诗歌导读
我们身在何处
我们停留在火星天的时间,仅够卡恰圭达逐一念出伟大的信仰战士之名,并将他们点燃于十字之中。随后旅程上升至第六重天,即木星天,此处光线调和得如此温和,眼睛得以毫不费力地承受。此处的受福者并非静止不动:他们排成字母之形,宣告一条指向地上执政者的正义讯息。
我们遇见谁
留在场上的是卡恰圭达与贝雅特丽齐。卡恰圭达在发光十字中指明新的战士之灵:约书亚、犹大·马加比、查理曼、奥兰多、纪尧姆、里诺阿尔、戈弗雷·德·布永以及罗伯特·吉斯卡尔,他们皆是在升入天堂之前已为信仰而战的勇士。登场的是木星天的众灵魂,他们首次以有序的合唱形象显现,而非作为单独的灵光。
期待什么
本歌以对那些为私利引导上帝子民之人的严厉控诉作结,并提醒彼得与保罗仍作为榜样而活。但丁祈求木星为反对牧者的腐败而再次燃起怒火。读者正面临一个关键转折:由神秘之视景迈向公民的承担,在升入恒星天之前。
Già si godeva solo del suo verbo
1quello specchio beato, e io gustava
2lo mio, temprando col dolce l’acerbo;
3e quella donna ch’a Dio mi menava
4disse: «Muta pensier; pensa ch’i’ sono
5presso a colui ch’ogne torto disgrava».
6Io mi rivolsi a l’amoroso suono
7del mio conforto; e qual io allor vidi
8ne li occhi santi amor, qui l’abbandono:
9non perch’ io pur del mio parlar diffidi,
10ma per la mente che non può redire
11sovra sé tanto, s’altri non la guidi.
12Tanto poss’ io di quel punto ridire,
13che, rimirando lei, lo mio affetto
14libero fu da ogne altro disire,
15fin che ’l piacere etterno, che diretto
16raggiava in Bëatrice, dal bel viso
17mi contentava col secondo aspetto.
18Vincendo me col lume d’un sorriso,
19ella mi disse: «Volgiti e ascolta;
20ché non pur ne’ miei occhi è paradiso».
21Come si vede qui alcuna volta
22l’affetto ne la vista, s’elli è tanto,
23che da lui sia tutta l’anima tolta,
24così nel fiammeggiar del folgór santo,
25a ch’io mi volsi, conobbi la voglia
26in lui di ragionarmi ancora alquanto.
27El cominciò: «In questa quinta soglia
28de l’albero che vive de la cima
29e frutta sempre e mai non perde foglia,
30spiriti son beati, che giù, prima
31che venissero al ciel, fuor di gran voce,
32sì ch’ogne musa ne sarebbe opima.
33Però mira ne’ corni de la croce:
34quello ch’io nomerò, lì farà l’atto
35che fa in nube il suo foco veloce».
36Io vidi per la croce un lume tratto
37dal nomar Iosuè, com’ el si feo;
38né mi fu noto il dir prima che ’l fatto.
39E al nome de l’alto Macabeo
40vidi moversi un altro roteando,
41e letizia era ferza del paleo.
42Così per Carlo Magno e per Orlando
43due ne seguì lo mio attento sguardo,
44com’ occhio segue suo falcon volando.
45Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo
46e ’l duca Gottifredi la mia vista
47per quella croce, e Ruberto Guiscardo.
48Indi, tra l’altre luci mota e mista,
49mostrommi l’alma che m’avea parlato
50qual era tra i cantor del cielo artista.
51Io mi rivolsi dal mio destro lato
52per vedere in Beatrice il mio dovere,
53o per parlare o per atto, segnato;
54e vidi le sue luci tanto mere,
55tanto gioconde, che la sua sembianza
56vinceva li altri e l’ultimo solere.
57E come, per sentir più dilettanza
58bene operando, l’uom di giorno in giorno
59s’accorge che la sua virtute avanza,
60sì m’accors’ io che ’l mio girare intorno
61col cielo insieme avea cresciuto l’arco,
62veggendo quel miracol più addorno.
63E qual è ’l trasmutare in picciol varco
64di tempo in bianca donna, quando ’l volto
65suo si discarchi di vergogna il carco,
66tal fu ne li occhi miei, quando fui vòlto,
67per lo candor de la temprata stella
68sesta, che dentro a sé m’avea ricolto.
69Io vidi in quella giovïal facella
70lo sfavillar de l’amor che lì era
71segnare a li occhi miei nostra favella.
72E come augelli surti di rivera,
73quasi congratulando a lor pasture,
74fanno di sé or tonda or altra schiera,
75sì dentro ai lumi sante creature
76volitando cantavano, e faciensi
77or D, or I, or L in sue figure.
78Prima, cantando, a sua nota moviensi;
79poi, diventando l’un di questi segni,
80un poco s’arrestavano e taciensi.
81O diva Pegasëa che li ’ngegni
82fai glorïosi e rendili longevi,
83ed essi teco le cittadi e ’ regni,
84illustrami di te, sì ch’io rilevi
85le lor figure com’ io l’ho concette:
86paia tua possa in questi versi brevi!
87Mostrarsi dunque in cinque volte sette
88vocali e consonanti; e io notai
89le parti sì, come mi parver dette.
90‘DILIGITE IUSTITIAM’, primai
91fur verbo e nome di tutto ’l dipinto;
92‘QUI IUDICATIS TERRAM’, fur sezzai.
93Poscia ne l’emme del vocabol quinto
94rimasero ordinate; sì che Giove
95pareva argento lì d’oro distinto.
96E vidi scendere altre luci dove
97era il colmo de l’emme, e lì quetarsi
98cantando, credo, il ben ch’a sé le move.
99Poi, come nel percuoter d’i ciocchi arsi
100surgono innumerabili faville,
101onde li stolti sogliono agurarsi,
102resurger parver quindi più di mille
103luci e salir, qual assai e qual poco,
104sì come ’l sol che l’accende sortille;
105e quïetata ciascuna in suo loco,
106la testa e ’l collo d’un’aguglia vidi
107rappresentare a quel distinto foco.
108Quei che dipinge lì, non ha chi ’l guidi;
109ma esso guida, e da lui si rammenta
110quella virtù ch’è forma per li nidi.
111L’altra bëatitudo, che contenta
112pareva prima d’ingigliarsi a l’emme,
113con poco moto seguitò la ’mprenta.
114O dolce stella, quali e quante gemme
115mi dimostraro che nostra giustizia
116effetto sia del ciel che tu ingemme!
117Per ch’io prego la mente in che s’inizia
118tuo moto e tua virtute, che rimiri
119ond’ esce il fummo che ’l tuo raggio vizia;
120sì ch’un’altra fïata omai s’adiri
121del comperare e vender dentro al templo
122che si murò di segni e di martìri.
123O milizia del ciel cu’ io contemplo,
124adora per color che sono in terra
125tutti svïati dietro al malo essemplo!
126Già si solea con le spade far guerra;
127ma or si fa togliendo or qui or quivi
128lo pan che ’l pïo Padre a nessun serra.
129Ma tu che sol per cancellare scrivi,
130pensa che Pietro e Paulo, che moriro
131per la vigna che guasti, ancor son vivi.
132Ben puoi tu dire: «I’ ho fermo ’l disiro
133sì a colui che volle viver solo
134e che per salti fu tratto al martiro,
135ch’io non conosco il pescator né Polo».
136https://divinacommediaonline.it/zh/tiantang/canto-18