Guida al canto Dove siamo Dante è ancora nella sfera della Luna, la più bassa del Paradiso. Qui vede figure luminose che appaiono come immagini riflesse nell'acqua: prima le scambia per specchi, poi Beatrice lo corregge: sono anime vere, relegate in questa sfera per aver mancato in vita ai voti pronunciati. La scena apre il primo vero incontro del viaggio celeste.
Chi incontriamo Piccarda Donati, monaca francescana strappata con violenza dal monastero e ricondotta al mondo, oggi beata nella sfera più bassa. Racconta la sua vicenda con una serenità che lascia Dante interdetto e spiega che la carità placa ogni desiderio. Accanto a lei appare brevemente anche Costanza, altra beata con analoga sorte di voto spezzato.
Cosa aspettarsi Dall'incontro nasce la grande domanda: possono i beati desiderare una sfera più alta? Piccarda risponde che la volontà umana, unita alla carità, coincide con la volontà divina: ogni sfera è Paradiso a modo suo. Alla fine del canto Beatrice riappare con uno splendore che abbaglia Dante, segnalando che la luce crescerà a ogni tappa.
Quel sol che pria d’amor mi scaldò ’l petto,
1 di bella verità m’avea scoverto,
2 provando e riprovando, il dolce aspetto;
3 e io, per confessar corretto e certo
4 me stesso, tanto quanto si convenne
5 leva’ il capo a proferer più erto;
6 Quel sole che per primo mi aveva scaldato il cuore d'amore mi aveva già rivelato, provando e riprovando, il dolce aspetto della bella verità; e io, per confessarmi corretto e sicuro di me, per quanto era opportuno, alzai il capo per parlare con più fierezza. · Versi 1-6
ma visïone apparve che ritenne
7 a sé me tanto stretto, per vedersi,
8 che di mia confession non mi sovvenne.
9 Quali per vetri trasparenti e tersi,
10 o ver per acque nitide e tranquille,
11 non sì profonde che i fondi sien persi,
12 tornan d’i nostri visi le postille
13 debili sì, che perla in bianca fronte
14 non vien men forte a le nostre pupille;
15 Come attraverso vetri trasparenti e tersi, oppure attraverso acque limpide e tranquille, non così profonde da perdere di vista il fondo, tornano i contorni deboli dei nostri volti, tanto lievi che una perla su una fronte bianca non appare più netta ai nostri occhi. · Versi 10-15
tali vid’ io più facce a parlar pronte;
16 per ch’io dentro a l’error contrario corsi
17 a quel ch’accese amor tra l’omo e ’l fonte.
18 Sùbito sì com’ io di lor m’accorsi,
19 quelle stimando specchiati sembianti,
20 per veder di cui fosser, li occhi torsi;
21 e nulla vidi, e ritorsili avanti
22 dritti nel lume de la dolce guida,
23 che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.
24 E non vidi nulla, e li rivolsi di nuovo dritti verso la luce della dolce guida, che, sorridendo, ardeva negli occhi santi. · Versi 22-24
«Non ti maravigliar perch’ io sorrida»,
25 mi disse, «appresso il tuo püeril coto,
26 poi sopra ’l vero ancor lo piè non fida,
27 ma te rivolve, come suole, a vòto:
28 vere sustanze son ciò che tu vedi,
29 qui rilegate per manco di voto.
30 Però parla con esse e odi e credi;
31 ché la verace luce che le appaga
32 da sé non lascia lor torcer li piedi».
33 «Non ti meravigliare se sorrido», mi rispose, «dopo il tuo ragionamento da bambino, perché il piede non si appoggia ancora sul vero, ma ti rivolge, come al solito, al vuoto: le persone vere sono quelle che vedi, qui trattenute per aver mancato al voto. Perciò parla con loro e ascolta e credi; poiché la luce verace che le appaga non lascia che i loro piedi si allontanino da lei». · Versi 25-33
E io a l’ombra che parea più vaga
34 di ragionar, drizza’mi, e cominciai,
35 quasi com’ uom cui troppa voglia smaga:
36 «O ben creato spirito, che a’ rai
37 di vita etterna la dolcezza senti
38 che, non gustata, non s’intende mai,
39 grazïoso mi fia se mi contenti
40 del nome tuo e de la vostra sorte».
41 Ond’ ella, pronta e con occhi ridenti:
42 E io, rivoltomi verso l'ombra che sembrava più desiderosa di parlare, cominciai, quasi come uno che una voglia eccessiva disorienta: «O spirito creato da Dio, che ai raggi della vita eterna gusti quella dolcezza che, non assaggiata, non si può mai comprendere, mi sarà gradito se mi accontenterai, rivelandomi il tuo nome e la vostra sorte». Allora lei, pronta e con occhi ridenti. · Versi 34-42
«La nostra carità non serra porte
43 a giusta voglia, se non come quella
44 che vuol simile a sé tutta sua corte.
45 I’ fui nel mondo vergine sorella;
46 e se la mente tua ben sé riguarda,
47 non mi ti celerà l’esser più bella,
48 ma riconoscerai ch’i’ son Piccarda,
49 che, posta qui con questi altri beati,
50 beata sono in la spera più tarda.
51 «La nostra carità non chiude le porte a un desiderio giusto, se non come fa quella che vuole tutta la sua corte simile a sé. Io fui nel mondo una vergine sorella; e se la tua mente si osserva bene, il fatto di essere più bella non mi ti nasconderà, anzi riconoscerai che io sono Piccarda, che, collocata qui con questi altri beati, sono beata nella sfera più bassa». · Versi 43-51
Li nostri affetti, che solo infiammati
52 son nel piacer de lo Spirito Santo,
53 letizian del suo ordine formati.
54 E questa sorte che par giù cotanto,
55 però n’è data, perché fuor negletti
56 li nostri voti, e vòti in alcun canto».
57 «I nostri affetti, che si accendono solo nel piacere dello Spirito Santo, gioiscono ordinati secondo il suo volere. E questa sorte, che appare tanto bassa, ci è data appunto perché i nostri voti furono trascurati e in parte non mantenuti». · Versi 52-57
Ond’ io a lei: «Ne’ mirabili aspetti
58 vostri risplende non so che divino
59 che vi trasmuta da’ primi concetti:
60 però non fui a rimembrar festino;
61 ma or m’aiuta ciò che tu mi dici,
62 sì che raffigurar m’è più latino.
63 Ma dimmi: voi che siete qui felici,
64 disiderate voi più alto loco
65 per più vedere e per più farvi amici?».
66 E io a lei: «Nei vostri volti mirabili risplende non so che cosa di divino che vi trasforma rispetto alle prime idee; perciò non mi affrettai a ricordare, ma ora mi aiuta ciò che tu mi dici, così che mi riesce più facile riconoscere. Ma dimmi: voi che siete qui felici, desiderate un posto più alto per vedere di più e per essere più vicini a Dio?». Poi aggiunse: · Versi 58-66
Con quelle altr’ ombre pria sorrise un poco;
67 da indi mi rispuose tanto lieta,
68 ch’arder parea d’amor nel primo foco:
69 «Frate, la nostra volontà quïeta
70 virtù di carità, che fa volerne
71 sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta.
72 Se disïassimo esser più superne,
73 foran discordi li nostri disiri
74 dal voler di colui che qui ne cerne;
75 che vedrai non capere in questi giri,
76 s’essere in carità è qui necesse,
77 e se la sua natura ben rimiri.
78 «Fratello, la nostra volontà trova pace nella virtù della carità, che ci fa volere solo ciò che abbiamo e non ci fa bramare altro. Se desiderassimo stare più in alto, i nostri desideri sarebbero in disaccordo con la volontà di colui che qui ci assegna il nostro posto; cosa che vedrai non poter accadere in questi giri, se è necessario essere qui nella carità, e se ne consideri bene la natura». · Versi 70-78
Anzi è formale ad esto beato esse
79 tenersi dentro a la divina voglia,
80 per ch’una fansi nostre voglie stesse;
81 sì che, come noi sem di soglia in soglia
82 per questo regno, a tutto il regno piace
83 com’ a lo re che ’n suo voler ne ’nvoglia.
84 E ’n la sua volontade è nostra pace:
85 ell’ è quel mare al qual tutto si move
86 ciò ch’ella crïa o che natura face».
87 «Anzi, è parte essenziale di questa beatitudine restare dentro la volontà divina, per cui le nostre volontà diventano un'unica cosa; così, come noi siamo di gradino in gradino per questo regno, a tutto il regno piace come al re che nel suo volere ci coinvolge. E nella sua volontà sta la nostra pace: essa è quel mare verso cui si muove tutto ciò che essa crea o che la natura produce». · Versi 79-87
Chiaro mi fu allor come ogne dove
88 in cielo è paradiso, etsi la grazia
89 del sommo ben d’un modo non vi piove.
90 Ma sì com’ elli avvien, s’un cibo sazia
91 e d’un altro rimane ancor la gola,
92 che quel si chere e di quel si ringrazia,
93 così fec’ io con atto e con parola,
94 per apprender da lei qual fu la tela
95 onde non trasse infino a co la spuola.
96 Mi fu chiaro allora come in ogni punto del cielo sia paradiso, sebbene la grazia del sommo bene non vi discenda in uguale misura. Ma come succede, se un cibo sazia e d'un altro resta ancora la voglia, che quello si cerca e di quello si ringrazia, così feci io con i gesti e con le parole, per apprendere da lei quale fu la trama da cui la spola non portò a termine il tessuto. · Versi 88-96
«Perfetta vita e alto merto inciela
97 donna più sù», mi disse, «a la cui norma
98 nel vostro mondo giù si veste e vela,
99 perché fino al morir si vegghi e dorma
100 con quello sposo ch’ogne voto accetta
101 che caritate a suo piacer conforma.
102 Dal mondo, per seguirla, giovinetta
103 fuggi’mi, e nel suo abito mi chiusi
104 e promisi la via de la sua setta.
105 «Una vita perfetta e un merito alto collocano in cielo una donna più in alto», mi disse, «secondo la cui regola nel vostro mondo quaggiù ci si veste e si cela, perché fino alla morte si vegli e si dorma con quello sposo che accoglie ogni voto che la carità conforma al suo volere. Fuggii dal mondo, per seguirla, quand'ero giovinetta, mi rinchiusi nel suo abito e promisi la via del suo ordine». · Versi 97-105
Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,
106 fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
107 Iddio si sa qual poi mia vita fusi.
108 E quest’ altro splendor che ti si mostra
109 da la mia destra parte e che s’accende
110 di tutto il lume de la spera nostra,
111 ciò ch’io dico di me, di sé intende;
112 sorella fu, e così le fu tolta
113 di capo l’ombra de le sacre bende.
114 «Ma poi uomini, più avvezzi al male che al bene, mi strapparono dal dolce chiostro: Dio solo sa come fu poi la mia vita. E quest'altro splendore che ti appare alla mia destra e che arde di tutta la luce della nostra sfera, ciò che dico di me, lo intende di sé: fu mia sorella, e così anche a lei fu tolto dal capo il velo delle sacre bende». · Versi 106-114
Ma poi che pur al mondo fu rivolta
115 contra suo grado e contra buona usanza,
116 non fu dal vel del cor già mai disciolta.
117 Quest’ è la luce de la gran Costanza
118 che del secondo vento di Soave
119 generò ’l terzo e l’ultima possanza».
120 «Ma poiché poi fu ricondotta al mondo contro la sua volontà e contro la buona consuetudine, il velo del cuore non le fu mai più tolto. Questa è la luce della grande Costanza, che del secondo vento di Svevia generò il terzo e ultimo sovrano». · Versi 115-120
Così parlommi, e poi cominciò ‘Ave,
121 Maria’ cantando, e cantando vanio
122 come per acqua cupa cosa grave.
123 La vista mia, che tanto lei seguio
124 quanto possibil fu, poi che la perse,
125 volsesi al segno di maggior disio,
126 e a Beatrice tutta si converse;
127 ma quella folgorò nel mïo sguardo
128 sì che da prima il viso non sofferse;
129 e ciò mi fece a dimandar più tardo.
130 Il mio sguardo, che la seguì fin dove le fu possibile, dopo che la perse, si rivolse al segno del desiderio più grande, e si rivolse tutto verso Beatrice; ma quella mi folgorò con lo sguardo così intensamente che da principio il viso non lo sopportò; e questo mi rese più lento nel fare domande. · Versi 124-130
L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/paradiso/canto-3