Papi e religiosi
Farisei
Nel canto XXIII dell'Inferno Dante menziona i Farisei ricordando il consiglio dato a Cristo dai suoi uccisori, atto di suprema ipocrisia. La nota al verso paragona i moderni prelati ipocriti ai 'novi Farisei'.
Profilo
I Farisei sono ricordati da Dante nel XXIII canto dell'Inferno, in relazione al consiglio dato dagli uccisori di Cristo prima della sua crocifissione. La nota al verso 116 del canto XXIII spiega che il sommo sacerdote Caifa consigliò il Sinedrio che era meglio far morire uno solo per il bene del popolo, e che il far apparire come amore del bene pubblico il personale interesse di far morire Gesù fu atto di suprema ipocrisia. La stessa nota chiarisce che per questa frase, secondo il giudizio dantesco, gli uccisori di Cristo sono posti nella sesta bolgia, dove si sconta il peccato di cui egli stesso li accusa nel Vangelo. Una nota del canto XXVII chiama invece 'novi Farisei' quei prelati che ripetono le colpe degli antichi Farisei. L'introduzione al canto XXIII ricorda inoltre che la condanna evangelica degli scribi e dei farisei ipocriti, paragonati a sepolcri imbiancati, ha ispirato la figurazione dantesca degli ipocriti ammantati d'oro e di piombo.
Nel testo
Versi collegati
2 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXIII | 116 | consigliò i Farisei che convenia | Apri verso |
| Inferno | Canto XXVII | 85 | Lo principe d’i novi Farisei, | Apri verso |