Guida al canto Dove siamo Dante è ancora sulla prima cornice del Purgatorio, dove le anime dei superbi procedono curve sotto enormi massi. Il tratto si apre tutto nell'ascolto: le anime recitano il Padre nostro adattato a chi soffre, poi Virgilio chiede loro di indicare la via più agevole per salire, perché il peso del corpo mortale rallenta il cammino del poeta. La salita, dunque, è insieme fatica fisica e passaggio da individuare tra le cornici.
Chi incontriamo Si staccano dal gruppo tre penitenti. Omberto, figlio di Guiglielmo Aldobrandeschi, racconta la propria superbia di casta. Oderisi da Gubbio, miniatore, ammonisce sulla gloria mondana confrontando Cimabue e Giotto, i due Guidi e l'inevitabile successore. Provenzan Salvani, signore di Siena, è ricordato da Oderisi per un atto di umiliazione compiuto in vita, che gli ha evitato di aspettare il proprio turno sotto la montagna.
Cosa aspettarsi Dopo l'incontro Dante porta con sé una domanda nuova: che peso ha davvero la fama terrena, e fino a che punto basta un atto d'umiltà fatto in vita per accorciare l'attesa del giudizio. Il canto prepara inoltre la mossa successiva: lasciata la prima cornice, Virgilio dovrà guidare il poeta verso il prossimo balzo, dove lo attende un peccato diverso.
«O Padre nostro, che ne’ cieli stai,
1 non circunscritto, ma per più amore
2 ch’ai primi effetti di là sù tu hai,
3 O Padre nostro, che dimori nei cieli, non perché sei limitato nello spazio, ma per il grande amore che riservi alle tue prime creature, il tuo nome sia lodato e riconosciuto il tuo valore. · Versi 1-3
laudato sia ’l tuo nome e ’l tuo valore
4 da ogne creatura, com’ è degno
5 di render grazie al tuo dolce vapore.
6 Vegna ver’ noi la pace del tuo regno,
7 ché noi ad essa non potem da noi,
8 s’ella non vien, con tutto nostro ingegno.
9 Come del suo voler li angeli tuoi
10 fan sacrificio a te, cantando osanna,
11 così facciano li uomini de’ suoi.
12 Dà oggi a noi la cotidiana manna,
13 sanza la qual per questo aspro diserto
14 a retro va chi più di gir s’affanna.
15 E come noi lo mal ch’avem sofferto
16 perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
17 benigno, e non guardar lo nostro merto.
18 Nostra virtù che di legger s’adona,
19 non spermentar con l’antico avversaro,
20 ma libera da lui che sì la sprona.
21 La nostra virtù, che facilmente si lascia vincere, non metterla alla prova con il nemico antico, ma liberaci da lui che la tormenta. · Versi 19-21
Quest’ ultima preghiera, segnor caro,
22 già non si fa per noi, ché non bisogna,
23 ma per color che dietro a noi restaro».
24 Signore caro, questa ultima preghiera non la rivolgiamo per noi, che non ne abbiamo bisogno, ma per coloro che sono rimasti indietro rispetto a noi. · Versi 22-24
Così a sé e noi buona ramogna
25 quell’ ombre orando, andavan sotto ’l pondo,
26 simile a quel che talvolta si sogna,
27 Pregando così per sé e per noi una tale indulgenza, quelle ombre procedevano sotto il loro peso, simili a chi talvolta sogna, e io camminavo curvo con loro. · Versi 25-27
disparmente angosciate tutte a tondo
28 e lasse su per la prima cornice,
29 purgando la caligine del mondo.
30 Se di là sempre ben per noi si dice,
31 di qua che dire e far per lor si puote
32 da quei c’hanno al voler buona radice?
33 Ben si de’ loro atar lavar le note
34 che portar quinci, sì che, mondi e lievi,
35 possano uscire a le stellate ruote.
36 È giusto aiutarli a lavare le macchie che portano con sé, così che, puri e leggeri, possano salire fino alle ruote stellate. · Versi 34-36
«Deh, se giustizia e pietà vi disgrievi
37 tosto, sì che possiate muover l’ala,
38 che secondo il disio vostro vi lievi,
39 mostrate da qual mano inver’ la scala
40 si va più corto; e se c’è più d’un varco,
41 quel ne ’nsegnate che men erto cala;
42 Virgilio disse: «Oh, se giustizia e pietà vi liberino presto dal peso, così che possiate spiccare il volo e innalzarvi secondo il vostro desiderio, mostrateci da quale parte la scala si percorre più brevemente; e, se c'è più di un passaggio, indicateci quello che sale con minor pendenza, perché questi che viene con me, appesantito dalla carne di Adamo di cui è rivestito, controvoglia e con fatica, sale di rado». · Versi 37-42
ché questi che vien meco, per lo ’ncarco
43 de la carne d’Adamo onde si veste,
44 al montar sù, contra sua voglia, è parco».
45 Le lor parole, che rendero a queste
46 che dette avea colui cu’ io seguiva,
47 non fur da cui venisser manifeste;
48 ma fu detto: «A man destra per la riva
49 con noi venite, e troverete il passo
50 possibile a salir persona viva.
51 E s’io non fossi impedito dal sasso
52 che la cervice mia superba doma,
53 onde portar convienmi il viso basso,
54 Ma fu detto: «Venite con noi lungo la riva a destra, e troverete il passaggio che anche una persona viva può risalire. E se non fossi piegato dal sasso che schiaccia la mia cervice superba, costringendomi a tenere il viso chino, guarderei costui, che è ancora vivo e non viene nominato». · Versi 49-54
cotesti, ch’ancor vive e non si noma,
55 guardere’ io, per veder s’i’ ’l conosco,
56 e per farlo pietoso a questa soma.
57 Io fui latino e nato d’un gran Tosco:
58 Guiglielmo Aldobrandesco fu mio padre;
59 non so se ’l nome suo già mai fu vosco.
60 L’antico sangue e l’opere leggiadre
61 d’i miei maggior mi fer sì arrogante,
62 che, non pensando a la comune madre,
63 Proseguì: «Fui italiano e nato da un grande toscano: mio padre fu Guiglielmo Aldobrandesco; non so se il suo nome vi è mai giunto. L'antico lignaggio e le nobili imprese dei miei avi mi resero così arrogante che, senza pensare alla madre comune a tutti, disprezzai ogni uomo con tale eccesso». · Versi 58-63
ogn’ uomo ebbi in despetto tanto avante,
64 ch’io ne mori’, come i Sanesi sanno,
65 e sallo in Campagnatico ogne fante.
66 Io sono Omberto; e non pur a me danno
67 superbia fa, ché tutti miei consorti
68 ha ella tratti seco nel malanno.
69 Continuò: «Disprezzai ogni uomo a tal punto che ne morii, come i Senesi ben sanno e lo sanno anche i bambini di Campagnatico. Sono Omberto; e la superbia non nuoce soltanto a me, perché ha trascinato nella rovina anche tutti i miei parenti». · Versi 64-69
E qui convien ch’io questo peso porti
70 per lei, tanto che a Dio si sodisfaccia,
71 poi ch’io nol fe’ tra ’ vivi, qui tra ’ morti».
72 Concluse: «E qui devo portare questo peso a causa sua, finché non si compia la giustizia divina, dato che non lo feci tra i vivi, lo faccio ora tra i morti». · Versi 70-72
Ascoltando chinai in giù la faccia;
73 e un di lor, non questi che parlava,
74 si torse sotto il peso che li ’mpaccia,
75 e videmi e conobbemi e chiamava,
76 tenendo li occhi con fatica fisi
77 a me che tutto chin con loro andava.
78 Mentre ascoltavo abbassai lo sguardo, e uno di loro, non quello che stava parlando, si girò sotto il peso che lo opprimeva, mi vide, mi riconobbe e mi chiamò, tenendo gli occhi fissi con sforzo verso di me, che camminavo curvo insieme a loro. · Versi 73-78
«Oh!», diss’ io lui, «non se’ tu Oderisi,
79 l’onor d’Agobbio e l’onor di quell’ arte
80 ch’alluminar chiamata è in Parisi?».
81 «Frate», diss’ elli, «più ridon le carte
82 che pennelleggia Franco Bolognese;
83 l’onore è tutto or suo, e mio in parte.
84 Ben non sare’ io stato sì cortese
85 mentre ch’io vissi, per lo gran disio
86 de l’eccellenza ove mio core intese.
87 Mi rispose: «Fratello, ora ridono di più le carte che dipinge Franco Bolognese; la gloria è tutta sua, e mia solo in parte. Ma non sarei stato così cortese mentre ero vivo, tanto grande era il desiderio dell'eccellenza a cui il mio cuore aspirava». · Versi 82-87
Di tal superbia qui si paga il fio;
88 e ancor non sarei qui, se non fosse
89 che, possendo peccar, mi volsi a Dio.
90 Oh vana gloria de l’umane posse!
91 com’ poco verde in su la cima dura,
92 se non è giunta da l’etati grosse!
93 Credette Cimabue ne la pittura
94 tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
95 sì che la fama di colui è scura.
96 Così ha tolto l’uno a l’altro Guido
97 la gloria de la lingua; e forse è nato
98 chi l’uno e l’altro caccerà del nido.
99 Proseguì: «Cimabue credette di restare il maestro della pittura, e ora Giotto ha la fama, così che la gloria di quello si è oscurata. Così un Guido ha tolto all'altro Guido la gloria della lingua; e forse è già nato chi li caccerà entrambi dal nido». · Versi 94-99
Non è il mondan romore altro ch’un fiato
100 di vento, ch’or vien quinci e or vien quindi,
101 e muta nome perché muta lato.
102 Che voce avrai tu più, se vecchia scindi
103 da te la carne, che se fossi morto
104 anzi che tu lasciassi il ‘pappo’ e ’l ‘dindi’,
105 Aggiunse: «La fama del mondo non è che un soffio di vento, che ora soffia di qua e ora di là, e muta nome perché cambia direzione. Che voce avrai tu di più, se da vecchio ti separi dalla carne, rispetto a se fossi morto prima di lasciare il pappo e il dindi?». · Versi 100-105
pria che passin mill’ anni? ch’è più corto
106 spazio a l’etterno, ch’un muover di ciglia
107 al cerchio che più tardi in cielo è torto.
108 Colui che del cammin sì poco piglia
109 dinanzi a me, Toscana sonò tutta;
110 e ora a pena in Siena sen pispiglia,
111 ond’ era sire quando fu distrutta
112 la rabbia fiorentina, che superba
113 fu a quel tempo sì com’ ora è putta.
114 La vostra nominanza è color d’erba,
115 che viene e va, e quei la discolora
116 per cui ella esce de la terra acerba».
117 E io a lui: «Tuo vero dir m’incora
118 bona umiltà, e gran tumor m’appiani;
119 ma chi è quei di cui tu parlavi ora?».
120 «Quelli è», rispuose, «Provenzan Salvani;
121 ed è qui perché fu presuntüoso
122 a recar Siena tutta a le sue mani.
123 Ito è così e va, sanza riposo,
124 poi che morì; cotal moneta rende
125 a sodisfar chi è di là troppo oso».
126 Mi rispose: «Quello è Provenzan Salvani; ed è qui perché fu così arrogante da voler sottomettere tutta Siena al suo volere. Così va, senza sosta, da quando morì; ecco il prezzo che paga chi nell'aldilà fu troppo audace». · Versi 121-126
E io: «Se quello spirito ch’attende,
127 pria che si penta, l’orlo de la vita,
128 qua giù dimora e qua sù non ascende,
129 se buona orazïon lui non aita,
130 prima che passi tempo quanto visse,
131 come fu la venuta lui largita?».
132 Gli chiesi: «Se quello spirito che resta quaggiù, aspettando di pentirsi solo alla fine della vita, e non sale lassù, se una preghiera devota non lo aiuta prima che passi tutto il tempo che visse, come gli fu concessa la possibilità di venire qui?». · Versi 127-132
«Quando vivea più glorïoso», disse,
133 «liberamente nel Campo di Siena,
134 ogne vergogna diposta, s’affisse;
135 e lì, per trar l’amico suo di pena,
136 ch’e’ sostenea ne la prigion di Carlo,
137 si condusse a tremar per ogne vena.
138 Mi rispose: «Quando era al culmine della gloria, si pose liberamente in mezzo al Campo di Siena, deposta ogni vergogna; e lì, per liberare l'amico suo dalla pena che soffriva nella prigionia di Carlo, si ridusse a tremare in ogni vena». · Versi 133-138
Più non dirò, e scuro so che parlo;
139 ma poco tempo andrà, che ’ tuoi vicini
140 faranno sì che tu potrai chiosarlo.
141 Quest’ opera li tolse quei confini».
142 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-11