Guida al canto Dove siamo Siamo nella terza cornice del Purgatorio, quella degli iracondi. Un fumo nero e denso avvolge i due viaggiatori e impedisce di vedere: Dante cammina a tentoni, tenendosi alla spalla di Virgilio come un cieco dietro alla sua guida. Il calare della sera acuisisce la sensazione di cecità. Già si sente, in lontananza, il chiarore dell'angelo che annuncia il passaggio al gradino superiore.
Chi incontriamo Entra in scena Marco Lombardo, la prima anima che parla a Dante in questa cornice. Gli si rivolge subito, incuriosito da un vivo che fende il fumo. Marco è la voce politica del canto: per mestiere conobbe il mondo e ora è lui a spiegare perché il male dilaga, come se la giustizia umana fosse svanita. Virgilio, in ombra, tace e lascia che sia l'anima a rispondere.
Cosa aspettarsi Dal dialogo con Marco nasce il nodo del canto: se tutto dipende dal cielo, perché il mondo è corrotto? La risposta è netta: il libero arbitrio esiste, ma serve un freno, e quel freno oggi vacilla. Dante esce dal fumo pronto a salire, con una domanda in più sul rapporto tra cielo, leggi e responsabilità umana.
Buio d’inferno e di notte privata
1 d’ogne pianeto, sotto pover cielo,
2 quant’ esser può di nuvol tenebrata,
3 L'oscurità dell'inferno e di una notte senza stelle, sotto un cielo misero, per quanto può essere carica di nubi nere, non avrebbe steso sui miei occhi un velo così spesso. · Versi 1-3
non fece al viso mio sì grosso velo
4 come quel fummo ch’ivi ci coperse,
5 né a sentir di così aspro pelo,
6 che l’occhio stare aperto non sofferse;
7 onde la scorta mia saputa e fida
8 mi s’accostò e l’omero m’offerse.
9 Sì come cieco va dietro a sua guida
10 per non smarrirsi e per non dar di cozzo
11 in cosa che ’l molesti, o forse ancida,
12 m’andava io per l’aere amaro e sozzo,
13 ascoltando il mio duca che diceva
14 pur: «Guarda che da me tu non sia mozzo».
15 Io sentia voci, e ciascuna pareva
16 pregar per pace e per misericordia
17 l’Agnel di Dio che le peccata leva.
18 Pur ‘Agnus Dei’ eran le loro essordia;
19 una parola in tutte era e un modo,
20 sì che parea tra esse ogne concordia.
21 «Quei sono spirti, maestro, ch’i’ odo?»,
22 diss’ io. Ed elli a me: «Tu vero apprendi,
23 e d’iracundia van solvendo il nodo».
24 "Maestro, quelli sono spiriti, quelli che sento?", chiesi io. Ed egli a me: "Indovini: stanno sciogliendo il nodo dell'ira". · Versi 22-24
«Or tu chi se’ che ’l nostro fummo fendi,
25 e di noi parli pur come se tue
26 partissi ancor lo tempo per calendi?».
27 Così per una voce detto fue;
28 onde ’l maestro mio disse: «Rispondi,
29 e domanda se quinci si va sùe».
30 E io: «O creatura che ti mondi
31 per tornar bella a colui che ti fece,
32 maraviglia udirai, se mi secondi».
33 «Io ti seguiterò quanto mi lece»,
34 rispuose; «e se veder fummo non lascia,
35 l’udir ci terrà giunti in quella vece».
36 Allora incominciai: «Con quella fascia
37 che la morte dissolve men vo suso,
38 e venni qui per l’infernale ambascia.
39 E se Dio m’ha in sua grazia rinchiuso,
40 tanto che vuol ch’i’ veggia la sua corte
41 per modo tutto fuor del moderno uso,
42 non mi celar chi fosti anzi la morte,
43 ma dilmi, e dimmi s’i’ vo bene al varco;
44 e tue parole fier le nostre scorte».
45 «Lombardo fui, e fu’ chiamato Marco;
46 del mondo seppi, e quel valore amai
47 al quale ha or ciascun disteso l’arco.
48 Per montar sù dirittamente vai».
49 Così rispuose, e soggiunse: «I’ ti prego
50 che per me prieghi quando sù sarai».
51 E io a lui: «Per fede mi ti lego
52 di far ciò che mi chiedi; ma io scoppio
53 dentro ad un dubbio, s’io non me ne spiego.
54 Prima era scempio, e ora è fatto doppio
55 ne la sentenza tua, che mi fa certo
56 qui, e altrove, quello ov’ io l’accoppio.
57 "Prima era semplice, e ora è diventato doppio nel tuo ragionamento, che mi rende certo qui, e altrove, di ciò dove lo collego". · Versi 55-57
Lo mondo è ben così tutto diserto
58 d’ogne virtute, come tu mi sone,
59 e di malizia gravido e coverto;
60 ma priego che m’addite la cagione,
61 sì ch’i’ la veggia e ch’i’ la mostri altrui;
62 ché nel cielo uno, e un qua giù la pone».
63 Alto sospir, che duolo strinse in «uhi!»,
64 mise fuor prima; e poi cominciò: «Frate,
65 lo mondo è cieco, e tu vien ben da lui.
66 Un sospiro alto, che il dolore racchiuse in un "ahi!", emise per primo; e poi cominciò: "Fratello, il mondo è cieco, e tu vieni proprio da lui". · Versi 64-66
Voi che vivete ogne cagion recate
67 pur suso al cielo, pur come se tutto
68 movesse seco di necessitate.
69 Se così fosse, in voi fora distrutto
70 libero arbitrio, e non fora giustizia
71 per ben letizia, e per male aver lutto.
72 Lo cielo i vostri movimenti inizia;
73 non dico tutti, ma, posto ch’i’ ’l dica,
74 lume v’è dato a bene e a malizia,
75 "Il cielo dà inizio ai vostri movimenti; non dico tutti, ma, anche se lo dicessi, vi è data la luce per distinguere il bene e il male". · Versi 73-75
e libero voler; che, se fatica
76 ne le prime battaglie col ciel dura,
77 poi vince tutto, se ben si notrica.
78 "E il libero volere; che, se fatica nelle prime battaglie a durare contro il cielo, poi vince tutto, se viene nutrito bene". · Versi 76-78
A maggior forza e a miglior natura
79 liberi soggiacete; e quella cria
80 la mente in voi, che ’l ciel non ha in sua cura.
81 "A una forza maggiore e a una natura migliore voi, essendo liberi, siete soggetti; e quella crea in voi la mente, che il cielo non ha in suo potere". · Versi 79-81
Però, se ’l mondo presente disvia,
82 in voi è la cagione, in voi si cheggia;
83 e io te ne sarò or vera spia.
84 "Perciò, se il mondo presente si smarrisce, la causa è in voi, in voi si cerchi; e io te ne sarò ora una guida veritiera". · Versi 82-84
Esce di mano a lui che la vagheggia
85 prima che sia, a guisa di fanciulla
86 che piangendo e ridendo pargoleggia,
87 l’anima semplicetta che sa nulla,
88 salvo che, mossa da lieto fattore,
89 volontier torna a ciò che la trastulla.
90 "L'anima semplice che non sa nulla, se non che, mossa dal suo lieto creatore, volentieri torna a ciò che la diverte". · Versi 88-90
Di picciol bene in pria sente sapore;
91 quivi s’inganna, e dietro ad esso corre,
92 se guida o fren non torce suo amore.
93 Onde convenne legge per fren porre;
94 convenne rege aver, che discernesse
95 de la vera cittade almen la torre.
96 Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?
97 Nullo, però che ’l pastor che procede,
98 rugumar può, ma non ha l’unghie fesse;
99 "Le leggi ci sono, ma chi le applica? Nessuno, perché il pastore che viene avanti può ruminare, ma non ha le unghie divise". · Versi 97-99
per che la gente, che sua guida vede
100 pur a quel ben fedire ond’ ella è ghiotta,
101 di quel si pasce, e più oltre non chiede.
102 "Per cui la gente, che vede la propria guida dirigersi solo verso quel bene di cui è ghiotta, si nutre di quello, e non chiede di più". · Versi 100-102
Ben puoi veder che la mala condotta
103 è la cagion che ’l mondo ha fatto reo,
104 e non natura che ’n voi sia corrotta.
105 Soleva Roma, che ’l buon mondo feo,
106 due soli aver, che l’una e l’altra strada
107 facean vedere, e del mondo e di Deo.
108 "Un tempo Roma, che creò il buon mondo, aveva due soli, che facevano vedere l'una e l'altra strada, e del mondo e di Dio". · Versi 106-108
L’un l’altro ha spento; ed è giunta la spada
109 col pasturale, e l’un con l’altro insieme
110 per viva forza mal convien che vada;
111 però che, giunti, l’un l’altro non teme:
112 se non mi credi, pon mente a la spiga,
113 ch’ogn’ erba si conosce per lo seme.
114 "Perché, una volta uniti, l'uno non teme l'altro: se non mi credi, guarda la spiga, che ogni erba si riconosce dal seme". · Versi 112-114
In sul paese ch’Adice e Po riga,
115 solea valore e cortesia trovarsi,
116 prima che Federigo avesse briga;
117 or può sicuramente indi passarsi
118 per qualunque lasciasse, per vergogna
119 di ragionar coi buoni o d’appressarsi.
120 Ben v’èn tre vecchi ancora in cui rampogna
121 l’antica età la nova, e par lor tardo
122 che Dio a miglior vita li ripogna:
123 Currado da Palazzo e ’l buon Gherardo
124 e Guido da Castel, che mei si noma,
125 francescamente, il semplice Lombardo.
126 Dì oggimai che la Chiesa di Roma,
127 per confondere in sé due reggimenti,
128 cade nel fango, e sé brutta e la soma».
129 «O Marco mio», diss’ io, «bene argomenti;
130 e or discerno perché dal retaggio
131 li figli di Levì furono essenti.
132 Ma qual Gherardo è quel che tu per saggio
133 di’ ch’è rimaso de la gente spenta,
134 in rimprovèro del secol selvaggio?».
135 «O tuo parlar m’inganna, o el mi tenta»,
136 rispuose a me; «ché, parlandomi tosco,
137 par che del buon Gherardo nulla senta.
138 "O il tuo parlare mi inganna, o egli mi tenta", mi rispose; "perché, parlandomi in toscano, sembra che tu non sappia nulla del buon Gherardo". · Versi 136-138
Per altro sopranome io nol conosco,
139 s’io nol togliessi da sua figlia Gaia.
140 Dio sia con voi, ché più non vegno vosco.
141 Vedi l’albor che per lo fummo raia
142 già biancheggiare, e me convien partirmi
143 (l’angelo è ivi) prima ch’io li paia».
144 Così tornò, e più non volle udirmi.
145 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-16