Mitologico
Piramo
Giovane babilonese della mitologia ovidiana, protagonista di un amore contrastato e di morte suicida presso un gelso, richiamato da Dante come termine di paragone in Purgatorio XXVII e XXXIII.
Profilo
Piramo è la figura maschile della celebre favola ovidiana ripresa da Dante come immagine comparativa, non come personaggio in scena. In Purgatorio XXVII, v. 38, il poeta lo menziona accanto a Tisbe per descrivere un animo che, al nome dell'amata, si volge a guardarla già presso la morte: «Piramo in su la morte, e riguardolla». La nota autorizzata al medesimo canto riepiloga la vicenda tratta da Ovidio, Metamorfosi IV 55-166: i due giovani babilonesi, ostacolati dalle famiglie, si danno appuntamento presso un gelso; Tisbe, giunta prima, fugge per una leonessa perdendo il velo; Piramo, credendola uccisa, si trafigge con la spada; Tisbe, tornata, lo chiama e lui riapre gli occhi morenti. In Purgatorio XXXIII, v. 69, Piramo torna come termine di paragone per il piacere che macchia la mente, richiamando il sangue dell'eroe che tinse i fiori del gelso. La figura resta dunque un termine di similitudine e non è collocabile in alcun cerchio, cornice o cielo del viaggio.
Nel testo
Versi collegati
2 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Purgatorio | Canto XXVII | 38 | Piramo in su la morte, e riguardolla, | Apri verso |
| Purgatorio | Canto XXXIII | 69 | e ’l piacer loro un Piramo a la gelsa, | Apri verso |