诗歌导读
我们身在何处
傍晚降临于诸王的山谷,两位天使从天而降,各持一柄无尖之剑,分别立于河谷两岸守卫。索尔代洛向但丁解释,这是为了抵御即将到来的蛇而设的保护。夜色渐浓,星辰亮起,诸王的沉默被一道影打破——那影子专注地盯着但丁。
我们遇见谁
一道影子凝视着但丁,直到认出他来:那是尼诺·维斯孔蒂法官,他欣喜地向但丁致意。尼诺托付但丁带口信给他的女儿乔万娜,请她为他祈祷,并叹息妻子已再嫁至米兰的维斯孔蒂家族,不会再以自己的徽记——加卢拉之公鸡——为他准备同样体面的坟墓。直到此时,他才招呼坐在不远处的库拉多·马拉斯皮纳过来。但丁以赞美马拉斯皮纳家族之辞作答。蛇出现,被天使驱退。
期待什么
经过此次相遇,但丁对马拉斯皮纳家族的敬意得以彰显,这常被解读为一种个人纽带,将贯穿后续诸诗章。被天使驱退的蛇,预示着夜间等待净灵之人的诱惑。但丁如今须完成库拉多所托——待他回到生者的世界后方能实现的使命。
Era già l’ora che volge il disio
1ai navicanti e ’ntenerisce il core
2lo dì c’han detto ai dolci amici addio;
3e che lo novo peregrin d’amore
4punge, se ode squilla di lontano
5che paia il giorno pianger che si more;
6quand’ io incominciai a render vano
7l’udire e a mirare una de l’alme
8surta, che l’ascoltar chiedea con mano.
9Ella giunse e levò ambo le palme,
10ficcando li occhi verso l’orïente,
11come dicesse a Dio: ‘D’altro non calme’.
12‘Te lucis ante’ sì devotamente
13le uscìo di bocca e con sì dolci note,
14che fece me a me uscir di mente;
15e l’altre poi dolcemente e devote
16seguitar lei per tutto l’inno intero,
17avendo li occhi a le superne rote.
18Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,
19ché ’l velo è ora ben tanto sottile,
20certo che ’l trapassar dentro è leggero.
21Io vidi quello essercito gentile
22tacito poscia riguardare in sùe,
23quasi aspettando, palido e umìle;
24e vidi uscir de l’alto e scender giùe
25due angeli con due spade affocate,
26tronche e private de le punte sue.
27Verdi come fogliette pur mo nate
28erano in veste, che da verdi penne
29percosse traean dietro e ventilate.
30L’un poco sovra noi a star si venne,
31e l’altro scese in l’opposita sponda,
32sì che la gente in mezzo si contenne.
33Ben discernëa in lor la testa bionda;
34ma ne la faccia l’occhio si smarria,
35come virtù ch’a troppo si confonda.
36«Ambo vegnon del grembo di Maria»,
37disse Sordello, «a guardia de la valle,
38per lo serpente che verrà vie via».
39Ond’ io, che non sapeva per qual calle,
40mi volsi intorno, e stretto m’accostai,
41tutto gelato, a le fidate spalle.
42E Sordello anco: «Or avvalliamo omai
43tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;
44grazïoso fia lor vedervi assai».
45Solo tre passi credo ch’i’ scendesse,
46e fui di sotto, e vidi un che mirava
47pur me, come conoscer mi volesse.
48Temp’ era già che l’aere s’annerava,
49ma non sì che tra li occhi suoi e ’ miei
50non dichiarisse ciò che pria serrava.
51Ver’ me si fece, e io ver’ lui mi fei:
52giudice Nin gentil, quanto mi piacque
53quando ti vidi non esser tra ’ rei!
54Nullo bel salutar tra noi si tacque;
55poi dimandò: «Quant’ è che tu venisti
56a piè del monte per le lontane acque?».
57«Oh!», diss’ io lui, «per entro i luoghi tristi
58venni stamane, e sono in prima vita,
59ancor che l’altra, sì andando, acquisti».
60E come fu la mia risposta udita,
61Sordello ed elli in dietro si raccolse
62come gente di sùbito smarrita.
63L’uno a Virgilio e l’altro a un si volse
64che sedea lì, gridando: «Sù, Currado!
65vieni a veder che Dio per grazia volse».
66Poi, vòlto a me: «Per quel singular grado
67che tu dei a colui che sì nasconde
68lo suo primo perché, che non lì è guado,
69quando sarai di là da le larghe onde,
70dì a Giovanna mia che per me chiami
71là dove a li ’nnocenti si risponde.
72Non credo che la sua madre più m’ami,
73poscia che trasmutò le bianche bende,
74le quai convien che, misera!, ancor brami.
75Per lei assai di lieve si comprende
76quanto in femmina foco d’amor dura,
77se l’occhio o ’l tatto spesso non l’accende.
78Non le farà sì bella sepultura
79la vipera che Melanesi accampa,
80com’ avria fatto il gallo di Gallura».
81Così dicea, segnato de la stampa,
82nel suo aspetto, di quel dritto zelo
83che misuratamente in core avvampa.
84Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
85pur là dove le stelle son più tarde,
86sì come rota più presso a lo stelo.
87E ’l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?».
88E io a lui: «A quelle tre facelle
89di che ’l polo di qua tutto quanto arde».
90Ond’ elli a me: «Le quattro chiare stelle
91che vedevi staman, son di là basse,
92e queste son salite ov’ eran quelle».
93Com’ ei parlava, e Sordello a sé il trasse
94dicendo: «Vedi là ’l nostro avversaro»;
95e drizzò il dito perché ’n là guardasse.
96Da quella parte onde non ha riparo
97la picciola vallea, era una biscia,
98forse qual diede ad Eva il cibo amaro.
99Tra l’erba e ’ fior venìa la mala striscia,
100volgendo ad ora ad or la testa, e ’l dosso
101leccando come bestia che si liscia.
102Io non vidi, e però dicer non posso,
103come mosser li astor celestïali;
104ma vidi bene e l’uno e l’altro mosso.
105Sentendo fender l’aere a le verdi ali,
106fuggì ’l serpente, e li angeli dier volta,
107suso a le poste rivolando iguali.
108L’ombra che s’era al giudice raccolta
109quando chiamò, per tutto quello assalto
110punto non fu da me guardare sciolta.
111«Se la lucerna che ti mena in alto
112truovi nel tuo arbitrio tanta cera
113quant’ è mestiere infino al sommo smalto»,
114cominciò ella, «se novella vera
115di Val di Magra o di parte vicina
116sai, dillo a me, che già grande là era.
117Fui chiamato Currado Malaspina;
118non son l’antico, ma di lui discesi;
119a’ miei portai l’amor che qui raffina».
120«Oh!», diss’ io lui, «per li vostri paesi
121già mai non fui; ma dove si dimora
122per tutta Europa ch’ei non sien palesi?
123La fama che la vostra casa onora,
124grida i segnori e grida la contrada,
125sì che ne sa chi non vi fu ancora;
126e io vi giuro, s’io di sopra vada,
127che vostra gente onrata non si sfregia
128del pregio de la borsa e de la spada.
129Uso e natura sì la privilegia,
130che, perché il capo reo il mondo torca,
131sola va dritta e ’l mal cammin dispregia».
132Ed elli: «Or va; che ’l sol non si ricorca
133sette volte nel letto che ’l Montone
134con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,
135che cotesta cortese oppinïone
136ti fia chiavata in mezzo de la testa
137con maggior chiovi che d’altrui sermone,
138se corso di giudicio non s’arresta».
139https://divinacommediaonline.it/zh/lianyu/canto-8