Guida al canto Dove siamo Siamo ancora ai piedi del colle dove si è chiuso il primo canto, nel crepuscolo. Dante esita prima di affidarsi a Virgilio: non è Enea né san Paolo, e teme di non essere degno del viaggio. Il conflitto non è più con le fiere, ma con la paura dentro di sé, e la rinuncia prende per un momento il sopravvento sulla scelta appena fatta.
Chi incontriamo Virgilio risponde a Dante e racconta un mandato ricevuto altrove. Entrano in scena tre figure che restano lontane: Beatrice, che ha chiamato il poeta; Lucia, che ha sollecitato Beatrice; e una donna gentile del cielo, spesso letta come la Vergine Maria, che ha mosso per prima la catena. Tutte agiscono in absentia, attraverso le parole di Virgilio.
Cosa aspettarsi Dopo il racconto di Virgilio, Dante ritrova slancio e si dichiara pronto a seguirlo. Il viaggio nell'Inferno può davvero cominciare, e i due si incamminano insieme. Resta aperta una domanda: che cosa accadrà quando queste figure celesti non potranno più parlare direttamente al pellegrino.
Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno
1 toglieva li animai che sono in terra
2 da le fatiche loro; e io sol uno
3 m’apparecchiava a sostener la guerra
4 sì del cammino e sì de la pietate,
5 che ritrarrà la mente che non erra.
6 Dovevo sostenere sia la fatica del cammino sia quella della compassione, tanto che la mente, che non sbaglia, dovrà descriverla. · Versi 4-6
O muse, o alto ingegno, or m’aiutate;
7 o mente che scrivesti ciò ch’io vidi,
8 qui si parrà la tua nobilitate.
9 O Muse, o ingegno sublime, aiutatemi ora; o mente che hai scritto ciò che vidi, qui si mostrerà la tua nobiltà. · Versi 7-9
Io cominciai: «Poeta che mi guidi,
10 guarda la mia virtù s’ell’ è possente,
11 prima ch’a l’alto passo tu mi fidi.
12 Tu dici che di Silvïo il parente,
13 corruttibile ancora, ad immortale
14 secolo andò, e fu sensibilmente.
15 Tu dici che il padre di Silvio, ancora mortale, andò al secolo immortale, e lo fece con il corpo. · Versi 13-15
Però, se l’avversario d’ogne male
16 cortese i fu, pensando l’alto effetto
17 ch’uscir dovea di lui, e ’l chi e ’l quale
18 Perciò, se il nemico di ogni male fu cortese con lui, pensando all'alto effetto che doveva nascere da lui e al come e al perché, · Versi 16-18
non pare indegno ad omo d’intelletto;
19 ch’e’ fu de l’alma Roma e di suo impero
20 ne l’empireo ciel per padre eletto:
21 la quale e ’l quale, a voler dir lo vero,
22 fu stabilita per lo loco santo
23 u’ siede il successor del maggior Piero.
24 Per quest’ andata onde li dai tu vanto,
25 intese cose che furon cagione
26 di sua vittoria e del papale ammanto.
27 Andovvi poi lo Vas d’elezïone,
28 per recarne conforto a quella fede
29 ch’è principio a la via di salvazione.
30 Ma io, perché venirvi? o chi ’l concede?
31 Io non Enëa, io non Paulo sono;
32 me degno a ciò né io né altri ’l crede.
33 Per che, se del venire io m’abbandono,
34 temo che la venuta non sia folle.
35 Se’ savio; intendi me’ ch’i’ non ragiono».
36 E qual è quei che disvuol ciò che volle
37 e per novi pensier cangia proposta,
38 sì che dal cominciar tutto si tolle,
39 tal mi fec’ ïo ’n quella oscura costa,
40 perché, pensando, consumai la ’mpresa
41 che fu nel cominciar cotanto tosta.
42 tale mi feci io su quella costa buia, perché, pensando, avevo consumato l'impresa che all'inizio era stata così decisa. · Versi 40-42
«S’i’ ho ben la parola tua intesa»,
43 rispuose del magnanimo quell’ ombra,
44 «l’anima tua è da viltade offesa;
45 la qual molte fïate l’omo ingombra
46 sì che d’onrata impresa lo rivolve,
47 come falso veder bestia quand’ ombra.
48 Da questa tema acciò che tu ti solve,
49 dirotti perch’ io venni e quel ch’io ’ntesi
50 nel primo punto che di te mi dolve.
51 Io era tra color che son sospesi,
52 e donna mi chiamò beata e bella,
53 tal che di comandare io la richiesi.
54 Io ero tra coloro che sono sospesi, e una donna mi chiamò, beata e bella, tale che le chiesi di darmi un comando. · Versi 52-54
Lucevan li occhi suoi più che la stella;
55 e cominciommi a dir soave e piana,
56 con angelica voce, in sua favella:
57 “O anima cortese mantoana,
58 di cui la fama ancor nel mondo dura,
59 e durerà quanto ’l mondo lontana,
60 l’amico mio, e non de la ventura,
61 ne la diserta piaggia è impedito
62 sì nel cammin, che vòlt’ è per paura;
63 il mio amico, e non della fortuna, è bloccato sulla pianura deserta, nel cammino a tal punto che si è voltato indietro per la paura; · Versi 61-63
e temo che non sia già sì smarrito,
64 ch’io mi sia tardi al soccorso levata,
65 per quel ch’i’ ho di lui nel cielo udito.
66 Or movi, e con la tua parola ornata
67 e con ciò c’ha mestieri al suo campare,
68 l’aiuta sì ch’i’ ne sia consolata.
69 Ora va', e con la tua parola ornata e con ciò che serve per salvarlo, aiutalo, così che io ne sia consolata. · Versi 67-69
I’ son Beatrice che ti faccio andare;
70 vegno del loco ove tornar disio;
71 amor mi mosse, che mi fa parlare.
72 Quando sarò dinanzi al segnor mio,
73 di te mi loderò sovente a lui”.
74 Tacette allora, e poi comincia’ io:
75 “O donna di virtù sola per cui
76 l’umana spezie eccede ogne contento
77 di quel ciel c’ha minor li cerchi sui,
78 tanto m’aggrada il tuo comandamento,
79 che l’ubidir, se già fosse, m’è tardi;
80 più non t’è uo’ ch’aprirmi il tuo talento.
81 Ma dimmi la cagion che non ti guardi
82 de lo scender qua giuso in questo centro
83 de l’ampio loco ove tornar tu ardi”.
84 “Da che tu vuo’ saver cotanto a dentro,
85 dirotti brievemente”, mi rispuose,
86 “perch’ i’ non temo di venir qua entro.
87 "Poiché vuoi saperne così nel profondo, te lo dirò brevemente", mi rispose, "perché non temo di venire qui dentro. · Versi 85-87
Temer si dee di sole quelle cose
88 c’hanno potenza di fare altrui male;
89 de l’altre no, ché non son paurose.
90 I’ son fatta da Dio, sua mercé, tale,
91 che la vostra miseria non mi tange,
92 né fiamma d’esto ’ncendio non m’assale.
93 Io sono fatta da Dio, per sua grazia, tale che la vostra miseria non mi tocca, né la fiamma di questo fuoco mi colpisce. · Versi 91-93
Donna è gentil nel ciel che si compiange
94 di questo ’mpedimento ov’ io ti mando,
95 sì che duro giudicio là sù frange.
96 Questa chiese Lucia in suo dimando
97 e disse:—Or ha bisogno il tuo fedele
98 di te, e io a te lo raccomando—.
99 Lucia, nimica di ciascun crudele,
100 si mosse, e venne al loco dov’ i’ era,
101 che mi sedea con l’antica Rachele.
102 Lucia, nemica di ogni crudele, si mosse e venne al luogo dove io ero, che mi sedeva con l'antica Rachele. · Versi 100-102
Disse:—Beatrice, loda di Dio vera,
103 ché non soccorri quei che t’amò tanto,
104 ch’uscì per te de la volgare schiera?
105 Disse: "Beatrice, vera lode di Dio, perché non soccorri chi ti amò tanto, che uscì per te dalla folla volgare? · Versi 103-105
Non odi tu la pieta del suo pianto,
106 non vedi tu la morte che ’l combatte
107 su la fiumana ove ’l mar non ha vanto?—.
108 Al mondo non fur mai persone ratte
109 a far lor pro o a fuggir lor danno,
110 com’ io, dopo cotai parole fatte,
111 Al mondo non ci furono mai persone così veloci nel trarre profitto o nel fuggire il danno, come io, dopo quelle parole fatte, · Versi 109-111
venni qua giù del mio beato scanno,
112 fidandomi del tuo parlare onesto,
113 ch’onora te e quei ch’udito l’hanno”.
114 Poscia che m’ebbe ragionato questo,
115 li occhi lucenti lagrimando volse,
116 per che mi fece del venir più presto.
117 E venni a te così com’ ella volse:
118 d’inanzi a quella fiera ti levai
119 che del bel monte il corto andar ti tolse.
120 Dunque: che è? perché, perché restai,
121 perché tanta viltà nel core allette,
122 perché ardire e franchezza non hai,
123 poscia che tai tre donne benedette
124 curan di te ne la corte del cielo,
125 e ’l mio parlar tanto ben ti promette?».
126 Quali fioretti dal notturno gelo
127 chinati e chiusi, poi che ’l sol li ’mbianca,
128 si drizzan tutti aperti in loro stelo,
129 Come i fiorellini, chinati e chiusi dal gelo notturno, poi, quando il sole li imbianca, si drizzano aperti sul loro stelo, · Versi 127-129
tal mi fec’ io di mia virtude stanca,
130 e tanto buono ardire al cor mi corse,
131 ch’i’ cominciai come persona franca:
132 tale mi feci io, dalla mia virtù stanca, e tanto buon ardire mi corse al cuore, che cominciai a parlare come persona franca: · Versi 130-132
«Oh pietosa colei che mi soccorse!
133 e te cortese ch’ubidisti tosto
134 a le vere parole che ti porse!
135 Tu m’hai con disiderio il cor disposto
136 sì al venir con le parole tue,
137 ch’i’ son tornato nel primo proposto.
138 Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
139 tu duca, tu segnore e tu maestro».
140 Così li dissi; e poi che mosso fue,
141 Ora va', che un solo volere è di entrambi: tu duca, tu signore, e tu maestro". Così gli dissi; e dopo che si mosse, · Versi 139-141
intrai per lo cammino alto e silvestro.
142 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/inferno/canto-2