诗歌导读
我们身在何处
我们身处狄斯——魔鬼之城——的城墙前。维吉尔独自从与魔鬼的交涉中归来,他脸上显露出恐惧的神色:必须战胜群魔的抵抗,这件事连这位诗人都心生畏惧。冥河(Styx)的沼泽环绕着这座地狱堡垒,腐臭使空气难以忍受,而远处最高塔楼的红色火焰正在燃烧。
我们遇见谁
三位复仇女神出现在塔顶:墨该拉(Megera)、阿勒克图(Aletto)和忒西福涅(Tèsifone),她们是"永恒悲叹之后"的仆从,撕裂自己的胸膛,并召唤美杜莎(Medusa)要将但丁石化。片刻之后,一位天界使者到来,他因能以双足干行于冥河水面、并以手拂散浓重的水汽而可被认出:群魔无一胆敢阻拦他,他仅以一根小杖便推开了城门。
期待什么
进入狄斯之后,旅程的基调为之一变:一座广袤的灼热墓地映入眼帘,到处都是燃着烈焰的石棺,从中传出阵阵哀号。此处我们将会遇到异端者,他们被判在敞开的棺椁中焚烧,并可得知每一教派与其同党比邻而葬。请读者准备好面对一段沉重的停顿:与其说是一次行军,不如说是一次穿行于悲声与火焰之间的历程。
Quel color che viltà di fuor mi pinse
1veggendo il duca mio tornare in volta,
2più tosto dentro il suo novo ristrinse.
3Attento si fermò com’ uom ch’ascolta;
4ché l’occhio nol potea menare a lunga
5per l’aere nero e per la nebbia folta.
6«Pur a noi converrà vincer la punga»,
7cominciò el, «se non . . . Tal ne s’offerse.
8Oh quanto tarda a me ch’altri qui giunga!».
9I’ vidi ben sì com’ ei ricoperse
10lo cominciar con l’altro che poi venne,
11che fur parole a le prime diverse;
12ma nondimen paura il suo dir dienne,
13perch’ io traeva la parola tronca
14forse a peggior sentenzia che non tenne.
15«In questo fondo de la trista conca
16discende mai alcun del primo grado,
17che sol per pena ha la speranza cionca?».
18Questa question fec’ io; e quei «Di rado
19incontra», mi rispuose, «che di noi
20faccia il cammino alcun per qual io vado.
21Ver è ch’altra fïata qua giù fui,
22congiurato da quella Eritón cruda
23che richiamava l’ombre a’ corpi sui.
24Di poco era di me la carne nuda,
25ch’ella mi fece intrar dentr’ a quel muro,
26per trarne un spirto del cerchio di Giuda.
27Quell’ è ’l più basso loco e ’l più oscuro,
28e ’l più lontan dal ciel che tutto gira:
29ben so ’l cammin; però ti fa sicuro.
30Questa palude che ’l gran puzzo spira
31cigne dintorno la città dolente,
32u’ non potemo intrare omai sanz’ ira».
33E altro disse, ma non l’ho a mente;
34però che l’occhio m’avea tutto tratto
35ver’ l’alta torre a la cima rovente,
36dove in un punto furon dritte ratto
37tre furïe infernal di sangue tinte,
38che membra feminine avieno e atto,
39e con idre verdissime eran cinte;
40serpentelli e ceraste avien per crine,
41onde le fiere tempie erano avvinte.
42E quei, che ben conobbe le meschine
43de la regina de l’etterno pianto,
44«Guarda», mi disse, «le feroci Erine.
45Quest’ è Megera dal sinistro canto;
46quella che piange dal destro è Aletto;
47Tesifón è nel mezzo»; e tacque a tanto.
48Con l’unghie si fendea ciascuna il petto;
49battiensi a palme e gridavan sì alto,
50ch’i’ mi strinsi al poeta per sospetto.
51«Vegna Medusa: sì ’l farem di smalto»,
52dicevan tutte riguardando in giuso;
53«mal non vengiammo in Tesëo l’assalto».
54«Volgiti ’n dietro e tien lo viso chiuso;
55ché se ’l Gorgón si mostra e tu ’l vedessi,
56nulla sarebbe di tornar mai suso».
57Così disse ’l maestro; ed elli stessi
58mi volse, e non si tenne a le mie mani,
59che con le sue ancor non mi chiudessi.
60O voi ch’avete li ’ntelletti sani,
61mirate la dottrina che s’asconde
62sotto ’l velame de li versi strani.
63E già venìa su per le torbide onde
64un fracasso d’un suon, pien di spavento,
65per cui tremavano amendue le sponde,
66non altrimenti fatto che d’un vento
67impetüoso per li avversi ardori,
68che fier la selva e sanz’ alcun rattento
69li rami schianta, abbatte e porta fori;
70dinanzi polveroso va superbo,
71e fa fuggir le fiere e li pastori.
72Li occhi mi sciolse e disse: «Or drizza il nerbo
73del viso su per quella schiuma antica
74per indi ove quel fummo è più acerbo».
75Come le rane innanzi a la nimica
76biscia per l’acqua si dileguan tutte,
77fin ch’a la terra ciascuna s’abbica,
78vid’ io più di mille anime distrutte
79fuggir così dinanzi ad un ch’al passo
80passava Stige con le piante asciutte.
81Dal volto rimovea quell’ aere grasso,
82menando la sinistra innanzi spesso;
83e sol di quell’ angoscia parea lasso.
84Ben m’accorsi ch’elli era da ciel messo,
85e volsimi al maestro; e quei fé segno
86ch’i’ stessi queto ed inchinassi ad esso.
87Ahi quanto mi parea pien di disdegno!
88Venne a la porta e con una verghetta
89l’aperse, che non v’ebbe alcun ritegno.
90«O cacciati del ciel, gente dispetta»,
91cominciò elli in su l’orribil soglia,
92«ond’ esta oltracotanza in voi s’alletta?
93Perché recalcitrate a quella voglia
94a cui non puote il fin mai esser mozzo,
95e che più volte v’ha cresciuta doglia?
96Che giova ne le fata dar di cozzo?
97Cerbero vostro, se ben vi ricorda,
98ne porta ancor pelato il mento e ’l gozzo».
99Poi si rivolse per la strada lorda,
100e non fé motto a noi, ma fé sembiante
101d’omo cui altra cura stringa e morda
102che quella di colui che li è davante;
103e noi movemmo i piedi inver’ la terra,
104sicuri appresso le parole sante.
105Dentro li ’ntrammo sanz’ alcuna guerra;
106e io, ch’avea di riguardar disio
107la condizion che tal fortezza serra,
108com’ io fui dentro, l’occhio intorno invio:
109e veggio ad ogne man grande campagna,
110piena di duolo e di tormento rio.
111Sì come ad Arli, ove Rodano stagna,
112sì com’ a Pola, presso del Carnaro
113ch’Italia chiude e suoi termini bagna,
114fanno i sepulcri tutt’ il loco varo,
115così facevan quivi d’ogne parte,
116salvo che ’l modo v’era più amaro;
117ché tra li avelli fiamme erano sparte,
118per le quali eran sì del tutto accesi,
119che ferro più non chiede verun’ arte.
120Tutti li lor coperchi eran sospesi,
121e fuor n’uscivan sì duri lamenti,
122che ben parean di miseri e d’offesi.
123E io: «Maestro, quai son quelle genti
124che, seppellite dentro da quell’ arche,
125si fan sentir coi sospiri dolenti?».
126E quelli a me: «Qui son li eresïarche
127con lor seguaci, d’ogne setta, e molto
128più che non credi son le tombe carche.
129Simile qui con simile è sepolto,
130e i monimenti son più e men caldi».
131E poi ch’a la man destra si fu vòlto,
132passammo tra i martìri e li alti spaldi.
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