← Canto VII

炼狱篇, Canto VIII

Canto IX →

夜晚、蛇与库拉多·马拉斯皮纳

诗歌导读

我们身在何处

傍晚降临于诸王的山谷,两位天使从天而降,各持一柄无尖之剑,分别立于河谷两岸守卫。索尔代洛向但丁解释,这是为了抵御即将到来的蛇而设的保护。夜色渐浓,星辰亮起,诸王的沉默被一道影打破——那影子专注地盯着但丁。

我们遇见谁

一道影子凝视着但丁,直到认出他来:那是尼诺·维斯孔蒂法官,他欣喜地向但丁致意。尼诺托付但丁带口信给他的女儿乔万娜,请她为他祈祷,并叹息妻子已再嫁至米兰的维斯孔蒂家族,不会再以自己的徽记——加卢拉之公鸡——为他准备同样体面的坟墓。直到此时,他才招呼坐在不远处的库拉多·马拉斯皮纳过来。但丁以赞美马拉斯皮纳家族之辞作答。蛇出现,被天使驱退。

期待什么

经过此次相遇,但丁对马拉斯皮纳家族的敬意得以彰显,这常被解读为一种个人纽带,将贯穿后续诸诗章。被天使驱退的蛇,预示着夜间等待净灵之人的诱惑。但丁如今须完成库拉多所托——待他回到生者的世界后方能实现的使命。

阅读本篇

选择版本
炼狱篇 · Canto VIII
释义Nota editoriale: contenuto soggetto a verifica.

Era già l’ora che volge il disio

1

ai navicanti e ’ntenerisce il core

2

lo dì c’han detto ai dolci amici addio;

3

e che lo novo peregrin d’amore

4

punge, se ode squilla di lontano

5

che paia il giorno pianger che si more;

6

quand’ io incominciai a render vano

7

l’udire e a mirare una de l’alme

8

surta, che l’ascoltar chiedea con mano.

9

Ella giunse e levò ambo le palme,

10

ficcando li occhi verso l’orïente,

11

come dicesse a Dio: ‘D’altro non calme’.

12

‘Te lucis ante’ sì devotamente

13

le uscìo di bocca e con sì dolci note,

14

che fece me a me uscir di mente;

15

e l’altre poi dolcemente e devote

16

seguitar lei per tutto l’inno intero,

17

avendo li occhi a le superne rote.

18

Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,

19

ché ’l velo è ora ben tanto sottile,

20

certo che ’l trapassar dentro è leggero.

21

Io vidi quello essercito gentile

22

tacito poscia riguardare in sùe,

23

quasi aspettando, palido e umìle;

24

e vidi uscir de l’alto e scender giùe

25

due angeli con due spade affocate,

26

tronche e private de le punte sue.

27

Verdi come fogliette pur mo nate

28

erano in veste, che da verdi penne

29

percosse traean dietro e ventilate.

30

L’un poco sovra noi a star si venne,

31

e l’altro scese in l’opposita sponda,

32

sì che la gente in mezzo si contenne.

33

Ben discernëa in lor la testa bionda;

34

ma ne la faccia l’occhio si smarria,

35

come virtù ch’a troppo si confonda.

36

«Ambo vegnon del grembo di Maria»,

37

disse Sordello, «a guardia de la valle,

38

per lo serpente che verrà vie via».

39

Ond’ io, che non sapeva per qual calle,

40

mi volsi intorno, e stretto m’accostai,

41

tutto gelato, a le fidate spalle.

42

E Sordello anco: «Or avvalliamo omai

43

tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;

44

grazïoso fia lor vedervi assai».

45

Solo tre passi credo ch’i’ scendesse,

46

e fui di sotto, e vidi un che mirava

47

pur me, come conoscer mi volesse.

48

Temp’ era già che l’aere s’annerava,

49

ma non sì che tra li occhi suoi e ’ miei

50

non dichiarisse ciò che pria serrava.

51

Ver’ me si fece, e io ver’ lui mi fei:

52

giudice Nin gentil, quanto mi piacque

53

quando ti vidi non esser tra ’ rei!

54

Nullo bel salutar tra noi si tacque;

55

poi dimandò: «Quant’ è che tu venisti

56

a piè del monte per le lontane acque?».

57

«Oh!», diss’ io lui, «per entro i luoghi tristi

58

venni stamane, e sono in prima vita,

59

ancor che l’altra, sì andando, acquisti».

60

E come fu la mia risposta udita,

61

Sordello ed elli in dietro si raccolse

62

come gente di sùbito smarrita.

63

L’uno a Virgilio e l’altro a un si volse

64

che sedea lì, gridando: «Sù, Currado!

65

vieni a veder che Dio per grazia volse».

66

Poi, vòlto a me: «Per quel singular grado

67

che tu dei a colui che sì nasconde

68

lo suo primo perché, che non lì è guado,

69

quando sarai di là da le larghe onde,

70

dì a Giovanna mia che per me chiami

71

là dove a li ’nnocenti si risponde.

72

Non credo che la sua madre più m’ami,

73

poscia che trasmutò le bianche bende,

74

le quai convien che, misera!, ancor brami.

75

Per lei assai di lieve si comprende

76

quanto in femmina foco d’amor dura,

77

se l’occhio o ’l tatto spesso non l’accende.

78

Non le farà sì bella sepultura

79

la vipera che Melanesi accampa,

80

com’ avria fatto il gallo di Gallura».

81

Così dicea, segnato de la stampa,

82

nel suo aspetto, di quel dritto zelo

83

che misuratamente in core avvampa.

84

Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,

85

pur là dove le stelle son più tarde,

86

sì come rota più presso a lo stelo.

87

E ’l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?».

88

E io a lui: «A quelle tre facelle

89

di che ’l polo di qua tutto quanto arde».

90

Ond’ elli a me: «Le quattro chiare stelle

91

che vedevi staman, son di là basse,

92

e queste son salite ov’ eran quelle».

93

Com’ ei parlava, e Sordello a sé il trasse

94

dicendo: «Vedi là ’l nostro avversaro»;

95

e drizzò il dito perché ’n là guardasse.

96

Da quella parte onde non ha riparo

97

la picciola vallea, era una biscia,

98

forse qual diede ad Eva il cibo amaro.

99

Tra l’erba e ’ fior venìa la mala striscia,

100

volgendo ad ora ad or la testa, e ’l dosso

101

leccando come bestia che si liscia.

102

Io non vidi, e però dicer non posso,

103

come mosser li astor celestïali;

104

ma vidi bene e l’uno e l’altro mosso.

105

Sentendo fender l’aere a le verdi ali,

106

fuggì ’l serpente, e li angeli dier volta,

107

suso a le poste rivolando iguali.

108

L’ombra che s’era al giudice raccolta

109

quando chiamò, per tutto quello assalto

110

punto non fu da me guardare sciolta.

111

«Se la lucerna che ti mena in alto

112

truovi nel tuo arbitrio tanta cera

113

quant’ è mestiere infino al sommo smalto»,

114

cominciò ella, «se novella vera

115

di Val di Magra o di parte vicina

116

sai, dillo a me, che già grande là era.

117

Fui chiamato Currado Malaspina;

118

non son l’antico, ma di lui discesi;

119

a’ miei portai l’amor che qui raffina».

120

«Oh!», diss’ io lui, «per li vostri paesi

121

già mai non fui; ma dove si dimora

122

per tutta Europa ch’ei non sien palesi?

123

La fama che la vostra casa onora,

124

grida i segnori e grida la contrada,

125

sì che ne sa chi non vi fu ancora;

126

e io vi giuro, s’io di sopra vada,

127

che vostra gente onrata non si sfregia

128

del pregio de la borsa e de la spada.

129

Uso e natura sì la privilegia,

130

che, perché il capo reo il mondo torca,

131

sola va dritta e ’l mal cammin dispregia».

132

Ed elli: «Or va; che ’l sol non si ricorca

133

sette volte nel letto che ’l Montone

134

con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,

135

che cotesta cortese oppinïone

136

ti fia chiavata in mezzo de la testa

137

con maggior chiovi che d’altrui sermone,

138

se corso di giudicio non s’arresta».

139