诗歌导读
我们身在何处
在第二环的尽头,自杀者的树林让位于一片沙地,这里是第七圈第三环。地面是干燥而厚实的沙土,被比作卡托(Caton)脚下曾踩实的那一种。火焰如宽阔的鳞片般缓缓落下,像无风的高山上的雪一般,灼燃着沙子。罪人依不同方式分布:有的仰卧在地,有的蜷缩而坐,有的则不断走动,以避开最炽热的地点。
我们遇见谁
一名罪人横躺着,对火雨无动于衷,仅以一句话自我介绍,并公然挑战复仇本身。他就是攻打忒拜(Thebe)的七王之一——迦帕纽斯(Capanèo),因傲慢对抗朱庇特(Giove)而被归入亵渎者之列,在本歌中占据极为重要的分量。维吉尔(Virgilio)以高声呵斥他,因为刑罚也未能使其屈服。
期待什么
在该环的底部出现了一条红色的小河,河水能熄灭火焰,并沿着树林边缘流过,为但丁提供安全的通道。沿河而行时,维吉尔解释了所有地狱河流的来源:克里特(Creta)岛上的老人雕像自四种金属的裂缝中滴落泪水,汇集成阿刻戎(Acheronte)、斯堤克斯(Stige)、弗勒格通(Flegetonta)以及科基托(Cocito)。关于勒忒(Letè)河仍留有一个问题,但丁将稍后在坑外才会看到它。
Poi che la carità del natio loco
1mi strinse, raunai le fronde sparte
2e rende’le a colui, ch’era già fioco.
3Indi venimmo al fine ove si parte
4lo secondo giron dal terzo, e dove
5si vede di giustizia orribil arte.
6A ben manifestar le cose nove,
7dico che arrivammo ad una landa
8che dal suo letto ogne pianta rimove.
9La dolorosa selva l’è ghirlanda
10intorno, come ’l fosso tristo ad essa;
11quivi fermammo i passi a randa a randa.
12Lo spazzo era una rena arida e spessa,
13non d’altra foggia fatta che colei
14che fu da’ piè di Caton già soppressa.
15O vendetta di Dio, quanto tu dei
16esser temuta da ciascun che legge
17ciò che fu manifesto a li occhi mei!
18D’anime nude vidi molte gregge
19che piangean tutte assai miseramente,
20e parea posta lor diversa legge.
21Supin giacea in terra alcuna gente,
22alcuna si sedea tutta raccolta,
23e altra andava continüamente.
24Quella che giva ’ntorno era più molta,
25e quella men che giacëa al tormento,
26ma più al duolo avea la lingua sciolta.
27Sovra tutto ’l sabbion, d’un cader lento,
28piovean di foco dilatate falde,
29come di neve in alpe sanza vento.
30Quali Alessandro in quelle parti calde
31d’Indïa vide sopra ’l süo stuolo
32fiamme cadere infino a terra salde,
33per ch’ei provide a scalpitar lo suolo
34con le sue schiere, acciò che lo vapore
35mei si stingueva mentre ch’era solo:
36tale scendeva l’etternale ardore;
37onde la rena s’accendea, com’ esca
38sotto focile, a doppiar lo dolore.
39Sanza riposo mai era la tresca
40de le misere mani, or quindi or quinci
41escotendo da sé l’arsura fresca.
42I’ cominciai: «Maestro, tu che vinci
43tutte le cose, fuor che ’ demon duri
44ch’a l’intrar de la porta incontra uscinci,
45chi è quel grande che non par che curi
46lo ’ncendio e giace dispettoso e torto,
47sì che la pioggia non par che ’l marturi?».
48E quel medesmo, che si fu accorto
49ch’io domandava il mio duca di lui,
50gridò: «Qual io fui vivo, tal son morto.
51Se Giove stanchi ’l suo fabbro da cui
52crucciato prese la folgore aguta
53onde l’ultimo dì percosso fui;
54o s’elli stanchi li altri a muta a muta
55in Mongibello a la focina negra,
56chiamando “Buon Vulcano, aiuta, aiuta!”,
57sì com’ el fece a la pugna di Flegra,
58e me saetti con tutta sua forza:
59non ne potrebbe aver vendetta allegra».
60Allora il duca mio parlò di forza
61tanto, ch’i’ non l’avea sì forte udito:
62«O Capaneo, in ciò che non s’ammorza
63la tua superbia, se’ tu più punito;
64nullo martiro, fuor che la tua rabbia,
65sarebbe al tuo furor dolor compito».
66Poi si rivolse a me con miglior labbia,
67dicendo: «Quei fu l’un d’i sette regi
68ch’assiser Tebe; ed ebbe e par ch’elli abbia
69Dio in disdegno, e poco par che ’l pregi;
70ma, com’ io dissi lui, li suoi dispetti
71sono al suo petto assai debiti fregi.
72Or mi vien dietro, e guarda che non metti,
73ancor, li piedi ne la rena arsiccia;
74ma sempre al bosco tien li piedi stretti».
75Tacendo divenimmo là ’ve spiccia
76fuor de la selva un picciol fiumicello,
77lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
78Quale del Bulicame esce ruscello
79che parton poi tra lor le peccatrici,
80tal per la rena giù sen giva quello.
81Lo fondo suo e ambo le pendici
82fatt’ era ’n pietra, e ’ margini dallato;
83per ch’io m’accorsi che ’l passo era lici.
84«Tra tutto l’altro ch’i’ t’ho dimostrato,
85poscia che noi intrammo per la porta
86lo cui sogliare a nessuno è negato,
87cosa non fu da li tuoi occhi scorta
88notabile com’ è ’l presente rio,
89che sovra sé tutte fiammelle ammorta».
90Queste parole fuor del duca mio;
91per ch’io ’l pregai che mi largisse ’l pasto
92di cui largito m’avëa il disio.
93«In mezzo mar siede un paese guasto»,
94diss’ elli allora, «che s’appella Creta,
95sotto ’l cui rege fu già ’l mondo casto.
96Una montagna v’è che già fu lieta
97d’acqua e di fronde, che si chiamò Ida;
98or è diserta come cosa vieta.
99Rëa la scelse già per cuna fida
100del suo figliuolo, e per celarlo meglio,
101quando piangea, vi facea far le grida.
102Dentro dal monte sta dritto un gran veglio,
103che tien volte le spalle inver’ Dammiata
104e Roma guarda come süo speglio.
105La sua testa è di fin oro formata,
106e puro argento son le braccia e ’l petto,
107poi è di rame infino a la forcata;
108da indi in giuso è tutto ferro eletto,
109salvo che ’l destro piede è terra cotta;
110e sta ’n su quel, più che ’n su l’altro, eretto.
111Ciascuna parte, fuor che l’oro, è rotta
112d’una fessura che lagrime goccia,
113le quali, accolte, fóran quella grotta.
114Lor corso in questa valle si diroccia;
115fanno Acheronte, Stige e Flegetonta;
116poi sen van giù per questa stretta doccia,
117infin, là ove più non si dismonta,
118fanno Cocito; e qual sia quello stagno
119tu lo vedrai, però qui non si conta».
120E io a lui: «Se ’l presente rigagno
121si diriva così dal nostro mondo,
122perché ci appar pur a questo vivagno?».
123Ed elli a me: «Tu sai che ’l loco è tondo;
124e tutto che tu sie venuto molto,
125pur a sinistra, giù calando al fondo,
126non se’ ancor per tutto ’l cerchio vòlto;
127per che, se cosa n’apparisce nova,
128non de’ addur maraviglia al tuo volto».
129E io ancor: «Maestro, ove si trova
130Flegetonta e Letè? ché de l’un taci,
131e l’altro di’ che si fa d’esta piova».
132«In tutte tue question certo mi piaci»,
133rispuose, «ma ’l bollor de l’acqua rossa
134dovea ben solver l’una che tu faci.
135Letè vedrai, ma fuor di questa fossa,
136là dove vanno l’anime a lavarsi
137quando la colpa pentuta è rimossa».
138Poi disse: «Omai è tempo da scostarsi
139dal bosco; fa che di retro a me vegne:
140li margini fan via, che non son arsi,
141e sopra loro ogne vapor si spegne».
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