Papi e religiosi

Nembrotto

Gigante incontrato da Dante e Virgilio nell'Inferno, legato al ricordo biblico della torre di Babele. Pronuncia parole incomprensibili, segno del linguaggio confuso, e incarna la superbia dell'uomo che si leva contro Dio.

Profilo

Nembrotto è presentato da Dante come uno dei giganti che emergono dal pozzo situato tra l'ottavo e il nono cerchio dell'Inferno, all'ingresso del cerchio glaciale dove è confitto Lucifero. Nella tradizione medievale, fondata sulla Scrittura, Nembrot era ritenuto il re di Babilonia e il costruttore della torre di Babele, e il suo episodio fu assimilato a quello dei giganti che tentarono la scalata del cielo. Dante lo mostra in catene, ridotto all'impotenza, con un linguaggio divenuto oscuro e confuso. Al verso 67 del canto XXXI dell'Inferno il gigante pronuncia suoni senza senso, «Raphèl maì amècche zabì almi», parole che Virgilio stesso definisce subito come un segno di violenza e di superbia; al verso 77 è Virgilio a identificarlo, dichiarando «questi è Nembrotto per lo cui mal coto / nel mondo sù si creò un linguaggio tale». Nembrotto simboleggia dunque la sfida orgogliosa contro Dio e, insieme, la presunzione intellettuale dell'uomo, di cui il linguaggio confuso vuole essere un segno.

Nel testo

Versi collegati

4 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XXXI67«Raphèl maì amècche zabì almi»,Apri verso
InfernoCanto XXXI77questi è Nembrotto per lo cui mal cotoApri verso
PurgatorioCanto XII34Vedea Nembròt a piè del gran lavoroApri verso
ParadisoCanto XXVI126fosse la gente di Nembròt attenta:Apri verso