诗歌导读
我们身在何处
但丁仍在金星天,即天堂的第三重天。蒙福的灵魂们围成圆圈跳舞,一个接一个地走近来说话。这一段以对远离上帝之受造物的悲叹展开,接着是对意大利灾祸的预言,并以对佛罗伦萨和教会的抨击结束。
我们遇见谁
罗曼诺的库尼扎首先上前:她平静地谈论自己的名声,并预告威尼托将遭惩罚。随后福尔科发言,他将自身描述为一个曾活在爱中、如今享其福乐之人。最后一道光则是喇合,她曾帮助约书达在耶利哥:正是她在歌末以激烈之辞抨击佛罗伦萨、教宗与枢机。
期待什么
在这次会面之后,但丁将听到三种交织的声音:激情可以转化为功德,但教会却迷失了福音。这一歌在洞悉一切的正义与一片腐败之地之间留下裂口,为随后而来的预言作铺垫。
Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza,
1m’ebbe chiarito, mi narrò li ’nganni
2che ricever dovea la sua semenza;
3ma disse: «Taci e lascia muover li anni»;
4sì ch’io non posso dir se non che pianto
5giusto verrà di retro ai vostri danni.
6E già la vita di quel lume santo
7rivolta s’era al Sol che la rïempie
8come quel ben ch’a ogne cosa è tanto.
9Ahi anime ingannate e fatture empie,
10che da sì fatto ben torcete i cuori,
11drizzando in vanità le vostre tempie!
12Ed ecco un altro di quelli splendori
13ver’ me si fece, e ’l suo voler piacermi
14significava nel chiarir di fori.
15Li occhi di Bëatrice, ch’eran fermi
16sovra me, come pria, di caro assenso
17al mio disio certificato fermi.
18«Deh, metti al mio voler tosto compenso,
19beato spirto», dissi, «e fammi prova
20ch’i’ possa in te refletter quel ch’io penso!».
21Onde la luce che m’era ancor nova,
22del suo profondo, ond’ ella pria cantava,
23seguette come a cui di ben far giova:
24«In quella parte de la terra prava
25italica che siede tra Rïalto
26e le fontane di Brenta e di Piava,
27si leva un colle, e non surge molt’ alto,
28là onde scese già una facella
29che fece a la contrada un grande assalto.
30D’una radice nacqui e io ed ella:
31Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
32perché mi vinse il lume d’esta stella;
33ma lietamente a me medesma indulgo
34la cagion di mia sorte, e non mi noia;
35che parria forse forte al vostro vulgo.
36Di questa luculenta e cara gioia
37del nostro cielo che più m’è propinqua,
38grande fama rimase; e pria che moia,
39questo centesimo anno ancor s’incinqua:
40vedi se far si dee l’omo eccellente,
41sì ch’altra vita la prima relinqua.
42E ciò non pensa la turba presente
43che Tagliamento e Adice richiude,
44né per esser battuta ancor si pente;
45ma tosto fia che Padova al palude
46cangerà l’acqua che Vincenza bagna,
47per essere al dover le genti crude;
48e dove Sile e Cagnan s’accompagna,
49tal signoreggia e va con la testa alta,
50che già per lui carpir si fa la ragna.
51Piangerà Feltro ancora la difalta
52de l’empio suo pastor, che sarà sconcia
53sì, che per simil non s’entrò in malta.
54Troppo sarebbe larga la bigoncia
55che ricevesse il sangue ferrarese,
56e stanco chi ’l pesasse a oncia a oncia,
57che donerà questo prete cortese
58per mostrarsi di parte; e cotai doni
59conformi fieno al viver del paese.
60Sù sono specchi, voi dicete Troni,
61onde refulge a noi Dio giudicante;
62sì che questi parlar ne paion buoni».
63Qui si tacette; e fecemi sembiante
64che fosse ad altro volta, per la rota
65in che si mise com’ era davante.
66L’altra letizia, che m’era già nota
67per cara cosa, mi si fece in vista
68qual fin balasso in che lo sol percuota.
69Per letiziar là sù fulgor s’acquista,
70sì come riso qui; ma giù s’abbuia
71l’ombra di fuor, come la mente è trista.
72«Dio vede tutto, e tuo veder s’inluia»,
73diss’ io, «beato spirto, sì che nulla
74voglia di sé a te puot’ esser fuia.
75Dunque la voce tua, che ’l ciel trastulla
76sempre col canto di quei fuochi pii
77che di sei ali facen la coculla,
78perché non satisface a’ miei disii?
79Già non attendere’ io tua dimanda,
80s’io m’intuassi, come tu t’inmii».
81«La maggior valle in che l’acqua si spanda»,
82incominciaro allor le sue parole,
83«fuor di quel mar che la terra inghirlanda,
84tra ’ discordanti liti contra ’l sole
85tanto sen va, che fa meridïano
86là dove l’orizzonte pria far suole.
87Di quella valle fu’ io litorano
88tra Ebro e Macra, che per cammin corto
89parte lo Genovese dal Toscano.
90Ad un occaso quasi e ad un orto
91Buggea siede e la terra ond’ io fui,
92che fé del sangue suo già caldo il porto.
93Folco mi disse quella gente a cui
94fu noto il nome mio; e questo cielo
95di me s’imprenta, com’ io fe’ di lui;
96ché più non arse la figlia di Belo,
97noiando e a Sicheo e a Creusa,
98di me, infin che si convenne al pelo;
99né quella Rodopëa che delusa
100fu da Demofoonte, né Alcide
101quando Iole nel core ebbe rinchiusa.
102Non però qui si pente, ma si ride,
103non de la colpa, ch’a mente non torna,
104ma del valor ch’ordinò e provide.
105Qui si rimira ne l’arte ch’addorna
106cotanto affetto, e discernesi ’l bene
107per che ’l mondo di sù quel di giù torna.
108Ma perché tutte le tue voglie piene
109ten porti che son nate in questa spera,
110proceder ancor oltre mi convene.
111Tu vuo’ saper chi è in questa lumera
112che qui appresso me così scintilla
113come raggio di sole in acqua mera.
114Or sappi che là entro si tranquilla
115Raab; e a nostr’ ordine congiunta,
116di lei nel sommo grado si sigilla.
117Da questo cielo, in cui l’ombra s’appunta
118che ’l vostro mondo face, pria ch’altr’ alma
119del trïunfo di Cristo fu assunta.
120Ben si convenne lei lasciar per palma
121in alcun cielo de l’alta vittoria
122che s’acquistò con l’una e l’altra palma,
123perch’ ella favorò la prima gloria
124di Iosüè in su la Terra Santa,
125che poco tocca al papa la memoria.
126La tua città, che di colui è pianta
127che pria volse le spalle al suo fattore
128e di cui è la ’nvidia tanto pianta,
129produce e spande il maladetto fiore
130c’ha disvïate le pecore e li agni,
131però che fatto ha lupo del pastore.
132Per questo l’Evangelio e i dottor magni
133son derelitti, e solo ai Decretali
134si studia, sì che pare a’ lor vivagni.
135A questo intende il papa e ’ cardinali;
136non vanno i lor pensieri a Nazarette,
137là dove Gabrïello aperse l’ali.
138Ma Vaticano e l’altre parti elette
139di Roma che son state cimitero
140a la milizia che Pietro seguette,
141tosto libere fien de l’avoltero».
142https://divinacommediaonline.it/zh/tiantang/canto-9