诗歌导读
我们身在何处
但丁位于恒星天,置身于火星十字之前,蒙福的战士们组成两个光之合唱队。诗歌以赞颂神圣意志开启,随后一颗星辰沿着十字的右臂滑下,停在他的身旁:所有的注意力都转向了这道新的光芒。
我们遇见谁
降下的光揭示为卡恰圭达——但丁的曾曾祖父,他曾是皇帝康拉德的骑士,并在抗击那"其民众窃据了你们的公正"之律法的圣地征战中殉道。他以第一人称自述,讲述自己的身世与古老的佛罗伦萨。贝雅特丽齐不曾添加言语,但她鼓励的眼神至关重要:它促使但丁开口询问这位蒙福者的名字。
期待什么
在家族相认之后,卡恰圭达将开始揭示但丁的命运:作为诗人的使命,以及等待他的痛苦预言——流放与剥夺。在对逝去佛罗伦萨的温柔追忆之后,将是一个令人不安的真相,诗人将明白,他未来的荣光必须穿过苦难与失去故城的代价。
Benigna volontade in che si liqua
1sempre l’amor che drittamente spira,
2come cupidità fa ne la iniqua,
3silenzio puose a quella dolce lira,
4e fece quïetar le sante corde
5che la destra del cielo allenta e tira.
6Come saranno a’ giusti preghi sorde
7quelle sustanze che, per darmi voglia
8ch’io le pregassi, a tacer fur concorde?
9Bene è che sanza termine si doglia
10chi, per amor di cosa che non duri
11etternalmente, quello amor si spoglia.
12Quale per li seren tranquilli e puri
13discorre ad ora ad or sùbito foco,
14movendo li occhi che stavan sicuri,
15e pare stella che tramuti loco,
16se non che da la parte ond’ e’ s’accende
17nulla sen perde, ed esso dura poco:
18tale dal corno che ’n destro si stende
19a piè di quella croce corse un astro
20de la costellazion che lì resplende;
21né si partì la gemma dal suo nastro,
22ma per la lista radïal trascorse,
23che parve foco dietro ad alabastro.
24Sì pïa l’ombra d’Anchise si porse,
25se fede merta nostra maggior musa,
26quando in Eliso del figlio s’accorse.
27«O sanguis meus, o superinfusa
28gratïa Deï, sicut tibi cui
29bis unquam celi ianüa reclusa?».
30Così quel lume: ond’ io m’attesi a lui;
31poscia rivolsi a la mia donna il viso,
32e quinci e quindi stupefatto fui;
33ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso
34tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo
35de la mia gloria e del mio paradiso.
36Indi, a udire e a veder giocondo,
37giunse lo spirto al suo principio cose,
38ch’io non lo ’ntesi, sì parlò profondo;
39né per elezïon mi si nascose,
40ma per necessità, ché ’l suo concetto
41al segno d’i mortal si soprapuose.
42E quando l’arco de l’ardente affetto
43fu sì sfogato, che ’l parlar discese
44inver’ lo segno del nostro intelletto,
45la prima cosa che per me s’intese,
46«Benedetto sia tu», fu, «trino e uno,
47che nel mio seme se’ tanto cortese!».
48E seguì: «Grato e lontano digiuno,
49tratto leggendo del magno volume
50du’ non si muta mai bianco né bruno,
51solvuto hai, figlio, dentro a questo lume
52in ch’io ti parlo, mercè di colei
53ch’a l’alto volo ti vestì le piume.
54Tu credi che a me tuo pensier mei
55da quel ch’è primo, così come raia
56da l’un, se si conosce, il cinque e ’l sei;
57e però ch’io mi sia e perch’ io paia
58più gaudïoso a te, non mi domandi,
59che alcun altro in questa turba gaia.
60Tu credi ’l vero; ché i minori e ’ grandi
61di questa vita miran ne lo speglio
62in che, prima che pensi, il pensier pandi;
63ma perché ’l sacro amore in che io veglio
64con perpetüa vista e che m’asseta
65di dolce disïar, s’adempia meglio,
66la voce tua sicura, balda e lieta
67suoni la volontà, suoni ’l disio,
68a che la mia risposta è già decreta!».
69Io mi volsi a Beatrice, e quella udio
70pria ch’io parlassi, e arrisemi un cenno
71che fece crescer l’ali al voler mio.
72Poi cominciai così: «L’affetto e ’l senno,
73come la prima equalità v’apparse,
74d’un peso per ciascun di voi si fenno,
75però che ’l sol che v’allumò e arse,
76col caldo e con la luce è sì iguali,
77che tutte simiglianze sono scarse.
78Ma voglia e argomento ne’ mortali,
79per la cagion ch’a voi è manifesta,
80diversamente son pennuti in ali;
81ond’ io, che son mortal, mi sento in questa
82disagguaglianza, e però non ringrazio
83se non col core a la paterna festa.
84Ben supplico io a te, vivo topazio
85che questa gioia prezïosa ingemmi,
86perché mi facci del tuo nome sazio».
87«O fronda mia in che io compiacemmi
88pur aspettando, io fui la tua radice»:
89cotal principio, rispondendo, femmi.
90Poscia mi disse: «Quel da cui si dice
91tua cognazione e che cent’ anni e piùe
92girato ha ’l monte in la prima cornice,
93mio figlio fu e tuo bisavol fue:
94ben si convien che la lunga fatica
95tu li raccorci con l’opere tue.
96Fiorenza dentro da la cerchia antica,
97ond’ ella toglie ancora e terza e nona,
98si stava in pace, sobria e pudica.
99Non avea catenella, non corona,
100non gonne contigiate, non cintura
101che fosse a veder più che la persona.
102Non faceva, nascendo, ancor paura
103la figlia al padre, che ’l tempo e la dote
104non fuggien quinci e quindi la misura.
105Non avea case di famiglia vòte;
106non v’era giunto ancor Sardanapalo
107a mostrar ciò che ’n camera si puote.
108Non era vinto ancora Montemalo
109dal vostro Uccellatoio, che, com’ è vinto
110nel montar sù, così sarà nel calo.
111Bellincion Berti vid’ io andar cinto
112di cuoio e d’osso, e venir da lo specchio
113la donna sua sanza ’l viso dipinto;
114e vidi quel d’i Nerli e quel del Vecchio
115esser contenti a la pelle scoperta,
116e le sue donne al fuso e al pennecchio.
117Oh fortunate! ciascuna era certa
118de la sua sepultura, e ancor nulla
119era per Francia nel letto diserta.
120L’una vegghiava a studio de la culla,
121e, consolando, usava l’idïoma
122che prima i padri e le madri trastulla;
123l’altra, traendo a la rocca la chioma,
124favoleggiava con la sua famiglia
125d’i Troiani, di Fiesole e di Roma.
126Saria tenuta allor tal maraviglia
127una Cianghella, un Lapo Salterello,
128qual or saria Cincinnato e Corniglia.
129A così riposato, a così bello
130viver di cittadini, a così fida
131cittadinanza, a così dolce ostello,
132Maria mi diè, chiamata in alte grida;
133e ne l’antico vostro Batisteo
134insieme fui cristiano e Cacciaguida.
135Moronto fu mio frate ed Eliseo;
136mia donna venne a me di val di Pado,
137e quindi il sopranome tuo si feo.
138Poi seguitai lo ’mperador Currado;
139ed el mi cinse de la sua milizia,
140tanto per bene ovrar li venni in grado.
141Dietro li andai incontro a la nequizia
142di quella legge il cui popolo usurpa,
143per colpa d’i pastor, vostra giustizia.
144Quivi fu’ io da quella gente turpa
145disviluppato dal mondo fallace,
146lo cui amor molt’ anime deturpa;
147e venni dal martiro a questa pace».
148https://divinacommediaonline.it/zh/tiantang/canto-15