Guida al canto Dove siamo Dante è ancora nell'ottavo cielo, quello delle Stelle Fisse, dove la corona dei beati ruota attorno a un punto di luce intensissima. Il luogo non cambia, ma una fiamma più splendente delle altre prende la parola per il terzo interrogatorio, quello sulla carità. La vista di Dante, consumata dalla luce di San Giovanni, deve essere ristorata da Beatrice.
Chi incontriamo San Giovanni chiede a Dante che cosa lo attiri verso Dio oltre la ragione e l'autorità. Dopo le risposte di Dante, lo stesso San Giovanni sollecita un secondo grado d'amore. Beatrice indica poi un quarto lume, l'anima prima che vagheggia il suo fattore: è Adamo, che racconta la propria vicenda, dal giardino terrestre alla lingua da lui parlata, ormai estinta.
Cosa aspettarsi Alla fine del dialogo con Adamo il canto si chiude in sospeso: Beatrice indica i fiumi di luce del Primo Mobile, Fede, Speranza e Carità, e ammonisce Dante, preparandolo a guardare il volto di lei e, oltre quello, la vista finale di Dio. La guida del lettore attende quindi il passaggio dal colloquio alla contemplazione.
Mentr’ io dubbiava per lo viso spento,
1 de la fulgida fiamma che lo spense
2 uscì un spiro che mi fece attento,
3 dicendo: «Intanto che tu ti risense
4 de la vista che haï in me consunta,
5 ben è che ragionando la compense.
6 Comincia dunque; e dì ove s’appunta
7 l’anima tua, e fa ragion che sia
8 la vista in te smarrita e non defunta:
9 Quella voce disse: «Mentre ti riprendi dalla vista che hai consumato fissandoti in me, è giusto che la ragione ne tenga il posto. Comincia pure, e dimmi a cosa mira il tuo spirito; e considera che la vista in te si è solo smarrita, non è morta». · Versi 4-9
perché la donna che per questa dia
10 regïon ti conduce, ha ne lo sguardo
11 la virtù ch’ebbe la man d’Anania».
12 Io dissi: «Al suo piacere e tosto e tardo
13 vegna remedio a li occhi, che fuor porte
14 quand’ ella entrò col foco ond’ io sempr’ ardo.
15 Lo ben che fa contenta questa corte,
16 Alfa e O è di quanta scrittura
17 mi legge Amore o lievemente o forte».
18 Io risposi: «Che il rimedio ai miei occhi giunga presto o tardi, secondo il desiderio di Beatrice; essi furono le porte quando lei entrò con il fuoco che mi arde senza posa. Il bene che rende felice questa corte è l'Alfa e l'Omega di ogni scritto, tanto quello che Amore mi legge con dolcezza quanto quello che mi legge con forza». · Versi 13-18
Quella medesma voce che paura
19 tolta m’avea del sùbito abbarbaglio,
20 di ragionare ancor mi mise in cura;
21 e disse: «Certo a più angusto vaglio
22 ti conviene schiarar: dicer convienti
23 chi drizzò l’arco tuo a tal berzaglio».
24 La stessa voce, che mi aveva tolto la paura dell'improvviso abbagliamento, mi spinse di nuovo a parlare; e mi disse: «Certo, devi chiarirti le idee in modo ancora più preciso: dimmi chi ha diretto il tuo arco verso un bersaglio così alto». · Versi 19-24
E io: «Per filosofici argomenti
25 e per autorità che quinci scende
26 cotale amor convien che in me si ’mprenti:
27 ché ’l bene, in quanto ben, come s’intende,
28 così accende amore, e tanto maggio
29 quanto più di bontate in sé comprende.
30 Io ripresi: «Attraverso gli argomenti della filosofia e le autorità che da lì discendono, un amore come questo deve imprimersi in me: il bene, in quanto bene, come si intende, così accende amore, e tanto più quanto maggiore è la bontà che racchiude in sé». · Versi 25-30
Dunque a l’essenza ov’ è tanto avvantaggio,
31 che ciascun ben che fuor di lei si trova
32 altro non è ch’un lume di suo raggio,
33 più che in altra convien che si mova
34 la mente, amando, di ciascun che cerne
35 il vero in che si fonda questa prova.
36 Proseguii: «Dunque, verso l'essenza che possiede un vantaggio così grande — ogni bene che si trova fuori di lei non è che un riflesso della sua luce —, più che verso ogni altra cosa deve muoversi, amando, la mente di chiunque riconosce il vero su cui si fonda questa dimostrazione». · Versi 31-36
Tal vero a l’intelletto mïo sterne
37 colui che mi dimostra il primo amore
38 di tutte le sustanze sempiterne.
39 Sternel la voce del verace autore,
40 che dice a Moïsè, di sé parlando:
41 ‘Io ti farò vedere ogne valore’.
42 Continuai: «Questa verità me la spiega colui che mi mostra il primo amore di tutte le creature eterne. Me la spiega la voce dell'autore veritiero, che dice a Mosè, parlando di sé: 'Io ti farò vedere ogni valore'». · Versi 37-42
Sternilmi tu ancora, incominciando
43 l’alto preconio che grida l’arcano
44 di qui là giù sovra ogne altro bando».
45 E io udi’: «Per intelletto umano
46 e per autoritadi a lui concorde
47 d’i tuoi amori a Dio guarda il sovrano.
48 Ma dì ancor se tu senti altre corde
49 tirarti verso lui, sì che tu suone
50 con quanti denti questo amor ti morde».
51 Allora io udii: «Attraverso l'intelletto umano e le autorità che gli sono concordi, rivolgi a Dio il più alto dei tuoi amori. Ma dimmi anche se senti altre corde tirarti verso di lui, così che tu riveli con quanti denti questo amore ti morde». · Versi 46-51
Non fu latente la santa intenzione
52 de l’aguglia di Cristo, anzi m’accorsi
53 dove volea menar mia professione.
54 Però ricominciai: «Tutti quei morsi
55 che posson far lo cor volgere a Dio,
56 a la mia caritate son concorsi:
57 ché l’essere del mondo e l’esser mio,
58 la morte ch’el sostenne perch’ io viva,
59 e quel che spera ogne fedel com’ io,
60 Io ripresi: «Tutte le spinte che possono volgere il cuore a Dio si sono raccolte nel mio amore: il fatto che il mondo esista e che io stesso esista, la morte che Cristo subì perché io viva, e ciò che ogni fedele come me spera». · Versi 55-60
con la predetta conoscenza viva,
61 tratto m’hanno del mar de l’amor torto,
62 e del diritto m’han posto a la riva.
63 Le fronde onde s’infronda tutto l’orto
64 de l’ortolano etterno, am’ io cotanto
65 quanto da lui a lor di bene è porto».
66 Proseguii: «Insieme alla conoscenza viva di cui ho parlato prima, questi motivi mi hanno tratto fuori dal mare dell'amore sbagliato e mi hanno portato sulla riva di quello giusto. Amo le fronde di cui si riveste tutto il giardino dell'ortolano eterno tanto quanto il bene che da lui arriva fino a loro». · Versi 61-66
Sì com’ io tacqui, un dolcissimo canto
67 risonò per lo cielo, e la mia donna
68 dicea con li altri: «Santo, santo, santo!».
69 Appena tacqui, un canto dolcissimo risuonò nel cielo, e la mia Beatrice insieme agli altri diceva: «Santo, santo, santo!». · Versi 67-69
E come a lume acuto si disonna
70 per lo spirto visivo che ricorre
71 a lo splendor che va di gonna in gonna,
72 e lo svegliato ciò che vede aborre,
73 sì nescïa è la sùbita vigilia
74 fin che la stimativa non soccorre;
75 Come un sonno si interrompe bruscamente quando una luce intensa colpisce lo spirito visivo, che corre verso lo splendore che filtra attraverso le palpebre, e chi si è appena svegliato rimane frastornato, incapace di capire ciò che vede, finché la ragione non lo aiuta a orientarsi. · Versi 70-75
così de li occhi miei ogne quisquilia
76 fugò Beatrice col raggio d’i suoi,
77 che rifulgea da più di mille milia:
78 onde mei che dinanzi vidi poi;
79 e quasi stupefatto domandai
80 d’un quarto lume ch’io vidi tra noi.
81 Così Beatrice, con il raggio dei suoi occhi che brillava di una luce immensa, scacciò ogni offuscamento dal mio sguardo; vidi quindi meglio di prima, e quasi stupefatto domandai chi fosse il quarto lume che scorgevo tra noi. · Versi 76-81
E la mia donna: «Dentro da quei rai
82 vagheggia il suo fattor l’anima prima
83 che la prima virtù creasse mai».
84 Come la fronda che flette la cima
85 nel transito del vento, e poi si leva
86 per la propria virtù che la soblima,
87 fec’ io in tanto in quant’ ella diceva,
88 stupendo, e poi mi rifece sicuro
89 un disio di parlare ond’ ïo ardeva.
90 Come una fronda che piega la cima al passaggio del vento e poi si rialza per la sua stessa forza che la solleva, così feci io, stupefatto, mentre lei parlava; poi un desiderio di parlare, che mi ardeva dentro, mi rese di nuovo sicuro. · Versi 85-90
E cominciai: «O pomo che maturo
91 solo prodotto fosti, o padre antico
92 a cui ciascuna sposa è figlia e nuro,
93 divoto quanto posso a te supplìco
94 perché mi parli: tu vedi mia voglia,
95 e per udirti tosto non la dico».
96 Cominciai: «O frutto che fosti prodotto maturo fin dall'inizio, o padre antico, che sei insieme padre e suocero di ogni sposa, ti supplico con tutta la devozione che posso: parlami, tu vedi ciò che desidero, e per ascoltarti più in fretta evito di dirtelo». · Versi 91-96
Talvolta un animal coverto broglia,
97 sì che l’affetto convien che si paia
98 per lo seguir che face a lui la ’nvoglia;
99 e similmente l’anima primaia
100 mi facea trasparer per la coverta
101 quant’ ella a compiacermi venìa gaia.
102 A volte un animale nascosto sotto un mantello si agita, e il suo stato d'animo traspare dal movimento della stoffa che lo copre; allo stesso modo, la prima anima si rivelava attraverso la luce che la avvolgeva, lasciando intendere con quanta gioia fosse disposta ad accontentarmi. · Versi 97-102
Indi spirò: «Sanz’ essermi proferta
103 da te, la voglia tua discerno meglio
104 che tu qualunque cosa t’è più certa;
105 perch’ io la veggio nel verace speglio
106 che fa di sé pareglio a l’altre cose,
107 e nulla face lui di sé pareglio.
108 Poi quello spirito disse: «Senza che tu me l'abbia detta, leggo il tuo desiderio meglio di quanto tu possa conoscere la cosa che ti è più certa; perché lo vedo nello specchio veritiero che fa di sé un riflesso per le altre cose, e nulla di esse si riflette in lui». · Versi 103-108
Tu vuogli udir quant’ è che Dio mi puose
109 ne l’eccelso giardino, ove costei
110 a così lunga scala ti dispuose,
111 e quanto fu diletto a li occhi miei,
112 e la propria cagion del gran disdegno,
113 e l’idïoma ch’usai e che fei.
114 Continuò: «Vuoi sapere da quanto tempo Dio mi collocò nel giardino sublime, dove costei ti ha preparato una scala così lunga per salire, e quale fu la gioia dei miei occhi, e la vera ragione del grande sdegno, e la lingua che parlai e che creai». · Versi 109-114
Or, figluol mio, non il gustar del legno
115 fu per sé la cagion di tanto essilio,
116 ma solamente il trapassar del segno.
117 Quindi onde mosse tua donna Virgilio,
118 quattromilia trecento e due volumi
119 di sol desiderai questo concilio;
120 Poi aggiunse: «Figlio mio, non il gusto del frutto fu di per sé la causa di un esilio così grande, ma soltanto l'aver oltrepassato il limite. Da quel luogo, da cui mosse anche la tua guida Virgilio, desiderai questa riunione di anime per quattromila trecento due giri del sole». · Versi 115-120
e vidi lui tornare a tutt’ i lumi
121 de la sua strada novecento trenta
122 fïate, mentre ch’ïo in terra fu’mi.
123 La lingua ch’io parlai fu tutta spenta
124 innanzi che a l’ovra inconsummabile
125 fosse la gente di Nembròt attenta:
126 ché nullo effetto mai razïonabile,
127 per lo piacere uman che rinovella
128 seguendo il cielo, sempre fu durabile.
129 Opera naturale è ch’uom favella;
130 ma così o così, natura lascia
131 poi fare a voi secondo che v’abbella.
132 Continuò: «Nessuna opera umana, per il piacere che l'uomo rinnova seguendo il cielo, può mai durare a lungo. È naturale che l'uomo parli, ma la natura lascia poi che ciascuno di voi si esprima come preferisce». · Versi 127-132
Pria ch’i’ scendessi a l’infernale ambascia,
133 I s’appellava in terra il sommo bene
134 onde vien la letizia che mi fascia;
135 e El si chiamò poi: e ciò convene,
136 ché l’uso d’i mortali è come fronda
137 in ramo, che sen va e altra vene.
138 Poi riprese: «Prima che io scendessi all'inferno, sulla terra il sommo bene, da cui viene la letizia che mi avvolge, si chiamava I; poi si chiamò El, e questo era inevitabile: il linguaggio dei mortali cambia come la foglia su un ramo, che se ne va e un'altra ne arriva». · Versi 133-138
Nel monte che si leva più da l’onda,
139 fu’ io, con vita pura e disonesta,
140 da la prim’ ora a quella che seconda,
141 come ’l sol muta quadra, l’ora sesta».
142 Concluse: «Sul monte che si alza più vicino all'oceano, io dimorai, tra vita pura e vita peccaminosa, dalla prima ora a quella che, come il sole cambia quadrante, segue l'ora sesta». · Versi 139-142
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/paradiso/canto-26