Papi e religiosi

Paolo

Apostolo menzionato da Dante nel Paradiso accanto a Pietro come testimone del sacrificio per la fede. Già richiamato in apertura dell'Inferno tra i due viaggiatori paradigmatici, Enea e Paolo, a cui il poeta assimila la propria impresa.

Profilo

Paolo è ricordato da Dante nel XVIII canto del Paradiso, dove Cacciaguida, volgendosi al pellegrino, lo include tra coloro che «moriro» per la fede insieme a Pietro, con un'espressione che ne fa un esempio di dedizione alla causa cristiana. Le note autorizzate al secondo canto dell'Inferno identificano questo stesso Paolo con il san Paolo apostolo, designato dalla Scrittura come «vas d'elezïone» (Atti degli Apostoli 9, 15), e ne precisano la funzione storica: portare «conforto» alla fede nascente, cioè consolidarne le basi tra gli uomini. Lo stesso commento ricorda che Paolo, a differenza di Enea, non è detto se fosse sceso corporalmente nell'aldilà, perché egli stesso lascia la cosa incerta in 2 Corinzi 12, 3, e che Dante, sulle soglie del poema, richiama solennemente i due momenti centrali della storia del mondo – l'Eneide e la Bibbia – di cui Enea e Paolo sono rispettivamente testimoni. La menzione paradisiaca si inserisce in questa prospettiva, riassumendo i due compiti pubblici nell'orizzonte del terzo viaggio dantesco.

Nel testo

Versi collegati

2 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto II28Andovvi poi lo Vas d’elezïone,Apri verso
ParadisoCanto XVIII131pensa che Pietro e Paulo, che moriroApri verso