诗歌导读
我们身在何处
三位诗人在第六层环形道上轻快地前行,身后是第六层的天使。对话密集,但在道路中央一棵挂满芳香果实的树前中断,树叶间传来一个声音,开始警戒贪食的危险。
我们遇见谁
斯塔提乌斯讲述了自己只是间接受贪吝之罚,以及通过阅读《埃涅阿斯纪》而皈依的经过,并坦白在受洗之后曾长期秘密保持异教徒身份。维吉尔作答,列举了在林勃中陪伴他的古代诗人,从荷马到欧里庇得斯,以及斯塔提乌斯《底比斯》中的人物。
期待什么
树叶间的声音预示了贪食主题的开端,这一主题将主导下一层环形道。斯塔提乌斯的叙述澄清了相反的罪行如何在同一层环形道中受罚,同时攀登向右转,通往新的场景。
Già era l’angel dietro a noi rimaso,
1l’angel che n’avea vòlti al sesto giro,
2avendomi dal viso un colpo raso;
3e quei c’hanno a giustizia lor disiro
4detto n’avea beati, e le sue voci
5con ‘sitiunt’, sanz’ altro, ciò forniro.
6E io più lieve che per l’altre foci
7m’andava, sì che sanz’ alcun labore
8seguiva in sù li spiriti veloci;
9quando Virgilio incominciò: «Amore,
10acceso di virtù, sempre altro accese,
11pur che la fiamma sua paresse fore;
12onde da l’ora che tra noi discese
13nel limbo de lo ’nferno Giovenale,
14che la tua affezion mi fé palese,
15mia benvoglienza inverso te fu quale
16più strinse mai di non vista persona,
17sì ch’or mi parran corte queste scale.
18Ma dimmi, e come amico mi perdona
19se troppa sicurtà m’allarga il freno,
20e come amico omai meco ragiona:
21come poté trovar dentro al tuo seno
22loco avarizia, tra cotanto senno
23di quanto per tua cura fosti pieno?».
24Queste parole Stazio mover fenno
25un poco a riso pria; poscia rispuose:
26«Ogne tuo dir d’amor m’è caro cenno.
27Veramente più volte appaion cose
28che danno a dubitar falsa matera
29per le vere ragion che son nascose.
30La tua dimanda tuo creder m’avvera
31esser ch’i’ fossi avaro in l’altra vita,
32forse per quella cerchia dov’ io era.
33Or sappi ch’avarizia fu partita
34troppo da me, e questa dismisura
35migliaia di lunari hanno punita.
36E se non fosse ch’io drizzai mia cura,
37quand’ io intesi là dove tu chiame,
38crucciato quasi a l’umana natura:
39‘Per che non reggi tu, o sacra fame
40de l’oro, l’appetito de’ mortali?’,
41voltando sentirei le giostre grame.
42Allor m’accorsi che troppo aprir l’ali
43potean le mani a spendere, e pente’mi
44così di quel come de li altri mali.
45Quanti risurgeran coi crini scemi
46per ignoranza, che di questa pecca
47toglie ’l penter vivendo e ne li stremi!
48E sappie che la colpa che rimbecca
49per dritta opposizione alcun peccato,
50con esso insieme qui suo verde secca;
51però, s’io son tra quella gente stato
52che piange l’avarizia, per purgarmi,
53per lo contrario suo m’è incontrato».
54«Or quando tu cantasti le crude armi
55de la doppia trestizia di Giocasta»,
56disse ’l cantor de’ buccolici carmi,
57«per quello che Clïò teco lì tasta,
58non par che ti facesse ancor fedele
59la fede, sanza qual ben far non basta.
60Se così è, qual sole o quai candele
61ti stenebraron sì, che tu drizzasti
62poscia di retro al pescator le vele?».
63Ed elli a lui: «Tu prima m’invïasti
64verso Parnaso a ber ne le sue grotte,
65e prima appresso Dio m’alluminasti.
66Facesti come quei che va di notte,
67che porta il lume dietro e sé non giova,
68ma dopo sé fa le persone dotte,
69quando dicesti: ‘Secol si rinova;
70torna giustizia e primo tempo umano,
71e progenïe scende da ciel nova’.
72Per te poeta fui, per te cristiano:
73ma perché veggi mei ciò ch’io disegno,
74a colorare stenderò la mano.
75Già era ’l mondo tutto quanto pregno
76de la vera credenza, seminata
77per li messaggi de l’etterno regno;
78e la parola tua sopra toccata
79si consonava a’ nuovi predicanti;
80ond’ io a visitarli presi usata.
81Vennermi poi parendo tanto santi,
82che, quando Domizian li perseguette,
83sanza mio lagrimar non fur lor pianti;
84e mentre che di là per me si stette,
85io li sovvenni, e i lor dritti costumi
86fer dispregiare a me tutte altre sette.
87E pria ch’io conducessi i Greci a’ fiumi
88di Tebe poetando, ebb’ io battesmo;
89ma per paura chiuso cristian fu’mi,
90lungamente mostrando paganesmo;
91e questa tepidezza il quarto cerchio
92cerchiar mi fé più che ’l quarto centesmo.
93Tu dunque, che levato hai il coperchio
94che m’ascondeva quanto bene io dico,
95mentre che del salire avem soverchio,
96dimmi dov’ è Terrenzio nostro antico,
97Cecilio e Plauto e Varro, se lo sai:
98dimmi se son dannati, e in qual vico».
99«Costoro e Persio e io e altri assai»,
100rispuose il duca mio, «siam con quel Greco
101che le Muse lattar più ch’altri mai,
102nel primo cinghio del carcere cieco;
103spesse fïate ragioniam del monte
104che sempre ha le nutrice nostre seco.
105Euripide v’è nosco e Antifonte,
106Simonide, Agatone e altri piùe
107Greci che già di lauro ornar la fronte.
108Quivi si veggion de le genti tue
109Antigone, Deïfile e Argia,
110e Ismene sì trista come fue.
111Védeisi quella che mostrò Langia;
112èvvi la figlia di Tiresia, e Teti,
113e con le suore sue Deïdamia».
114Tacevansi ambedue già li poeti,
115di novo attenti a riguardar dintorno,
116liberi da saliri e da pareti;
117e già le quattro ancelle eran del giorno
118rimase a dietro, e la quinta era al temo,
119drizzando pur in sù l’ardente corno,
120quando il mio duca: «Io credo ch’a lo stremo
121le destre spalle volger ne convegna,
122girando il monte come far solemo».
123Così l’usanza fu lì nostra insegna,
124e prendemmo la via con men sospetto
125per l’assentir di quell’ anima degna.
126Elli givan dinanzi, e io soletto
127di retro, e ascoltava i lor sermoni,
128ch’a poetar mi davano intelletto.
129Ma tosto ruppe le dolci ragioni
130un alber che trovammo in mezza strada,
131con pomi a odorar soavi e buoni;
132e come abete in alto si digrada
133di ramo in ramo, così quello in giuso,
134cred’ io, perché persona sù non vada.
135Dal lato onde ’l cammin nostro era chiuso,
136cadea de l’alta roccia un liquor chiaro
137e si spandeva per le foglie suso.
138Li due poeti a l’alber s’appressaro;
139e una voce per entro le fronde
140gridò: «Di questo cibo avrete caro».
141Poi disse: «Più pensava Maria onde
142fosser le nozze orrevoli e intere,
143ch’a la sua bocca, ch’or per voi risponde.
144E le Romane antiche, per lor bere,
145contente furon d’acqua; e Danïello
146dispregiò cibo e acquistò savere.
147Lo secol primo, quant’ oro fu bello,
148fé savorose con fame le ghiande,
149e nettare con sete ogne ruscello.
150Mele e locuste furon le vivande
151che nodriro il Batista nel diserto;
152per ch’elli è glorïoso e tanto grande
153quanto per lo Vangelio v’è aperto».
154https://divinacommediaonline.it/zh/lianyu/canto-22