诗歌导读
我们身在何处
我们在覆盖炼狱山顶的森林中,在浸入勒特河之后。神圣的队列重新围绕着战车前行,贝阿特丽切命令但丁仔细观察他将看到的一切。视觉不再只是应许,而成为一个需要解读的精确景象。
我们遇见谁
贝阿特丽切重新登场,此刻她以先知般的权威说话,并将返回人世记录所见之物的使命托付给但丁。看守战车的三位仙女再次出现,贝阿特丽切将她们留在原地作为守卫。新的、令人不安的形象出现了:从天而降的鹰、一只饥饿的狐狸、从地底钻出的龙、由战车生出的七头怪物、一位目光警觉的女子,以及一个亲吻她并将她拖走的金发巨人。
期待什么
从此处开始,但丁所注视的战车已发生变化,不再仅是洁净教会的象征。在三道伤痕与怪物诞生之后,结尾的图像提出了一个令人不安的问题:那位女子究竟是谁,巨人又是谁?当战车已成为另一种事物,狮鹮的应许还剩下什么。
Tant’ eran li occhi miei fissi e attenti
1a disbramarsi la decenne sete,
2che li altri sensi m’eran tutti spenti.
3Ed essi quinci e quindi avien parete
4di non caler—così lo santo riso
5a sé traéli con l’antica rete!—;
6quando per forza mi fu vòlto il viso
7ver’ la sinistra mia da quelle dee,
8perch’ io udi’ da loro un «Troppo fiso!»;
9e la disposizion ch’a veder èe
10ne li occhi pur testé dal sol percossi,
11sanza la vista alquanto esser mi fée.
12Ma poi ch’al poco il viso riformossi
13(e dico ‘al poco’ per rispetto al molto
14sensibile onde a forza mi rimossi),
15vidi ’n sul braccio destro esser rivolto
16lo glorïoso essercito, e tornarsi
17col sole e con le sette fiamme al volto.
18Come sotto li scudi per salvarsi
19volgesi schiera, e sé gira col segno,
20prima che possa tutta in sé mutarsi;
21quella milizia del celeste regno
22che procedeva, tutta trapassonne
23pria che piegasse il carro il primo legno.
24Indi a le rote si tornar le donne,
25e ’l grifon mosse il benedetto carco
26sì, che però nulla penna crollonne.
27La bella donna che mi trasse al varco
28e Stazio e io seguitavam la rota
29che fé l’orbita sua con minore arco.
30Sì passeggiando l’alta selva vòta,
31colpa di quella ch’al serpente crese,
32temprava i passi un’angelica nota.
33Forse in tre voli tanto spazio prese
34disfrenata saetta, quanto eramo
35rimossi, quando Bëatrice scese.
36Io senti’ mormorare a tutti «Adamo»;
37poi cerchiaro una pianta dispogliata
38di foglie e d’altra fronda in ciascun ramo.
39La coma sua, che tanto si dilata
40più quanto più è sù, fora da l’Indi
41ne’ boschi lor per altezza ammirata.
42«Beato se’, grifon, che non discindi
43col becco d’esto legno dolce al gusto,
44poscia che mal si torce il ventre quindi».
45Così dintorno a l’albero robusto
46gridaron li altri; e l’animal binato:
47«Sì si conserva il seme d’ogne giusto».
48E vòlto al temo ch’elli avea tirato,
49trasselo al piè de la vedova frasca,
50e quel di lei a lei lasciò legato.
51Come le nostre piante, quando casca
52giù la gran luce mischiata con quella
53che raggia dietro a la celeste lasca,
54turgide fansi, e poi si rinovella
55di suo color ciascuna, pria che ’l sole
56giunga li suoi corsier sotto altra stella;
57men che di rose e più che di vïole
58colore aprendo, s’innovò la pianta,
59che prima avea le ramora sì sole.
60Io non lo ’ntesi, né qui non si canta
61l’inno che quella gente allor cantaro,
62né la nota soffersi tutta quanta.
63S’io potessi ritrar come assonnaro
64li occhi spietati udendo di Siringa,
65li occhi a cui pur vegghiar costò sì caro;
66come pintor che con essempro pinga,
67disegnerei com’ io m’addormentai;
68ma qual vuol sia che l’assonnar ben finga.
69Però trascorro a quando mi svegliai,
70e dico ch’un splendor mi squarciò ’l velo
71del sonno, e un chiamar: «Surgi: che fai?».
72Quali a veder de’ fioretti del melo
73che del suo pome li angeli fa ghiotti
74e perpetüe nozze fa nel cielo,
75Pietro e Giovanni e Iacopo condotti
76e vinti, ritornaro a la parola
77da la qual furon maggior sonni rotti,
78e videro scemata loro scuola
79così di Moïsè come d’Elia,
80e al maestro suo cangiata stola;
81tal torna’ io, e vidi quella pia
82sovra me starsi che conducitrice
83fu de’ miei passi lungo ’l fiume pria.
84E tutto in dubbio dissi: «Ov’ è Beatrice?».
85Ond’ ella: «Vedi lei sotto la fronda
86nova sedere in su la sua radice.
87Vedi la compagnia che la circonda:
88li altri dopo ’l grifon sen vanno suso
89con più dolce canzone e più profonda».
90E se più fu lo suo parlar diffuso,
91non so, però che già ne li occhi m’era
92quella ch’ad altro intender m’avea chiuso.
93Sola sedeasi in su la terra vera,
94come guardia lasciata lì del plaustro
95che legar vidi a la biforme fera.
96In cerchio le facevan di sé claustro
97le sette ninfe, con quei lumi in mano
98che son sicuri d’Aquilone e d’Austro.
99«Qui sarai tu poco tempo silvano;
100e sarai meco sanza fine cive
101di quella Roma onde Cristo è romano.
102Però, in pro del mondo che mal vive,
103al carro tieni or li occhi, e quel che vedi,
104ritornato di là, fa che tu scrive».
105Così Beatrice; e io, che tutto ai piedi
106d’i suoi comandamenti era divoto,
107la mente e li occhi ov’ ella volle diedi.
108Non scese mai con sì veloce moto
109foco di spessa nube, quando piove
110da quel confine che più va remoto,
111com’ io vidi calar l’uccel di Giove
112per l’alber giù, rompendo de la scorza,
113non che d’i fiori e de le foglie nove;
114e ferì ’l carro di tutta sua forza;
115ond’ el piegò come nave in fortuna,
116vinta da l’onda, or da poggia, or da orza.
117Poscia vidi avventarsi ne la cuna
118del trïunfal veiculo una volpe
119che d’ogne pasto buon parea digiuna;
120ma, riprendendo lei di laide colpe,
121la donna mia la volse in tanta futa
122quanto sofferser l’ossa sanza polpe.
123Poscia per indi ond’ era pria venuta,
124l’aguglia vidi scender giù ne l’arca
125del carro e lasciar lei di sé pennuta;
126e qual esce di cuor che si rammarca,
127tal voce uscì del cielo e cotal disse:
128«O navicella mia, com’ mal se’ carca!».
129Poi parve a me che la terra s’aprisse
130tr’ambo le ruote, e vidi uscirne un drago
131che per lo carro sù la coda fisse;
132e come vespa che ritragge l’ago,
133a sé traendo la coda maligna,
134trasse del fondo, e gissen vago vago.
135Quel che rimase, come da gramigna
136vivace terra, da la piuma, offerta
137forse con intenzion sana e benigna,
138si ricoperse, e funne ricoperta
139e l’una e l’altra rota e ’l temo, in tanto
140che più tiene un sospir la bocca aperta.
141Trasformato così ’l dificio santo
142mise fuor teste per le parti sue,
143tre sovra ’l temo e una in ciascun canto.
144Le prime eran cornute come bue,
145ma le quattro un sol corno avean per fronte:
146simile mostro visto ancor non fue.
147Sicura, quasi rocca in alto monte,
148seder sovresso una puttana sciolta
149m’apparve con le ciglia intorno pronte;
150e come perché non li fosse tolta,
151vidi di costa a lei dritto un gigante;
152e basciavansi insieme alcuna volta.
153Ma perché l’occhio cupido e vagante
154a me rivolse, quel feroce drudo
155la flagellò dal capo infin le piante;
156poi, di sospetto pieno e d’ira crudo,
157disciolse il mostro, e trassel per la selva,
158tanto che sol di lei mi fece scudo
159a la puttana e a la nova belva.
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