诗歌导读
我们身在何处
队伍告别福雷塞,继续前行于第六层,到达第二棵树前。此树果实累累却无生机可结,正好生长在通出贪食层的那道阶梯之上,所以三人必须绕行,贴着向上的一侧前进。一个面容不辨的声音从枝叶间传出,解释此木乃是由伊甸园中夏娃所咬那棵树的根苗向上倒生而来。
我们遇见谁
卢卡诗人波纳君塔·达·卢卡询问但丁,是否他就是以《拥有爱情慧眼的女人们》开启了新体诗风。但丁回答说只如实记下爱神在内心的口授,波纳君塔由此领悟到将他阻隔于“温柔新体”之外的症结所在。福雷塞还指出了乌巴尔迪·达·拉·皮拉、博尼法乔、马凯塞以及其他贪食之人,但真正以自己的声音登场发言的,惟有波纳君塔一人。
期待什么
越过此树之后,本歌在一位焕发光芒的新灵魂的指引下落幕,此人宣示了通往下一层——第七环(贪色之环)——的阶梯的所在;朝圣者们尚未踏入其中。一阵馥郁的微风伴随而过,并有一声音宣布:凡蒙恩得免口腹之欲过盛、常以公正之饥渴为念者,是有福的。关于佛罗伦萨将有何命运的疑问,仍随着福雷塞苦涩的预言而悬而未决。
Né ’l dir l’andar, né l’andar lui più lento
1facea, ma ragionando andavam forte,
2sì come nave pinta da buon vento;
3e l’ombre, che parean cose rimorte,
4per le fosse de li occhi ammirazione
5traean di me, di mio vivere accorte.
6E io, continüando al mio sermone,
7dissi: «Ella sen va sù forse più tarda
8che non farebbe, per altrui cagione.
9Ma dimmi, se tu sai, dov’ è Piccarda;
10dimmi s’io veggio da notar persona
11tra questa gente che sì mi riguarda».
12«La mia sorella, che tra bella e buona
13non so qual fosse più, trïunfa lieta
14ne l’alto Olimpo già di sua corona».
15Sì disse prima; e poi: «Qui non si vieta
16di nominar ciascun, da ch’è sì munta
17nostra sembianza via per la dïeta.
18Questi», e mostrò col dito, «è Bonagiunta,
19Bonagiunta da Lucca; e quella faccia
20di là da lui più che l’altre trapunta
21ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia:
22dal Torso fu, e purga per digiuno
23l’anguille di Bolsena e la vernaccia».
24Molti altri mi nomò ad uno ad uno;
25e del nomar parean tutti contenti,
26sì ch’io però non vidi un atto bruno.
27Vidi per fame a vòto usar li denti
28Ubaldin da la Pila e Bonifazio
29che pasturò col rocco molte genti.
30Vidi messer Marchese, ch’ebbe spazio
31già di bere a Forlì con men secchezza,
32e sì fu tal, che non si sentì sazio.
33Ma come fa chi guarda e poi s’apprezza
34più d’un che d’altro, fei a quel da Lucca,
35che più parea di me aver contezza.
36El mormorava; e non so che «Gentucca»
37sentiv’ io là, ov’ el sentia la piaga
38de la giustizia che sì li pilucca.
39«O anima», diss’ io, «che par sì vaga
40di parlar meco, fa sì ch’io t’intenda,
41e te e me col tuo parlare appaga».
42«Femmina è nata, e non porta ancor benda»,
43cominciò el, «che ti farà piacere
44la mia città, come ch’om la riprenda.
45Tu te n’andrai con questo antivedere:
46se nel mio mormorar prendesti errore,
47dichiareranti ancor le cose vere.
48Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore
49trasse le nove rime, cominciando
50‘Donne ch’avete intelletto d’amore’».
51E io a lui: «I’ mi son un che, quando
52Amor mi spira, noto, e a quel modo
53ch’e’ ditta dentro vo significando».
54«O frate, issa vegg’ io», diss’ elli, «il nodo
55che ’l Notaro e Guittone e me ritenne
56di qua dal dolce stil novo ch’i’ odo!
57Io veggio ben come le vostre penne
58di retro al dittator sen vanno strette,
59che de le nostre certo non avvenne;
60e qual più a gradire oltre si mette,
61non vede più da l’uno a l’altro stilo»;
62e, quasi contentato, si tacette.
63Come li augei che vernan lungo ’l Nilo,
64alcuna volta in aere fanno schiera,
65poi volan più a fretta e vanno in filo,
66così tutta la gente che lì era,
67volgendo ’l viso, raffrettò suo passo,
68e per magrezza e per voler leggera.
69E come l’uom che di trottare è lasso,
70lascia andar li compagni, e sì passeggia
71fin che si sfoghi l’affollar del casso,
72sì lasciò trapassar la santa greggia
73Forese, e dietro meco sen veniva,
74dicendo: «Quando fia ch’io ti riveggia?».
75«Non so», rispuos’ io lui, «quant’ io mi viva;
76ma già non fïa il tornar mio tantosto,
77ch’io non sia col voler prima a la riva;
78però che ’l loco u’ fui a viver posto,
79di giorno in giorno più di ben si spolpa,
80e a trista ruina par disposto».
81«Or va», diss’ el; «che quei che più n’ha colpa,
82vegg’ ïo a coda d’una bestia tratto
83inver’ la valle ove mai non si scolpa.
84La bestia ad ogne passo va più ratto,
85crescendo sempre, fin ch’ella il percuote,
86e lascia il corpo vilmente disfatto.
87Non hanno molto a volger quelle ruote»,
88e drizzò li occhi al ciel, «che ti fia chiaro
89ciò che ’l mio dir più dichiarar non puote.
90Tu ti rimani omai; ché ’l tempo è caro
91in questo regno, sì ch’io perdo troppo
92venendo teco sì a paro a paro».
93Qual esce alcuna volta di gualoppo
94lo cavalier di schiera che cavalchi,
95e va per farsi onor del primo intoppo,
96tal si partì da noi con maggior valchi;
97e io rimasi in via con esso i due
98che fuor del mondo sì gran marescalchi.
99E quando innanzi a noi intrato fue,
100che li occhi miei si fero a lui seguaci,
101come la mente a le parole sue,
102parvermi i rami gravidi e vivaci
103d’un altro pomo, e non molto lontani
104per esser pur allora vòlto in laci.
105Vidi gente sott’ esso alzar le mani
106e gridar non so che verso le fronde,
107quasi bramosi fantolini e vani
108che pregano, e ’l pregato non risponde,
109ma, per fare esser ben la voglia acuta,
110tien alto lor disio e nol nasconde.
111Poi si partì sì come ricreduta;
112e noi venimmo al grande arbore adesso,
113che tanti prieghi e lagrime rifiuta.
114«Trapassate oltre sanza farvi presso:
115legno è più sù che fu morso da Eva,
116e questa pianta si levò da esso».
117Sì tra le frasche non so chi diceva;
118per che Virgilio e Stazio e io, ristretti,
119oltre andavam dal lato che si leva.
120«Ricordivi», dicea, «d’i maladetti
121nei nuvoli formati, che, satolli,
122Tesëo combatter co’ doppi petti;
123e de li Ebrei ch’al ber si mostrar molli,
124per che no i volle Gedeon compagni,
125quando inver’ Madïan discese i colli».
126Sì accostati a l’un d’i due vivagni
127passammo, udendo colpe de la gola
128seguite già da miseri guadagni.
129Poi, rallargati per la strada sola,
130ben mille passi e più ci portar oltre,
131contemplando ciascun sanza parola.
132«Che andate pensando sì voi sol tre?».
133sùbita voce disse; ond’ io mi scossi
134come fan bestie spaventate e poltre.
135Drizzai la testa per veder chi fossi;
136e già mai non si videro in fornace
137vetri o metalli sì lucenti e rossi,
138com’ io vidi un che dicea: «S’a voi piace
139montare in sù, qui si convien dar volta;
140quinci si va chi vuole andar per pace».
141L’aspetto suo m’avea la vista tolta;
142per ch’io mi volsi dietro a’ miei dottori,
143com’ om che va secondo ch’elli ascolta.
144E quale, annunziatrice de li albori,
145l’aura di maggio movesi e olezza,
146tutta impregnata da l’erba e da’ fiori;
147tal mi senti’ un vento dar per mezza
148la fronte, e ben senti’ mover la piuma,
149che fé sentir d’ambrosïa l’orezza.
150E senti’ dir: «Beati cui alluma
151tanto di grazia, che l’amor del gusto
152nel petto lor troppo disir non fuma,
153esurïendo sempre quanto è giusto!».
154https://divinacommediaonline.it/zh/lianyu/canto-24