Guida al canto Dove siamo Il gruppo risale la scala che porta fuori dal sesto girone e si incammina sul tratto finale della cornice, con il sole ormai oltre il mezzogiorno. Il passaggio è stretto: da un lato la parete rocciosa, dall'altro il vuoto. I tre viaggiatori procedono uno dietro l'altro, e Dante vorrebbe parlare ma esita, finché Virgilio non lo autorizza a fare la domanda che ha in mente.
Chi incontriamo Stazio, poeta, prende la parola su invito di Virgilio e spiega come si formi il corpo umano e come, dopo la morte, l'anima plasmi attorno a sé l'ombra che appare nel Purgatorio. Virgilio interviene solo per cedere il ruolo di maestro a Stazio. Dante si mostra curioso e attento, pronto a seguire il ragionamento passo dopo passo.
Cosa aspettarsi Alla spiegazione fa seguito l'ingresso nella settima cornice, dove una fiamma scorre lungo il bordo della roccia e un vento rovente la tiene staccata dalla parete. Si cammina in fila, con il fuoco da un lato e il precipizio dall'altro, ascoltando voci che intonano inni e gridano esempi di castità. Resta aperta la sfida di attraversare quel tratto senza fermarsi.
Ora era onde ’l salir non volea storpio;
1 ché ’l sole avëa il cerchio di merigge
2 lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio:
3 per che, come fa l’uom che non s’affigge
4 ma vassi a la via sua, che che li appaia,
5 se di bisogno stimolo il trafigge,
6 Per questo, come fa un uomo che non si ferma ma prosegue per la sua strada, qualunque cosa gli si presenti, se uno stimolo impellente lo pungola, così entrammo nella salita. · Versi 4-6
così intrammo noi per la callaia,
7 uno innanzi altro prendendo la scala
8 che per artezza i salitor dispaia.
9 E quale il cicognin che leva l’ala
10 per voglia di volare, e non s’attenta
11 d’abbandonar lo nido, e giù la cala;
12 tal era io con voglia accesa e spenta
13 di dimandar, venendo infino a l’atto
14 che fa colui ch’a dicer s’argomenta.
15 Non lasciò, per l’andar che fosse ratto,
16 lo dolce padre mio, ma disse: «Scocca
17 l’arco del dir, che ’nfino al ferro hai tratto».
18 Allor sicuramente apri’ la bocca
19 e cominciai: «Come si può far magro
20 là dove l’uopo di nodrir non tocca?».
21 «Se t’ammentassi come Meleagro
22 si consumò al consumar d’un stizzo,
23 non fora», disse, «a te questo sì agro;
24 e se pensassi come, al vostro guizzo,
25 guizza dentro a lo specchio vostra image,
26 ciò che par duro ti parrebbe vizzo.
27 Poi aggiunse: «E se riflettessi su come, al vostro movimento, la vostra immagine si muova dentro lo specchio, ciò che sembra duro ti apparirebbe morbido». · Versi 25-27
Ma perché dentro a tuo voler t’adage,
28 ecco qui Stazio; e io lui chiamo e prego
29 che sia or sanator de le tue piage».
30 «Se la veduta etterna li dislego»,
31 rispuose Stazio, «là dove tu sie,
32 discolpi me non potert’ io far nego».
33 Poi cominciò: «Se le parole mie,
34 figlio, la mente tua guarda e riceve,
35 lume ti fiero al come che tu die.
36 Sangue perfetto, che poi non si beve
37 da l’assetate vene, e si rimane
38 quasi alimento che di mensa leve,
39 prende nel core a tutte membra umane
40 virtute informativa, come quello
41 ch’a farsi quelle per le vene vane.
42 Ancor digesto, scende ov’ è più bello
43 tacer che dire; e quindi poscia geme
44 sovr’ altrui sangue in natural vasello.
45 Ivi s’accoglie l’uno e l’altro insieme,
46 l’un disposto a patire, e l’altro a fare
47 per lo perfetto loco onde si preme;
48 e, giunto lui, comincia ad operare
49 coagulando prima, e poi avviva
50 ciò che per sua matera fé constare.
51 Anima fatta la virtute attiva
52 qual d’una pianta, in tanto differente,
53 che questa è in via e quella è già a riva,
54 tanto ovra poi, che già si move e sente,
55 come spungo marino; e indi imprende
56 ad organar le posse ond’ è semente.
57 Or si spiega, figliuolo, or si distende
58 la virtù ch’è dal cor del generante,
59 dove natura a tutte membra intende.
60 Ora si svolge, figlio mio, la forza che viene dal cuore di chi genera, dove la natura provvede a tutte le membra. · Versi 58-60
Ma come d’animal divegna fante,
61 non vedi tu ancor: quest’ è tal punto,
62 che più savio di te fé già errante,
63 sì che per sua dottrina fé disgiunto
64 da l’anima il possibile intelletto,
65 perché da lui non vide organo assunto.
66 Così, con la sua dottrina, separò dall'anima l'intelletto possibile, perché non vide un organo che lo accogliesse. · Versi 64-66
Apri a la verità che viene il petto;
67 e sappi che, sì tosto come al feto
68 l’articular del cerebro è perfetto,
69 lo motor primo a lui si volge lieto
70 sovra tant’ arte di natura, e spira
71 spirito novo, di vertù repleto,
72 che ciò che trova attivo quivi, tira
73 in sua sustanzia, e fassi un’alma sola,
74 che vive e sente e sé in sé rigira.
75 Assorbe in sé tutto ciò che trova di attivo là, e diventa un'anima unica, che vive, sente e ruota su se stessa. · Versi 73-75
E perché meno ammiri la parola,
76 guarda il calor del sole che si fa vino,
77 giunto a l’omor che de la vite cola.
78 Quando Làchesis non ha più del lino,
79 solvesi da la carne, e in virtute
80 ne porta seco e l’umano e ’l divino:
81 Quando Lachesis non ha più filo, l'anima si stacca dalla carne e porta con sé, nella sua virtù, ciò che è umano e divino. · Versi 79-81
l’altre potenze tutte quante mute;
82 memoria, intelligenza e volontade
83 in atto molto più che prima agute.
84 Sanza restarsi, per sé stessa cade
85 mirabilmente a l’una de le rive;
86 quivi conosce prima le sue strade.
87 Tosto che loco lì la circunscrive,
88 la virtù formativa raggia intorno
89 così e quanto ne le membra vive.
90 E come l’aere, quand’ è ben pïorno,
91 per l’altrui raggio che ’n sé si reflette,
92 di diversi color diventa addorno;
93 E come l'aria, quando è molto umida, per il raggio di un altro corpo che si riflette in lei, si adorna di colori diversi. · Versi 91-93
così l’aere vicin quivi si mette
94 e in quella forma ch’è in lui suggella
95 virtüalmente l’alma che ristette;
96 e simigliante poi a la fiammella
97 che segue il foco là ’vunque si muta,
98 segue lo spirto sua forma novella.
99 Però che quindi ha poscia sua paruta,
100 è chiamata ombra; e quindi organa poi
101 ciascun sentire infino a la veduta.
102 Perciò, avendo ormai un aspetto, viene chiamata ombra, e in essa si formano poi tutti i sensi, fino alla vista. · Versi 100-102
Quindi parliamo e quindi ridiam noi;
103 quindi facciam le lagrime e ’ sospiri
104 che per lo monte aver sentiti puoi.
105 Secondo che ci affliggono i disiri
106 e li altri affetti, l’ombra si figura;
107 e quest’ è la cagion di che tu miri».
108 E già venuto a l’ultima tortura
109 s’era per noi, e vòlto a la man destra,
110 ed eravamo attenti ad altra cura.
111 Quivi la ripa fiamma in fuor balestra,
112 e la cornice spira fiato in suso
113 che la reflette e via da lei sequestra;
114 ond’ ir ne convenia dal lato schiuso
115 ad uno ad uno; e io temëa ’l foco
116 quinci, e quindi temeva cader giuso.
117 Lo duca mio dicea: «Per questo loco
118 si vuol tenere a li occhi stretto il freno,
119 però ch’errar potrebbesi per poco».
120 ‘Summae Deus clementïae’ nel seno
121 al grande ardore allora udi’ cantando,
122 che di volger mi fé caler non meno;
123 e vidi spirti per la fiamma andando;
124 per ch’io guardava a loro e a’ miei passi
125 compartendo la vista a quando a quando.
126 Appresso il fine ch’a quell’ inno fassi,
127 gridavano alto: ‘Virum non cognosco’;
128 indi ricominciavan l’inno bassi.
129 Finitolo, anco gridavano: «Al bosco
130 si tenne Diana, ed Elice caccionne
131 che di Venere avea sentito il tòsco».
132 Indi al cantar tornavano; indi donne
133 gridavano e mariti che fuor casti
134 come virtute e matrimonio imponne.
135 E questo modo credo che lor basti
136 per tutto il tempo che ’l foco li abbruscia:
137 con tal cura conviene e con tai pasti
138 che la piaga da sezzo si ricuscia.
139 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-25