Guida al canto Dove siamo Siamo all'alba nella valletta dei principi: Dante si addormenta sull'erba accanto a Virgilio, mentre Sordello e le altre anime si allontanano. Al risveglio il sole è già alto, la paura del sogno è ancora addosso e Virgilio lo conduce su per il balzo fino a una porta che appare come una fessura nella roccia. Qui comincia il vero accesso al Purgatorio.
Chi incontriamo Virgilio, che prende l'iniziativa e guida Dante alla porta, è l'unica guida del canto. Lucia, già incontrata in precedenza, scende all'alba a prendere Dante dormiente, lo trasporta in alto e indica con gli occhi l'ingresso aperto, ma non parla direttamente. Compare infine l'angelo portinaio, seduto sul gradino più alto con la spada nuda e le due chiavi, che interroga i viaggiatori, incide le sette P sulla fronte di Dante e infine apre l'ingresso.
Cosa aspettarsi Dopo l'apertura della porta Dante entra nel Purgatorio vero e proprio, accolto da un suono di canti e organi. L'incontro con l'angelo segna un passaggio rituale: le sette P incise sulla fronte indicano che il cammino di purificazione è appena cominciato. Il lettore si deve preparare a una scansione nuova, fatta di cornici, preghiere e pene, e alla domanda su come ciascun peccato potrà essere lavato.
La concubina di Titone antico
1 già s’imbiancava al balco d’orïente,
2 fuor de le braccia del suo dolce amico;
3 di gemme la sua fronte era lucente,
4 poste in figura del freddo animale
5 che con la coda percuote la gente;
6 e la notte, de’ passi con che sale,
7 fatti avea due nel loco ov’ eravamo,
8 e ’l terzo già chinava in giuso l’ale;
9 quand’ io, che meco avea di quel d’Adamo,
10 vinto dal sonno, in su l’erba inchinai
11 là ’ve già tutti e cinque sedavamo.
12 A quel punto io, che portavo con me il peccato di Adamo, sopraffatto dal sonno, mi piegai sull'erba dove già tutti e cinque sedevamo. · Versi 10-12
Ne l’ora che comincia i tristi lai
13 la rondinella presso a la mattina,
14 forse a memoria de’ suo’ primi guai,
15 e che la mente nostra, peregrina
16 più da la carne e men da’ pensier presa,
17 a le sue visïon quasi è divina,
18 Nell'ora in cui la rondinella, vicina al mattino, comincia i suoi tristi lamenti – forse in ricordo delle prime sofferenze – e in cui la nostra mente, più lontana dalla carne e meno presa dai pensieri, è quasi divina nelle sue visioni, · Versi 13-18
in sogno mi parea veder sospesa
19 un’aguglia nel ciel con penne d’oro,
20 con l’ali aperte e a calare intesa;
21 ed esser mi parea là dove fuoro
22 abbandonati i suoi da Ganimede,
23 quando fu ratto al sommo consistoro.
24 mi sembrò in sogno di vedere sospesa nel cielo un'aquila con penne d'oro, con le ali aperte e intenta a scendere; ed ero là dove i suoi compagni furono abbandonati da Ganimede, quando fu rapito per essere portato alla suprema assemblea. · Versi 19-24
Fra me pensava: ‘Forse questa fiede
25 pur qui per uso, e forse d’altro loco
26 disdegna di portarne suso in piede’.
27 Poi mi parea che, poi rotata un poco,
28 terribil come folgor discendesse,
29 e me rapisse suso infino al foco.
30 Ivi parea che ella e io ardesse;
31 e sì lo ’ncendio imaginato cosse,
32 che convenne che ’l sonno si rompesse.
33 Non altrimenti Achille si riscosse,
34 li occhi svegliati rivolgendo in giro
35 e non sappiendo là dove si fosse,
36 quando la madre da Chirón a Schiro
37 trafuggò lui dormendo in le sue braccia,
38 là onde poi li Greci il dipartiro;
39 Non altrimenti si destò Achille, che girava lo sguardo intorno con gli occhi appena aperti, senza sapere dove si trovasse, quando la madre lo portò via di nascosto da Chirone a Sciro, dormendo tra le sue braccia, dal luogo dal quale poi i Greci lo separarono. · Versi 34-39
che mi scoss’ io, sì come da la faccia
40 mi fuggì ’l sonno, e diventa’ ismorto,
41 come fa l’uom che, spaventato, agghiaccia.
42 Dallato m’era solo il mio conforto,
43 e ’l sole er’ alto già più che due ore,
44 e ’l viso m’era a la marina torto.
45 Così mi scossi io, non appena il sonno fuggì dal mio volto, e diventai pallido come un uomo che, spaventato, si raggelida. Accanto a me c'era solo il mio conforto, il sole era già alto da più di due ore e il mio viso era rivolto verso il mare. · Versi 40-45
«Non aver tema», disse il mio segnore;
46 «fatti sicur, ché noi semo a buon punto;
47 non stringer, ma rallarga ogne vigore.
48 Tu se’ omai al purgatorio giunto:
49 vedi là il balzo che ’l chiude dintorno;
50 vedi l’entrata là ’ve par digiunto.
51 «Non avere paura», disse il mio signore; «stai tranquillo, perché siamo in un buon punto: non irrigidirti, ma riprendi tutte le forze. Ormai sei arrivato al Purgatorio: vedi là il dirupo che lo chiude tutto intorno; vedi l'ingresso dove sembra esserci un'apertura». · Versi 46-51
Dianzi, ne l’alba che procede al giorno,
52 quando l’anima tua dentro dormia,
53 sovra li fiori ond’ è là giù addorno
54 venne una donna, e disse: “I’ son Lucia;
55 lasciatemi pigliar costui che dorme;
56 sì l’agevolerò per la sua via”.
57 Poi aggiunse: «Poco fa, nell'alba che precede il giorno, quando la tua anima dormiva dentro di te, sopra i fiori di cui là sotto è adornato il luogo, venne una donna e disse: "Sono Lucia; lasciatemi prendere quest'uomo che dorme; così lo aiuterò nel suo cammino"». · Versi 52-57
Sordel rimase e l’altre genti forme;
58 ella ti tolse, e come ’l dì fu chiaro,
59 sen venne suso; e io per le sue orme.
60 Qui ti posò, ma pria mi dimostraro
61 li occhi suoi belli quella intrata aperta;
62 poi ella e ’l sonno ad una se n’andaro».
63 Continuò: «Sordello rimase e le altre anime sagge; lei ti prese e, quando il giorno fu chiaro, salì su, e io la seguii sui suoi passi. Qui ti deposi, ma prima i suoi begli occhi mi mostrarono quell'ingresso aperto; poi lei e il sonno se ne andarono insieme». · Versi 58-63
A guisa d’uom che ’n dubbio si raccerta
64 e che muta in conforto sua paura,
65 poi che la verità li è discoperta,
66 mi cambia’ io; e come sanza cura
67 vide me ’l duca mio, su per lo balzo
68 si mosse, e io di rietro inver’ l’altura.
69 Come un uomo che si rassicura nel dubbio e trasforma la sua paura in conforto, una volta che la verità gli è stata svelata, così cambiai io. E come il mio guida mi vide senza preoccupazioni, si mosse su per il dirupo, e io lo seguii verso l'alto. · Versi 64-69
Lettor, tu vedi ben com’ io innalzo
70 la mia matera, e però con più arte
71 non ti maravigliar s’io la rincalzo.
72 Noi ci appressammo, ed eravamo in parte
73 che là dove pareami prima rotto,
74 pur come un fesso che muro diparte,
75 Lettore, vedi bene come io innalzo la mia materia, e perciò non ti meravigliare se la sostengo con maggiore abilità. Ci avvicinammo, e ci trovavamo in un punto dove là dove prima mi sembrava esserci una frattura, proprio come una crepa che divide un muro, · Versi 70-75
vidi una porta, e tre gradi di sotto
76 per gire ad essa, di color diversi,
77 e un portier ch’ancor non facea motto.
78 E come l’occhio più e più v’apersi,
79 vidil seder sovra ’l grado sovrano,
80 tal ne la faccia ch’io non lo soffersi;
81 vidi una porta, e tre gradini sotto per arrivarci, di colori diversi, e un portiere che ancora non parlava. E via via che aprii di più gli occhi, lo vidi seduto sul gradino più alto, con un aspetto sul volto tale che non riuscii a sostenerne la vista. · Versi 76-81
e una spada nuda avëa in mano,
82 che reflettëa i raggi sì ver’ noi,
83 ch’io drizzava spesso il viso in vano.
84 «Dite costinci: che volete voi?»,
85 cominciò elli a dire, «ov’ è la scorta?
86 Guardate che ’l venir sù non vi nòi».
87 Aveva in mano una spada nuda, che rifletteva verso di noi i raggi di luce con tale intensità che spesso alzavo inutilmente lo sguardo. «Dite di costì: cosa volete voi?», cominciò a dire, «e dov'è la vostra guida? Fate attenzione che il salire non vi sia dannoso». · Versi 82-87
«Donna del ciel, di queste cose accorta»,
88 rispuose ’l mio maestro a lui, «pur dianzi
89 ne disse: “Andate là: quivi è la porta”».
90 «Ed ella i passi vostri in bene avanzi»,
91 ricominciò il cortese portinaio:
92 «Venite dunque a’ nostri gradi innanzi».
93 «Una donna del cielo, esperta di queste cose», rispose il mio maestro a lui, «poco fa ci ha detto: "Andate là: lì c'è la porta"». «Ed ella renda prosperi i vostri passi», riprese il cortese portinaio; «venite dunque avanti verso i nostri gradini». · Versi 88-93
Là ne venimmo; e lo scaglion primaio
94 bianco marmo era sì pulito e terso,
95 ch’io mi specchiai in esso qual io paio.
96 Era il secondo tinto più che perso,
97 d’una petrina ruvida e arsiccia,
98 crepata per lo lungo e per traverso.
99 Là giungemmo; e il primo gradino era di marmo bianco così lucido e terso che mi ci specchiai dentro, tale quale sembro. Il secondo era di un colore più scuro del persiano, fatto di una pietra ruvida e bruciata, spaccata nel senso della lunghezza e in quello della larghezza. · Versi 94-99
Lo terzo, che di sopra s’ammassiccia,
100 porfido mi parea, sì fiammeggiante
101 come sangue che fuor di vena spiccia.
102 Sovra questo tenëa ambo le piante
103 l’angel di Dio sedendo in su la soglia
104 che mi sembiava pietra di diamante.
105 Il terzo, che si ammassa sopra gli altri, mi sembrava porfido, così fiammeggiante come il sangue che esce fuori dalla vena. Sopra questo teneva entrambe le piante l'angelo di Dio, seduto sulla soglia, che mi sembrava pietra di diamante. · Versi 100-105
Per li tre gradi sù di buona voglia
106 mi trasse il duca mio, dicendo: «Chiedi
107 umilemente che ’l serrame scioglia».
108 Divoto mi gittai a’ santi piedi;
109 misericordia chiesi e ch’el m’aprisse,
110 ma tre volte nel petto pria mi diedi.
111 Per i tre gradini su di buon grado mi trasse il mio guida, dicendomi: «Chiedi umilemente che apra il chiavistello». Mi gettai devoto ai suoi santi piedi; chiesi misericordia e che mi aprisse, ma prima mi percossi tre volte il petto. · Versi 106-111
Sette P ne la fronte mi descrisse
112 col punton de la spada, e «Fa che lavi,
113 quando se’ dentro, queste piaghe» disse.
114 Cenere, o terra che secca si cavi,
115 d’un color fora col suo vestimento;
116 e di sotto da quel trasse due chiavi.
117 Mi tracciò sette P sulla fronte con la punta della spada, e disse: «Bada di lavare queste piaghe, quando sarai dentro». Il suo vestito sarebbe stato dello stesso colore della cenere o della terra secca che si scava; e da sotto ne trasse due chiavi. · Versi 112-117
L’una era d’oro e l’altra era d’argento;
118 pria con la bianca e poscia con la gialla
119 fece a la porta sì, ch’i’ fu’ contento.
120 «Quandunque l’una d’este chiavi falla,
121 che non si volga dritta per la toppa»,
122 diss’ elli a noi, «non s’apre questa calla.
123 Una era d'oro e l'altra d'argento; prima con la bianca e poi con la gialla manovrò la porta in modo che io ne fui soddisfatto. «Se una di queste chiavi falla, perché non gira dritta nella serratura», ci disse, «questa apertura non si sblocca». · Versi 118-123
Più cara è l’una; ma l’altra vuol troppa
124 d’arte e d’ingegno avanti che diserri,
125 perch’ ella è quella che ’l nodo digroppa.
126 Da Pier le tegno; e dissemi ch’i’ erri
127 anzi ad aprir ch’a tenerla serrata,
128 pur che la gente a’ piedi mi s’atterri».
129 Continuò: «L'una è più preziosa; ma l'altra richiede troppa abilità e ingegno prima che apra, perché è quella che scioglie il nodo. Le ricevetti da Pietro; e mi disse che sbaglierei più ad aprire che a tenerla chiusa, purché la gente si prostri ai miei piedi». · Versi 124-129
Poi pinse l’uscio a la porta sacrata,
130 dicendo: «Intrate; ma facciovi accorti
131 che di fuor torna chi ’n dietro si guata».
132 E quando fuor ne’ cardini distorti
133 li spigoli di quella regge sacra,
134 che di metallo son sonanti e forti,
135 Poi spinse l'uscio della porta sacra, dicendo: «Entrate; ma vi avverto che chi si guarda indietro torna fuori». E quando nei cardini furono piegati gli angoli di quella soglia sacra, che sono di metallo sonante e robusto, · Versi 130-135
non rugghiò sì né si mostrò sì acra
136 Tarpëa, come tolto le fu il buono
137 Metello, per che poi rimase macra.
138 Io mi rivolsi attento al primo tuono,
139 e ‘Te Deum laudamus’ mi parea
140 udire in voce mista al dolce suono.
141 non ruggì né si mostrò così dura la roccia Tarpea come quando le fu tolto il buono Metello, per cui poi rimase vuota. Io mi rivolsi attento al primo rumore, e mi parve di sentire un 'Te Deum laudamus' in una voce mista a un suono dolce. · Versi 136-141
Tale imagine a punto mi rendea
142 ciò ch’io udiva, qual prender si suole
143 quando a cantar con organi si stea;
144 ch’or sì or no s’intendon le parole.
145 Quella stessa impressione mi rendeva esattamente ciò che udivo, come si prova di solito quando si sta ad ascoltare un canto con l'organo, in cui a tratti le parole si distinguono e a tratti no. · Versi 142-145
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-9