诗歌导读
我们身在何处
我们仍停留在第六重天,即木星天,在那里众福乐之魂曾组成前一讯息中的文字。如今那些同样的光焰排列成一只巨大的鹰,由众多火焰组成,行动如同一只身体。开篇的冲突是但丁久怀的一个古老疑问:神圣的正义怎能谴责那些远离基督教世界、生而无罪、未经洗礼而亡的人?
我们遇见谁
真正登场的是会说话的鹰,它由木星天所有受福者构成,以同一个声音说话。但丁是提出问题的旅人,鹰是作答之声。维吉尔仍在但丁身旁,但在此处并未发言;贝雅特丽齐依然在场,却保持沉默。
期待什么
在鹰之后,但丁将须升入恒星天。伴随他的障碍已不再是关于正义的疑问——那已然化解——而是一种令人不安的真相之重:腐败的基督徒君王将受到审判,而许多从未听闻基督之名的人,反倒比那些口称其名者更亲近上帝。
Parea dinanzi a me con l’ali aperte
1la bella image che nel dolce frui
2liete facevan l’anime conserte;
3parea ciascuna rubinetto in cui
4raggio di sole ardesse sì acceso,
5che ne’ miei occhi rifrangesse lui.
6E quel che mi convien ritrar testeso,
7non portò voce mai, né scrisse incostro,
8né fu per fantasia già mai compreso;
9ch’io vidi e anche udi’ parlar lo rostro,
10e sonar ne la voce e «io» e «mio»,
11quand’ era nel concetto e ‘noi’ e ‘nostro’.
12E cominciò: «Per esser giusto e pio
13son io qui essaltato a quella gloria
14che non si lascia vincere a disio;
15e in terra lasciai la mia memoria
16sì fatta, che le genti lì malvage
17commendan lei, ma non seguon la storia».
18Così un sol calor di molte brage
19si fa sentir, come di molti amori
20usciva solo un suon di quella image.
21Ond’ io appresso: «O perpetüi fiori
22de l’etterna letizia, che pur uno
23parer mi fate tutti vostri odori,
24solvetemi, spirando, il gran digiuno
25che lungamente m’ha tenuto in fame,
26non trovandoli in terra cibo alcuno.
27Ben so io che, se ’n cielo altro reame
28la divina giustizia fa suo specchio,
29che ’l vostro non l’apprende con velame.
30Sapete come attento io m’apparecchio
31ad ascoltar; sapete qual è quello
32dubbio che m’è digiun cotanto vecchio».
33Quasi falcone ch’esce del cappello,
34move la testa e con l’ali si plaude,
35voglia mostrando e faccendosi bello,
36vid’ io farsi quel segno, che di laude
37de la divina grazia era contesto,
38con canti quai si sa chi là sù gaude.
39Poi cominciò: «Colui che volse il sesto
40a lo stremo del mondo, e dentro ad esso
41distinse tanto occulto e manifesto,
42non poté suo valor sì fare impresso
43in tutto l’universo, che ’l suo verbo
44non rimanesse in infinito eccesso.
45E ciò fa certo che ’l primo superbo,
46che fu la somma d’ogne creatura,
47per non aspettar lume, cadde acerbo;
48e quinci appar ch’ogne minor natura
49è corto recettacolo a quel bene
50che non ha fine e sé con sé misura.
51Dunque vostra veduta, che convene
52esser alcun de’ raggi de la mente
53di che tutte le cose son ripiene,
54non pò da sua natura esser possente
55tanto, che suo principio discerna
56molto di là da quel che l’è parvente.
57Però ne la giustizia sempiterna
58la vista che riceve il vostro mondo,
59com’ occhio per lo mare, entro s’interna;
60che, ben che da la proda veggia il fondo,
61in pelago nol vede; e nondimeno
62èli, ma cela lui l’esser profondo.
63Lume non è, se non vien dal sereno
64che non si turba mai; anzi è tenèbra
65od ombra de la carne o suo veleno.
66Assai t’è mo aperta la latebra
67che t’ascondeva la giustizia viva,
68di che facei question cotanto crebra;
69ché tu dicevi: “Un uom nasce a la riva
70de l’Indo, e quivi non è chi ragioni
71di Cristo né chi legga né chi scriva;
72e tutti suoi voleri e atti buoni
73sono, quanto ragione umana vede,
74sanza peccato in vita o in sermoni.
75Muore non battezzato e sanza fede:
76ov’ è questa giustizia che ’l condanna?
77ov’ è la colpa sua, se ei non crede?”.
78Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna,
79per giudicar di lungi mille miglia
80con la veduta corta d’una spanna?
81Certo a colui che meco s’assottiglia,
82se la Scrittura sovra voi non fosse,
83da dubitar sarebbe a maraviglia.
84Oh terreni animali! oh menti grosse!
85La prima volontà, ch’è da sé buona,
86da sé, ch’è sommo ben, mai non si mosse.
87Cotanto è giusto quanto a lei consuona:
88nullo creato bene a sé la tira,
89ma essa, radïando, lui cagiona».
90Quale sovresso il nido si rigira
91poi c’ha pasciuti la cicogna i figli,
92e come quel ch’è pasto la rimira;
93cotal si fece, e sì leväi i cigli,
94la benedetta imagine, che l’ali
95movea sospinte da tanti consigli.
96Roteando cantava, e dicea: «Quali
97son le mie note a te, che non le ’ntendi,
98tal è il giudicio etterno a voi mortali».
99Poi si quetaro quei lucenti incendi
100de lo Spirito Santo ancor nel segno
101che fé i Romani al mondo reverendi,
102esso ricominciò: «A questo regno
103non salì mai chi non credette ’n Cristo,
104né pria né poi ch’el si chiavasse al legno.
105Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”,
106che saranno in giudicio assai men prope
107a lui, che tal che non conosce Cristo;
108e tai Cristian dannerà l’Etïòpe,
109quando si partiranno i due collegi,
110l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe.
111Che poran dir li Perse a’ vostri regi,
112come vedranno quel volume aperto
113nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
114Lì si vedrà, tra l’opere d’Alberto,
115quella che tosto moverà la penna,
116per che ’l regno di Praga fia diserto.
117Lì si vedrà il duol che sovra Senna
118induce, falseggiando la moneta,
119quel che morrà di colpo di cotenna.
120Lì si vedrà la superbia ch’asseta,
121che fa lo Scotto e l’Inghilese folle,
122sì che non può soffrir dentro a sua meta.
123Vedrassi la lussuria e ’l viver molle
124di quel di Spagna e di quel di Boemme,
125che mai valor non conobbe né volle.
126Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme
127segnata con un i la sua bontate,
128quando ’l contrario segnerà un emme.
129Vedrassi l’avarizia e la viltate
130di quei che guarda l’isola del foco,
131ove Anchise finì la lunga etate;
132e a dare ad intender quanto è poco,
133la sua scrittura fian lettere mozze,
134che noteranno molto in parvo loco.
135E parranno a ciascun l’opere sozze
136del barba e del fratel, che tanto egregia
137nazione e due corone han fatte bozze.
138E quel di Portogallo e di Norvegia
139lì si conosceranno, e quel di Rascia
140che male ha visto il conio di Vinegia.
141Oh beata Ungheria, se non si lascia
142più malmenare! e beata Navarra,
143se s’armasse del monte che la fascia!
144E creder de’ ciascun che già, per arra
145di questo, Niccosïa e Famagosta
146per la lor bestia si lamenti e garra,
147che dal fianco de l’altre non si scosta».
148https://divinacommediaonline.it/zh/tiantang/canto-19