Guida al canto Dove siamo Dante è ancora nell'ottavo cielo, quello delle Stelle Fisse. Beatrice ha chiesto ai beati di versare la loro grazia sul pellegrino: le luci si fermano e si dispongono in cerchi concentrici, come sfere luminose su poli fissi. Una fiamma si stacca dalla danza e scende vicino a Beatrice; cambia l'oggetto dello sguardo, ma il luogo non muta.
Chi incontriamo Entra in scena San Pietro, la fiamma che fu guida della Chiesa primitiva e portò le chiavi ricevute da Cristo. Beatrice lo chiama e gli affida il compito di esaminare Dante. San Pietro interroga direttamente il pellegrino: il rapporto diventa faccia a faccia, in un dialogo scandito da domande e risposte ravvicinate.
Cosa aspettarsi Dopo l'esame sulla fede, la corte celeste intona un inno di lode. Nei canti seguenti altri beati porranno a Dante nuove domande su speranza e carità, per completare il profilo del credente. Il pellegrino si avvicina intanto al punto più alto del Paradiso, dove lo attende la visione di Dio.
«O sodalizio eletto a la gran cena
1 del benedetto Agnello, il qual vi ciba
2 sì, che la vostra voglia è sempre piena,
3 se per grazia di Dio questi preliba
4 di quel che cade de la vostra mensa,
5 prima che morte tempo li prescriba,
6 ponete mente a l’affezione immensa
7 e roratelo alquanto: voi bevete
8 sempre del fonte onde vien quel ch’ei pensa».
9 Così parlò Beatrice, rivolta a quei beati: «Se per grazia di Dio costui gusta di ciò che viene dalla vostra mensa, prima che la morte gli fissi un termine, fate attenzione al suo grande desiderio e dissetatelo un po': voi bevete sempre dalla sorgente da cui deriva ciò che lui pensa». · Versi 4-9
Così Beatrice; e quelle anime liete
10 si fero spere sopra fissi poli,
11 fiammando, a volte, a guisa di comete.
12 Quelle anime gioiose, a quelle parole, si disposero come sfere su poli fissi, brillando a tratti come comete. · Versi 10-12
E come cerchi in tempra d’orïuoli
13 si giran sì, che ’l primo a chi pon mente
14 quïeto pare, e l’ultimo che voli;
15 così quelle carole, differente-
16 mente danzando, de la sua ricchezza
17 mi facieno stimar, veloci e lente.
18 E come le ruote negli orologi girano in modo tale che il primo sembra fermo a chi guarda e l'ultimo sembra volar via, così quelle danze, ruotando con misure diverse, mi facevano intuire, dalla loro ricchezza, la loro velocità e la loro lentezza. · Versi 13-18
Di quella ch’io notai di più carezza
19 vid’ ïo uscire un foco sì felice,
20 che nullo vi lasciò di più chiarezza;
21 e tre fïate intorno di Beatrice
22 si volse con un canto tanto divo,
23 che la mia fantasia nol mi ridice.
24 Però salta la penna e non lo scrivo:
25 ché l’imagine nostra a cotai pieghe,
26 non che ’l parlare, è troppo color vivo.
27 «O santa suora mia che sì ne prieghe
28 divota, per lo tuo ardente affetto
29 da quella bella spera mi disleghe».
30 Poscia fermato, il foco benedetto
31 a la mia donna dirizzò lo spiro,
32 che favellò così com’ i’ ho detto.
33 Ed ella: «O luce etterna del gran viro
34 a cui Nostro Segnor lasciò le chiavi,
35 ch’ei portò giù, di questo gaudio miro,
36 tenta costui di punti lievi e gravi,
37 come ti piace, intorno de la fede,
38 per la qual tu su per lo mare andavi.
39 S’elli ama bene e bene spera e crede,
40 non t’è occulto, perché ’l viso hai quivi
41 dov’ ogne cosa dipinta si vede;
42 ma perché questo regno ha fatto civi
43 per la verace fede, a glorïarla,
44 di lei parlare è ben ch’a lui arrivi».
45 «Metti alla prova costui, come preferisci, su questioni di fede, facili e difficili, per le quali camminasti sul mare. Se lui ama davvero e spera e crede bene, non ti è nascosto, perché il tuo sguardo è lì dove ogni cosa si vede dipinta; ma poiché questo regno ha fatto cittadini grazie alla vera fede, è giusto che per lei si parli fino a lui». · Versi 37-45
Sì come il baccialier s’arma e non parla
46 fin che ’l maestro la question propone,
47 per approvarla, non per terminarla,
48 così m’armava io d’ogne ragione
49 mentre ch’ella dicea, per esser presto
50 a tal querente e a tal professione.
51 Come il laureando si prepara senza parlare finché il docente non propone la questione, per discuterla e non per concluderla, così io mi armavo di ogni argomento mentre lei parlava, per essere pronto davanti a un simile interrogatore e al suo ruolo. · Versi 46-51
«Dì, buon Cristiano, fatti manifesto:
52 fede che è?». Ond’ io levai la fronte
53 in quella luce onde spirava questo;
54 poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte
55 sembianze femmi perch’ ïo spandessi
56 l’acqua di fuor del mio interno fonte.
57 «La Grazia che mi dà ch’io mi confessi»,
58 comincia’ io, «da l’alto primipilo,
59 faccia li miei concetti bene espressi».
60 E seguitai: «Come ’l verace stilo
61 ne scrisse, padre, del tuo caro frate
62 che mise teco Roma nel buon filo,
63 «La grazia che mi concede di confessarmi», incominciai, «dal primo centurione renda i miei concetti chiari». E continuai: «Come lo stilo veritiero scrisse, o padre, del tuo caro fratello che con te mise Roma sulla buona strada». · Versi 58-63
fede è sustanza di cose sperate
64 e argomento de le non parventi;
65 e questa pare a me sua quiditate».
66 Allora udi’: «Dirittamente senti,
67 se bene intendi perché la ripuose
68 tra le sustanze, e poi tra li argomenti».
69 E io appresso: «Le profonde cose
70 che mi largiscon qui la lor parvenza,
71 a li occhi di là giù son sì ascose,
72 che l’esser loro v’è in sola credenza,
73 sopra la qual si fonda l’alta spene;
74 e però di sustanza prende intenza.
75 E io continuai: «Le realtà profonde che qui mi mostrano il loro aspetto, laggiù sono così nascoste agli occhi che il loro essere esiste solo nella fede, sulla quale si fonda la grande speranza; per questo la fede prende il nome di sostanza». · Versi 70-75
E da questa credenza ci convene
76 silogizzar, sanz’ avere altra vista:
77 però intenza d’argomento tene».
78 Allora udi’: «Se quantunque s’acquista
79 giù per dottrina, fosse così ’nteso,
80 non lì avria loco ingegno di sofista».
81 Così spirò di quello amore acceso;
82 indi soggiunse: «Assai bene è trascorsa
83 d’esta moneta già la lega e ’l peso;
84 ma dimmi se tu l’hai ne la tua borsa».
85 Ond’ io: «Sì ho, sì lucida e sì tonda,
86 che nel suo conio nulla mi s’inforsa».
87 Appresso uscì de la luce profonda
88 che lì splendeva: «Questa cara gioia
89 sopra la quale ogne virtù si fonda,
90 onde ti venne?». E io: «La larga ploia
91 de lo Spirito Santo, ch’è diffusa
92 in su le vecchie e ’n su le nuove cuoia,
93 è silogismo che la m’ha conchiusa
94 acutamente sì, che ’nverso d’ella
95 ogne dimostrazion mi pare ottusa».
96 Io udi’ poi: «L’antica e la novella
97 proposizion che così ti conchiude,
98 perché l’hai tu per divina favella?».
99 E io: «La prova che ’l ver mi dischiude,
100 son l’opere seguite, a che natura
101 non scalda ferro mai né batte incude».
102 Risposto fummi: «Dì, chi t’assicura
103 che quell’ opere fosser? Quel medesmo
104 che vuol provarsi, non altri, il ti giura».
105 Mi fu risposto: «Di', chi ti assicura che quei miracoli siano avvenuti? Proprio ciò che vuoi dimostrare, e nient'altro, te lo garantisce». · Versi 103-105
«Se ’l mondo si rivolse al cristianesmo»,
106 diss’ io, «sanza miracoli, quest’ uno
107 è tal, che li altri non sono il centesmo:
108 ché tu intrasti povero e digiuno
109 in campo, a seminar la buona pianta
110 che fu già vite e ora è fatta pruno».
111 Finito questo, l’alta corte santa
112 risonò per le spere un ‘Dio laudamo’
113 ne la melode che là sù si canta.
114 E quel baron che sì di ramo in ramo,
115 essaminando, già tratto m’avea,
116 che a l’ultime fronde appressavamo,
117 E quel barone che, esaminandomi, mi aveva già condotto di ramo in ramo fino a sfiorare le ultime foglie, · Versi 115-117
ricominciò: «La Grazia, che donnea
118 con la tua mente, la bocca t’aperse
119 infino a qui come aprir si dovea,
120 sì ch’io approvo ciò che fuori emerse;
121 ma or convien espremer quel che credi,
122 e onde a la credenza tua s’offerse».
123 «O santo padre, e spirito che vedi
124 ciò che credesti sì, che tu vincesti
125 ver’ lo sepulcro più giovani piedi»,
126 comincia’ io, «tu vuo’ ch’io manifesti
127 la forma qui del pronto creder mio,
128 e anche la cagion di lui chiedesti.
129 «O santo padre, e spirito che vedi ciò che credesti con tanta forza da vincere, verso il sepolcro, piedi più giovani dei tuoi», cominciai io, «tu vuoi che io manifesti qui la forma del mio pronto credere, e mi hai anche chiesto la ragione di esso». · Versi 124-129
E io rispondo: Io credo in uno Dio
130 solo ed etterno, che tutto ’l ciel move,
131 non moto, con amore e con disio;
132 E io risposi: «Credo in un Dio solo ed eterno, che muove tutto il cielo, non in quanto mobile, con amore e desiderio». · Versi 130-132
e a tal creder non ho io pur prove
133 fisice e metafisice, ma dalmi
134 anche la verità che quinci piove
135 per Moïsè, per profeti e per salmi,
136 per l’Evangelio e per voi che scriveste
137 poi che l’ardente Spirto vi fé almi;
138 «Per Mosè, per i profeti, per i salmi, per il Vangelo e per voi che scriveste dopo che lo Spirito ardente vi rese santi». · Versi 136-138
e credo in tre persone etterne, e queste
139 credo una essenza sì una e sì trina,
140 che soffera congiunto ‘sono’ ed ‘este’.
141 «E credo in tre persone etterne, e queste credo siano un'unica essenza, così una e così trina, che ammette insieme 'sono' ed 'è'». · Versi 139-141
De la profonda condizion divina
142 ch’io tocco mo, la mente mi sigilla
143 più volte l’evangelica dottrina.
144 Quest’ è ’l principio, quest’ è la favilla
145 che si dilata in fiamma poi vivace,
146 e come stella in cielo in me scintilla».
147 Come ’l segnor ch’ascolta quel che i piace,
148 da indi abbraccia il servo, gratulando
149 per la novella, tosto ch’el si tace;
150 così, benedicendomi cantando,
151 tre volte cinse me, sì com’ io tacqui,
152 l’appostolico lume al cui comando
153 io avea detto: sì nel dir li piacqui!
154 Così, benedicendomi cantando, tre volte mi avvolse, non appena tacqui, quella luce apostolica al cui comando io avevo parlato: e sì, nel parlare gli piacqui! · Versi 151-154
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/paradiso/canto-24