Guida al canto Dove siamo Restiamo nel cielo di Giove, sotto l'immensa aquila formata dalle anime beate. Il conflitto iniziale è la meraviglia di Dante: l'aquila lo ha lodato, eppure ora parla di figure che il mondo considera lontane dalla fede. La prima domanda è come un pagano e un re tanto discusso possano brillare tra i giusti.
Chi incontriamo L'aquila torna a parlare e indica cinque luci tra le sue palpebre: il re Davide, l'imperatore Traiano, l'ebreo Ezechia, il normanno Guglielmo il Buono e, fatto stupefacente, il troiano Rifeo. L'aquila stessa spiega perché queste due figure brillino lì: Traiano tornò in vita per battezzarsi, Rifeo ricevette una grazia che lo condusse alla fede, una via che la tradizione riconosce come mistero imperscrutabile.
Cosa aspettarsi Dopo i cinque giusti, Dante resterà nel cielo di Giove ancora un istante, ma la sua attenzione si sposterà presto. La domanda che lo accompagna cambia: non più se la giustizia divina sia equa, ma quanto sia imperscrutabile la grazia, capace di salvare chi il mondo crede perduto. Da qui si preparerà la salita al cielo delle stelle fisse.
Quando colui che tutto ’l mondo alluma
1 de l’emisperio nostro sì discende,
2 che ’l giorno d’ogne parte si consuma,
3 lo ciel, che sol di lui prima s’accende,
4 subitamente si rifà parvente
5 per molte luci, in che una risplende;
6 il cielo, che prima si accende soltanto di lui, d'improvviso si mostra di nuovo per mezzo di molte stelle, nelle quali ne risplende una sola. · Versi 4-6
e questo atto del ciel mi venne a mente,
7 come ’l segno del mondo e de’ suoi duci
8 nel benedetto rostro fu tacente;
9 però che tutte quelle vive luci,
10 vie più lucendo, cominciaron canti
11 da mia memoria labili e caduci.
12 Infatti tutte quelle luci viventi, splendendo ancora di più, iniziarono canti che la mia memoria fa fatica a trattenere, perché fragili e caduchi. · Versi 10-12
O dolce amor che di riso t’ammanti,
13 quanto parevi ardente in que’ flailli,
14 ch’avieno spirto sol di pensier santi!
15 Poscia che i cari e lucidi lapilli
16 ond’ io vidi ingemmato il sesto lume
17 puoser silenzio a li angelici squilli,
18 Dopo che le preziose e lucenti gemme, con le quali vidi ingemmato il sesto lume, misero fine al suono delle voci angeliche, · Versi 16-18
udir mi parve un mormorar di fiume
19 che scende chiaro giù di pietra in pietra,
20 mostrando l’ubertà del suo cacume.
21 E come suono al collo de la cetra
22 prende sua forma, e sì com’ al pertugio
23 de la sampogna vento che penètra,
24 così, rimosso d’aspettare indugio,
25 quel mormorar de l’aguglia salissi
26 su per lo collo, come fosse bugio.
27 così, senza più indugiare, quel mormorio dell'aquila salì lungo il suo collo, come se fosse cavo. · Versi 25-27
Fecesi voce quivi, e quindi uscissi
28 per lo suo becco in forma di parole,
29 quali aspettava il core ov’ io le scrissi.
30 «La parte in me che vede e pate il sole
31 ne l’aguglie mortali», incominciommi,
32 «or fisamente riguardar si vole,
33 perché d’i fuochi ond’ io figura fommi,
34 quelli onde l’occhio in testa mi scintilla,
35 e’ di tutti lor gradi son li sommi.
36 "La parte di me che vede e sopporta il sole nelle aquile mortali", cominciò, "deve ora guardare con attenzione, perché dei fuochi di cui io sono composto, quelli da cui l'occhio mi brilla in testa sono i più elevati tra tutti i loro gradi. · Versi 31-36
Colui che luce in mezzo per pupilla,
37 fu il cantor de lo Spirito Santo,
38 che l’arca traslatò di villa in villa:
39 ora conosce il merto del suo canto,
40 in quanto effetto fu del suo consiglio,
41 per lo remunerar ch’è altrettanto.
42 Colui che risplende al centro, attraverso la pupilla, fu il cantore dello Spirito Santo, che trasportò l'arca di borgo in borgo: ora conosce il valore del suo canto, per il frutto che produsse il suo impegno, dato che la ricompensa è pari al merito. · Versi 37-42
Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,
43 colui che più al becco mi s’accosta,
44 la vedovella consolò del figlio:
45 ora conosce quanto caro costa
46 non seguir Cristo, per l’esperïenza
47 di questa dolce vita e de l’opposta.
48 Tra i cinque che mi formano un arco sul ciglio, quello più vicino al mio becco consolò la vedova per la perdita del figlio: ora sa quanto sia doloroso non seguire Cristo, per l'esperienza di questa vita beata e di quella contraria. · Versi 43-48
E quel che segue in la circunferenza
49 di che ragiono, per l’arco superno,
50 morte indugiò per vera penitenza:
51 ora conosce che ’l giudicio etterno
52 non si trasmuta, quando degno preco
53 fa crastino là giù de l’odïerno.
54 E quello che viene dopo nell'arco di cui parlo, nella parte superiore, ritardò la morte con una vera penitenza: ora capisce che il giudizio eterno non muta, quando una preghiera degna rende giusto domani ciò che oggi è sbagliato. · Versi 49-54
L’altro che segue, con le leggi e meco,
55 sotto buona intenzion che fé mal frutto,
56 per cedere al pastor si fece greco:
57 ora conosce come il mal dedutto
58 dal suo bene operar non li è nocivo,
59 avvegna che sia ’l mondo indi distrutto.
60 L'altro che segue, con le leggi e insieme a me, spinto da una buona intenzione che portò un brutto risultato, per cedere il passo al pastore si fece greco: ora comprende che il male derivato dal suo agire bene non gli è dannoso, anche se da esso derivò la rovina del mondo. · Versi 55-60
E quel che vedi ne l’arco declivo,
61 Guiglielmo fu, cui quella terra plora
62 che piagne Carlo e Federigo vivo:
63 ora conosce come s’innamora
64 lo ciel del giusto rege, e al sembiante
65 del suo fulgore il fa vedere ancora.
66 E quello che vedi nell'arco più basso, fu Guiglielmo, che quella terra piange dove vivono Carlo e Federico, che sono motivo di dolore: ora capisce come il cielo si innamori del re giusto, e in base al suo splendore glielo fa comprendere anche adesso. · Versi 61-66
Chi crederebbe giù nel mondo errante
67 che Rifëo Troiano in questo tondo
68 fosse la quinta de le luci sante?
69 Ora conosce assai di quel che ’l mondo
70 veder non può de la divina grazia,
71 ben che sua vista non discerna il fondo».
72 Quale allodetta che ’n aere si spazia
73 prima cantando, e poi tace contenta
74 de l’ultima dolcezza che la sazia,
75 tal mi sembiò l’imago de la ’mprenta
76 de l’etterno piacere, al cui disio
77 ciascuna cosa qual ell’ è diventa.
78 Come l'allodola che si libra nell'aria prima cantando, e poi tace soddisfatta dell'ultima dolcezza che la sazia, tale mi apparve l'impronta del piacere eterno, al cui desiderio ogni cosa diventa ciò che realmente è. · Versi 73-78
E avvegna ch’io fossi al dubbiar mio
79 lì quasi vetro a lo color ch’el veste,
80 tempo aspettar tacendo non patio,
81 ma de la bocca, «Che cose son queste?»,
82 mi pinse con la forza del suo peso:
83 per ch’io di coruscar vidi gran feste.
84 E sebbene io fossi, riguardo al mio dubbio, come il vetro davanti al colore che lo riveste, non sopportai di attendere in silenzio: ma dalla bocca «Che cosa sono queste?» mi spinse fuori con la forza del suo peso: perciò vidi una grande festa di bagliori. · Versi 79-84
Poi appresso, con l’occhio più acceso,
85 lo benedetto segno mi rispuose
86 per non tenermi in ammirar sospeso:
87 «Io veggio che tu credi queste cose
88 perch’ io le dico, ma non vedi come;
89 sì che, se son credute, sono ascose.
90 Poi subito dopo, con lo sguardo più acceso, il segno benedetto mi rispose, per non lasciarmi sospeso nell'ammirazione: "Vedo che tu credi a queste cose perché io le dico, ma non vedi il motivo; così, anche se le credi, restano nascoste. · Versi 85-90
Fai come quei che la cosa per nome
91 apprende ben, ma la sua quiditate
92 veder non può se altri non la prome.
93 Regnum celorum vïolenza pate
94 da caldo amore e da viva speranza,
95 che vince la divina volontate:
96 non a guisa che l’omo a l’om sobranza,
97 ma vince lei perché vuole esser vinta,
98 e, vinta, vince con sua beninanza.
99 Il regno dei cieli subisce violenza da un amore ardente e da una speranza viva, che vince la volontà divina: non nel senso che un uomo prevalga su un altro uomo, ma la vince perché vuole essere vinta, e, una volta vinta, vince con la sua bontà. · Versi 94-99
La prima vita del ciglio e la quinta
100 ti fa maravigliar, perché ne vedi
101 la regïon de li angeli dipinta.
102 D’i corpi suoi non uscir, come credi,
103 Gentili, ma Cristiani, in ferma fede
104 quel d’i passuri e quel d’i passi piedi.
105 La prima vita dell'arco e la quinta ti destano meraviglia, perché vedi la sede degli angeli raffigurata. Non uscirono dai loro corpi Gentili, come tu credi, bensì Cristiani, nella fede salda — quello dei futuri tormenti e quello dei passi compiuti. · Versi 100-105
Ché l’una de lo ’nferno, u’ non si riede
106 già mai a buon voler, tornò a l’ossa;
107 e ciò di viva spene fu mercede:
108 di viva spene, che mise la possa
109 ne’ prieghi fatti a Dio per suscitarla,
110 sì che potesse sua voglia esser mossa.
111 Poiché l'una, dall'inferno dove non si torna mai al bene, tornò alle proprie ossa; e questo fu premio di una speranza viva: di una speranza viva, che infuse la sua forza nelle preghiere rivolte a Dio per farla risorgere, così che la sua volontà potesse essere mossa. · Versi 106-111
L’anima glorïosa onde si parla,
112 tornata ne la carne, in che fu poco,
113 credette in lui che potëa aiutarla;
114 e credendo s’accese in tanto foco
115 di vero amor, ch’a la morte seconda
116 fu degna di venire a questo gioco.
117 L'anima gloriosa di cui si parla, tornata nella carne, nella quale era rimasta poco, credette in lui che poteva aiutarla; e credendo si accese di un fuoco d'amore così vero, che alla seconda morte meritò di giungere a questa gioia. · Versi 112-117
L’altra, per grazia che da sì profonda
118 fontana stilla, che mai creatura
119 non pinse l’occhio infino a la prima onda,
120 tutto suo amor là giù pose a drittura:
121 per che, di grazia in grazia, Dio li aperse
122 l’occhio a la nostra redenzion futura;
123 L'altra, per la grazia che sgorga da una sorgente così profonda, che nessuna creatura ne ha mai spinto lo sguardo fino alla prima onda, rivolse tutto il suo amore in terra verso il giusto: perciò, di grazia in grazia, Dio le aprì gli occhi alla nostra futura redenzione. · Versi 118-123
ond’ ei credette in quella, e non sofferse
124 da indi il puzzo più del paganesmo;
125 e riprendiene le genti perverse.
126 Quelle tre donne li fur per battesmo
127 che tu vedesti da la destra rota,
128 dinanzi al battezzar più d’un millesmo.
129 E da quel momento credette in essa, e non tollerò più il fetore del paganesimo, e ne rimproverava le genti perverse. Quelle tre donne gli furono come battesimo, che tu vedesti a destra della ruota, più di un istante prima del battesimo. · Versi 124-129
O predestinazion, quanto remota
130 è la radice tua da quelli aspetti
131 che la prima cagion non veggion tota!
132 E voi, mortali, tenetevi stretti
133 a giudicar: ché noi, che Dio vedemo,
134 non conosciamo ancor tutti li eletti;
135 O predestinazione, quanto la tua radice è lontana da quegli sguardi che non vedono la prima causa nella sua interezza! E voi, esseri mortali, astenetevi dal giudicare, perché noi, che vediamo Dio, non conosciamo ancora tutti gli eletti. · Versi 130-135
ed ènne dolce così fatto scemo,
136 perché il ben nostro in questo ben s’affina,
137 che quel che vole Iddio, e noi volemo».
138 E questa ignoranza ci è dolce, perché il nostro bene si affina in questo bene, che ciò che Dio vuole, vogliamo anche noi. · Versi 136-138
Così da quella imagine divina,
139 per farmi chiara la mia corta vista,
140 data mi fu soave medicina.
141 E come a buon cantor buon citarista
142 fa seguitar lo guizzo de la corda,
143 in che più di piacer lo canto acquista,
144 Così da quella immagine divina, per rendere chiara la mia vista limitata, mi fu dato un dolce rimedio. E come un bravo citarista accompagna bene un buon cantante, seguendo il movimento della corda, dove il canto guadagna più piacere, · Versi 139-144
sì, mentre ch’e’ parlò, sì mi ricorda
145 ch’io vidi le due luci benedette,
146 pur come batter d’occhi si concorda,
147 con le parole mover le fiammette.
148 così, mi ricordo, mentre essa parlava, vidi le due luci benedette muovere le loro fiammelle all'unisono con le parole, come il battere degli occhi avviene in perfetto accordo. · Versi 145-148
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/paradiso/canto-20