Guida al canto Dove siamo Dante e Virgilio hanno lasciato Sordello e scendono lungo il fianco del purgatorio, dove la costa forma una piccola insenatura nascosta. Qui il sole sta per calare e bisogna trovare un luogo dove sostare fino all'alba. Sordello indica che non si può salire di notte, non per un divieto ma perché il buio toglie la possibilità di procedere: la salita si ferma, l'attesa comincia.
Chi incontriamo Entra davvero in scena solo Sordello, che fin qui era stato una guida gentile e ora si rivela conoscitore puntuale dei principi radunati nella valle. Virgilio, interrogato, parla per la prima volta del suo Limbo e del modo in cui perse il cielo. I re, invece, non parlano: Sordello li indica a uno a uno, e il loro canto è il Salve Regina.
Cosa aspettarsi Il canto si apre con una confessione attesa: Virgilio racconta la sua dannazione, non per colpa ma per mancanza di fede, e dichiara la sua provenienza dal Limbo. Nella valle, ogni re è segnato da un peccato politico preciso, l'aver trascurato il proprio dovere, e la scena prepara il tema della giustizia terrra neglitta che riempirà il dialogo con Sordello e i suoi ammonimenti.
Poscia che l’accoglienze oneste e liete
1 furo iterate tre e quattro volte,
2 Sordel si trasse, e disse: «Voi, chi siete?».
3 «Anzi che a questo monte fosser volte
4 l’anime degne di salire a Dio,
5 fur l’ossa mie per Ottavian sepolte.
6 Io son Virgilio; e per null’ altro rio
7 lo ciel perdei che per non aver fé».
8 Così rispuose allora il duca mio.
9 «Prima che questo monte accogliesse le anime degne di salire verso Dio, le mie ossa furono sepolte per ordine di Ottaviano. Io sono Virgilio, e non persi il cielo per nessun altro peccato se non per la mancanza di fede». Così rispose allora la mia guida. · Versi 4-9
Qual è colui che cosa innanzi sé
10 sùbita vede ond’ e’ si maraviglia,
11 che crede e non, dicendo «Ella è . . . non è . . . »,
12 tal parve quelli; e poi chinò le ciglia,
13 e umilmente ritornò ver’ lui,
14 e abbracciòl là ’ve ’l minor s’appiglia.
15 Come chi vede all'improvviso qualcosa davanti a sé, si meraviglia, e quasi non crede ai propri occhi, mormorando: «È... non è...», tale apparve Sordello; poi abbassò lo sguardo, si rivolse umilmente verso di lui e lo abbracciò là dove il figlio più piccolo si attacca al padre. · Versi 10-15
«O gloria di Latin», disse, «per cui
16 mostrò ciò che potea la lingua nostra,
17 o pregio etterno del loco ond’ io fui,
18 qual merito o qual grazia mi ti mostra?
19 S’io son d’udir le tue parole degno,
20 dimmi se vien d’inferno, e di qual chiostra».
21 «O gloria della lingua latina», disse, «per merito tuo fu rivelato ciò che la nostra lingua sapeva esprimere, o onore eterno del luogo da cui provennero i miei avi, quale merito o quale grazia ti fa mostrarti a me? Se sono degno di ascoltare le tue parole, dimmi se vieni dall'inferno e da quale cerchio». · Versi 16-21
«Per tutt’ i cerchi del dolente regno»,
22 rispuose lui, «son io di qua venuto;
23 virtù del ciel mi mosse, e con lei vegno.
24 Non per far, ma per non fare ho perduto
25 a veder l’alto Sol che tu disiri
26 e che fu tardi per me conosciuto.
27 Luogo è là giù non tristo di martìri,
28 ma di tenebre solo, ove i lamenti
29 non suonan come guai, ma son sospiri.
30 «Attraverso tutti i cerchi del regno del dolore», gli rispose, «sono venuto fin qui; mi ha spinto una forza venuta dal cielo, e con essa proseguo. Non per aver commesso colpe, ma per non aver agito, ho perduto la possibilità di contemplare il Sole altissimo che tu desideri e che io conobbi troppo tardi. C'è laggiù un luogo non triste per i tormenti, ma solo per le tenebre, dove i lamenti non risuonano come grida disperate, ma come sospiri». · Versi 22-30
Quivi sto io coi pargoli innocenti
31 dai denti morsi de la morte avante
32 che fosser da l’umana colpa essenti;
33 quivi sto io con quei che le tre sante
34 virtù non si vestiro, e sanza vizio
35 conobber l’altre e seguir tutte quante.
36 Ma se tu sai e puoi, alcuno indizio
37 dà noi per che venir possiam più tosto
38 là dove purgatorio ha dritto inizio».
39 «Là mi trovo insieme ai bambini innocenti, strappati con un morso dalla morte prima che fossero liberi dal peccato originale; là sto con coloro che non si vestirono delle tre virtù teologali e che, pur senza colpa, conobbero e seguirono perfettamente tutte le altre. Ma se puoi e se sai, dacci qualche indicazione che ci permetta di raggiungere al più presto il punto dove ha ufficialmente inizio il purgatorio». · Versi 31-39
Rispuose: «Loco certo non c’è posto;
40 licito m’è andar suso e intorno;
41 per quanto ir posso, a guida mi t’accosto.
42 Ma vedi già come dichina il giorno,
43 e andar sù di notte non si puote;
44 però è buon pensar di bel soggiorno.
45 Anime sono a destra qua remote;
46 se mi consenti, io ti merrò ad esse,
47 e non sanza diletto ti fier note».
48 Rispose: «Non mi è stato assegnato un luogo preciso; mi è concesso salire e muovermi in questa zona; fin dove posso arrivare, mi metto a vostra disposizione come guida. Ma osserva che il giorno ormai volge al declino, e di notte non è possibile procedere verso l'alto; conviene dunque pensare a un soggiorno piacevole. Poco lontano, sulla destra, ci sono alcune anime appartate: se me lo permetti, te le mostrerò, e non sarà senza un certo piacere conoscerle». · Versi 40-48
«Com’ è ciò?», fu risposto. «Chi volesse
49 salir di notte, fora elli impedito
50 d’altrui, o non sarria ché non potesse?».
51 E ’l buon Sordello in terra fregò ’l dito,
52 dicendo: «Vedi? sola questa riga
53 non varcheresti dopo ’l sol partito:
54 non però ch’altra cosa desse briga,
55 che la notturna tenebra, ad ir suso;
56 quella col nonpoder la voglia intriga.
57 Ben si poria con lei tornare in giuso
58 e passeggiar la costa intorno errando,
59 mentre che l’orizzonte il dì tien chiuso».
60 E il buon Sordello tracciò un segno per terra con il dito, dicendo: «Vedi? Dopo il tramonto non potresti oltrepassare nemmeno questa linea, non perché qualcos'altro ti impedisca di salire, ma perché l'oscurità notturna ti bloccherebbe la volontà con la sua incapacità di agire. Con la sua presenza si potrebbe invece ridiscendere e passeggiare qua e là lungo il pendio, finché l'orizzonte tiene chiusa la luce del giorno». · Versi 52-60
Allora il mio segnor, quasi ammirando,
61 «Menane», disse, «dunque là ’ve dici
62 ch’aver si può diletto dimorando».
63 Poco allungati c’eravam di lici,
64 quand’ io m’accorsi che ’l monte era scemo,
65 a guisa che i vallon li sceman quici.
66 «Colà», disse quell’ ombra, «n’anderemo
67 dove la costa face di sé grembo;
68 e là il novo giorno attenderemo».
69 Non ci eravamo allontanati molto da quel segno, quando mi accorsi che il monte si abbassava, come le valli ne riducono l'altezza rispetto ai cigli. «Di là», disse quell'ombra, «andremo dove il pendio forma una specie di conca; e là aspetteremo il nuovo giorno». · Versi 64-69
Tra erto e piano era un sentiero schembo,
70 che ne condusse in fianco de la lacca,
71 là dove più ch’a mezzo muore il lembo.
72 Oro e argento fine, cocco e biacca,
73 indaco, legno lucido e sereno,
74 fresco smeraldo in l’ora che si fiacca,
75 da l’erba e da li fior, dentr’ a quel seno
76 posti, ciascun saria di color vinto,
77 come dal suo maggiore è vinto il meno.
78 Oro e argento puro, legno di robbia e biacca, indaco, legno lucido e colore del cielo limpido, smeraldo fresco nel momento in cui si sgretola, messi a confronto con l'erba e i fiori di quella conca, ognuno di quei colori ne sarebbe vinto, come il meno è superato dal più. · Versi 73-78
Non avea pur natura ivi dipinto,
79 ma di soavità di mille odori
80 vi facea uno incognito e indistinto.
81 ‘Salve, Regina’ in sul verde e ’n su’ fiori
82 quindi seder cantando anime vidi,
83 che per la valle non parean di fuori.
84 Non si era limitata la natura a dipingere quel luogo, ma vi aveva diffuso una dolcezza fatta di mille profumi, un insieme sconosciuto e indefinibile. Sul verde e sui fiori vidi anime sedute che cantavano il «Salve, Regina», e che dalla valle non si vedevano dall'esterno. · Versi 79-84
«Prima che ’l poco sole omai s’annidi»,
85 cominciò ’l Mantoan che ci avea vòlti,
86 «tra color non vogliate ch’io vi guidi.
87 Di questo balzo meglio li atti e ’ volti
88 conoscerete voi di tutti quanti,
89 che ne la lama giù tra essi accolti.
90 «Prima che il poco sole che resta vada a nascondersi», cominciò il Mantovano che ci aveva fatto cambiare direzione, «non vogliate che vi guidi in mezzo a loro. Da questo terrazzamento potrete riconoscere meglio i volti e i gesti di tutti costoro, piuttosto che nella valletta là in basso, dove sarebbero raccolti insieme». · Versi 85-90
Colui che più siede alto e fa sembianti
91 d’aver negletto ciò che far dovea,
92 e che non move bocca a li altrui canti,
93 Rodolfo imperador fu, che potea
94 sanar le piaghe c’hanno Italia morta,
95 sì che tardi per altri si ricrea.
96 «Colui che siede più in alto e che sembra trascurare ciò che avrebbe dovuto fare, e che non partecipa con la bocca al canto degli altri, fu l'imperatore Rodolfo, che avrebbe potuto sanare le ferite che hanno ucciso l'Italia, così che a stento un altro, dopo di lui, potrà risollevarla». · Versi 91-96
L’altro che ne la vista lui conforta,
97 resse la terra dove l’acqua nasce
98 che Molta in Albia, e Albia in mar ne porta:
99 Ottacchero ebbe nome, e ne le fasce
100 fu meglio assai che Vincislao suo figlio
101 barbuto, cui lussuria e ozio pasce.
102 «Si chiamava Ottacchero, e da bambino fu di gran lunga migliore di suo figlio Vincislao, ormai adulto, che si nutre di lussuria e di ozio». · Versi 100-102
E quel nasetto che stretto a consiglio
103 par con colui c’ha sì benigno aspetto,
104 morì fuggendo e disfiorando il giglio:
105 guardate là come si batte il petto!
106 L’altro vedete c’ha fatto a la guancia
107 de la sua palma, sospirando, letto.
108 «Quello dal naso piccolo che sembra discutere strettamente con chi ha un'aria così mite, morì mentre fuggiva e oltraggiava il giglio: guardate là come si percuote il petto! Osservate l'altro che, sospirando, ha appoggiato la guancia sul palmo della mano». · Versi 103-108
Padre e suocero son del mal di Francia:
109 sanno la vita sua viziata e lorda,
110 e quindi viene il duol che sì li lancia.
111 Quel che par sì membruto e che s’accorda,
112 cantando, con colui dal maschio naso,
113 d’ogne valor portò cinta la corda;
114 e se re dopo lui fosse rimaso
115 lo giovanetto che retro a lui siede,
116 ben andava il valor di vaso in vaso,
117 «Quello che appare così muscoloso e che canta all'unisono con il compagno dal naso pronunciato, portò la corda stretta di ogni valore; e se dopo di lui fosse rimasto re il giovane che gli siede dietro, la virtù sarebbe passata di erede in erede come l'acqua in un recipiente». · Versi 112-117
che non si puote dir de l’altre rede;
118 Iacomo e Federigo hanno i reami;
119 del retaggio miglior nessun possiede.
120 Rade volte risurge per li rami
121 l’umana probitate; e questo vole
122 quei che la dà, perché da lui si chiami.
123 Anche al nasuto vanno mie parole
124 non men ch’a l’altro, Pier, che con lui canta,
125 onde Puglia e Proenza già si dole.
126 «Le mie parole riguardano anche il nasuto, non meno dell'altro: Pier, che canta con lui, per la qual cosa già la Puglia e la Provenza si dolgono». · Versi 124-126
Tant’ è del seme suo minor la pianta,
127 quanto, più che Beatrice e Margherita,
128 Costanza di marito ancor si vanta.
129 Vedete il re de la semplice vita
130 seder là solo, Arrigo d’Inghilterra:
131 questi ha ne’ rami suoi migliore uscita.
132 Quel che più basso tra costor s’atterra,
133 guardando in suso, è Guiglielmo marchese,
134 per cui e Alessandria e la sua guerra
135 fa pianger Monferrato e Canavese».
136 «Colui che tra costoro sta più abbassato, con lo sguardo rivolto verso l'alto, è il marchese Guglielmo: a causa sua Alessandria e la sua guerra fanno piangere il Monferrato e il Canavese». · Versi 133-136
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-7