诗歌导读 我们身在何处 Dante e Virgilio hanno ripreso la salita dopo la sosta con Belacqua. Mentre procedono, una voce alle loro spalle nota che il raggio non passa più dal lato sinistro e che il pellegrino sembra camminare vivo. Poco dopo, lungo la costa, un gruppo di anime avanza cantando il Miserere a versetti alterni e si accorge che Dante, con il suo corpo, blocca la luce.
我们遇见谁 Tre figure si staccano dal gruppo e parlano con Dante. Jacopo del Cassero, ucciso in un agguato nella Marca Trevigiana, chiede preghiere a Fano. Bonconte da Montefeltro, caduto a Campaldino, racconta la sua morte tra Archiano e Arno, contesa tra l'angelo e il diavolo. La Pia di Tolomei, senese, chiude in poche righe la sua vicenda di moglie uccisa in Maremma.
期待什么 Da queste tre voci nasce una domanda: che cosa salva davvero un'anima negli ultimi istanti, e quanto contano le preghiere dei vivi. Dante promette il suo ricordo e riparte con Virgilio, mentre il corteo si scioglie. La salita riprende, lasciando aperti i tre destini violenti e il dubbio sui battesimi tardivi.
Io era già da quell’ ombre partito,
1 e seguitava l’orme del mio duca,
2 quando di retro a me, drizzando ’l dito,
3 una gridò: «Ve’ che non par che luca
4 lo raggio da sinistra a quel di sotto,
5 e come vivo par che si conduca!».
6 Li occhi rivolsi al suon di questo motto,
7 e vidile guardar per maraviglia
8 pur me, pur me, e ’l lume ch’era rotto.
9 听到这句话,我转过头去,看见他们惊讶地盯着我,只盯着我,还有那束被截断的光线。 · 第 7-9 行
«Perché l’animo tuo tanto s’impiglia»,
10 disse ’l maestro, «che l’andare allenti?
11 che ti fa ciò che quivi si pispiglia?
12 Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
13 sta come torre ferma, che non crolla
14 già mai la cima per soffiar di venti;
15 ché sempre l’omo in cui pensier rampolla
16 sovra pensier, da sé dilunga il segno,
17 perché la foga l’un de l’altro insolla».
18 Che potea io ridir, se non «Io vegno»?
19 Dissilo, alquanto del color consperso
20 che fa l’uom di perdon talvolta degno.
21 E ’ntanto per la costa di traverso
22 venivan genti innanzi a noi un poco,
23 cantando ‘Miserere’ a verso a verso.
24 Quando s’accorser ch’i’ non dava loco
25 per lo mio corpo al trapassar d’i raggi,
26 mutar lor canto in un «oh!» lungo e roco;
27 e due di loro, in forma di messaggi,
28 corsero incontr’ a noi e dimandarne:
29 «Di vostra condizion fatene saggi».
30 E ’l mio maestro: «Voi potete andarne
31 e ritrarre a color che vi mandaro
32 che ’l corpo di costui è vera carne.
33 Se per veder la sua ombra restaro,
34 com’ io avviso, assai è lor risposto:
35 fàccianli onore, ed esser può lor caro».
36 Vapori accesi non vid’ io sì tosto
37 di prima notte mai fender sereno,
38 né, sol calando, nuvole d’agosto,
39 che color non tornasser suso in meno;
40 e, giunti là, con li altri a noi dier volta,
41 come schiera che scorre sanza freno.
42 «Questa gente che preme a noi è molta,
43 e vegnonti a pregar», disse ’l poeta:
44 «però pur va, e in andando ascolta».
45 «O anima che vai per esser lieta
46 con quelle membra con le quai nascesti»,
47 venian gridando, «un poco il passo queta.
48 Guarda s’alcun di noi unqua vedesti,
49 sì che di lui di là novella porti:
50 deh, perché vai? deh, perché non t’arresti?
51 Noi fummo tutti già per forza morti,
52 e peccatori infino a l’ultima ora;
53 quivi lume del ciel ne fece accorti,
54 sì che, pentendo e perdonando, fora
55 di vita uscimmo a Dio pacificati,
56 che del disio di sé veder n’accora».
57 E io: «Perché ne’ vostri visi guati,
58 non riconosco alcun; ma s’a voi piace
59 cosa ch’io possa, spiriti ben nati,
60 voi dite, e io farò per quella pace
61 che, dietro a’ piedi di sì fatta guida,
62 di mondo in mondo cercar mi si face».
63 E uno incominciò: «Ciascun si fida
64 del beneficio tuo sanza giurarlo,
65 pur che ’l voler nonpossa non ricida.
66 Ond’ io, che solo innanzi a li altri parlo,
67 ti priego, se mai vedi quel paese
68 che siede tra Romagna e quel di Carlo,
69 che tu mi sie di tuoi prieghi cortese
70 in Fano, sì che ben per me s’adori
71 pur ch’i’ possa purgar le gravi offese.
72 Quindi fu’ io; ma li profondi fóri
73 ond’ uscì ’l sangue in sul quale io sedea,
74 fatti mi fuoro in grembo a li Antenori,
75 là dov’ io più sicuro esser credea:
76 quel da Esti il fé far, che m’avea in ira
77 assai più là che dritto non volea.
78 Ma s’io fosse fuggito inver’ la Mira,
79 quando fu’ sovragiunto ad Orïaco,
80 ancor sarei di là dove si spira.
81 Corsi al palude, e le cannucce e ’l braco
82 m’impigliar sì ch’i’ caddi; e lì vid’ io
83 de le mie vene farsi in terra laco».
84 Poi disse un altro: «Deh, se quel disio
85 si compia che ti tragge a l’alto monte,
86 con buona pïetate aiuta il mio!
87 Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;
88 Giovanna o altri non ha di me cura;
89 per ch’io vo tra costor con bassa fronte».
90 E io a lui: «Qual forza o qual ventura
91 ti travïò sì fuor di Campaldino,
92 che non si seppe mai tua sepultura?».
93 «Oh!», rispuos’ elli, «a piè del Casentino
94 traversa un’acqua c’ha nome l’Archiano,
95 che sovra l’Ermo nasce in Apennino.
96 Là ’ve ’l vocabol suo diventa vano,
97 arriva’ io forato ne la gola,
98 fuggendo a piede e sanguinando il piano.
99 Quivi perdei la vista e la parola;
100 nel nome di Maria fini’, e quivi
101 caddi, e rimase la mia carne sola.
102 Io dirò vero, e tu ’l ridì tra ’ vivi:
103 l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
104 gridava: “O tu del ciel, perché mi privi?
105 Tu te ne porti di costui l’etterno
106 per una lagrimetta che ’l mi toglie;
107 ma io farò de l’altro altro governo!”.
108 Ben sai come ne l’aere si raccoglie
109 quell’ umido vapor che in acqua riede,
110 tosto che sale dove ’l freddo il coglie.
111 Giunse quel mal voler che pur mal chiede
112 con lo ’ntelletto, e mosse il fummo e ’l vento
113 per la virtù che sua natura diede.
114 Indi la valle, come ’l dì fu spento,
115 da Pratomagno al gran giogo coperse
116 di nebbia; e ’l ciel di sopra fece intento,
117 sì che ’l pregno aere in acqua si converse;
118 la pioggia cadde, e a’ fossati venne
119 di lei ciò che la terra non sofferse;
120 e come ai rivi grandi si convenne,
121 ver’ lo fiume real tanto veloce
122 si ruinò, che nulla la ritenne.
123 Lo corpo mio gelato in su la foce
124 trovò l’Archian rubesto; e quel sospinse
125 ne l’Arno, e sciolse al mio petto la croce
126 ch’i’ fe’ di me quando ’l dolor mi vinse;
127 voltòmmi per le ripe e per lo fondo,
128 poi di sua preda mi coperse e cinse».
129 «Deh, quando tu sarai tornato al mondo
130 e riposato de la lunga via»,
131 seguitò ’l terzo spirito al secondo,
132 «ricorditi di me, che son la Pia;
133 Siena mi fé, disfecemi Maremma:
134 salsi colui che ’nnanellata pria
135 disposando m’avea con la sua gemma».
136 https://divinacommediaonline.it/zh/lianyu/canto-5