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天堂篇, 第二十五篇

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圣雅各询问但丁关于希望之事

诗歌导读

我们身在何处

但丁仍在第八重天,即恒星天,此前对信德的考问正是在此处进行。地点并未改变,但关注点已转向一个新的问题:贝阿特丽采引出一位新的圣人,以便考问继续进行。朝圣者仍居于光焰之冠的中央,目光投向环绕他的火焰。

我们遇见谁

圣雅各登场,由贝阿特丽采介绍为那位在加利西亚其墓前朝圣的圣者。他以明确的提问考问但丁关于希望的德行。随即一道比其他火焰更为璀璨的光芒出现,贝阿特丽采认出他便是曾躺在基督胸前的圣约翰。该火焰加入到光冠的舞蹈与旋转之中,并未发言。

期待什么

关于希望的考问以众圣者的一曲颂歌和那道新光芒的突然出现而告终,从而引向第三场考问,即关于爱德的询问。但丁在新的光芒显现后寻找贝阿特丽采,却无法承受她的目光:这正是旅程临近天堂最终门槛的信号。

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天堂篇 · 第二十五篇
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Se mai continga che ’l poema sacro

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al quale ha posto mano e cielo e terra,

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sì che m’ha fatto per molti anni macro,

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vinca la crudeltà che fuor mi serra

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del bello ovile ov’ io dormi’ agnello,

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nimico ai lupi che li danno guerra;

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con altra voce omai, con altro vello

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ritornerò poeta, e in sul fonte

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del mio battesmo prenderò ’l cappello;

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però che ne la fede, che fa conte

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l’anime a Dio, quivi intra’ io, e poi

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Pietro per lei sì mi girò la fronte.

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Indi si mosse un lume verso noi

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di quella spera ond’ uscì la primizia

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che lasciò Cristo d’i vicari suoi;

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e la mia donna, piena di letizia,

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mi disse: «Mira, mira: ecco il barone

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per cui là giù si vicita Galizia».

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Sì come quando il colombo si pone

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presso al compagno, l’uno a l’altro pande,

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girando e mormorando, l’affezione;

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così vid’ ïo l’un da l’altro grande

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principe glorïoso essere accolto,

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laudando il cibo che là sù li prande.

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Ma poi che ’l gratular si fu assolto,

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tacito coram me ciascun s’affisse,

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ignito sì che vincëa ’l mio volto.

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Ridendo allora Bëatrice disse:

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«Inclita vita per cui la larghezza

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de la nostra basilica si scrisse,

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fa risonar la spene in questa altezza:

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tu sai, che tante fiate la figuri,

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quante Iesù ai tre fé più carezza».

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«Leva la testa e fa che t’assicuri:

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che ciò che vien qua sù del mortal mondo,

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convien ch’ai nostri raggi si maturi».

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Questo conforto del foco secondo

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mi venne; ond’ io leväi li occhi a’ monti

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che li ’ncurvaron pria col troppo pondo.

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«Poi che per grazia vuol che tu t’affronti

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lo nostro Imperadore, anzi la morte,

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ne l’aula più secreta co’ suoi conti,

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sì che, veduto il ver di questa corte,

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la spene, che là giù bene innamora,

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in te e in altrui di ciò conforte,

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di’ quel ch’ell’ è, di’ come se ne ’nfiora

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la mente tua, e dì onde a te venne».

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Così seguì ’l secondo lume ancora.

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E quella pïa che guidò le penne

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de le mie ali a così alto volo,

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a la risposta così mi prevenne:

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«La Chiesa militante alcun figliuolo

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non ha con più speranza, com’ è scritto

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nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:

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però li è conceduto che d’Egitto

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vegna in Ierusalemme per vedere,

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anzi che ’l militar li sia prescritto.

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Li altri due punti, che non per sapere

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son dimandati, ma perch’ ei rapporti

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quanto questa virtù t’è in piacere,

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a lui lasc’ io, ché non li saran forti

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né di iattanza; ed elli a ciò risponda,

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e la grazia di Dio ciò li comporti».

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Come discente ch’a dottor seconda

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pronto e libente in quel ch’elli è esperto,

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perché la sua bontà si disasconda,

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«Spene», diss’ io, «è uno attender certo

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de la gloria futura, il qual produce

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grazia divina e precedente merto.

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Da molte stelle mi vien questa luce;

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ma quei la distillò nel mio cor pria

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che fu sommo cantor del sommo duce.

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‘Sperino in te’, ne la sua tëodia

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dice, ‘color che sanno il nome tuo’:

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e chi nol sa, s’elli ha la fede mia?

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Tu mi stillasti, con lo stillar suo,

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ne la pistola poi; sì ch’io son pieno,

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e in altrui vostra pioggia repluo».

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Mentr’ io diceva, dentro al vivo seno

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di quello incendio tremolava un lampo

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sùbito e spesso a guisa di baleno.

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Indi spirò: «L’amore ond’ ïo avvampo

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ancor ver’ la virtù che mi seguette

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infin la palma e a l’uscir del campo,

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vuol ch’io respiri a te che ti dilette

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di lei; ed emmi a grato che tu diche

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quello che la speranza ti ’mpromette».

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E io: «Le nove e le scritture antiche

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pongon lo segno, ed esso lo mi addita,

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de l’anime che Dio s’ha fatte amiche.

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Dice Isaia che ciascuna vestita

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ne la sua terra fia di doppia vesta:

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e la sua terra è questa dolce vita;

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e ’l tuo fratello assai vie più digesta,

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là dove tratta de le bianche stole,

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questa revelazion ci manifesta».

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E prima, appresso al fin d’este parole,

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‘Sperent in te’ di sopr’ a noi s’udì;

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a che rispuoser tutte le carole.

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Poscia tra esse un lume si schiarì

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sì che, se ’l Cancro avesse un tal cristallo,

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l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì.

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E come surge e va ed entra in ballo

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vergine lieta, sol per fare onore

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a la novizia, non per alcun fallo,

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così vid’ io lo schiarato splendore

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venire a’ due che si volgieno a nota

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qual conveniesi al loro ardente amore.

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Misesi lì nel canto e ne la rota;

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e la mia donna in lor tenea l’aspetto,

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pur come sposa tacita e immota.

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«Questi è colui che giacque sopra ’l petto

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del nostro pellicano, e questi fue

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di su la croce al grande officio eletto».

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La donna mia così; né però piùe

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mosser la vista sua di stare attenta

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poscia che prima le parole sue.

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Qual è colui ch’adocchia e s’argomenta

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di vedere eclissar lo sole un poco,

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che, per veder, non vedente diventa;

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tal mi fec’ ïo a quell’ ultimo foco

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mentre che detto fu: «Perché t’abbagli

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per veder cosa che qui non ha loco?

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In terra è terra il mio corpo, e saragli

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tanto con li altri, che ’l numero nostro

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con l’etterno proposito s’agguagli.

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Con le due stole nel beato chiostro

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son le due luci sole che saliro;

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e questo apporterai nel mondo vostro».

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A questa voce l’infiammato giro

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si quïetò con esso il dolce mischio

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che si facea nel suon del trino spiro,

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sì come, per cessar fatica o rischio,

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li remi, pria ne l’acqua ripercossi,

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tutti si posano al sonar d’un fischio.

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Ahi quanto ne la mente mi commossi,

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quando mi volsi per veder Beatrice,

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per non poter veder, benché io fossi

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presso di lei, e nel mondo felice!

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