Guida al canto Dove siamo Dante è ancora nell'ottavo cielo, quello delle Stelle Fisse, dove si è svolto l'esame sulla fede. Il luogo non cambia, ma l'attenzione si sposta su una nuova domanda: Beatrice introduce un secondo beato perché l'indagine prosegua. Il pellegrino resta al centro della corona luminosa, con lo sguardo rivolto verso le fiamme che lo circondano.
Chi incontriamo Entra in scena San Giacomo, presentato da Beatrice come il barone per cui in Galizia si visita la sua tomba. Interroga Dante sulla speranza con domande precise. Subito dopo appare una luce più splendente delle altre, che Beatrice riconosce come colui che giacque sul petto di Cristo, ossia San Giovanni. La fiamma si inserisce nella danza e nella rotazione della corona, senza prendere la parola.
Cosa aspettarsi L'esame sulla speranza si chiude con un inno dei beati e l'arrivo inatteso della nuova luce, che apre il passaggio al terzo interrogatorio, quello sulla carità. Dante, cercando Beatrice dopo l'apparizione, non riesce a sostenerne lo sguardo: è il segnale che il viaggio si avvicina alla soglia conclusiva del Paradiso.
Se mai continga che ’l poema sacro
1 al quale ha posto mano e cielo e terra,
2 sì che m’ha fatto per molti anni macro,
3 vinca la crudeltà che fuor mi serra
4 del bello ovile ov’ io dormi’ agnello,
5 nimico ai lupi che li danno guerra;
6 Se mai accadrà che il poema sacro, al quale hanno collaborato cielo e terra, tanto da rendermi magro per molti anni, superi la crudeltà che mi tiene fuori dal bello ovile dove dormii agnello, nemico dei lupi che lo assalgono. · Versi 1-6
con altra voce omai, con altro vello
7 ritornerò poeta, e in sul fonte
8 del mio battesmo prenderò ’l cappello;
9 però che ne la fede, che fa conte
10 l’anime a Dio, quivi intra’ io, e poi
11 Pietro per lei sì mi girò la fronte.
12 Con una voce diversa e un diverso vello tornerò poeta, e presso la fonte del mio battesimo riceverò l'incoronazione; perché nella fede, che fa conoscere le anime a Dio, entrai proprio là, e poi Pietro per essa mi cinse la fronte. · Versi 7-12
Indi si mosse un lume verso noi
13 di quella spera ond’ uscì la primizia
14 che lasciò Cristo d’i vicari suoi;
15 e la mia donna, piena di letizia,
16 mi disse: «Mira, mira: ecco il barone
17 per cui là giù si vicita Galizia».
18 E la mia donna, piena di gioia, mi disse: «Guarda, guarda: ecco il barone per cui laggiù si visita la Galizia». · Versi 16-18
Sì come quando il colombo si pone
19 presso al compagno, l’uno a l’altro pande,
20 girando e mormorando, l’affezione;
21 così vid’ ïo l’un da l’altro grande
22 principe glorïoso essere accolto,
23 laudando il cibo che là sù li prande.
24 Come quando la colomba si posa accanto al compagno e ciascuna, girando e mormorando, manifesta all'altra il proprio affetto, così vidi i due grandi principi gloriosi accogliersi l'un l'altro, lodando il cibo di cui si nutrono lassù. · Versi 19-24
Ma poi che ’l gratular si fu assolto,
25 tacito coram me ciascun s’affisse,
26 ignito sì che vincëa ’l mio volto.
27 Ridendo allora Bëatrice disse:
28 «Inclita vita per cui la larghezza
29 de la nostra basilica si scrisse,
30 fa risonar la spene in questa altezza:
31 tu sai, che tante fiate la figuri,
32 quante Iesù ai tre fé più carezza».
33 Allora Beatrice, sorridendo, disse: «Vita illustre, per cui la generosità della nostra basilica fu celebrata, fa risuonare la speranza in questa altezza: tu sai che tante volte la rappresenti quante Gesù fece carezze ai tre apostoli». · Versi 28-33
«Leva la testa e fa che t’assicuri:
34 che ciò che vien qua sù del mortal mondo,
35 convien ch’ai nostri raggi si maturi».
36 Questo conforto del foco secondo
37 mi venne; ond’ io leväi li occhi a’ monti
38 che li ’ncurvaron pria col troppo pondo.
39 «Poi che per grazia vuol che tu t’affronti
40 lo nostro Imperadore, anzi la morte,
41 ne l’aula più secreta co’ suoi conti,
42 sì che, veduto il ver di questa corte,
43 la spene, che là giù bene innamora,
44 in te e in altrui di ciò conforte,
45 di’ quel ch’ell’ è, di’ come se ne ’nfiora
46 la mente tua, e dì onde a te venne».
47 Così seguì ’l secondo lume ancora.
48 E la seconda luce riprese: «Poiché per grazia vuole che tu ti presenti al nostro Imperatore, prima della morte, nell'aula più segreta con i suoi conti, così che, visto il vero di questa corte, la speranza, che laggiù bene innamora, in te e negli altri si rafforzi in questo, dimmi che cos'è, dimmi come fiorisce nella tua mente, e dimmi da dove ti è venuta». · Versi 40-48
E quella pïa che guidò le penne
49 de le mie ali a così alto volo,
50 a la risposta così mi prevenne:
51 «La Chiesa militante alcun figliuolo
52 non ha con più speranza, com’ è scritto
53 nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:
54 però li è conceduto che d’Egitto
55 vegna in Ierusalemme per vedere,
56 anzi che ’l militar li sia prescritto.
57 «La Chiesa militante non ha alcun figlio con più speranza, com'è scritto nel Sole che illumina tutta la nostra schiera: perciò gli è concesso di venire dall'Egitto a Gerusalemme per vedere, prima che il suo tempo di servizio militare scada». · Versi 52-57
Li altri due punti, che non per sapere
58 son dimandati, ma perch’ ei rapporti
59 quanto questa virtù t’è in piacere,
60 a lui lasc’ io, ché non li saran forti
61 né di iattanza; ed elli a ciò risponda,
62 e la grazia di Dio ciò li comporti».
63 «Gli altri due punti, che non si chiedono per sapere, ma perché riferisca quanto questa virtù ti è gradita, li lascio a lui, che non gli saranno difficili né motivo di vanto; ed egli risponda, e la grazia di Dio lo sostenga». · Versi 58-63
Come discente ch’a dottor seconda
64 pronto e libente in quel ch’elli è esperto,
65 perché la sua bontà si disasconda,
66 «Spene», diss’ io, «è uno attender certo
67 de la gloria futura, il qual produce
68 grazia divina e precedente merto.
69 Come uno studente che asseconda prontamente e volentieri il maestro in ciò di cui è esperto, perché la sua bontà si riveli, io dissi: «La speranza è un'attesa certa della gloria futura, che produce la grazia divina e il merito precedente». · Versi 64-69
Da molte stelle mi vien questa luce;
70 ma quei la distillò nel mio cor pria
71 che fu sommo cantor del sommo duce.
72 ‘Sperino in te’, ne la sua tëodia
73 dice, ‘color che sanno il nome tuo’:
74 e chi nol sa, s’elli ha la fede mia?
75 Tu mi stillasti, con lo stillar suo,
76 ne la pistola poi; sì ch’io son pieno,
77 e in altrui vostra pioggia repluo».
78 «Da molte stelle mi viene questa luce; ma la infuse per primo nel mio cuore il sommo cantore del sommo condottiero. Sperino in te, dice nel suo canto sacro, coloro che conoscono il tuo nome: e chi non lo conosce, se ha la mia fede? Tu poi me l'hai infusa, con il suo infondere, nella tua epistola; così io ne sono pieno, e riverso in altri la vostra pioggia». · Versi 70-78
Mentr’ io diceva, dentro al vivo seno
79 di quello incendio tremolava un lampo
80 sùbito e spesso a guisa di baleno.
81 Indi spirò: «L’amore ond’ ïo avvampo
82 ancor ver’ la virtù che mi seguette
83 infin la palma e a l’uscir del campo,
84 vuol ch’io respiri a te che ti dilette
85 di lei; ed emmi a grato che tu diche
86 quello che la speranza ti ’mpromette».
87 Poi egli soffiò: «L'amore di cui ardo ancora per la virtù che mi accompagnò fino alla palma e all'uscita dal campo, vuole che io ti parli ancora, che ti diletti di lei; e mi è gradito che tu dica ciò che la speranza ti promette». · Versi 82-87
E io: «Le nove e le scritture antiche
88 pongon lo segno, ed esso lo mi addita,
89 de l’anime che Dio s’ha fatte amiche.
90 Dice Isaia che ciascuna vestita
91 ne la sua terra fia di doppia vesta:
92 e la sua terra è questa dolce vita;
93 e ’l tuo fratello assai vie più digesta,
94 là dove tratta de le bianche stole,
95 questa revelazion ci manifesta».
96 E io: «Le rivelazioni e le scritture antiche pongono il segno, ed esso me lo indica, delle anime che Dio si è fatte amiche. Isaia dice che ciascuna sarà vestita nella sua terra di una doppia veste: e la sua terra è questa dolce vita; e il tuo fratello, in un passo assai più chiaro dove tratta delle bianche stole, manifesta a noi questa rivelazione». · Versi 88-96
E prima, appresso al fin d’este parole,
97 ‘Sperent in te’ di sopr’ a noi s’udì;
98 a che rispuoser tutte le carole.
99 Poscia tra esse un lume si schiarì
100 sì che, se ’l Cancro avesse un tal cristallo,
101 l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì.
102 E come surge e va ed entra in ballo
103 vergine lieta, sol per fare onore
104 a la novizia, non per alcun fallo,
105 Poi tra essi una luce si fece così splendente che, se il Cancro avesse un tale cristallo, l'inverno avrebbe un mese di un solo giorno. E come una vergine lieta si alza e va e si mette a danzare, solo per fare onore alla novizia, non per alcun difetto. · Versi 100-105
così vid’ io lo schiarato splendore
106 venire a’ due che si volgieno a nota
107 qual conveniesi al loro ardente amore.
108 Misesi lì nel canto e ne la rota;
109 e la mia donna in lor tenea l’aspetto,
110 pur come sposa tacita e immota.
111 «Questi è colui che giacque sopra ’l petto
112 del nostro pellicano, e questi fue
113 di su la croce al grande officio eletto».
114 La donna mia così; né però piùe
115 mosser la vista sua di stare attenta
116 poscia che prima le parole sue.
117 La mia donna disse: «Questi è colui che giacque sul petto del nostro pellicano, e questi fu eletto sulla croce al grande ufficio»; ma tuttavia non mossero lo sguardo loro di stare attente dopo le sue parole, più di quanto avessero fatto prima. · Versi 112-117
Qual è colui ch’adocchia e s’argomenta
118 di vedere eclissar lo sole un poco,
119 che, per veder, non vedente diventa;
120 tal mi fec’ ïo a quell’ ultimo foco
121 mentre che detto fu: «Perché t’abbagli
122 per veder cosa che qui non ha loco?
123 Come è colui che guarda e si sforza di vedere eclissare un poco il sole, che per voler vedere diventa non vedente, tale diventai io davanti a quell'ultimo fuoco mentre fu detto: «Perché ti abbagli per vedere cosa che qui non trova posto?». · Versi 118-123
In terra è terra il mio corpo, e saragli
124 tanto con li altri, che ’l numero nostro
125 con l’etterno proposito s’agguagli.
126 Con le due stole nel beato chiostro
127 son le due luci sole che saliro;
128 e questo apporterai nel mondo vostro».
129 A questa voce l’infiammato giro
130 si quïetò con esso il dolce mischio
131 che si facea nel suon del trino spiro,
132 sì come, per cessar fatica o rischio,
133 li remi, pria ne l’acqua ripercossi,
134 tutti si posano al sonar d’un fischio.
135 A questa voce la ruota infuocata si quietò, insieme alla dolce fusione che si faceva nel suono del trino respiro, come, per cessare fatica o pericolo, i remi, prima ripercossi nell'acqua, si posano tutti al suono di un fischio. · Versi 130-135
Ahi quanto ne la mente mi commossi,
136 quando mi volsi per veder Beatrice,
137 per non poter veder, benché io fossi
138 presso di lei, e nel mondo felice!
139 Ah, quanto mi turbai nella mente, quando mi voltai per vedere Beatrice, per non poterla vedere, sebbene io fossi vicino a lei, nel mondo felice! · Versi 136-139
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/paradiso/canto-25