诗歌导读
我们身在何处
但丁已与贝阿特丽切一同越过了第一推动天,此刻置身于恒星天,可感世界在此让位于纯粹的天使观照。在他面前出现一个无比强烈的光点,九道火环围绕着它旋转,速度由内而外递减——最内者最窄,最外者最宽。整个幻象如同一面点燃的镜子:朝圣者悬停其间,急于弄懂是何种秩序支配着这些环转。
我们遇见谁
贝阿特丽切是本歌唯一的发声者:她解释了为何这些天上的环圈看起来与可感世界中的秩序相颠倒,并阐明天球之大小取决于其德能,而非外观。随后她逐一介绍三品天使合唱团,提及曾如她一般为这些品级命名并加以区分的狄奥尼修,并追忆说格里高利一世在此天界睁开慧眼时,曾自嘲地发笑,因为自己曾将天使品级作过不同的编排。
期待什么
贝阿特丽切在解释之后,将一把理解物理之天与天使之天关系的钥匙交到但丁手中:至福源于'观看',而非'爱'。而关于最外一圈——那里众福者的行列正预备在《天堂篇》最后一幕登场——的问题,则留待下文揭晓。
Poscia che ’ncontro a la vita presente
1d’i miseri mortali aperse ’l vero
2quella che ’mparadisa la mia mente,
3come in lo specchio fiamma di doppiero
4vede colui che se n’alluma retro,
5prima che l’abbia in vista o in pensiero,
6e sé rivolge per veder se ’l vetro
7li dice il vero, e vede ch’el s’accorda
8con esso come nota con suo metro;
9così la mia memoria si ricorda
10ch’io feci riguardando ne’ belli occhi
11onde a pigliarmi fece Amor la corda.
12E com’ io mi rivolsi e furon tocchi
13li miei da ciò che pare in quel volume,
14quandunque nel suo giro ben s’adocchi,
15un punto vidi che raggiava lume
16acuto sì, che ’l viso ch’elli affoca
17chiuder conviensi per lo forte acume;
18e quale stella par quinci più poca,
19parrebbe luna, locata con esso
20come stella con stella si collòca.
21Forse cotanto quanto pare appresso
22alo cigner la luce che ’l dipigne
23quando ’l vapor che ’l porta più è spesso,
24distante intorno al punto un cerchio d’igne
25si girava sì ratto, ch’avria vinto
26quel moto che più tosto il mondo cigne;
27e questo era d’un altro circumcinto,
28e quel dal terzo, e ’l terzo poi dal quarto,
29dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.
30Sopra seguiva il settimo sì sparto
31già di larghezza, che ’l messo di Iuno
32intero a contenerlo sarebbe arto.
33Così l’ottavo e ’l nono; e chiascheduno
34più tardo si movea, secondo ch’era
35in numero distante più da l’uno;
36e quello avea la fiamma più sincera
37cui men distava la favilla pura,
38credo, però che più di lei s’invera.
39La donna mia, che mi vedëa in cura
40forte sospeso, disse: «Da quel punto
41depende il cielo e tutta la natura.
42Mira quel cerchio che più li è congiunto;
43e sappi che ’l suo muovere è sì tosto
44per l’affocato amore ond’ elli è punto».
45E io a lei: «Se ’l mondo fosse posto
46con l’ordine ch’io veggio in quelle rote,
47sazio m’avrebbe ciò che m’è proposto;
48ma nel mondo sensibile si puote
49veder le volte tanto più divine,
50quant’ elle son dal centro più remote.
51Onde, se ’l mio disir dee aver fine
52in questo miro e angelico templo
53che solo amore e luce ha per confine,
54udir convienmi ancor come l’essemplo
55e l’essemplare non vanno d’un modo,
56ché io per me indarno a ciò contemplo».
57«Se li tuoi diti non sono a tal nodo
58sufficïenti, non è maraviglia:
59tanto, per non tentare, è fatto sodo!».
60Così la donna mia; poi disse: «Piglia
61quel ch’io ti dicerò, se vuo’ saziarti;
62e intorno da esso t’assottiglia.
63Li cerchi corporai sono ampi e arti
64secondo il più e ’l men de la virtute
65che si distende per tutte lor parti.
66Maggior bontà vuol far maggior salute;
67maggior salute maggior corpo cape,
68s’elli ha le parti igualmente compiute.
69Dunque costui che tutto quanto rape
70l’altro universo seco, corrisponde
71al cerchio che più ama e che più sape:
72per che, se tu a la virtù circonde
73la tua misura, non a la parvenza
74de le sustanze che t’appaion tonde,
75tu vederai mirabil consequenza
76di maggio a più e di minore a meno,
77in ciascun cielo, a süa intelligenza».
78Come rimane splendido e sereno
79l’emisperio de l’aere, quando soffia
80Borea da quella guancia ond’ è più leno,
81per che si purga e risolve la roffia
82che pria turbava, sì che ’l ciel ne ride
83con le bellezze d’ogne sua paroffia;
84così fec’ïo, poi che mi provide
85la donna mia del suo risponder chiaro,
86e come stella in cielo il ver si vide.
87E poi che le parole sue restaro,
88non altrimenti ferro disfavilla
89che bolle, come i cerchi sfavillaro.
90L’incendio suo seguiva ogne scintilla;
91ed eran tante, che ’l numero loro
92più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.
93Io sentiva osannar di coro in coro
94al punto fisso che li tiene a li ubi,
95e terrà sempre, ne’ quai sempre fuoro.
96E quella che vedëa i pensier dubi
97ne la mia mente, disse: «I cerchi primi
98t’hanno mostrato Serafi e Cherubi.
99Così veloci seguono i suoi vimi,
100per somigliarsi al punto quanto ponno;
101e posson quanto a veder son soblimi.
102Quelli altri amori che ’ntorno li vonno,
103si chiaman Troni del divino aspetto,
104per che ’l primo ternaro terminonno;
105e dei saper che tutti hanno diletto
106quanto la sua veduta si profonda
107nel vero in che si queta ogne intelletto.
108Quinci si può veder come si fonda
109l’esser beato ne l’atto che vede,
110non in quel ch’ama, che poscia seconda;
111e del vedere è misura mercede,
112che grazia partorisce e buona voglia:
113così di grado in grado si procede.
114L’altro ternaro, che così germoglia
115in questa primavera sempiterna
116che notturno Arïete non dispoglia,
117perpetüalemente ‘Osanna’ sberna
118con tre melode, che suonano in tree
119ordini di letizia onde s’interna.
120In essa gerarcia son l’altre dee:
121prima Dominazioni, e poi Virtudi;
122l’ordine terzo di Podestadi èe.
123Poscia ne’ due penultimi tripudi
124Principati e Arcangeli si girano;
125l’ultimo è tutto d’Angelici ludi.
126Questi ordini di sù tutti s’ammirano,
127e di giù vincon sì, che verso Dio
128tutti tirati sono e tutti tirano.
129E Dïonisio con tanto disio
130a contemplar questi ordini si mise,
131che li nomò e distinse com’ io.
132Ma Gregorio da lui poi si divise;
133onde, sì tosto come li occhi aperse
134in questo ciel, di sé medesmo rise.
135E se tanto secreto ver proferse
136mortale in terra, non voglio ch’ammiri:
137ché chi ’l vide qua sù gliel discoperse
138con altro assai del ver di questi giri».
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