Reale
Siena
Siena è ricordata da Dante nel Purgatorio come luogo di nascita e di residenza: in Purg. V 134 la definisce artefice della sua formazione e nel canto XI 111 la indica come ambiente in cui la voce di un concittadino fatica a farsi largo.
Descrizione
Nel Purgatorio Siena è chiamata in causa in chiare parole autobiografiche: la terzina dantesca «Siena mi fé, disfecemi Maremma» (Purg. V 134) le attribuisce un ruolo formativo nella vita del poeta, indicando nella Maremma la causa della sua rovina. Più avanti nella cantica, un'osservazione di carattere morale colloca Siena come scenario di un costume cittadino: l'espressione «e ora a pena in Siena sen pispiglia» (Purg. XI 111) si riferisce infatti alla difficoltà di farsi notare, parlare o muoversi liberamente tra i concittadini, lasciando intendere una condizione di sorveglianza o di costrizione sociale nel tessuto urbano senese del tempo.
Nel testo
Versi collegati
5 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXIX | 109 | «Io fui d’Arezzo, e Albero da Siena», | Apri verso |
| Purgatorio | Canto V | 134 | Siena mi fé, disfecemi Maremma: | Apri verso |
| Purgatorio | Canto XI | 111 | e ora a pena in Siena sen pispiglia, | Apri verso |
| Purgatorio | Canto XI | 123 | a recar Siena tutta a le sue mani. | Apri verso |
| Purgatorio | Canto XI | 134 | «liberamente nel Campo di Siena, | Apri verso |