Guida al canto Dove siamo Siamo in cima al Purgatorio, presso il carro della Chiesa, dove si è appena conclusa la processione mistica del canto precedente. Dante si volta cercando Virgilio e non lo trova più. Al suo posto vede Beatrice, coperta da un velo bianco e da un manto verde, e il rimprovero di lei, insieme al canto degli angeli, scioglie il gelo che gli stringe il cuore.
Chi incontriamo Beatrice riappare con forza dopo essere stata solo nominata nei canti precedenti, coperta da un velo candido, una corona d'ulivo, un manto verde e una veste di fiamma viva. Parla con autorevolezza, si dichiara lei stessa e accusa Dante di essersi allontanato da lei sulla soglia della seconda età. Gli angeli cantano il salmo In te, Domine speravi, fermandosi a pedes meos, e sembrano compatire il pianto del pellegrino.
Cosa aspettarsi Dopo l'incontro Beatrice racconta come intervenne perché Dante, caduto sempre più in basso, venisse salvato. Si apre così la confessione davanti alla Chiesa: Dante dovrà piangere per essere ammesso a bere del Lete. Resta da capire fino a che punto si riconoscerà colpevole prima di proseguire.
Quando il settentrïon del primo cielo,
1 che né occaso mai seppe né orto
2 né d’altra nebbia che di colpa velo,
3 La costellazione del settentrione, che nel primo cielo non conosce mai tramonto né alba, né altra nebbia se non quella che vela la colpa, restò fissa. · Versi 1-3
e che faceva lì ciascun accorto
4 di suo dover, come ’l più basso face
5 qual temon gira per venire a porto,
6 fermo s’affisse: la gente verace,
7 venuta prima tra ’l grifone ed esso,
8 al carro volse sé come a sua pace;
9 e un di loro, quasi da ciel messo,
10 ‘Veni, sponsa, de Libano’ cantando
11 gridò tre volte, e tutti li altri appresso.
12 E uno di loro, quasi un messaggero celeste, cantò per tre volte «Vieni, sposa, dal Libano», e tutti gli altri fecero eco. · Versi 10-12
Quali i beati al novissimo bando
13 surgeran presti ognun di sua caverna,
14 la revestita voce alleluiando,
15 Come i beati, all'ultimo richiamo, si alzeranno pronti ognuno dalla propria tomba, facendo risuonare di nuovo la voce nell'alleluia. · Versi 13-15
cotali in su la divina basterna
16 si levar cento, ad vocem tanti senis,
17 ministri e messaggier di vita etterna.
18 Tutti dicean: ‘Benedictus qui venis!’,
19 e fior gittando e di sopra e dintorno,
20 ‘Manibus, oh, date lilïa plenis!’.
21 Io vidi già nel cominciar del giorno
22 la parte orïental tutta rosata,
23 e l’altro ciel di bel sereno addorno;
24 e la faccia del sol nascere ombrata,
25 sì che per temperanza di vapori
26 l’occhio la sostenea lunga fïata:
27 E il disco del sole nascere velato, così che, per l'equilibrio dei vapori, l'occhio poteva sostenerne a lungo la vista. · Versi 25-27
così dentro una nuvola di fiori
28 che da le mani angeliche saliva
29 e ricadeva in giù dentro e di fori,
30 sovra candido vel cinta d’uliva
31 donna m’apparve, sotto verde manto
32 vestita di color di fiamma viva.
33 E lo spirito mio, che già cotanto
34 tempo era stato ch’a la sua presenza
35 non era di stupor, tremando, affranto,
36 E il mio spirito, che già da tanto tempo, alla sua presenza, non restava tremante e annientato dallo stupore. · Versi 34-36
sanza de li occhi aver più conoscenza,
37 per occulta virtù che da lei mosse,
38 d’antico amor sentì la gran potenza.
39 Senza che i miei occhi la riconoscessero ancora, sentì, per una forza nascosta che mosse da lei, la grande potenza dell'antico amore. · Versi 37-39
Tosto che ne la vista mi percosse
40 l’alta virtù che già m’avea trafitto
41 prima ch’io fuor di püerizia fosse,
42 volsimi a la sinistra col respitto
43 col quale il fantolin corre a la mamma
44 quando ha paura o quando elli è afflitto,
45 per dicere a Virgilio: ‘Men che dramma
46 di sangue m’è rimaso che non tremi:
47 conosco i segni de l’antica fiamma’.
48 Ma Virgilio n’avea lasciati scemi
49 di sé, Virgilio dolcissimo patre,
50 Virgilio a cui per mia salute die’mi;
51 né quantunque perdeo l’antica matre,
52 valse a le guance nette di rugiada,
53 che, lagrimando, non tornasser atre.
54 E nulla valse a fermare le lacrime che bagnavano le guance, così che, continuando a piangere, non tornassero scure. · Versi 52-54
«Dante, perché Virgilio se ne vada,
55 non pianger anco, non piangere ancora;
56 ché pianger ti conven per altra spada».
57 Mi rispose: «Dante, perché Virgilio se ne vada, non piangere ancora, non piangere adesso; dovrai piangere per un'altra ferita». · Versi 55-57
Quasi ammiraglio che in poppa e in prora
58 viene a veder la gente che ministra
59 per li altri legni, e a ben far l’incora;
60 in su la sponda del carro sinistra,
61 quando mi volsi al suon del nome mio,
62 che di necessità qui si registra,
63 vidi la donna che pria m’appario
64 velata sotto l’angelica festa,
65 drizzar li occhi ver’ me di qua dal rio.
66 Tutto che ’l vel che le scendea di testa,
67 cerchiato de le fronde di Minerva,
68 non la lasciasse parer manifesta,
69 regalmente ne l’atto ancor proterva
70 continüò come colui che dice
71 e ’l più caldo parlar dietro reserva:
72 «Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.
73 Come degnasti d’accedere al monte?
74 non sapei tu che qui è l’uom felice?».
75 Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;
76 ma veggendomi in esso, i trassi a l’erba,
77 tanta vergogna mi gravò la fronte.
78 Così la madre al figlio par superba,
79 com’ ella parve a me; perché d’amaro
80 sente il sapor de la pietade acerba.
81 Ella si tacque; e li angeli cantaro
82 di sùbito ‘In te, Domine, speravi’;
83 ma oltre ‘pedes meos’ non passaro.
84 Sì come neve tra le vive travi
85 per lo dosso d’Italia si congela,
86 soffiata e stretta da li venti schiavi,
87 Come la neve, tra le travi vive lungo il dorso d'Italia, si congela, soffiata e stretta dai venti settentrionali. · Versi 85-87
poi, liquefatta, in sé stessa trapela,
88 pur che la terra che perde ombra spiri,
89 sì che par foco fonder la candela;
90 Poi, liquefatta, penetra in se stessa non appena la terra, che perde ombra, emette il suo calore, così che pare che il fuoco fonda la candela. · Versi 88-90
così fui sanza lagrime e sospiri
91 anzi ’l cantar di quei che notan sempre
92 dietro a le note de li etterni giri;
93 ma poi che ’ntesi ne le dolci tempre
94 lor compatire a me, par che se detto
95 avesser: ‘Donna, perché sì lo stempre?’,
96 lo gel che m’era intorno al cor ristretto,
97 spirito e acqua fessi, e con angoscia
98 de la bocca e de li occhi uscì del petto.
99 Ella, pur ferma in su la detta coscia
100 del carro stando, a le sustanze pie
101 volse le sue parole così poscia:
102 «Voi vigilate ne l’etterno die,
103 sì che notte né sonno a voi non fura
104 passo che faccia il secol per sue vie;
105 onde la mia risposta è con più cura
106 che m’intenda colui che di là piagne,
107 perché sia colpa e duol d’una misura.
108 Non pur per ovra de le rote magne,
109 che drizzan ciascun seme ad alcun fine
110 secondo che le stelle son compagne,
111 ma per larghezza di grazie divine,
112 che sì alti vapori hanno a lor piova,
113 che nostre viste là non van vicine,
114 questi fu tal ne la sua vita nova
115 virtüalmente, ch’ogne abito destro
116 fatto averebbe in lui mirabil prova.
117 Ma tanto più maligno e più silvestro
118 si fa ’l terren col mal seme e non cólto,
119 quant’ elli ha più di buon vigor terrestro.
120 Alcun tempo il sostenni col mio volto:
121 mostrando li occhi giovanetti a lui,
122 meco il menava in dritta parte vòlto.
123 Sì tosto come in su la soglia fui
124 di mia seconda etade e mutai vita,
125 questi si tolse a me, e diessi altrui.
126 Quando di carne a spirto era salita,
127 e bellezza e virtù cresciuta m’era,
128 fu’ io a lui men cara e men gradita;
129 e volse i passi suoi per via non vera,
130 imagini di ben seguendo false,
131 che nulla promession rendono intera.
132 Né l’impetrare ispirazion mi valse,
133 con le quali e in sogno e altrimenti
134 lo rivocai: sì poco a lui ne calse!
135 Non mi valse ottenere ispirazioni divine, con cui, in sogno e in altri modi, cercai di richiamarlo; così poco gli importò di me! · Versi 133-135
Tanto giù cadde, che tutti argomenti
136 a la salute sua eran già corti,
137 fuor che mostrarli le perdute genti.
138 Per questo visitai l’uscio d’i morti,
139 e a colui che l’ha qua sù condotto,
140 li prieghi miei, piangendo, furon porti.
141 Alto fato di Dio sarebbe rotto,
142 se Letè si passasse e tal vivanda
143 fosse gustata sanza alcuno scotto
144 di pentimento che lagrime spanda».
145 L’elenco dei luoghi è in revisione editoriale.
https://divinacommediaonline.it/it/purgatorio/canto-30