← Canto XXIV

天堂篇, Canto XXV

Canto XXVI →

圣雅各询问但丁关于望德

诗歌导读

我们身在何处

但丁仍位于第八天,即第一动天,正是关于信德的审查发生之处。地点并未改变,但注意力转向一个新的问题:贝雅特丽齐引入第二位蒙福者,以便审问继续进行。 pilgrim 仍居于光焰之冠的中心,目光朝向环绕他的火焰。

我们遇见谁

圣雅各登场,由贝雅特丽齐介绍为那位在加利西亚其墓被朝拜的男爵。他以明确的问题审问但丁的望德。随后出现一光,比其他更灿烂,贝雅特丽齐认出他便是曾躺在基督胸上的那位,即圣若望。此光焰加入光冠的舞蹈与旋转之中,却未发言。

期待什么

关于望德的审查以蒙福者们的赞歌和新光的意外出现作结,为第三场关于爱德的审问铺路。但丁在新光显现后寻找贝雅特丽齐,却无法承受她的目光:这标志着旅程临近天堂的终阈。

阅读本篇

天堂篇 · Canto XXV
释义

Se mai continga che ’l poema sacro

1

al quale ha posto mano e cielo e terra,

2

sì che m’ha fatto per molti anni macro,

3

vinca la crudeltà che fuor mi serra

4

del bello ovile ov’ io dormi’ agnello,

5

nimico ai lupi che li danno guerra;

6

con altra voce omai, con altro vello

7

ritornerò poeta, e in sul fonte

8

del mio battesmo prenderò ’l cappello;

9

però che ne la fede, che fa conte

10

l’anime a Dio, quivi intra’ io, e poi

11

Pietro per lei sì mi girò la fronte.

12

Indi si mosse un lume verso noi

13

di quella spera ond’ uscì la primizia

14

che lasciò Cristo d’i vicari suoi;

15

e la mia donna, piena di letizia,

16

mi disse: «Mira, mira: ecco il barone

17

per cui là giù si vicita Galizia».

18

Sì come quando il colombo si pone

19

presso al compagno, l’uno a l’altro pande,

20

girando e mormorando, l’affezione;

21

così vid’ ïo l’un da l’altro grande

22

principe glorïoso essere accolto,

23

laudando il cibo che là sù li prande.

24

Ma poi che ’l gratular si fu assolto,

25

tacito coram me ciascun s’affisse,

26

ignito sì che vincëa ’l mio volto.

27

Ridendo allora Bëatrice disse:

28

«Inclita vita per cui la larghezza

29

de la nostra basilica si scrisse,

30

fa risonar la spene in questa altezza:

31

tu sai, che tante fiate la figuri,

32

quante Iesù ai tre fé più carezza».

33

«Leva la testa e fa che t’assicuri:

34

che ciò che vien qua sù del mortal mondo,

35

convien ch’ai nostri raggi si maturi».

36

Questo conforto del foco secondo

37

mi venne; ond’ io leväi li occhi a’ monti

38

che li ’ncurvaron pria col troppo pondo.

39

«Poi che per grazia vuol che tu t’affronti

40

lo nostro Imperadore, anzi la morte,

41

ne l’aula più secreta co’ suoi conti,

42

sì che, veduto il ver di questa corte,

43

la spene, che là giù bene innamora,

44

in te e in altrui di ciò conforte,

45

di’ quel ch’ell’ è, di’ come se ne ’nfiora

46

la mente tua, e dì onde a te venne».

47

Così seguì ’l secondo lume ancora.

48

E quella pïa che guidò le penne

49

de le mie ali a così alto volo,

50

a la risposta così mi prevenne:

51

«La Chiesa militante alcun figliuolo

52

non ha con più speranza, com’ è scritto

53

nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:

54

però li è conceduto che d’Egitto

55

vegna in Ierusalemme per vedere,

56

anzi che ’l militar li sia prescritto.

57

Li altri due punti, che non per sapere

58

son dimandati, ma perch’ ei rapporti

59

quanto questa virtù t’è in piacere,

60

a lui lasc’ io, ché non li saran forti

61

né di iattanza; ed elli a ciò risponda,

62

e la grazia di Dio ciò li comporti».

63

Come discente ch’a dottor seconda

64

pronto e libente in quel ch’elli è esperto,

65

perché la sua bontà si disasconda,

66

«Spene», diss’ io, «è uno attender certo

67

de la gloria futura, il qual produce

68

grazia divina e precedente merto.

69

Da molte stelle mi vien questa luce;

70

ma quei la distillò nel mio cor pria

71

che fu sommo cantor del sommo duce.

72

‘Sperino in te’, ne la sua tëodia

73

dice, ‘color che sanno il nome tuo’:

74

e chi nol sa, s’elli ha la fede mia?

75

Tu mi stillasti, con lo stillar suo,

76

ne la pistola poi; sì ch’io son pieno,

77

e in altrui vostra pioggia repluo».

78

Mentr’ io diceva, dentro al vivo seno

79

di quello incendio tremolava un lampo

80

sùbito e spesso a guisa di baleno.

81

Indi spirò: «L’amore ond’ ïo avvampo

82

ancor ver’ la virtù che mi seguette

83

infin la palma e a l’uscir del campo,

84

vuol ch’io respiri a te che ti dilette

85

di lei; ed emmi a grato che tu diche

86

quello che la speranza ti ’mpromette».

87

E io: «Le nove e le scritture antiche

88

pongon lo segno, ed esso lo mi addita,

89

de l’anime che Dio s’ha fatte amiche.

90

Dice Isaia che ciascuna vestita

91

ne la sua terra fia di doppia vesta:

92

e la sua terra è questa dolce vita;

93

e ’l tuo fratello assai vie più digesta,

94

là dove tratta de le bianche stole,

95

questa revelazion ci manifesta».

96

E prima, appresso al fin d’este parole,

97

‘Sperent in te’ di sopr’ a noi s’udì;

98

a che rispuoser tutte le carole.

99

Poscia tra esse un lume si schiarì

100

sì che, se ’l Cancro avesse un tal cristallo,

101

l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì.

102

E come surge e va ed entra in ballo

103

vergine lieta, sol per fare onore

104

a la novizia, non per alcun fallo,

105

così vid’ io lo schiarato splendore

106

venire a’ due che si volgieno a nota

107

qual conveniesi al loro ardente amore.

108

Misesi lì nel canto e ne la rota;

109

e la mia donna in lor tenea l’aspetto,

110

pur come sposa tacita e immota.

111

«Questi è colui che giacque sopra ’l petto

112

del nostro pellicano, e questi fue

113

di su la croce al grande officio eletto».

114

La donna mia così; né però piùe

115

mosser la vista sua di stare attenta

116

poscia che prima le parole sue.

117

Qual è colui ch’adocchia e s’argomenta

118

di vedere eclissar lo sole un poco,

119

che, per veder, non vedente diventa;

120

tal mi fec’ ïo a quell’ ultimo foco

121

mentre che detto fu: «Perché t’abbagli

122

per veder cosa che qui non ha loco?

123

In terra è terra il mio corpo, e saragli

124

tanto con li altri, che ’l numero nostro

125

con l’etterno proposito s’agguagli.

126

Con le due stole nel beato chiostro

127

son le due luci sole che saliro;

128

e questo apporterai nel mondo vostro».

129

A questa voce l’infiammato giro

130

si quïetò con esso il dolce mischio

131

che si facea nel suon del trino spiro,

132

sì come, per cessar fatica o rischio,

133

li remi, pria ne l’acqua ripercossi,

134

tutti si posano al sonar d’un fischio.

135

Ahi quanto ne la mente mi commossi,

136

quando mi volsi per veder Beatrice,

137

per non poter veder, benché io fossi

138

presso di lei, e nel mondo felice!

139