← Canto XXVI

天堂篇, 第二十七歌

Canto XXVIII →

圣彼得的怒斥与升入恒星天

诗歌导读

我们身在何处

但丁仍在第八重天,即第一动天,众圣者在其中歌唱三位一体。引导信仰审问的三盏火焰之第三盏——圣彼得的火焰——因义愤而愈发明亮。整片天穹随之泛红,宛如日出或日落时被阳光映染的云朵。场景以方位的转换为终结:碧翠丝使但丁转身,将大地指给他看,指出尤利西斯遭遇船难的地点,以及伽倪墨得斯劫走欧罗巴之处。

我们遇见谁

圣彼得,他的火焰涨红,因为他要谴责那些将他的坟墓变成污秽之所的教皇,以及那些把天国的钥匙当作战旗的继任者。碧翠丝面色转白,仿佛基督受难时天空所现的日蚀;随后她为但丁解释第一动天的结构——作为宇宙静止的中心,它由爱所推动。除了彼得与林诺、克莱图斯并举殉道的西克斯图斯、庇护、加里斯都与乌尔班诸教皇以作对比之外,并无其他历史人物登场。

期待什么

在怒斥与宇宙论讲解之后,碧翠丝预言教会即将获得救赎——这常被解读为一位足以纠正其航向的改革者的到来。但丁随后被从恒星天攫取而出:这是向天国的过渡,旅程的物质性全然让位于纯粹的默观。究竟谁将实现这一承诺的转变,问题依然悬而未决。

阅读本篇

天堂篇 · 第二十七歌
释义

‘Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo’,

1

cominciò, ‘gloria!’, tutto ’l paradiso,

2

sì che m’inebrïava il dolce canto.

3

Ciò ch’io vedeva mi sembiava un riso

4

de l’universo; per che mia ebbrezza

5

intrava per l’udire e per lo viso.

6

Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!

7

oh vita intègra d’amore e di pace!

8

oh sanza brama sicura ricchezza!

9

Dinanzi a li occhi miei le quattro face

10

stavano accese, e quella che pria venne

11

incominciò a farsi più vivace,

12

e tal ne la sembianza sua divenne,

13

qual diverrebbe Iove, s’elli e Marte

14

fossero augelli e cambiassersi penne.

15

La provedenza, che quivi comparte

16

vice e officio, nel beato coro

17

silenzio posto avea da ogne parte,

18

quand’ ïo udi’: «Se io mi trascoloro,

19

non ti maravigliar, ché, dicend’ io,

20

vedrai trascolorar tutti costoro.

21

Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,

22

il luogo mio, il luogo mio, che vaca

23

ne la presenza del Figliuol di Dio,

24

fatt’ ha del cimitero mio cloaca

25

del sangue e de la puzza; onde ’l perverso

26

che cadde di qua sù, là giù si placa».

27

Di quel color che per lo sole avverso

28

nube dipigne da sera e da mane,

29

vid’ ïo allora tutto ’l ciel cosperso.

30

E come donna onesta che permane

31

di sé sicura, e per l’altrui fallanza,

32

pur ascoltando, timida si fane,

33

così Beatrice trasmutò sembianza;

34

e tale eclissi credo che ’n ciel fue

35

quando patì la supprema possanza.

36

Poi procedetter le parole sue

37

con voce tanto da sé trasmutata,

38

che la sembianza non si mutò piùe:

39

«Non fu la sposa di Cristo allevata

40

del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,

41

per essere ad acquisto d’oro usata;

42

ma per acquisto d’esto viver lieto

43

e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano

44

sparser lo sangue dopo molto fleto.

45

Non fu nostra intenzion ch’a destra mano

46

d’i nostri successor parte sedesse,

47

parte da l’altra del popol cristiano;

48

né che le chiavi che mi fuor concesse,

49

divenisser signaculo in vessillo

50

che contra battezzati combattesse;

51

né ch’io fossi figura di sigillo

52

a privilegi venduti e mendaci,

53

ond’ io sovente arrosso e disfavillo.

54

In vesta di pastor lupi rapaci

55

si veggion di qua sù per tutti i paschi:

56

o difesa di Dio, perché pur giaci?

57

Del sangue nostro Caorsini e Guaschi

58

s’apparecchian di bere: o buon principio,

59

a che vil fine convien che tu caschi!

60

Ma l’alta provedenza, che con Scipio

61

difese a Roma la gloria del mondo,

62

soccorrà tosto, sì com’ io concipio;

63

e tu, figliuol, che per lo mortal pondo

64

ancor giù tornerai, apri la bocca,

65

e non asconder quel ch’io non ascondo».

66

Sì come di vapor gelati fiocca

67

in giuso l’aere nostro, quando ’l corno

68

de la capra del ciel col sol si tocca,

69

in sù vid’ io così l’etera addorno

70

farsi e fioccar di vapor trïunfanti

71

che fatto avien con noi quivi soggiorno.

72

Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,

73

e seguì fin che ’l mezzo, per lo molto,

74

li tolse il trapassar del più avanti.

75

Onde la donna, che mi vide assolto

76

de l’attendere in sù, mi disse: «Adima

77

il viso e guarda come tu se’ vòlto».

78

Da l’ora ch’ïo avea guardato prima

79

i’ vidi mosso me per tutto l’arco

80

che fa dal mezzo al fine il primo clima;

81

sì ch’io vedea di là da Gade il varco

82

folle d’Ulisse, e di qua presso il lito

83

nel qual si fece Europa dolce carco.

84

E più mi fora discoverto il sito

85

di questa aiuola; ma ’l sol procedea

86

sotto i mie’ piedi un segno e più partito.

87

La mente innamorata, che donnea

88

con la mia donna sempre, di ridure

89

ad essa li occhi più che mai ardea;

90

e se natura o arte fé pasture

91

da pigliare occhi, per aver la mente,

92

in carne umana o ne le sue pitture,

93

tutte adunate, parrebber nïente

94

ver’ lo piacer divin che mi refulse,

95

quando mi volsi al suo viso ridente.

96

E la virtù che lo sguardo m’indulse,

97

del bel nido di Leda mi divelse,

98

e nel ciel velocissimo m’impulse.

99

Le parti sue vivissime ed eccelse

100

sì uniforme son, ch’i’ non so dire

101

qual Bëatrice per loco mi scelse.

102

Ma ella, che vedëa ’l mio disire,

103

incominciò, ridendo tanto lieta,

104

che Dio parea nel suo volto gioire:

105

«La natura del mondo, che quïeta

106

il mezzo e tutto l’altro intorno move,

107

quinci comincia come da sua meta;

108

e questo cielo non ha altro dove

109

che la mente divina, in che s’accende

110

l’amor che ’l volge e la virtù ch’ei piove.

111

Luce e amor d’un cerchio lui comprende,

112

sì come questo li altri; e quel precinto

113

colui che ’l cinge solamente intende.

114

Non è suo moto per altro distinto,

115

ma li altri son mensurati da questo,

116

sì come diece da mezzo e da quinto;

117

e come il tempo tegna in cotal testo

118

le sue radici e ne li altri le fronde,

119

omai a te può esser manifesto.

120

Oh cupidigia che i mortali affonde

121

sì sotto te, che nessuno ha podere

122

di trarre li occhi fuor de le tue onde!

123

Ben fiorisce ne li uomini il volere;

124

ma la pioggia continüa converte

125

in bozzacchioni le sosine vere.

126

Fede e innocenza son reperte

127

solo ne’ parvoletti; poi ciascuna

128

pria fugge che le guance sian coperte.

129

Tale, balbuzïendo ancor, digiuna,

130

che poi divora, con la lingua sciolta,

131

qualunque cibo per qualunque luna;

132

e tal, balbuzïendo, ama e ascolta

133

la madre sua, che, con loquela intera,

134

disïa poi di vederla sepolta.

135

Così si fa la pelle bianca nera

136

nel primo aspetto de la bella figlia

137

di quel ch’apporta mane e lascia sera.

138

Tu, perché non ti facci maraviglia,

139

pensa che ’n terra non è chi governi;

140

onde sì svïa l’umana famiglia.

141

Ma prima che gennaio tutto si sverni

142

per la centesma ch’è là giù negletta,

143

raggeran sì questi cerchi superni,

144

che la fortuna che tanto s’aspetta,

145

le poppe volgerà u’ son le prore,

146

sì che la classe correrà diretta;

147

e vero frutto verrà dopo ’l fiore».

148