cogliendo fiori; e cantando dicea:
99 Mi parve, in sogno, di vedere - nell'ora in cui, credo, Venere, che sembra sempre ardere di amore, manda i suoi primi raggi sul monte - una giovane e bellissima donna che passeggiava in un prato cogliendo fiori; e cantando diceva. · Versi 94-99
«Sappia qualunque il mio nome dimanda
100 ch’i’ mi son Lia, e vo movendo intorno
101 le belle mani a farmi una ghirlanda.
102 Per piacermi a lo specchio, qui m’addorno;
103 ma mia suora Rachel mai non si smaga
104 dal suo miraglio, e siede tutto giorno.
105 Ell’ è d’i suoi belli occhi veder vaga
106 com’ io de l’addornarmi con le mani;
107 lei lo vedere, e me l’ovrare appaga».
108 'Sappia chiunque mi chieda il mio nome che io sono Lia, e vado in giro muovendo le mie belle mani per intrecciarmi una ghirlanda. Per piacermi davanti allo specchio, mi adorno qui; ma mia sorella Rachele non si stacca mai dal suo, e ci sta seduta tutto il giorno. Lei ama contemplare i suoi begli occhi come io amo adornarmi con le mani: a lei basta guardare, a me basta operare'. · Versi 100-108
E già per li splendori antelucani,
109 che tanto a’ pellegrin surgon più grati,
110 quanto, tornando, albergan men lontani,
111 le tenebre fuggian da tutti lati,
112 e ’l sonno mio con esse; ond’ io leva’mi,
113 veggendo i gran maestri già levati.
114 E già, per effetto delle luci che precedono l'alba - che sono tanto più gradite ai pellegrini quanto più vicina è la meta dove alloggeranno al ritorno - le tenebre fuggivano da ogni lato, e insieme a esse svanì il mio sonno; così mi alzai, vedendo che i miei due maestri erano già in piedi. · Versi 109-114
«Quel dolce pome che per tanti rami
115 cercando va la cura de’ mortali,
116 oggi porrà in pace le tue fami».
117 Virgilio inverso me queste cotali
118 parole usò; e mai non furo strenne
119 che fosser di piacere a queste iguali.
120 Virgilio mi rivolse queste parole: 'Quel frutto dolce che la cura degli uomini insegue per tanti rami, oggi calmerà la tua fame'. Mai, prima di allora, mi era stato offerto un dono che mi desse la stessa gioia. · Versi 115-120
Tanto voler sopra voler mi venne
121 de l’esser sù, ch’ad ogne passo poi
122 al volo mi sentia crescer le penne.
123 Come la scala tutta sotto noi
124 fu corsa e fummo in su ’l grado superno,
125 in me ficcò Virgilio li occhi suoi,
126 Mi venne una tale voglia di salire, che a ogni passo sentivo di avere ali che mi crescevano per il volo. Una volta percorsa tutta la scala e arrivati all'ultimo gradino, Virgilio puntò su di me i suoi occhi. · Versi 121-126
e disse: «Il temporal foco e l’etterno
127 veduto hai, figlio; e se’ venuto in parte
128 dov’ io per me più oltre non discerno.
129 Tratto t’ho qui con ingegno e con arte;
130 lo tuo piacere omai prendi per duce;
131 fuor se’ de l’erte vie, fuor se’ de l’arte.
132 E disse: 'Figlio, hai visto il fuoco temporale e quello eterno; e sei giunto in un punto dove io, da solo, non riesco a vedere oltre. Fin qui ti ho portato con il mio ingegno e la mia abilità; d'ora in poi prendi come guida il tuo desiderio: sei fuori dalle strade ripide, sei fuori da ogni trucco'. · Versi 127-132
Vedi lo sol che ’n fronte ti riluce;
133 vedi l’erbette, i fiori e li arbuscelli
134 che qui la terra sol da sé produce.
135 Mentre che vegnan lieti li occhi belli
136 che, lagrimando, a te venir mi fenno,
137 seder ti puoi e puoi andar tra elli.
138 Poi aggiunse: 'Guarda il sole che ti brilla sulla fronte; guarda l'erba, i fiori e gli arbusti che qui la terra produce da sola. Mentre tornano gli occhi belli che, piangendo, fecero muovere me verso di te, puoi sederti o camminare tra loro'. · Versi 133-138
Non aspettar mio dir più né mio cenno;
139 libero, dritto e sano è tuo arbitrio,
140 e fallo fora non fare a suo senno:
141 per ch’io te sovra te corono e mitrio».
142 Poi aggiunse ancora: 'Non aspettare più i miei ordini né i miei segnali: il tuo arbitrio è libero, diritto e sano, e sarebbe un errore non farlo agire di testa sua: per questo ti incorono e ti investo di te stesso'. · Versi 139-142
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
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