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地狱篇, 第二十三曲

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逃离马尔布朗契与快乐修士及该亚法的相遇

诗歌导读

我们身在何处

我们身处第五与第六沟壑之间的分水岭。马尔布朗契在混战之后仍滞留在沥青中,此时突然张开双翅再次现身。起初的冲突化为奔逃:维吉尔一把抓住但丁,仰面沿着崖壁滑下,落在第六沟壑的底部,那里一支受刑者的队列正身披外镀金、内灌铅的沉重斗篷缓步前行。

我们遇见谁

登场的是两位博洛尼亚的“快乐修士”修士——卡塔拉诺与洛德里戈——他们主动开口交谈,并指出那位被横钉在地上的受刑者:该亚法,即那位建议应使一人替百姓受死的大祭司,他以三根木桩被钉在地面。维吉尔在此处因其具体行动而凸显:先是将但丁救出险境,随后向两位修士询问出路,并对一项不受欢迎的消息面露愠色。

期待什么

经过这次相遇,但丁从两位修士口中得到一条切实可行的指引,同时也得到一个沉重的警告:他无法指望魔鬼们的协助。读者由此准备攀爬断桥崩塌所形成的乱石堆,在没有任何护卫的情况下继续前行,去面对另一些具有重要历史意义的伪善者。

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地狱篇 · 第二十三曲
释义Nota editoriale: contenuto soggetto a verifica.

Taciti, soli, sanza compagnia

1

n’andavam l’un dinanzi e l’altro dopo,

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come frati minor vanno per via.

3

Vòlt’ era in su la favola d’Isopo

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lo mio pensier per la presente rissa,

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dov’ el parlò de la rana e del topo;

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ché più non si pareggia ‘mo’ e ‘issa’

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che l’un con l’altro fa, se ben s’accoppia

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principio e fine con la mente fissa.

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E come l’un pensier de l’altro scoppia,

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così nacque di quello un altro poi,

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che la prima paura mi fé doppia.

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Io pensava così: ‘Questi per noi

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sono scherniti con danno e con beffa

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sì fatta, ch’assai credo che lor nòi.

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Se l’ira sovra ’l mal voler s’aggueffa,

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ei ne verranno dietro più crudeli

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che ’l cane a quella lievre ch’elli acceffa’.

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Già mi sentia tutti arricciar li peli

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de la paura e stava in dietro intento,

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quand’ io dissi: «Maestro, se non celi

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te e me tostamente, i’ ho pavento

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d’i Malebranche. Noi li avem già dietro;

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io li ’magino sì, che già li sento».

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E quei: «S’i’ fossi di piombato vetro,

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l’imagine di fuor tua non trarrei

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più tosto a me, che quella dentro ’mpetro.

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Pur mo venieno i tuo’ pensier tra ’ miei,

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con simile atto e con simile faccia,

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sì che d’intrambi un sol consiglio fei.

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S’elli è che sì la destra costa giaccia,

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che noi possiam ne l’altra bolgia scendere,

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noi fuggirem l’imaginata caccia».

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Già non compié di tal consiglio rendere,

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ch’io li vidi venir con l’ali tese

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non molto lungi, per volerne prendere.

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Lo duca mio di sùbito mi prese,

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come la madre ch’al romore è desta

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e vede presso a sé le fiamme accese,

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che prende il figlio e fugge e non s’arresta,

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avendo più di lui che di sé cura,

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tanto che solo una camiscia vesta;

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e giù dal collo de la ripa dura

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supin si diede a la pendente roccia,

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che l’un de’ lati a l’altra bolgia tura.

45

Non corse mai sì tosto acqua per doccia

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a volger ruota di molin terragno,

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quand’ ella più verso le pale approccia,

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come ’l maestro mio per quel vivagno,

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portandosene me sovra ’l suo petto,

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come suo figlio, non come compagno.

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A pena fuoro i piè suoi giunti al letto

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del fondo giù, ch’e’ furon in sul colle

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sovresso noi; ma non lì era sospetto:

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ché l’alta provedenza che lor volle

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porre ministri de la fossa quinta,

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poder di partirs’ indi a tutti tolle.

57

Là giù trovammo una gente dipinta

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che giva intorno assai con lenti passi,

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piangendo e nel sembiante stanca e vinta.

60

Elli avean cappe con cappucci bassi

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dinanzi a li occhi, fatte de la taglia

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che in Clugnì per li monaci fassi.

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Di fuor dorate son, sì ch’elli abbaglia;

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ma dentro tutte piombo, e gravi tanto,

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che Federigo le mettea di paglia.

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Oh in etterno faticoso manto!

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Noi ci volgemmo ancor pur a man manca

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con loro insieme, intenti al tristo pianto;

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ma per lo peso quella gente stanca

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venìa sì pian, che noi eravam nuovi

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di compagnia ad ogne mover d’anca.

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Per ch’io al duca mio: «Fa che tu trovi

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alcun ch’al fatto o al nome si conosca,

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e li occhi, sì andando, intorno movi».

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E un che ’ntese la parola tosca,

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di retro a noi gridò: «Tenete i piedi,

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voi che correte sì per l’aura fosca!

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Forse ch’avrai da me quel che tu chiedi».

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Onde ’l duca si volse e disse: «Aspetta,

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e poi secondo il suo passo procedi».

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Ristetti, e vidi due mostrar gran fretta

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de l’animo, col viso, d’esser meco;

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ma tardavali ’l carco e la via stretta.

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Quando fuor giunti, assai con l’occhio bieco

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mi rimiraron sanza far parola;

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poi si volsero in sé, e dicean seco:

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«Costui par vivo a l’atto de la gola;

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e s’e’ son morti, per qual privilegio

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vanno scoperti de la grave stola?».

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Poi disser me: «O Tosco, ch’al collegio

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de l’ipocriti tristi se’ venuto,

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dir chi tu se’ non avere in dispregio».

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E io a loro: «I’ fui nato e cresciuto

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sovra ’l bel fiume d’Arno a la gran villa,

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e son col corpo ch’i’ ho sempre avuto.

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Ma voi chi siete, a cui tanto distilla

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quant’ i’ veggio dolor giù per le guance?

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e che pena è in voi che sì sfavilla?».

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E l’un rispuose a me: «Le cappe rance

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son di piombo sì grosse, che li pesi

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fan così cigolar le lor bilance.

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Frati godenti fummo, e bolognesi;

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io Catalano e questi Loderingo

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nomati, e da tua terra insieme presi

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come suole esser tolto un uom solingo,

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per conservar sua pace; e fummo tali,

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ch’ancor si pare intorno dal Gardingo».

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Io cominciai: «O frati, i vostri mali . . . »;

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ma più non dissi, ch’a l’occhio mi corse

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un, crucifisso in terra con tre pali.

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Quando mi vide, tutto si distorse,

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soffiando ne la barba con sospiri;

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e ’l frate Catalan, ch’a ciò s’accorse,

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mi disse: «Quel confitto che tu miri,

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consigliò i Farisei che convenia

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porre un uom per lo popolo a’ martìri.

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Attraversato è, nudo, ne la via,

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come tu vedi, ed è mestier ch’el senta

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qualunque passa, come pesa, pria.

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E a tal modo il socero si stenta

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in questa fossa, e li altri dal concilio

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che fu per li Giudei mala sementa».

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Allor vid’ io maravigliar Virgilio

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sovra colui ch’era disteso in croce

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tanto vilmente ne l’etterno essilio.

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Poscia drizzò al frate cotal voce:

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«Non vi dispiaccia, se vi lece, dirci

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s’a la man destra giace alcuna foce

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onde noi amendue possiamo uscirci,

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sanza costrigner de li angeli neri

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che vegnan d’esto fondo a dipartirci».

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Rispuose adunque: «Più che tu non speri

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s’appressa un sasso che da la gran cerchia

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si move e varca tutt’ i vallon feri,

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salvo che ’n questo è rotto e nol coperchia;

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montar potrete su per la ruina,

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che giace in costa e nel fondo soperchia».

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Lo duca stette un poco a testa china;

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poi disse: «Mal contava la bisogna

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colui che i peccator di qua uncina».

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E ’l frate: «Io udi’ già dire a Bologna

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del diavol vizi assai, tra ’ quali udi’

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ch’elli è bugiardo, e padre di menzogna».

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Appresso il duca a gran passi sen gì,

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turbato un poco d’ira nel sembiante;

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ond’ io da li ’ncarcati mi parti’

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dietro a le poste de le care piante.

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